Ivory Tower > Adam Traynor

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Ivory Tower
da Rapporto Confidenziale numero28

Hershell e Thadeus sono due fratelli scacchisti, completamente, assolutamente, decisamente agli antipodi l’uno dell’altro. Thadeus è un egomaniaco di successo, da quattro anni imbattuto e per quattro volte consecutive campione canadese, egli concepisce gli scacchi come una guerra in cui il nemico è da annientare ed annichilire. Hershell ha da quattro anni lasciato il Canada e gli scacchi a livello agonistico per inseguire la propria utopia dello Jazz Chess: una forma libertaria e filosofica di concepire la scacchiera e le sue pedine che, a suo dire, parlano ai giocatori in quanto dotate di una propria anima. Hershell e Thadeus sono agli opposti nel vestire, nel parlare e nel concepire l’esistenza ma sono indissolubilmente legati fra loro da una madre, un amore conteso e, soprattutto, una donna – l’eccentrica e stralunata Marsha.
Si ritroveranno uno di fronte all’altro, in diretta sul web, al tavolo finale del campionato nazionale per regolare una volta per tutte il loro conflitto.

“Ivory Tower”, diretto dall’esordiente Adam Traynor, è una commedia straordinariamente riuscita sotto ogni punto di vista, fresca e divertente. La sceneggiatura è un ordigno perfetto, scritta dallo stesso regista con Celine Sciamma (scrisse e diresse nel 2007 l’interessante “Naissance des pieuvres”) e Chilly Gonzales, fluida ed efficace, capace di divertire e pure di gettare qua e là alcune riflessioni sorprendenti; i dialoghi (escogitati da Tiga), fulminei e caricaturali, sempre sopra le righe e mai patetici, sono una gioia ed una scoperta continua.

Il cast è spassosissimo potendo contare su tre star del firmamento musicale (canadese, ma popolari in tutto il mondo) come Chilly Gonzales (Jason Charles Beck, che fino a poco tempo fa si faceva chiamare semplicemente Gonzales), Tiga (Tiga James Sontag, top dj conosciuto in ogni angolo del globo) e la divina Peaches (Merrill Beth Nisker): tutti in forma assolutamente smagliante e meravigliosamente efficaci sul grande schermo.

La colonna sonora (by Chilly Gonzales e Boys Noize) è, inutile dirlo, fra le migliori incontrate a Locarno 63, ma pure fra le migliori ascoltate in assoluto negli ultimi anni.

Funziona talmente bene la colonna sonora (pubblicata per l’etichetta Gentle Threat) che viene da pensare che essa stessa abbia influenzato l’intero film, che è calibrato come fosse un videoclip di 75 minuti dai tempi perfetti e dalla fluidità armoniosa, pur mantenendo intatta una propria integrità cinematografica. “Ivory Tower” nobilita la trita e ritrita espressione “estetica da videoclip”, ribaltandone l’assioma e producendo il dubbio che forse sia arrivato il tempo di costruire commedie con questa logica, soavi e veloci, ammalianti e dannatamente divertenti.

I tre protagonisti della vicenda Hershell, Thadeus e Marsha sono null’altro che l’esatta trasposizione in chiave cinematografica dei personaggi che gli attori interpretano nella loro personalissima vita artistica.

Chilly Gonzales funziona sorprendentemente bene di fronte ad una telecamera, basta fare un giro del web per verificare quanto gli piaccia giocare a fare il personaggio, sua caratteristica peculiare è l’istrionica energia d’allampanato folle, di “spostato” geniale. Hershell, il personaggio da lui interpretato, non è per nulla differente dal Chilly musicista che gira il mondo autoproclamandosi “Musical Genius”, la sola differenza è che il primo è un genio degli scacchi, il secondo del pianoforte applicato alla musica techno (segnalo su tutti lo straordinario brano “Waves”, una mutazione fantasmagorica di un singolo di Erol Alkan e Boys Noize, che se ascoltato appena dopo l’originale potrà chiarire con estrema plasticità il talento in questione).

