Colpo di Stato > Luciano Salce

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articolo pubblicato in Rapporto Confidenziale numero18 (ottobre 2009)

Colpo di Stato
Un gran bel film dimenticato
a cura di Alessio Galbiati

Luciano Salce nel 1969 firma un’opera bizzarra e sorprendente, un film maledetto scivolato nell’oblio.

Il film si apre con l’espediente (letterario) del documento ritrovato (un prologo della durata complessiva di 4 minuti, che anticipa i titoli di testa e l’inizio del film vero e proprio), come Eco ne Il nome della rosa o Manzoni ne I promessi sposi, il film pone in essere una narrazione incasellata – non è il regista in prima persona a raccontarci una storia, ma sono coloro i quali, venuti in possesso del film, hanno deciso di mostrarcelo. Una voce fuori campo racconta: «Fu nella primavera del 1972, proprio alla vigilia delle grandi elezioni politiche, che si verificarono alcuni misteriosi fenomeni che, collegati tra loro, misero in allarme i servizi segreti di tutto l’occidente», cioè il rapimento di quaranta attori teatrali ed un anomalo furto nella casa del Signor Luciano Salce, «come se fosse gente che si voglia documentare su di me…», dirà egli stesso. «Questo finché la CIA in collaborazione con l’FBI e l’Interpol riuscì a mettere le mani sulla chiave di volta di tutti questi misteriosi avvenimenti», prosegue e chiarisce la voce fuori campo, «Il gioco era ormai chiaro: una grande potenza, infida e lontana, aveva girato un film – realizzato, bisogna ammetterlo, con eccezionale talento – che avrebbe diffuso nel mondo intero un immagine falsa, tendenziosa e qualunquistica, delle nostre elezioni del 1972. Lo scopo? Ma era evidente! Descrivere il caos e la crisi del mondo occidentale di fronte a un ipotetico, quanto assurdo, colpo di stato». Ed il tutto è chiarito senza possibilità di fraintendimenti con una didascalia conclusiva, che proietta la pellicola, e la sua stessa visione, in un tempo futuro rispetto alla sua reale realizzazione: «Questa fantastica, assurda storia realizzata nell’ormai lontano 1972, viene solo ora proiettata in pubblico (in forza di provvedimento n° 751 del 23 febbraio 1979) affinché, in un mondo ormai rasserenato, tutti possano bonariamente e democraticamente sorriderne…»

Dunque Salce presagiva lucidamente le difficoltà e l’oblio al quale il suo film più maledetto sarà destinato.
La storia è la seguente: alle elezioni politiche del 1972 il Partito Comunista Italiano raggiunge la maggioranza assoluta dei voti. Durante la (solita) lunga notte elettorale tutti i gruppi di potere (politico, vaticano, industriale e militare) cercano di muoversi di conseguenza e le due superpotenze che governano il mondo (USA ed URSS) manovrano per gestire la situazione, non prima di aver – entrambi – puntato il proprio arsenale atomico sulla penisola italiana. Sarà un colpo di stato a risolvere la questione, a riportare il paese nel solco del Patto Atlantico, con buona pace dei Sovietici e dei dirigenti del PCI, impreparati ad affrontare il cambiamento ed incapaci di immaginarsi al governo.

Sceneggiato dallo stesso Salce con Ennio De Concini (1), Colpo di Stato è senz’altro un divertissement (sia per i realizzatori che per il pubblico), una commedia sperimentale a sfondo politico che racconta di un paese fomentato ad esprimere con il voto la propria volontà democratica che potrà essere assecondata solo ed unicamente se orientata verso il partito di governo, una commedia in cui l’opposizione (comunista) non intende assumersi responsabilità di governo né tanto meno il suo referente sovietico ha la minima voglia di alterare gli equilibri esistenti. Dunque i comunisti vincono le elezioni ma nessuno vuole questo cambiamento ed il voto null’altro è che un rituale, un gioco per un popolo minorenne.

