Bogdan Dumitrache

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INTERVISTA a BOGDAN DUMITRACHE
Il volto simbolo della new wave cinematografica rumena

di Roberto Rippa

 

Bogdan Dumitrache (Bucarest, 1977) decide di dedicarsi al teatro già ai tempi del liceo. Diplomatosi presso la Universitatea Nationala de Arta Teatrala si Cinematografica “I.L. Caragiale” nel 1999 con Mircea Albulescu, uno tra i più grandi attori teatrali rumeni, debutta nel 2000 nella pièce Trilogie Belgrădeană. Abbandona presto il palcoscenico per il cinema, comparendo in film come Trafic di Cătălin Mitulescu, Moartea domnului Lazarescu (La morte del signor Lazarescu, 2005) di Cristi Puiu, Cum mi-am petrecut sfarsitul lumii (The Way I Spent the End of the World, 2006), ancora di Mitulescu, Din dragoste cu cele mai bune intentii (Best Intentions, 2011) di Adrian Sitaru, grazie al quale ha ottenuto il premio per la migliore interpretazione al Festival internazionale del film di Locarno, nella serie televisiva În derivã e in Pozitia copilului (Il caso Kerenes, 2013) di Călin Peter Netzer, Orso d’oro alla 63. Berlinale. Con il collega Dragoș Bucur, gestisce l’agenzia di casting ExitFilms.

 

Roberto Rippa: So che hai studiato teatro e ci hai anche lavorato a lungo, prima di passare al cinema. Cosa della tua impostazione hai dovuto adattare nel passaggio al grande schermo?

Bogdan Dumitrache: È molto diverso ed è stato difficile. Ho terminato l’Accademia nel 1999 e poi ho lavorato in teatro per circa 3 anni, prima di fermarmi a causa delle condizioni precarie e dei bassi compensi. Per esibirmi, dovevo spostarmi in un’altra città, a circa 300 chilometri di distanza. Quindi ho lasciato e non ho più recitato per otto o nove anni. Niente cinema, niente teatro.

RR: Perché?

BD: Non lo so. Mi sarebbe piaciuto recitare in un film, ma non c’erano offerte per me in questo senso. Ho quindi messo in piedi un’agenzia di casting con un amico, attore anche lui, e questo mi ha tenuto vicino alla recitazione perché ogni giorno vedevo altri attori. Lavoro ancora con l’agenzia.

RR: E quando hai ripreso con la recitazione, al tuo primo film, cos’hai dovuto cambiare nella tua impostazione?

BD: A dire il vero, il problema si presenta più ora che sto tornando a lavorare in teatro. È ora che devo adattarmi nuovamente al teatro. Non ho più una buona dizione, devo riesercitarmi. Più ti eserciti, più la tua voce sarà forte e chiara. Adattarmi al cinema non è stato difficile, è stato naturale.

RR: Sei un attore che sente il bisogno di stare vicino al regista?

BD: Si, preferisco lavorare con un buon regista che mi conduca.

RR: Senti il bisogno di discutere a lungo del tuo personaggio?

BD: Posso anche arrangiarmi ma come attore mi sento come un tassello di un puzzle. Devo sentirmi esattamente dove dovrei essere, non più o meno. Il rischio è quello di ottenere maggiore attenzione sullo schermo di quanto sia necessaria. Invece, occorre essere precisi.

RR: Sei quasi un simbolo della new wave del cinema rumeno perché sei presente nei film più importanti. Mi piacerebbe sapere qualcosa di queste esperienze. Per esempio, hai lavorato tre volte con Cătălin Mitulescu: per il corto Trafic (2004), per Cum mi-am petrecut sfarsitul lumii (The Way I Spent the End of the World, 2006), e per Loverboy (2011). Com’è stato lavorare con lui?

BD: Ho una relazione speciale con Cătălin. È un amico ed è differente. Ci stavo pensando un paio di giorni fa. Lo scorso anno ho recitato in 3 film: Din dragoste cu cele mai bune intentii (Best Intentions) di Adrian Sitaru, un film autobiografico, che parla di Adrian e di sua madre, poi nel film di Calin Peter Netzer Pozitia copilului (Il caso Kerenes), un’altra storia personale anche se romanzata per lo schermo, e ora con Corneliu.

