Istituto Micropunta / Intervista – Prima parte

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La versione integrale della presente intervista è stata pubblicata su RC numero27 (ago 2010), pagg. 32-37



ISTITUTO MICROPUNTA / INTERVISTA
Prima parte. Dare voce alle prostitute. Power to the Sisters!

di Alessio Galbiati

Quella che avete di fronte agli occhi è la prima parte di una lunga (lunghissima) intervista a Fabrizio Vegliona e Monica Carrozzoni, in arte Istituto Micropunta (la seconda è stata pubblicata su RC29 – ottobre 2010, e sul sito la si può leggere qui). Coppia di fatto dell’audiovideo vantano una formazione eterodossa, atipica, provenendo come amano dire loro stessi “dalla strada e dall’arte”, e traendo da essa suggestioni e stile, ma soprattutto una straordinaria attitudine per un linguaggio diretto. Hanno vissuto e lavorato a Londra, Parigi e Berlino, sviluppando una visione assai ampia del contemporaneo, operando in parecchi ambiti dalla moda all’arte, dal disegno ai media. Attualmente vivono a Milano, sempre con la valigia pronta per partire in qualche angolo di mondo che ha una storia da essere raccontata. Il loro ultimissimo progetto, “Power to the Sisters”, visibile integralmente al seguente indirizzo: www.micropunta.it/powertothesisters, è legato al mondo della prostituzione, è l’idea di raccontare questa realtà attraverso la viva voce delle donne che militano nelle associazioni per la difesa dei Diritti Civili delle prostitute, attraverso il racconto di chi esercita questa professione. Un’idea straordinaria la cui visione è in grado di svecchiare nello spettatore preconcetti e tabù che un’etica di massa, ipocrita e criminogena, impone al senso comune. Il percorso che ha portato l’Istituto Micropunta a narrare questa realtà è già di per sé interessante ed unico affondando le sue origini nella vita passata di Fabrizio che, con lo pseudonimo di Stickyboy, l’ha messa nero su bianco in uno straordinario romanzo (di formazione): “Per Dio e l’Impero” (ed. TEA, 2009). È proprio da “Power to the Sisters” che ho scelto di partire per dare conto ai nostri lettori di una straordinaria realtà del cinema italiano, indipendente ed autarchico.

 

Alessio Galbiati: Partirei dalla fine, o meglio, da quello che state facendo ora. “Power to the Sisters” (www.micropunta.it/sisterswww.micropunta.it/powertothesisters) è il progetto al quale attualmente state lavorando e che in qualche modo è legato al romanzo scritto da Stickyboy “Per Dio e l’Impero” (ed. TEA, 2009). Chi si nasconde dietro a questo pseudonimo? Ed ovviamente più in generale vi chiederei di raccontarmi un po’ la storia di questo coraggioso ed interessante progetto…

Micropunta: Stickyboy sono io (parla Fabrizio; ndr) una storia vera del 1989, scritta fra il 2003 ed il 2006. La storia della mia vita a Londra. Non abbiamo voluto esplicitare con chiarezza l’identità reale dell’autore perché è una cosa che non abbiamo ritenuto indispensabile. Se ce lo chiedono lo diciamo, altrimenti…Libro e video “Power to the Sisters”, li intendiamo come uno strumento, un tool… il video è uno spin-off del libro. Su POWER ci lavoriamo dal 2007. Lo portiamo avanti a ondate, in giro per tutto il mondo. La parte realizzata a Los Angeles è stata girata durante la riprese del film su Coney Island, cioè “The Poor Man’s Follies” (2008). Dobbiamo fare i conti col denaro, è totalmente autofinanziato. Produttori, televisioni e distributori si spaventano. Il soggetto è molto attuale – come è di tutta evidenza – ma allo stesso tempo controverso…