Sperimentale dicevo poc’anzi, perché Salce in questa pellicola esplora la giustapposizione di elementi fra loro eterogenei, facendoli esplodere e deflagrare: all’inizio utilizza il linguaggio dell’inchiesta televisiva (è lui stesso il giornalista che interroga varie personalità sulle imminenti elezioni e lui in persona ad essere intervistato dalla tv pubblica, nel prologo, in seguito ad un misterioso furto avvenuto nel suo appartamento), per poi divenire una specie di commedia (atipicamente all’italiana). Al suo interno vi sono passaggi televisivi tout court, immagini di repertorio, imitazioni (De Lorenzo, Saragat, il presidente americano Johnson, Claudio Villa), c’è un coro d’Opera che punteggia la vicenda come fosse un coro della tragedia greca, c’è pure una stanza dei bottoni in pieno stile Stranamore – l’opera kubrickiana era del ’64 – e molto altro ancora. Colpo di Stato è un film sorprendete per tecnica e stile (pur essendo assai povero di mezzi), molto libero e selvaggio sia tecnicamente che per i contenuti espressi dalla sua feroce satira. Lo stile di Salce graffia e si fa beffe in primis del PCI, memorabile la parte conclusiva nella quale i vertici del partito accusano l’establishment di volergli appioppare il governo del Paese per rimediare ad anni di ruberie; poi c’è la critica al conformismo della Rai Tv che, nel mentre affluiscono i risultati elettorali decisamente orientati verso il partito di opposizione, decide da prima di dare spazio ad una sconosciuta ugola d’oro e poi addirittura sceglie di mandare in diretta una sua esibizione fiume con tanto di canti militanti di protesta, inneggianti alle mondine ed alle bandiere rosse. Il conformismo e l’appiattimento sui valori del vincitore di turno, due caratteri persistenti dello spirito italico, sono un bersaglio contro il quale Salce non risparmia alcuna stoccata; inutile dar conto del bersaglio democristiano-vaticano, ampiamente sfruttato dal cinema italiano (e della commedia in particolar modo), qui assolutamente massacrato senza riserva alcuna (ci sono suore che accompagnano in cabina elettorale anziani talmente malconci da essere praticamente morti da tre giorni!).

Sono comunque due i temi fondamentali affrontati dal film: l’inutilità del voto in Italia entro l’assetto bipolare voluto dalle due superpotenze uscite vincitrici dalla seconda guerra mondiale, e la natura invariabilmente d’opposizione del PCI e dei suoi dirigenti (non certo dei suoi militanti). A distanza di 40 anni dalla sua uscita, il film perde inevitabilmente per strada molti dei riferimenti all’attualità: il “bagno di sangue” che i cardinali paventano non appena il PCI avrà raggiunto il potere era una di quelle formule propagandistiche delle forze governative volte ad impaurire i cittadini italiani di fronte all’eventualità di una guida rossa del Paese, come pure la somiglianza di molti dei protagonisti della vicenda con i loro corrispettivi nel mondo reale, ma mantiene immutata la sua godibilità ed arguzia.

Il film evidentemente diede fastidio a molti, tanto che rimase nelle sale per due soli giorni, e questo nonostante il fatto che proprio nello stesso anno Salce sbancava il botteghino (due miliardi dell’epoca, che oggi sarebbero – secondo le tabelle ISTAT del valore monetario – una cosa tipo 17 milioni e mezzo di euro!) con Il prof. Dott. Guido Tersilli, primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue; un ottimo esempio del fatto che quando un film urta la suscettibilità del potere (è il caso di Augusto Tretti, ampiamente analizzato sulle pagine di Rapporto Confidenziale) al suo autore non viene perdonato nulla, neanche se proprio negli stessi mesi sta facendo incassare palate di soldi ad un produttore (Tersilli fu prodotto da Dino De Laurentiis, mentre il film in questione dalla coraggiosa Vides Cinematografica, autrice di un gran numero di capolavori del cinema italiano) ed il destino del suo lavoro sarà il prendere polvere negli anfratti di un qualche archivio (in questo caso la romana Cineteca Nazionale).

Colpo di Stato fu il capostipite di una (micro) serie di commedie “politiche” all’italiana dedicate all’eversione, Vogliamo i colonnelli di Mario Monicelli (1973) ed Attenti a quei P2 di Pier Francesco Pingitore (1983).

Il film dopo anni di oblio è tornato a far parlare di sé grazie alla controversa ed epocale rassegna veneziana curata da Marco Giusti e Luca Rea Italian Kings of the B’s – Storia segreta del cinema italiano (2), ma pur non trovando la via del restauro e dall’edizione in DVD, la pellicola da quel momento ha ripreso a vagare per la rete – vera cineteca dell’epoca contemporanea – diventando un assoluto oggetto di (stra)culto (3).

«Anche Vogliamo i colonnelli incassò poco, pare che il grande pubblico non ne volesse sapere di questi film, che li sentisse suonar falsi: la vera commedia politica all’italiana già si svolge quotidianamente a Montecitorio, a spese dello Stato (cioè a nostre spese), e la trasmettono tutte le sere in televisione.» (4)

Alessio Galbiati

 

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Note

 