 

Din dragoste cu cele mai bune intentii (Best Intentions), Adrian Sitaru

 

RR: A proposito, è difficile lavorare in un film che si basa su una storia personale?

BD: Dipende dal regista. La questione è strettamente legata alla tua domanda precedente. Ognuno tra loro ha un modo differente di dirigere e di relazionarsi con gli attori. Netzer, per esempio, è un regista molto severo. È tedesco e la sceneggiatura è precisa, nulla viene modificato. Sa esattamente cosa vuole ottenere da ognuno. Con Corneliu non è stato così: abbiamo iniziato a provare e dopo due settimane, quando eravamo pronti a imparare il copione, ha iniziato a usarlo come un puzzle, modificando le scene. La terza scena, per fare un esempio, l’ha divisa in due parti: la prima è andata a fare parte della prima parte del film e la seconda alla quinta o sesta. Ha davvero lavorato come a un puzzle. Mitulescu lavora molto di sentimento, emozione. Ti manipola di continuo, ti racconta le storie per fartele sentire a livello emotivo. E poi pretende la scena con quella emozione. Sitaru è il più razionale. È sempre calmo…

RR: Davvero?

BD: Si si…

RR: Quando l’ho incontrato e abbiamo parlato di Best Intentions, mi ha raccontato che, essendo quella una storia personale, era molto ansioso.

BD: Sul set però era molto calmo. Era sempre impegnato nel vedere il quadro intero senza lasciarsi coinvolgere personalmente.

RR: Sitaru, nel film, sta attaccato con la camera agli attori, li marca stretti….

BD: Si, pensa che quando nel film mi rivolgevo a un altro personaggio, nella realtà mi rivolgevo sempre a lui, che stava dietro la camera. Abbiamo provato per un mese.

 

 

RR: Parlami dell’esperienza con Cristi Puiu, con cui hai avevi un piccola parte in Moartea domnului Lazarescu (La morte del Signor Lazarescu, 2005).

BD: È stato tutto molto breve. Penso che tutti i registi che ho incontrato siano un po’ dittatori. E Puiu lo è di più (ride).

RR: Vedendo i suoi film lo avrei immaginato…

BD: È un maniaco del controllo.

RR: E come si traduce questo aspetto nella realtà, come si comporta con gli attori?

BD: È molto cattivo. Se non ricordi la tua parte, che tua sia giovane o anziano, ti prenderà a calci nel culo (ride).

RR: Quindi non lavorerai più con lui?

BD: Oh si, è un ottimo regista. La mia esperienza con lui è stata molto breve. Giusto quella scena in Lazaerscu e poi non ho più avuto occasione di lavorare con lui.

RR: Quando ci pensi, quando ti rivedi sullo schermo o quando guardi a ciò che hai fatto, cosa pensi di questo ruolo di testimone diretto della cosiddetta new wave cinematografica rumena?

BD: Pare… Mi sento fiero. Prima di me ci sono stati altri attori che parevano preferiti. È difficile prevedere cosa faranno i nostri registi. È strano. E il fatto di essere esposti non significa ottenere ruoli.

 

În derivã

 

RR: Hai anche lavorato per la televisione. Hai avuto un ruolo nella serie În derivã, la serie della HBO tratta da una serie israeliana adattata poi anche negli Stati Uniti con il titolo In Treatment. Com’è stato lavorare per la TV, è stato molto diverso?

BD: Per fortuna, la HBO è molto vicina ai canoni produttivi del cinema: c’è più tempo, 3 giorni per un episodio. Ho incontrato Sitaru su quel set. Quando stava facendo il casting per Best Intentions, mi sono presentato ma non mi ha scelto. Poi ci siamo incontrati sul set della serie e mi ha detto: «OK, proviamo ancora una volta».

RR: La stessa cosa è successa con Corneliu Porumboiu. Ho letto che hai partecipato a tre provini per tre diversi suoi film e per due volte non ti ha scelto. È vero?

BD: No. Abbiamo lavorato insieme con la mia agenzia di casting e lui si è rivolto a noi. Ma non mi ha mai chiesto di sottopormi a un casting per un suo film. (ride)

RR: Quando ti ha scelto per Când se lasa seara peste Bucuresti sau metabolism, com’è stato lavorare con lui prima di iniziare la lavorazione vera e propria? Lo chiedo perché è un film complesso per un attore.