Alessio Galbiati: Prova ad esplicitarmi il soggetto di “Power to the Sisters”…

Micropunta: Quando i media parlano di prostituzione potrai sentire le opinioni di chiunque tranne che quelle delle dirette interessate, a meno che non siano con chiarezza; Vittime o fatte passare come tali. Che significa perfettamente sfruttabili da una parte politica o l’altra, o comunque da una posizione ben precisa piuttosto che un’altra. Sui media non sentirai mai parlare di prostituzione nei termini con i quali lo fanno le dirette interessate. Il secondo assunto fondamentale è che in tutto il mondo le prostitute sono auto-organizzate in gruppi per la rivendicazione dei Diritti Civili, e sono collegati tra loro a livello internazionale; il fenomeno è mondiale ed in ogni singola nazione e contesto si adatta e si struttura in maniera unica: la prostituzione è come l’acqua, si adatta al contenitore che la contiene ed in questo si struttura.

Per noi questo è un argomento importante perché evidenzia e lascia in braghe di tela il Potere ed è il motivo per cui il Potere ha una relazione di amore paura odio (sfruttamento-repressione) con essa. Con “Per Dio e l’Impero” abbiamo agevolmente anticipato il casino mediatico sul tema, che in questo ultimo anno è divampato in Italia attorno ai vari scandali sessuali con sempre più frequenza. La storia raccontata da Stickyboy ha più di vent’anni, si riferisce al 1989, eppure sembra scritta oggi, è attualissima e lo sarà ancora per molto. Perché si tratta di un fenomeno, quello della prostituzione, da sempre presente nelle società umane, entro le quali si modifica in continuazione e che in un certo qual modo fa da specchio all’intera società. Forse proprio per questo nessuno vuole guardarlo per quello che realmente è.

Gli scandali sessuali che hanno riguardato il Primo Ministro italiano e vari politici e via sputtanando, sono la scoperta dell’acqua calda, per il mondo a Luci Rosse. Sono cose che generalmente emergono unicamente quando servono nella lotta politica. Quando uscì il caso D’Addario, andammo ad intervistare Carla Corso e Pia Covre, del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute. Ci dissero che si aspettavano di essere contattate da qualche giornalista per esprimere la loro posizione sul fatto, ma che in realtà nessuno dei media le aveva contattate. In buona sostanza siamo stati noi per primi a mettergli una telecamera ed un microfono di fronte. Raccolta la loro intervista abbiamo pensato di montarla velocemente e metterla online, quattro minuti su YouTube (http://tinyurl.com/3xkhpnz), ma prima ancora l’abbiamo proposta a Repubblica.it, che più di ogni altro giornale ha “seguito” la vicenda… Abbiamo detto che poteva essere interessante sentire cosa avevano da dire due rappresentanti delle Associazione dei Diritti delle prostitute. Repubblica rispose che nella loro valutazione “non si trattava di una questione di prostituzione, ma politica”. Tutto questo prima ancora delle famose dieci domande. I realtà il problema era che quello che dicono Carla e Pia nell’intervista era scomodo, non lo poteva impugnare né l’una né l’altra fazione. Ma poi tutto si può utilizzare con qualche accorgimento, e curiosamente, quello che dicono Carla e Pia 2 settimane dopo diventa, parola per parola, la mitica domanda n.7 a firma La Repubblica: «Il comportamento privato del capo del governo è in fragorosa contraddizione con i valori (Dio, famiglia) che proclama in pubblico e con le leggi che propone al Parlamento (severe punizioni per chi favorisce la prostituzione e per chi fa sesso con le prostitute).»
 

