Preambolo patafisico sul cinema di Luca Ferri

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EcceUbu

Preambolo patafisico sul cinema di Luca Ferri
Con la scansione di 9 rotorilievi di Duchamp

a cura di Giuseppe Spina e Giulia Mazzone (Nomadica) con Luca Ferri
da Rapporto Confidenziale 38

 

Conversazione svoltasi in occasione della proiezione di Ecce Ubu, presso la Sala Trevi – Cineteca Nazionale, Roma, il 26 gennaio 2013, a cura di Nomadica.

 

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1 – Bains de gros thé pour grains de beauté sans trop de Bengué
[Bagni di tè grosso per chicchi di bellezza senza troppo Bengué]

Il preambolo, in quanto tale, anticipa qualcosa che verrà ma non sappiamo ancora cosa.

Luca Ferri: Qualcosa accade, ma in realtà, non accade mai.
Reductio ad absurdum – Il tempo (nel cinema): «… se sempre ogni cosa è in quiete [o in moto], quando sia in un luogo uguale ad essa, e se l’oggetto spostato è sempre in un istante, la freccia, nell’atto in cui è spostata, è immobile…». (Zenone, in Aristotele, Fisica, VI (Z), 9, 239b 5-7)

 

2 – L’enfant qui téte est un souffleur de chair chaude et n’aime pas le chou-fleur de serre chaude
[Il bambino che poppa è un soffiatore di carne calda e non ama il cavolfiore di serra calda]

Ecce Ubu come resurrezione di un cinema “anemico” in cui lo stesso Ubu ha perso ogni caratteristica, è un personaggio che manifesta solo la propria figura, presenza fisica, non ha nessun messaggio dietro di sé. Possiamo a questo punto riformulare la patafisica – tanto come funzione che come struttura di manifestazione.

LF: Ubu appare e quando lo fa è come se rispondesse direttamente ai segnali dell’unico spettatore che m’interessa: quello attivo, richiamandomi a memoria la maestosa figura di “Hans l’intelligente”, cavallo di razza che si riteneva fosse in grado di eseguire operazioni aritmetiche e altre attività logico-intellettive. Da rigorosa indagine, lo psicologo Oskar Pfungst dimostrò che il cavallo non era in realtà capace di operazioni mentali, ma osservava la reazione degli interlocutori. Si scoprì che “Hans” rispondeva direttamente ai segnali involontari del linguaggio del corpo dell’addestratore, riuscendo a risolvere i problemi che gli venivano sottoposti.

 

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3 – Si je te donne un sou me donneras tu une paire de ciseaux?
[Se ti do un soldo mi darai un paio di forbici?”]

Il montaggio delle immagini nel film riprende esattamente il movimento dei dischi rotanti di Duchamp, trasportandolo nella profondità (e nel tempo) dell’immagine, donando la stessa reazione psichica, lo stesso stordimento allo spettatore. Per opposizione alla figura (svuotata) di Ubu il film pare riempirsi di un pieno senso in relazione al suo stesso esterno, al non filmico, al suo manifestarsi nella società contemporanea. La patafisica, in quanto scienza, può oggi permettersi di far diventare l’immaginario realizzabile, pur sempre nella sua virtualità. (Come quando parliamo di cinema utopico, o di Utopia del cinema…).

LF: Al meccanismo “cinema” preferisco un cinema meccanico. Il preciso congegno temporale è un determinato percorso di 55 minuti che porta ad una apparizione. Solo dopo questo percorso la visione di “Ubu” è in grado di realizzarsi. È una via crucis, una pratica antica e sodomita, il lungo tragitto che serve allo spettatore per disintossicarsi dall’ormai consolidato rapporto con l’immagine del cinematografo. Fatto ciò, ci si potrà imbattere nell’apparizione ubuesca, non prima.