BD: È stato speciale, l’esperienza più speciale della mia carriera. Non ho mai potuto avere una sceneggiatura stampata perché la cambiava di continuo. Era impossibile pensare di avere una sceneggiatura e prepararsi su di essa. Per la sua struttura a puzzle è stata una sfida perché ti richiedeva di continuare a lavorare con lui: tante discussioni, tante parole, tanti cambiamenti… era necessario continuare a seguirlo. È stata una vera sfida perché sarebbe stato possibile perdersi a un certo punto del processo.

RR: È un metodo che ti piace? Esiste un metodo ideale per te?

BD: Mi piace provare molto prima di girare perché quando sono sul set mi piace sapere tutto il possibile a proposito del personaggio e della situazione che dovrà affrontare, sulle relazioni che dovrà avere con gli altri personaggi. Provare mi libera la mente, non mi costringe a pensare al testo, allo spazio. Devo sapere tutto per sentirmi libero di sentire il mio personaggio e gli altri. Per sapere come interagire attraverso il personaggio e non attraverso la mia immaginazione.

RR: Quindi questo è il modo migliore per te per sentirti sicuro sul set…

BD: Si, mi sento sicuro quando sono molto preparato. Però con Corneliu il metodo è stato molto diverso. Abbiamo comunque provato per un mese prima di iniziare a girare. Anche se cambiava spesso, sapevo di cosa si trattava.

RR: E quando finisci di interpretare un ruolo, fatichi a liberartene?

BD: Non te ne liberi mai, rimane sempre un po’ con te. Perché, per esempio, non ho mai pensato profondamente al mio rapporto con mia madre ma quando ho lavorato con Netzer ho pensato molto alla mia relazione con lei. Quando lavoro, mi trasformo in un alieno. Non esistono più la mia vita privata, i miei figli. Poi, quando finisce il film, torno dalla mia famiglia e tutto sembra finito. Però qualcosa resta per sempre.

RR: In questo film interpreti il ruolo di un regista. Una curiosità: hai mai pensato di dirigere anche tu? È qualcosa che ti interesserebbe fare?

BD: Si, ma è un lavoro molto duro e non so se sarei capace di svolgerlo. Forse con molto esercizio.
Comunque non credo lo farò.
Ho sempre dovuto svolgere un altro lavoro, oltre alla recitazione, perché in Romania è molto dura mantenersi con questo. Gli stipendi in teatro sono molto bassi: un principiante prenderà 100 euro. Quindi ho sempre fatto anche altro.

RR: Cosa fai, oltre al lavoro nel cinema?

BD: Oltre all’agenzia di casting, che ho aperto nel 2002, ho due bar a Bucarest.
È una questione di indipendenza: da quando mi sono diplomato, mi sono ripromesso di non fare soap. Se hai un affitto da pagare, però, o un bambino da crescere, e non hai un’entrata sicura, allora accetterai qualsiasi cosa. Io non sono un grande uomo d’affari, organizzare tutto è molto difficile, ma continuo a farlo perché mi permette di sentirmi libero.

 

Poziţia copilului (Il caso Kerenes), Calin Peter Netzer

 

RR: Hai ricevuto molte richieste dall’estero?

BD: Si, dopo il Festival di Berlino un agente mi ha proposto di lavorare con lui. Ora sto discutendo con un regista tedesco per girare un film su una nave. È la storia di un capitano e del suo secondo. Lo gireremmo sulla nave, in mare aperto per otto settimane. Magari soffro di mal di mare (ride).

RR: Se avessi la possibilità di scelta, con quale regista europeo o non europeo ti piacerebbe lavorare?

BD: C’è questo tizio, Nicolas Winding Refn, che amo molto. Mi piacerebbe molto lavorare con lui. Valhalla Rising è uno tra i miei film preferiti. E poi Ulrich Seidl, che è molto simile a Corneliu a livello di approccio: molto teatrale. Mi piace molto.

 

Când se lasă seara peste Bucureşti sau metabolism (When Evening Falls on Bucharest or Metabolism), Corneliu Porumboiu

 

RR: Sei soddisfatto di com’è andata la prima proiezione ieri?

BD: Non lo so, eravamo un po’ confusi. Molta gente ha lasciato la sala, il suono sembrava un po’ strano. Eravamo emozionati e quindi siamo poco obiettivi a riguardo.