Quello che è successo a Norma Jean Almodovar, che documentiamo in “Norma – Los Angeles” anni ’70-’80 (estratto di venti minuti di “Power to the Sisters”, ndr) ha caratteristiche simili, perché tutti gli “scandali a luci rosse” evidenziano sempre i conflitti d’interesse fra Potere e mondo della prostituzione che non sono certo un’esclusiva italiana. La nostra idea è quella di fornire uno strumento per le persone, uno strumento per conoscere un mondo che nessuno racconta, a cui nessuno da mai la parola.
Salvo a volte con i trans, per motivi precisi e decisamente questi sì, deviati e perversi. Con i trans, secondo loro, riescono a raccontare un fenomeno in chiave di ‘anormalità’ e la cosa è fatta nemmeno troppo velatamente. I ‘trans’ vengono maneggiati come fenomeni “a-normali” perché è funzionale al loro discorso ipocrita. In tutto il mondo, non solo in Italia, in televisione si invitano transessuali a parlare di prostituzione. Ma attenzione il motivo vero è: se invitano una donna, che liberamente ha scelto di prostituirsi, fanno molta fatica a spiegare la “normalità” della cosa.

Alessio Galbiati: Quello che è capitato in Piazza Navona, lo scorso 1 luglio durante la manifestazione contro la “Legge bavaglio”, quando la D’Addario è stata accolta al grido di “Fuori le escort”, rappresenta in maniera plastica il grado di violenza che è imposto nei confronti di chi si prostituisce; per giunta è capitato in una manifestazione politica di forze (teoricamente) progressiste… Le hanno detto qualcosa del tipo “tu sei una puttana e quindi non hai il diritto di stare qui”, cioè non hai diritti civili.

Micropunta: Puoi parlare ed esporti pubblicamente solo fino ad un certo punto, fino a che fa comodo a me, fino a quando ti posso sfruttare per il mio tornaconto, poi basta, sparisci puttana, non hai il diritto manifestare con la società cosiddetta civile.

Un tabù determinato dal bigottismo della chiesa e da una cultura estremamente chiusa, entro cui l’unica visione che hai delle donne che fanno questo mestiere è quella delle vittime o di persone poco intelligenti. Vedere donne che fanno il lavoro sessuale in maniera consapevole, motivandolo non unicamente da un punto di vista economico, è un qualcosa di inaccettabile. Abbiamo visto che mostrando “Power to the Sisters”, le persone rimangono sbigottite di fronte ad un linguaggio ed una consapevolezza che neanche immaginavano esistessero. Quando l’abbiamo portato all’ESC di Roma (ESC atelier autogestito – Via dei Volsci, 159 – San Lorenzo; la proiezione fu organizzata il 26 marzo 2010 da Infosex, che è uno dei laboratori contro-culturali attivi nello spazio romano; ndr), alla fine della proiezione le persone presenti sono rimaste molto colpite. Alcune ragazze ci hanno raccontato di parecchie resistenze, da parte di vari gruppi gravitanti in quella area politica, nel proporre un tema di questo tipo.

In pratica dopo che sui media sono arrivate le beghe di Berlusconi con la prostituzione, trattare l’argomento era diventato impossibile. Loro, universitarie ventenni, si sono trovate accusate da alcune femministe di cinquanta-sessanta anni di avere intrapreso strade sbagliate, quando loro in realtà volevano solamente sentire punti di vista differenti. Questo dimostra come esista uno scollamento fra generazioni. I ventenni di oggi hanno una mentalità profondamente differente, sono molto più aperti a discorsi libertari. O per lo meno cercano nuovi strumenti per capire. Queste ragazze si sono sentite intimidite con i soliti discorsi sul patriarcato, l’uomo delle caverne, eccetera eccetera…

Alessio Galbiati: Sul tema della prostituzione quali sono i lavori che vi sentite di consigliare, di segnalare in quanto particolarmente efficaci nel raccontare il fenomeno in maniera “laica”?

Micropunta: Il nostro (ridono). Nel nostro paese escono essenzialmente le memorie di qualche prostituta, l’unico reale interesse degli editori è legato al nome di qualche cliente mezzo vip. Ne sono usciti vari per le principali case editrici sull’onda degli scandali.
Una visione essenzialmente voyeuristica del fenomeno. Oltre alla esperienza “live” … la cosa migliore è informarsi sui siti che si occupano direttamente della cosa, che si battono per i Diritti Civili. In Italia l’epicentro sono le Lucciole (www.lucciole.org) dove oltre a informazioni di prima mano vengono segnalati contenuti interessanti e dove ci sono proposte efficaci.