Stesso discorso vale per Tiga, che da sempre gioca su di un’immagine da preciso e super-cool uomo dello showbiz, anche qui sono i suoi videoclip a dimostrarlo, improbabile etero amatore di super corpi femminili, gioca da sempre la propria immagine su ambigui accostamenti e su di una maniacale ricerca dello stile pacchianamente elegante. Questa messa in scena è però costellata da un gusto per il divertissement, disseminata di tracce autoironiche di non immediata lettura, allo stesso modo del suo personaggio cinematografico, Thadeus – un egomaniaco ossessionato dal Money, Success, Fame e Glamour (parafrasando un celebre brano House di Felix Da Housecat vs. Pop Tarts alias Macauley Culkin, Seth Green e Chloë Sevigny, brano presente nel cult “Party Monster di Fenton Bailey e Randy Barbato).

Infine Peaches, alias Marsha, null’altro è che lei stessa, in un cortocircuito totale fra palco e vita, cinema e realtà.

La frequenza di aggettivi superlativi sta ad indicare un entusiasmo adolescenziale per questa commedia che mi ha divertito come poche altre cose in questa (difficile) estate 2010.

Un film da vedere assolutamente ma, soprattutto, da distribuire senza esitazione alcuna.

 

Ivory Tower
regia: Adam Traynor; sceneggiatura: Adam Traynor, Celine Sciamma, Chilly Gonzales; montaggio: Pauline Gaillard; musica: Chilly Gonzales, Boys Noize; dialoghi: Tiga; interpreti: Chilly Gonzales, Tiga, Peaches; produzione: Gonzopiration Inc; coproduzione: Schmooze – Premiere Heure; paese: Canada, Francia; lingua: inglese; anno: 2010; durata: 75’

 

Adam Traynor si diploma in belle arti alla Concordia University di Montreal nel 2002 e vive oggi tra Parigi e Berlino. Oltre a scrivere e dirigere video musicali e proiezioni live per i burattinai rap Puppetmastaz e il musicista Mocky, Adam Traynor agisce in produzioni cinematografiche e televisive canadesi e internazionali. Attualmente, sta lavorando in veste di sceneggiatore e regista a “Le Ball Trap”, una serie per la televisione francese con attori veri e burattini.

 

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IVORY TOWER / Chilly Gonzales, Adam Traynor & Pauline Gaillard an encounter with the public
@ Locarno 63 (2011)

Chilly Gonzales: L’ispirazione del film nasce da una combinazione di cose. Innanzitutto da un libro di Garry Kasparov, in cui tracciava brevi ritratti dei più grandi giocatori di scacchi della storia del gioco negli ultimi 100 anni – e c’è questo tizio di Cuba, Capablanca (José Raúl Capablanca y Graupera, 1888-1942; ndr.), un “bon vivant” che ha portato qualcosa di nuovo nel mondo degli scacchi e quindi c’è Bobby Fisher, un artista pazzo, una sorta di Glenn Gould, che per me rappresenta ciò che mi piace della musica rap in cui hai diversi personaggi esagerati, quasi dei supereroi. Quindi ho pensato: “Che mondo interessante sarebbe quello canadese degli scacchi. Nessuno ne sa nulla ed è doppiamente oscuro in quanto ci sono gli scacchi e il Canada”. Così avremmo potuto creare questo mondo totalmente non autentico, se vogliamo. L’altra fonte di ispirazione è stata un video speditomi da Tiga – che tra l’altro non ha potuto essere qui stasera… Non è divertente Tiga?! (chiama un applauso per Tiga; ndr.). In quel periodo giocavo a scacchi con lui online – lui è un poco migliore di me, mi batteva di continuo – e mi ha spedito un video di una partita Kasparov-Karpov con la musica di Giorgio Moroder. Una musica elettronica molto spinta ma anche molto musicale, molto barocca. Fredda ma anche cerebrale. Una combinazione perfetta con gli scacchi perché il gioco degli scacchi riguarda il costruire qualcosa, una strategia, in un lasso di tempo lungo e la musica elettronica, quando è buona, fa la stessa cosa. Perché ha una costruzione lunga, non come quella di una canzone pop, investi a lungo termine per ottenere un sostanzioso profitto. Quindi queste sono state le principali fonti di ispirazione nella creazione di questa maledetta cosa.