 

4 – On demande des moustiques domestiques (demi-stock) pour la cure d’azote sur la Cote d’Azur
[Si chiede delle zanzare domestiche – mezzo stock – per la cura d’azoto sulla Costa Azzurra]

La GP, “general pause”, nella partitura di Lentamente, spezza il flusso audio del film in due sequenze portanti che si ripetono (AB/CD), rafforzando il momento della “rivelazione” (e della disintossicazione dello spettatore). Lo spettatore attende un cambiamento lungo il ripetersi delle sequenze, romanticamente lo spera, ma dopo ogni GP, si rafforza in lui sempre più la condizione di fondo: nulla cambia. Fino ad Ubu.

 

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5 – Inceste ou passion de famille, à coups trop tirés.
[Incesto o passione di famiglia, tirati a colpi eccessivi]

Il calcolo matematico in Ecce Ubu pare essere il perfetto risultato della somma tra caso e assenza di senso. Del resto anche in Faustroll viene misurata la superficie di Dio.

LF: Rispondo con una citazione di una citazione del compositore di Ecce Ubu, Dario Agazzi: «Un istinto formidabile gli fece intuire che nella musica l’elemento linguistico è ormai possibile solo in stato di putrefazione». (Adorno, Stravinskij. Un’immagine dialettica in Musikalische Schriften I-III)
Oppure, «La ripetizione stravinskijana […] appare come se fosse un’altra cosa, pur rimanendo esattamente la stessa; in ciò consiste il suo carattere di scimmiottatura, il suo elemento clownesco: fare in continuazione qualcosa di importante che invece è un nulla, affaccendarsi senza che succeda qualcosa». (Ibidem)

 

6 – Esquivons les ecchymoses des esquimaux aux mots exquis
[Schiviamo i lividi degli eschimesi con squisite parole]

LF: «Questa inattingibile possibilità di fare luce, di essere definitivamente chiari, questa impossibilità di ritrovare un linguaggio comune, autentico, universalmente noto, sarà l’elemento catartico, quello che risolverà l’opera». (E.M. Caserta su Adamov)

 

7 – Avez vous deja mis la moëlle de l’épée dans le poële de l’aimée?
[Avete già messo il midollo della spada nella vasca dell’amata?]

Il passo precedente a Ecce Ubu. È Magog in cui c’è ancora del diegetico (nella musica, nel suono, nell’equilibrio dell’immagine). Ma dietro si nasconde un mostro che non vogliamo vedere, di cui non vogliamo sapere. È come una mostra di Ghirri ma con alle pareti distese foto di carta stropicciata, spiegazzata, segno che qualcuno ha già distrutto il luogo (e la società), e l’apparente calma che restava a sollievo. Nella piega della carta, come scriveva Deleuze, si cela la parte più infinitesimale di quell’insieme che è tuttavia ancora presente in Magog.

LF: È un’analisi che condivido. Magog è il punto di vista di un morto, Ghirri, sui morti che abitano la pianura padana. Osserva la bestialità del reale e l’assoggetta ad una rigorosa inquadratura formale. Alla telecamera non è più richiesto alcun movimento poiché il deforme ed il grottesco si compino nella più severa parvenza di austerità. Magog è un film di “retroguardia”.

 

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8 – Parmi nos articles de quincaillerie paresseuse, nous recommandons le robinet qui s’arrête de couler quand on ne l’écoute pas
[Tra i nostri articoli di ferramenta sfaccendata, raccomandiamo il rubinetto che smetta di colare quando non si ascolta]

Il passo successivo a Ecce Ubu è (ad oggi) Kaputt-Katastrophe. Qui il feto di 2001 o l’uomo-nuovo nietzschiano non sono altro che l’uomo-insetto. Cioè quel genere umano che, ribaltando l’insetto kafkiano simbolo di alienazione, è totalmente integrato nella società, anzi la costruisce (nella catastrofe), e ha la libertà di “differenziarsi” come vuole nelle ore e nei luoghi idonei. Ognuno è attore di e per se stesso, per il proprio immediato piacere o stimolato dal piacere estetico dell’insetto di fianco. Siamo oltre la morte e la catastrofe. Siamo di fronte ad una morte veramente uguale per tutti. Dio, quel Dio barbuto, “pastore di anime”, non può che restare a guardare, in silenzio.