(1) Ennio De Concini (1923-2008) è stato fra i più prolifici sceneggiatori del cinema italiano, vinse nel 1963 – insieme a Giannetti e Germi – l’Oscar per la sceneggiatura di Divorzio all’italiana. Autore di oltre centosettanta sceneggiature, sia per il cinema che per la televisione, da L’ebreo errante di Goffredo Alessandrini (1948) a Operazione Appia Antica di Carlo Lizzani (2003), ha firmato alcune delle più celebri pellicole del cinema italiano, oltre al già citato Divorzio all’italiana: Il ferrovie di Pietro Germi (1956), War and Peace di King Vidor (1956), Il grido di Michelangelo Antonioni (1957), Un maledetto imbroglio di Pietro Germi (1959), La maschera del demonio di Mario Bava (1960), Gli ultimi giorni di Pompei di Mario Bonnard (1959), La lunga notte del ’43 di Florestano Vancini (1960), solo per citarne alcuni. Nello stesso anno di Colpo di Stato, De Concini firma la sceneggiatura di una coproduzione colossal italiana-sovietica: Krasnaya palatka (La tenda rossa) di Mikhail Kalatozov con Sean Connery, Claudia Cardinale, Hardy Krüger, Peter Finch, Massimo Girotti, il grandissimo Mario Adorf e Nikita Mikhalkov.

 

(2) Italian Kings of the B’s – Storia segreta del cinema italiano, a cura di Marco Giusti e Luca Rea (Venezia 61, 2004), filmografia: I fratelli dinamite di Nino e Toni Pagot (1949), Colpo di Stato di Luciano Salce (1969), W la forca di Nando Cicero (1982), Blindman di Ferdinando Baldi (1972), Orgasmo e Spasmo di Umberto Lenzi (1969), L’aldilà… e tu vivrai nel terrore (1981), Sette note in nero (1977) e Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci (1972), Col cuore in gola di Tinto Brass (1967), Lo strano vizio della signora Wardh di Sergio Martino (1970), La vendetta di Ercole (1960) e I cento cavalieri di Vittorio Cottafavi (1961), Quien sabe? di Damiano Damiani (1967), Estratto dagli archivi segreti della polizia di una capitale europea di Riccardo Freda (1972), Danza Macabra di Antonio Margheriti (1964), La resa dei conti di Sergio Sollima (1966), La guerra di Troia di Giorgio Ferroni (1961), Quel maledetto treno blindato di Enzo G. Castellari (1977), Colpo rovente di Piero Zuffi (1969), Il dio serpente di Pietro Vivarelli (1970), I ragazzi del massacro (1969), Milano Calibro 9 (1972), La mala ordina (1972), Il boss (1973), I padroni della città (1976) e Avere vent’anni (1979), questi ultimi tutti diretti dal Maestro Fernando Di Leo.
Per una più approfondita comprensione della retrospettiva rimando alla bella intervista realizzata da Pierpaolo De Sanctis per CinemAvvenire a Giusti e Rea. [LINK]

 

(3) Colpo di Stato è stato trasmesso due sole volte in televisione (entrambe nel 1989), in tempi dunque oramai assai remoti: il 13 aprile su Oden TV ed il 17 giugno su Canale5; la sola proiezione “postuma” della copia 35mm custodita presso la Cineteca Nazionale avvenne nel 1996 ad Udine Incontri (“sola” fino all’edizione 61 di Venezia, vedi nota 2). Si veda Pierpaolo De Sanctis, Colpo di Stato. Le elezioni nascoste, CinemaAvvenire (28/8/2004). [LINK]

 

(4) Enrico Giacovelli, La commedia all’italiana, Gremese Editore, II edizione, Roma 1995 (pag.85)

 

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COLPO DI STATO
Regia: Luciano Salce; soggetto: Ennio De Concini; sceneggiatura: Ennio De Concini, Luciano Salce; fotografia: Luciano Trasatti; montaggio: Sergio Montanari; musiche: Gianni Marchetti; art directions: Giulio Cabras; Interpreti: Steffen Zacharias (George Bradis), Amedeo Merli (Giordano), Dimitri Tamarov (il fotografo alla moda), Anna Casalino (Anna Ferretti), Raffaele Triggia (Segretario PCI), James E. Misheler (ambasciatore USA), Alberto Plebani (Presidente della Repubblica), Leo Talamonti (Presidente del Consiglio), Maria Capparelli (compagna di Giordano), Silvano Spadaccino, Luciano Trasatti, Lucio Ardenzi, Gianni Rommi, Attilio Zingarelli, Vlado Stegar, Luciano Salce, Bébert Marboutie, Walter Barnes, Luisa Baratto, Gianni Di Loreto, Giuseppe Ravenna, Giancarlo Tocchi, Riccardo Satta, Orchidea de Santis, Vittorio Ripamonti, Loris Gizzi, Brunello Rondi; produttore: Franco Cristaldi; casa di produzione: Vides Cinematografica; data prima proiezione: 15 marzo 1969; paese: Italia; durata: 105′.

Colpo di Stato – naz.: Italia – regia: Luciano Salce – v.c. n. 52918 del 19.12.68 – m. 2769 – ppp: 15/03/69 – c. pr.: Vides Cinematografica di Franco Cristaldi. In Germania Occidentale: Staatsstreich (03.01.75 – 101′)

 

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