The Wolf Man > George Waggner

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero26 (giugno-luglio 2010), pagg. 44-47

Larry Talbot fa ritorno dagli Stati Uniti a Llanwelly, nel Galles, dopo la morte di suo fratello. Qui conosce una ragazza con cui una notte si reca in un villaggio di zingari per farsi leggere le carte. Quando uno di loro, Bela, trasformatosi in uomo lupo, attacca la ragazza, Larry lo uccide ma non può evitare di venire morsicato durante lo scontro.
Non tarderà ad accorgersi di essere divenuto a sua volta un lupo mannaro.
Se negli anni ’30 la serie di film dedicati ai Mostri della Universal traeva ispirazione da romanzi, commedie teatrali o titoli di giornale, nel 1941 l’ispirazione per The Wolf Man potrebbe essere nata da ciò che stava accadendo nel mondo, allora in piena Seconda guerra mondiale, a un passo dal bombardamento di Pearl Harbor e allarmato da ciò che stava accadendo nella Germania nazista.
Questo per non dire che il tema dell’uomo lupo risale alla mitologia greca, con il re crudele di Arcadia Lycaon, trasformato in lupo da Zeus dopo che il primo gli aveva offerto in sacrificio uno dei suoi figli.
Non solo: la leggenda dell’uomo che si trasforma in lupo appartiene anche alla mitologia germanica e certo non le sono estranee le teorie evoluzionistiche di Darwin, contemporaneo di Bram Stoker che ne aveva utilizzato qualche elemento per il suo romanzo “Dracula”.

Even a man who is pure in heart and says his prayers by night
may become a wolf when the wolfbane blooms
and the autumn moon is bright.

(poema inventato da Curt Siodmak recitato nel film ogni volta che l’argomento licantropia viene citato)

Alla Universal, la storia di The Wolf Man serve invece come veicolo per Boris Karloff dopo il successo di Frankenstein.
Ancora una volta, dopo Frankenstein, il compito di scrivere un trattamento viene affidato a Robert Florey e ancora una volta il risultato del suo sforzo non verrà utilizzato, questa volta in quanto ritenuto troppo ardito e soprattutto passibile di suscitare reazioni indignate da parte della Chiesa cattolica a causa dei suoi riferimenti alle teorie sull’evoluzione.
Il progetto viene accantonato per essere sostituito, nel 1935, da una sceneggiatura scritta da John Colton e tratta da una storia di Robert Harris da lui stesso adattata. Il film si intitolerà Werewolf of London (in italiano Il segreto del Tibet), verrà diretto da Stuart Walker e prenderà a prestito elementi da The Invisible Man e da The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde di Robert Louis Stevenson, già portato sullo schermo dalla Paramount nel 1931 con il titolo Dr. Jekyll and Mr. Hyde e la regia di Rouben Mamoulian (la Paramount ne produrrà dieci anni dopo un rifacimento diretto da Victor Fleming e interpretato da Spencer Tracy, Ingrid Bergman e Lana Turner).
Inizialmente, per la parte di protagonista in Werewolf of London viene considerato Bela Lugosi ma poi gli viene preferito Henry Hull, che si era già fatto notare in Great Expectations (Il forzato), ancora di Stuart Walker e prodotto dalla Universal. A inventare i trucchi per l’Uomo lupo, Jack Pierce. Il film ottiene un discreto successo, pur rimanendo distante dai risultati ottenuti dai Mostri che l’hanno preceduto.
Passeranno però sei anni prima che The Wolf Man (in italiano L’uomo lupo) venga realizzato per volere della Universal, desiderosa di capitalizzare ancora il successo dei suoi Mostri dopo l’allontanamento del suo fondatore Carl Laemmle e suo figlio Carl Laemmle Jr. Lo Studio vuole una storia originale e affida a Curt Siodmak il compito di scriverla. Ha anche già stanziato la somma necessaria a produrlo e stabilito quando verrà girato e quanto tempo avrà il regista per portare a termine la lavorazione. Quando il compito viene affidato a Siodmak, mancano appena dieci settimane all’inizio della lavorazione. La storia viene approntata nei tempi richiesti e così la sceneggiatura per la quale Siodmak afferma di avere attinto sia dalla mitologia greca che dalla sua esperienza personale di ebreo tedesco giunto negli Stati Uniti in fuga dalla Germania nazista.
Karloff ormai non più disponibile, per la parte del protagonista viene chiamato Lon Chaney Jr. (accreditato con il nome del padre Lon Chaney). Chaney Jr. aspira da tempo a recitare ma suo padre non vuole. Dovrà attendere la sua morte per farlo e la Universal gli cambierà per sempre il nome di battesimo, Creighton (utilizzato nelle sue prime prove nel cinema), in Lon.
Bela Lugosi, che aspirava al ruolo di protagonista, si deve accontentare di un piccolo ruolo, quello di uno zingaro con il quale condivide il nome di battesimo. Dopo una lunga serie di successi cinematografici, torna all’horror anche Claude Rains, per la prima volta dopo The Invisible Man, nel ruolo del padre di Larry Talbot.
Il film viene girato in economia dall’ex produttore George Waggner. Jack Pierce ha la possibilità di migliorare i trucchi sperimentati in Werewolf of London. Deve però accontentarsi di una via di mezzo in quanto lo Studio teme che una trasformazione troppo ardita o troppo rapida possa risultare scioccante per lo spettatore e incorrere in guai con la censura. Rick Baker, il truccatore premiato sei volte con l’Oscar, ha dichiarato di essere a conoscenza dell’esistenza di filmati con prove di trucco più ardite realizzate da Pierce, che verrà licenziato dalla Universal di lì a poco e sostituito alla testa del reparto trucco da Bud Westmore.