Adam Traynor: Hanno iniziato loro due (Gonzales e Tiga) lavorando a una versione più breve della storia, un mediometraggio o un corto. Man mano che il lavoro andava avanti, noi parlavamo, scambiavamo idee e l’intenzione era quella di realizzare una sorta di video musicale multiforme, modulare: differenti generi, diverse camere, un aspetto diverso che portasse alla luce in qualche modo il concetto di Jazz-Chess. Poi abbiamo aggiunto alcune cose, avevamo delle idee, abbiamo parlato…

Chilly Gonzales: Céline (Céline Sciamma, co-sceneggiatrice; ndr.) ha portato in particolar modo una struttura riconosciuta, aspetto assai importante dal momento che eravamo consapevoli che stavamo lavorando ad un qualcosa di molto eccentrico, e ci ha fatto evitare di commettere parecchi errori dal momento che si tratta della nostra prima esperienza cinematografica. Alcuni errori buoni, direi, altri cattivi. Con Céline avevamo almeno la certezza di una struttura coerente perché vedevamo questo come un film sullo sport, e ci siamo detti: «Prendiamo la struttura di “Rocky”, o di “8 Mile” di Eminem, oppure anche quella di film più divertenti come “Dodgeball” con Ben Stiller…». Questo genere di film ha una struttura molto chiara, come quella di una canzone pop, che sai già dove andrà a parare, e quindi volevamo almeno avere quello, essere disciplinati. Perché sapevamo che altrimenti non ci sarebbe stato modo di fare il film nel modo giusto.

Pauline Gaillard: Prima di parlare di come ho lavorato con loro, vorrei aggiungere una cosa: forse non realizzate cosa significhi girare in tempi così stretti. Abbiamo montato il film in un periodo di tempo brevissimo per un lungometraggio e credo si senta l’energia di un film girato in così poco tempo…

Adam Traynor: Circa due settimane, due settimane e mezzo…in termini di settimane canadesi sarebbero l’equivalente di 3 settimane europee (ridono).

Pauline Gaillard: La parte importante è naturalmente la musica e la cosa interessante è che talvolta, mentre montavamo una scena, chiamavamo Gonzales che veniva in sala di montaggio per individuare delle buone edizioni musicali, lui tornava il giorno dopo con la musica giusta per la scena, con delle proposte. È stato uno scambio, l’energia con cui abbiamo lavorato ha fatto sì che sia stato un lavoro sorprendente.

Chilly Gonzales: Il film lo distribuiremo, lo porteremo in giro, come ho sempre fatto con i miei dischi. Alcuni sono stati pubblicati da grandi etichette e non hanno funzionato per nulla. Altre volte sono stati pubblicati da piccole etichette e non hanno funzionato comunque, perché talvolta con le piccole etichette ci sono lotte per i soldi, ci sono molte piccole cose che possono andare storte e questo non lo puoi prevedere. Questo è il primo film in cui sia davvero coinvolto ed è difficile sapere quali aspettative, sogni e speranze, possano essere legittimi, a parte la gioia che sia stato proiettato qui questa sera. Ma io sono una persona che coglie le opportunità e quindi qualora si presentasse l’opportunità per fare qualcosa di tradizionale lo proverei certamente, altrimenti abbiamo già organizzato delle serate di DJing per l’autunno e faremo venire la gente da noi, come ho fatto con la musica per più di dieci anni.

Locarno – 11 agosto 2010 traduzione a cura di RR

 

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