Luciano Salce: la bocca storta del cinema italiano

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Articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero18 ottobre’09 (pag.14)

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Luciano Salce: la bocca storta del cinema italiano

di Alessio Galbiati

Luciano Salce (Roma, 25 settembre 1922 – Roma, 17 dicembre 1989) aveva la bocca storta (1) e l’aria strafottente, a Roma si direbbe che avesse la fàtta da “fio de ‘na mignotta”, frase bonaria, quasi un complimento espresso con il cinismo tipico di quella romanità ch’egli stesso possedeva, che sottende una sottile intelligenza capace di piegare il conformismo della medietas, dotata di una furbizia animale. La sua era un’arguzia sottile che si è plasmata nell’avanspettacolo italiano e poggiata su solide basi culturali. Nella sua vita è stato regista e sceneggiatore, attore, autore teatrale e di testi di musica leggera. Abbandonò la facoltà di giurisprudenza per seguire la propria passione per il mondo dello spettacolo, diplomandosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Fece parte della compagnia Teatro dei Gobbi, insieme ad Alberto Bonucci e Vittorio Caprioli, con il quale dal ’45 entrò in RAI, occupandosi di varietà sia televisivi che radiofonici.

Il suo esordio dietro la macchina da presa (come attore avvenne nel ’46 con Un americano in vacanza diretto da Luigi Zampa) rende con chiarezza il tipo umano di cui scrivo, Uma Pulga na Balança e Floradas na Serra, furono realizzati al 100% in Brasile, lontano dalla Roma del primo dopoguerra, un esordio atipico e sconosciuto (2). Col primo film italiano, compie immediatamente il capolavoro. Affida, fu il primo, un ruolo drammatico ad Ugo Tognazzi, quello di uno scalcagnato graduato delle Brigate Nere e lo mette su un sidecar, dando alla luce una delle pellicole più sorprendenti del cinema italiano, una delle vette di quel cinema di impegno civile che utilizzavano il linguaggio della commedia entro un contesto neorealista, un film che illumina ancora oggi quegli aspetti più foschi della fine della seconda guerra mondiale. Primo Arcovazzi è un fascista, ma la sua adesione al regime è talmente becera ed cialtronesca da risultare dolcemente terribile e l’ultima sequenza della pellicola, il tentativo di linciaggio del poveretto da parte della folla, il suo sfilarsi la divisa e scivolare fra il popolo rabbioso, rimane indelebilmente impresso nella memoria di chiunque si trovi a vedere quel capolavoro che è Il federale (1961). Esordio felice sia artisticamente che economicamente, fu infatti il primo incasso della stagione ’61-’62 (per capire la distanza che corre fra quell’epoca e la contemporanea è bene ricordare il fatto che nella stagione precedente i film campioni di incassi furono La dolce vita e Rocco e i suoi fratelli, mica Boldi e De Sica). Nei venti anni successivi firmerà 26 pellicole e 4 film a episodi (oltre all’instancabile attività teatrale e televisiva), commedie campioni di incassi come Vieni avanti cretino, Il prof. Dott. Guido Tersilli, i due primi ed epocali Fantozzi, L’anatra all’arancia, ma pure opere particolarissime come Colpo di Stato, il bellissimo Basta guardarla (forse il miglior film sull’avanspettacolo, di certo il più trasognato), la cupa commedia Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno, La pecora nera e La voglia matta (memorabile la battuta «Mussolini? Chi? Il padre del pianista?»). Salce non ha mai goduto della stima dichiarata della critica italiana, il suo cinema fu sempre considerato “di cassetta”, troppo facile, attento soprattutto alla pancia dello spettatore, poco incline al massimalismo tanto di moda all’epoca, ma i suoi film meno facilmente reperibili e senz’altro meno popolari rivelano con la giusta distanza degli anni una forza forse ancora accresciuta; Colpo di Stato e Basta guardarla sono senz’altro opere da (ri)scoprire, per provare a ricollocare un autore nelle memorie collettive degli spettatori. Perché, come ha scritto Andrea Bruni sul suo popolare blog, «non può essere relegato nella fossa comune degli “onesti mestieranti”».

«Dopo Il federale, La voglia matta e Le ore dell’amore Salce ha ottenuto la patente d’autore, anche se non ha poi goduto di troppi riconoscimenti critici. La sua è sempre stata una posizione un po’ appartata rispetto agli altri autori della commedia e la sua satira, fatta di osservazioni eleganti e in apparenza svagate non è mai sembrata caricarsi di grandi ambizioni. Eppure Salce possiede un tocco leggero e boulevardier più simile a quello di certi autori francesi e americani che hai suoi compagni di viaggio italiani e una capacità di osservazione dei comportamenti con una lente deformata che richiama le influenze del surrealismo. Tra le sue opere successive da ricordare almeno Ti ho sposato per allegria, La pecora, Colpo di Stato e i due primi film dedicati alla tragica epopea di Fantozzi. A cavallo degli anni settanta i suoi film, come del resto quelli di quasi tutti gli autori della commedia, fanno ricorso a battute grevi e ad assecondare la richiesta di una caduta di tono per rispondere alla domanda di un pubblico dai gusti più facili».