Il trucco studiato per il film richiedeva quattro ore tra applicazione e rimozione ed era dolorosissimo da togliere, visto che il pelo di yak (bue tibetano) utilizzato per ricoprire il volto di Chaney Jr era fissato al viso con protesi di gomma e colle.
Il film esce nel dicembre del 1941, pochissimi giorni prima che i Giapponesi bombardino Pearl Harbor. I giornalisti immaginano che il pubblico eviterà la violenza al cinema dovendo vivere quella reale del momento, ma la loro previsione risulterà errata: Il film sarà uno tra i più grandi successi dell’anno.
Il successo del film rende Chaney Jr. tanto felice da fargli decidere – primo tra gli interpreti di un mostro della Universal – di recitare il ruolo in tutti i seguiti.
Intanto, nel corso della guerra, la casa di produzione RKO si era posta come concorrente della Universal nel campo dell’horror grazie a Val Lewton che aveva prodotto pellicole che compensavano la scarsità di mezzi con una grande attenzione alle atmosfere come The Cat People (Il bacio della pantera, Jacques Tourneur, 1942), Isle of the Dead (Il vampiro dell’isola, Mark Robson, 1945) e The Body Snatcher (Robert Wise, da un racconto di Robert Louis Stevenson, 1945. I protagonisti sono Karloff e Lugosi).
La Universal, minacciata per la prima volta seriamente nella sua supremazia nel campo dell’horror moderno, decide quindi di reagire riunendo tutti i suoi Mostri in un solo film per un progetto che avrebbe dovuto chiamarsi Chamber of Horrors con i volti di Karloff, Lugosi, Rains, Hull e i personaggi dell’Uomo invisibile e della Mummia. Alla fine il film si intitolerà Frankenstein Meets the Wolf Man (Frankenstein contro l’uomo lupo, Roy William Neill, 1943) e includerà, oltre ai personaggi del titolo, Dracula.
Nelle prime sequenze del film, l’Uomo lupo, morto alla fine del film di Waggner, si risveglierà al cimitero in una scena di grande atmosfera che permetterà alla Universal di riutilizzare il personaggio senza dover ricorrere a spiegazioni logiche. Il film otterrà grande successo dando il via a House of Frankenstein (Al di là del mistero, 1944, Erle C. Kenton), opera dal basso costo e realizzato su scenografie di altri film, con i tre Mostri nuovamente protagonisti. Nel film di Kenton, l’Uomo lupo è ibernato e viene risvegliato dallo scienziato pazzo Boris Karloff per poi morire a fine film.
Nel 1945, l’ultimo film della serie a riunire i tre Mostri: House of Dracula (originariamente The Wolf Man Vs. Dracula. Il titolo italiano è La casa degli orrori, Erle C. Kenton). Nel film Chaney viene poco utilizzato e come motivazione viene dato il fatto che in tempo di guerra era difficile trovare il pelo di yak, di provenienza orientale, necessario per il trucco.