LF: In Kaputt-Katastrophe, come in tutti i miei film, è messa in scena la farsesca vicenda umana senza che la si debba costruire. Essa c’è già. È ovunque. È davanti, dentro e dietro alla telecamera stessa. I miei film sono commedie, il cinema attuale un dramma.

 

9 – L’aspirant habite Javel et moi j’avais l’habite en spirale
[L’aspirante abita a Javel e io ho avuto l’abitato in spirale]

In Ecce Ubu il tempo è la sospensione. Ogni sequenza ha una durata propria, in fase di ripresa la registrazione è stata attivata o disattivata senza un criterio preciso, assume 10 durate proprie, in fase di montaggio, in conseguenza alla durata delle altre sequenze. La sua effettiva durata, pur nell’avanzare del film, del montaggio e del calcolo matematico che sta alla base di esso, è sempre il risultato del caso. Non è solo un esperimento oltre l’“home movies”, o sull’“immagine sospesa”.

LF: Ho voluto utilizzare del materiale di repertorio ai fini della sola asportazione. Si tratta di una semplice operazione chirurgica. Le immagini potevano essere anche di altra natura. Non sarebbe cambiato nulla. Ecce Ubu è tempo. Tempo di un cinema morto. •

Giuseppe Spina e Giulia Mazzone (Nomadica)

 

 

ECCE UBU
Regia: Luca Ferri • Montaggio: Alberto Valtellina • Musica: Dario Agazzi* • Attore: Dario Bacis • Produzione, distribuzione: Lab80 • Paese: Italia • Anno: 2012 • Durata: 60′

Il film è un calcolo matematico che per compiersi necessita di un’apparizione patafisica.
Sessanta scene girate in super 8, di diversa estrazione, sono state recuperate dall’archivio “Cinescatti” di Lab80film. Sono filmati elementari di viaggi, di vita familiare o di manifestazioni, ma anche filmati “non filmati”, registrati per dimenticanza di spegnimento dell’apparecchio filmico.
L’opera non s’interessa a nessuna ricostruzione storica o rievocazione di un mezzo ormai deceduto, ma si limita a creare un meccanismo rigoroso. Le sessanta scene passeranno in modo sistematico e graduale, dalla più veloce alla più lenta. Dapprima ogni scena occuperà un secondo, poi due, tre, e via dicendo, per arrivare all’ultima sequenza, che dovrebbe essere la più fedele e cronologicamente esatta, ma che sarà essa stessa finzione, come le precedenti, in quanto cinema.

* La musica adoperata nel film è tratta dalla partitura Lentamente per pianoforte (o cembalo), 2008-11, nella vers. per pianoforte, cembalo e una voce introduttiva. – suisa.ch

Le sequenze si possono dividere in 10 parti dalle durate sotto espresse:
• Sequenza 1: 1″ per ogni immagine per un totale di 60″
• Sequenza 2: 2″ per ogni immagine per un totale di 120″
• Sequenza 3: 3″ per ogni immagine per un totale di 180″
• Sequenza 4: 4″ per ogni immagine per un totale di 240″
• Sequenza 5: 5″ per ogni immagine per un totale di 300″
• Sequenza 6: 6″ per ogni immagine per un totale di 360″
• Sequenza 7: 7″ per ogni immagine per un totale di 420″
• Sequenza 8: 8″ per ogni immagine per un totale di 480″
• Sequenza 9: 9″ per ogni immagine per un totale di 540″
• Sequenza 10: 10″ per ogni immagine per un totale di 600″

Il raggiungimento dei 3600 secondi (60 minuti) è dato dalla farsesca apparizione di ECCE UBU (300 secondi).

 

LINK
Luca Ferri: ferriferri.com
Nomadica: nomadica.eu
Anemic Cinema di Marcel Duchamp: link
Catalogo ragionato del M° Agazzi: link
Testo – Alfred Jarry, Gesta e Opinioni del Dott. Faustroll patafisico. Romanzo neo-scientifico: link

 

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