Gian Piero Brunetta, Cent’anni di cinema italiano (vol.2), Editori Laterza, Roma-Bari, 2003 (pag. 321).

 

 

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Note:

(1) L’uomo dalla bocca storta di Emanuele Salce e Andrea Pergolari (Italia/2009) è un documentario che verrà presentato in anteprima, come evento speciale, alla prossima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma; un dovuto omaggio ad un autore dimenticato, prodotto dalla Baires Produzioni.

(2) Uma Pulga na Balança è riemerso al pubblico nell’ottobre 2008 all’interno della rassegna dedicata ad Adolfo Celi dalla Fondazione Ente dello Spettacolo nell’ambito del Festival di Roma “L’uomo di Rio: Adolfo Celi e i ragazzi tornati dal Brasile”. Salce condivise la sua parentesi brasiliana col grandissimo Adolfo Celi, amico fidato e sodale di una vita. Sul documentario (che doveva essere una monografia), ma non solo, segnalo la bella intervista a cura di Alessandro Ticozzi, Luciano Salce, un umorista poliedrico e anarchico pubblicata sul mensile Le reti di Dedalus, rivista online del Sindacato Nazionale Scrittori (febbraio 2009). [http://snipurl.com/saf01]

 

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FILMOGRAFIA CINEMATOGRAFICA: Quelli del casco (1987) > Vediamoci chiaro (1984) > Vieni avanti cretino (1982) > Rag. Arturo De Fanti, bancario – precario (1980) > Riavanti… Marsch! (1979) > episodio Sì buana di Dove vai in vacanza? (1978) > Professor Kranz tedesco di Germania (1978) > Il …Belpaese (1977) > La presidentessa (1977) > Il secondo tragico Fantozzi (1976) > Fantozzi (1975) > L’anatra all’arancia (1975) > Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno (1974) > Io e lui (1973) > Il sindacalista (1972) > Il provinciale (1971) > Basta guardarla (1970) > Il prof. Dott. Guido Tersilli, primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue (1969) > Colpo di Stato (1969) > La pecora nera (1968) > Ti ho sposato per allegria (1967) > Das gewisse Etwas der Frauen (1966) > El Greco (1966) > episodio Fata Sabina di Le Fate (1966) > Slalom (1965) > episodio La moglie bionda di Oggi, domani, dopodomani (1965) > episodio La Sospirosa di Alta infedeltà (1964) > Le ore dell’amore (1963) > Le monachine (1963) > Le pillole di Ercole (1962) > La cuccagna (1962) > La voglia matta (1962) > Il federale (1961) > Floradas na Serra (1954) > Uma Pulga na Balança (1953).

  

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  • Ti ringrazio di avermi citato sulla nota 2, ma vorrei fare un paio di precisazioni. Due anni fa nella retrospettiva “L’uomo di Rio: Adolfo Celi e i ragazzi tornati dal Brasile” è riemerso non solo Uma Pulga na Balança ma anche Floradas na Serra: sono stati quindi proposti entrambi i film che Salce ha diretto in Brasile. Inoltre il documentario L’uomo dalla bocca storta non doveva essere una monografia, in quanto è uscita anche quest’ultima (Una vita spettacolare) lo scorso dicembre con la Edilazio di Roma, di cui autori sono sempre Emanuele Salce e Andrea Pergolari. Colgo l’occasione per segnalarti quest’evento che curo con un amica messicana al Centro Culturale Candiani della mia Mestre (VE), dedicato al cinema brasiliano di Adolfo Celi e Luciano Salce: http://candiani.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1386

  • ducadam

    In data odierna(30-10) su LA7 è andato in onda “Il Federale”diretto da un magistrale Salce con un Ugo Tognazzi splendido benché alle prime armi nelle vesti del mitico Primo Arcovazzi..tanto di cappello ad entrambi,quanto mancano due figure simili nel decadente cinema italiano attuale!Li vorrei ricordare entrambi ad oltre 20 anni dalla morte(Salce nel dicembre’89,Tognazzi nell’ottobre’90)per la bravura e lo stile.Salce riposa in quel di Feltre,comune ove passava le proprie vacanze lontano da Roma(c’è ancora la casa in un ameno paesino del luogo),mentre Tognazzi,icona di Cremona,riposa a Velletri,città d’adozione.Con l’augurio che possano venir riproposti con più frequenza i loro film,non solo su LA7,sommessamente lascio questo blog.