RR: Era la prima volta che lo vedevi montato?

BD: È stata la prima volta su grande schermo.
È stata come due anni fa con Sitaru. Subito dopo la proiezione ci dicevamo: «Merda, è andata malissimo!».

RR: Ricordo che me lo aveva detto…

BD: (ride) Ho l’impressione che la gente non abbia colto l’umorismo…

RR: Oh no no: non preoccuparti per questo. La gente che ha lasciato la sala non era così numerosa. Ero vicino all’uscita e ho visto.

BD: Continuavo a sentire il rumore di gente che lasciava la sala.

RR: Ma no, non è nulla, credimi. Io non me ne preoccuperei. Molta gente entra in sala senza sapere cosa vedrà e se non viene convinta entro i primi 5 minuti allora se ne va. È una cosa che mi lascia basito, come si fa ad avere anche solo una vaga idea di ciò che si sta vedendo dopo soli 5 minuti?
E poi ha avuto tantissimi applausi alla fine. Secondo me è stato un successo.

BD: Sono felice di sentirlo. Ero un po’ triste.

RR: Una domanda di carattere molto generale: voi attori rumeni siete considerati generalmente molto bravi, un po’ come gli attori inglesi. Pensi sia vero? Te lo chiedo anche in considerazione del tuo lavoro con l’agenzia di casting.

BD: Dal mio punto di vista, non so se posso dire che gli attori rumeni siano così bravi. Ci sono tanti modi diversi di fare cinema e non so come reagirei se girassi un film fatto di riprese brevissime. Quando c’è una continuità emotiva che posso gestire, come nelle sequenze lunghe, allora è un conto. Ma se realizzi la stessa scena dividendola in 5 sequenze, allora non so come reagirei. Non mi è mai successo, non ho mai fatto quel tipo di film. Credo che ci siano tecniche di interpretazione che cambiano a dipendenza del cinema che si fa.

RR: Sitaru mi raccontava che non ci sono scuole specifiche per la recitazione nel cinema. Ci sono solo scuole di teatro.

BD: In Romania non ci sono proprio scuole che insegnino la recitazione per il cinema. Solo l’Accademia teatrale. Frequenti quella e poi ti devi arrangiare…

RR: È ciò che mi aveva detto lui. Penso all’esempio dell’Italia: se scegliessi un attore teatrale per un film, nella maggior parte dei casi avresti come risultato un attore teatrale in un film. Due cose che si sposano male. Capiresti che si tratta di un attore teatrale. Nel cinema rumeno, dove la maggior parte degli attori sono di formazione teatrale, non ti capita di notarlo quando li vedi al cinema. Sono attori teatrali ma non noti la differenza.

BD: Puoi, puoi notarla… facendo i casting si nota questa differenza in alcuni. Ci sono attori che possono ridurre i loro strumenti di recitazione adattandoli allo schermo e altri che non ci riescono.

RR: All’inizio dicevi che ti appresti a tornare a lavorare in teatro. Cosa stai preparando?

BD: Una pièce contemporanea scritta da una donna che ha studiato recitazione. Ha cinque anni più di me, circa. L’idea è quella di fare Spiderman 2 incontra Amleto. Quando Amleto termina e tutti sono morti, il Re di Danimarca irrompe chiedendo chi abbia ucciso chi (ride). Cercherà di far apparire Amleto sotto una cattiva luce.
Mi piace perché è un piccolo teatro – un centinaio di posti – e sarò vicino al pubblico. In un grande teatro penso avrei avuto difficoltà…non so se avrei potuto farlo.

RR: Starete solo a Bucarest o lo porterete in giro?

BD: Penso che tenteremo di portarlo ai festival. Ad Avignone, per esempio. Ci piacerebbe.

RR: E per il cinema hai progetti in corso?

BD: Solo quello sulla nave di cui parlavo prima. Nel corso dell’estate ho girato un film con Bruno Coppola (si tratta di Three way weeks, girato in Puglia Ndr.). Mi restano ancora due giorni di lavoro con lui, appena rientrerò a casa. Poi vedremo.

RR: Un buon periodo, sembra.

BD: Si, in questi ultimi due anni si.

RR: Magari sarai costretto a liberarti almeno dei due bar…

BD: Spero proprio di si… (ride)

10 agosto 2013

 

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