Bela Lugosi nel film

Nessuna spiegazione viene comunque offerta sulla sua presenza dopo che il personaggio era morto nel film precedente.
Nel 1946 esce She-Wolf of London (Jean Yarbrough) in cui una donna si trasforma in lupo a causa di una maledizione che grava sulla sua famiglia.
Nel ruolo principale, la futura attrice televisiva June Lockart. Il film è girato in condizioni di tale economia da fare decidere alla Universal di scoraggiare attori e tecnici a festeggiare il Natale, chiudendoli di fatto sul set per impedire loro di sgattaiolare per raggiungere le feste in corso sugli altri set.
Talbot torna per un’ultima volta nei panni dell’Uomo lupo nel 1948 in Abbott and Costello Meet Frankenstein (Il cervello di Frankenstein, Charles Barton). Si tratta questo per Bela Lugosi dell’ultimo film girato per un grande studio. Ancora qualche piccolo ruolo in film minori e cinque anni dopo sarà già nelle mani di Ed Wood Jr. per Glen or Glenda.
Come già altri Mostri in precedenza, l’Uomo lupo continuerà a vivere anche dopo essere stato accantonato produttivamente dalla Universal, che pero distribuirà il film prodotto dalla Hammer (rimasto curiosamente senza seguiti) The Curse of the Werewolf (L’implacabile condanna, 1961, Terence Fisher) con Clifford Evans, Oliver Reed e Anthony Dawson (nome scelto spesso in seguito come pseudonimo dal regista Antonio Margheriti).
Nel 1981 uscirà An American Werewolf in London (Un lupo mannaro americano a Londra) di John Landis, riuscitissima commistione di horror e commedia che otterrà grande successo. Il film, che vede la Universal come produttore, si avvale dei trucchi e degli effetti speciali del citato Rick Baker.
Lon Chaney Jr. sarà l’unico attore ad avere interpretato per la Universal ben 4 Mostri: oltre all’Uomo lupo, Frankenstein (in The Ghost of Frankenstein, 1942), Dracula (in Son of Dracula, 1943) e la Mummia (in The Mummy’s Tomb, 1942, The Mummy’s Curse e The Mummy’s Ghost, entrambi 1944).
Siodmak proseguirà a scrivere film per altri studi. Tra i tanti, il capolavoro di Jacques Tourneur I Walked With a Zombie (Ho camminato con uno zombie, 1943). L’Uomo lupo resterà comunque il suo mostro più amato, tanto da dedicargli il titolo della sua autobiografia “Wolf Man’s Maker”.
È scomparso nel 2000 all’età di 98, età che lo caratterizzava come il più anziano iscritto alla “Writers Guild of America, West”, il sindacato che riunisce tutti gli autori cinematografici e televisivi.
Nel 2010, dopo lunghe vicissitudini, è uscito nelle sale The Wolfman (in Italia semplicemente Wolfman) di Joe Johnston, sceneggiato da Andrew Kevin Walker e David Self basandosi sulla storia di Siodmak. Il film, che vede Benicio Del Toro nel ruolo di Larry Talbot e Anthony Hopkins in quello di suo padre, è stato male accolto dalla critica ma ha ottenuto un discreto successo di pubblico. Curiosamente, i manifesti italiani sceglievano di raffigurare i volti dei protagonisti (con Emily Blunt) senza che si vedesse l’immagine dell’Uomo lupo. Il film è stato pubblicato in DVD negli Stati Uniti a inizio mese.

Roberto Rippa

The Wolf Man
(L’uomo lupo, USA, 1941)
Regia: George Waggner
Sceneggiatura: Curt Siodmak
Fotografia: Joseph A. Valentine
Musiche: Charles Previn, Hans J. Salter (non accreditati), Frank Skinner
Montaggio: Ted J. Kent
Interpreti principali: Lon Chaney Jr. (accreditato come Lon Chaney), Claude Rains, Ralph Bellamy, Warren William, Patric Knowles, Bela Lugosi
Durata: 70’

DVD

Due, essenzialmente, le edizioni – entrambe Universal – del film di Waggner da considerare. La prima, pubblicata nel febbraio di quest’anno, si compone di due DVD. Nel primo, oltre al film, il documentario Mostro al chiaro di luna, commento audio di Tom Weaver e galleria fotografica. Nel secondo, i documentari L’uomo Lupo: da antica maledizione a mito moderno, Puro di cuore: la vita e l’eredità di Lon Chaney Jr., Il creatore di mostri: la vita e le opere di Jack Pierce.
Audio inglese, italiano e spagnolo e una lunga serie di opzioni per quanto riguarda i sottotitoli. È facilmente reperibile ad un prezzo inferiore ai 10 Euro.
La seconda, quella statunitense pubblicata nel 2004, appartiene alla serie “The Legacy Collection” e presenta The Wolf Man unitamente a Frankenstein Meets the Wolf Man, She-Wolf of London e Werewolf of London. Come contenuti extra, Stephen Sommers, regista di Van Helsing, presenta un dietro le quinte di questo classico del cinema, quindi il documentario Monster by Moonlight e il commento audio di Tom Weaver inclusi anche nell’edizione di quest’anno.
Audio solo in inglese e sottotitoli in spagnolo e francese.
La qualità video e audio sono migliori nel DVD più recente.

FONTI

• “Monster By Moonlight”, David J. Skal, Universal Home Video, 1999;
• Universal Studios Monsters: A Legacy of Horror, Michael Mallory e Stephen Sommers. Universe, 8 settembre 2009
• Monsters: A Celebration of the Classics from Universal Studios, Roy Milano, Jennifer Osborne, Forrest J. Ackerman. Del Rey, 26 settembre 2006.
• Jack Pierce: The Man Behind The Monsters, Scott Essman. CreateSpace, giugno 2000.
• Wikipedia.org • IMDb.com • IMDb.it

WEREWOLF

La parola “werewolf” (lupo mannaro) è una combinazione del vecchio termine sassone “wer” (che significa uomo) e “wolf” (che significa lupo).
Licantropo e licantropia derivano dal greco: Lykànthropos, Anthropos che significa uomo e Lycos che significa lupo.
La licantropia è anche il termine medico che indica la convinzione di avere la capacità di trasformarsi in un lupo, una forma di isteria che porta il paziente ad assumere gli atteggiamenti propri di un lupo.
La licantropia è anche la credenza popolare che ha come fondamento le leggende ed i miti secondo i quali nelle notti di luna piena alcuni esseri umani possano trasformarsi in lupi.
Lycaon, nella mitologia greca era il re di Arcadia, ebbe da molte mogli 50 figli ed una figlia, Callisto. Secondo alcuni racconti egli era un sovrano crudele, altri, che fosse un uomo buono ma esasperato dal cattivo comportamento dei figli.
La leggenda narra che Zeus in visita presso il regno di Arcadia ricevette dal re Lycaon il sacrificio in suo onore di uno dei suoi figli.
Il signore dell’Olimpo si adirò e trasformò sia il re che i suoi figli in lupi.
In italiano la leggenda sui licantropi prende un termine proprio: Lupi mannari o uomini lupo.
In Spagna (o meglio nell’america Latina) viene chiamato: l’hombre lobo.
In francese Il termine utilizzato è: le loup-garou e questo termine è anche utilizzato nelle leggende della cultura Cajun della Louisiana.
(fonte: Wikipedia)

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