Alessio Galbiati: Ora introduco un tema, un titolo di un documentario, che avrei voluto inserire nella conversazione immediatamente ma che ho atteso a proporre nel discorso per vedere se eravate voi stessi a nominarlo, ovvero… “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo (diretto con Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù, Italia/2009; ndr). Un documentario che si colloca decisamente nell’emisfero opposto a quello occupato dal vostro lavoro; lì abbiamo una voce fuori campo narrante assolutamente paternalistica, contrapposta alla vostra parola detta in prima persona..

Micropunta: È un linguaggio pericoloso.

Alessio Galbiati: È un qualcosa difficile da maneggiare se non si conosce l’altra faccia del discorso, si rischia di rimanere imprigionati, appiattiti, su di una visione delle cose monocorde…

Micropunta: Questo era proprio quello che dicevano le ragazze del collettivo romano. C’è solo quella visione li.
“Il corpo delle donne” è, a nostro avviso, pericoloso perché offre un punto di vista unico, omettendo troppi altri punti di vista fondamentali, si lamenta che la tv toglie voce alle donne-veline e lo fa a sua volta con un monologo peraltro a tratti davvero delirante. In fondo propone il solito femminismo di genere: Si è passati da dire negli anni settanta, “il corpo è mio e me lo gestisco io”, a, “decido io cosa le donne possono fare con il proprio corpo”.

Alessio Galbiati: Purtroppo, e come al solito, la situazione italiana, soprattutto se vissuta dall’interno, è un bordello allucinante – ed il termine in questo contesto ci sta tutto… E dunque proprio per questo, uno degli estratti che ho avuto modo di vedere, quello intitolato “Norma – Los Angeles”, che da conto dell’incredibile vicenda di Norma Jean Almodovar, risulta davvero una boccata di aria fresca… È un documento in grado di allargare il discorso, di dargli un respiro assai più ampio. Anche perché qui da noi, il tema della prostituzione, innestandosi sulla figura di Silvio Berlusconi, diviene completamente schizofrenico (come ogni altra cosa del resto). In “Norma – Los Angeles” la questione assume quei caratteri davvero politici, nel senso più alto del termine, richiamati proprio nel titolo del libro di Stickyboy… si arriva a parlare con una straordinaria chiarezza dell’Impero. In quell’estratto si articola un discorso molto ampio, entro il quale c’è il sesso vissuto come professione, ed in cui si parla dell’utilizzo del proprio corpo come strumento per emanciparsi, per ottenere una propria libertà economica…

Micropunta: Una libertà che non è solo economica, ma soprattutto una libertà di coscienza, la libertà di non essere schiavi del senso comune. La libertà di poter usare il proprio corpo, la propria mente, questo è fondamentale. È vero che nella maggior parte dei casi è l’economia che spinge le donne (è un lavoro!) ad intraprendere questa scelta, del resto siamo in un sistema capitalista, ma non c’è solo quella dimensione. Bisogna togliere lo stigma.

Alessio Galbiati: Comunque voi andate ad intervistare delle donne “illuminate”, donne comunque estremamente consapevoli di sé, del proprio ruolo. Donne con un livello di consapevolezza, e di presa di coscienza, decisamente spiccato. È vero però che per la stragrande maggioranza delle donne che si prostituiscono questo livello non c’è…

Micropunta: Decisamente illuminate, sono o sono state prostitute anche loro. È vero quel che dici, però ti assicuro che la maggior parte delle ragazze che fanno il mestiere hanno un livello di consapevolezza di ciò che fanno assolutamente spiccato. Sanno quello che fanno, nella maggior parte dei casi ne hanno il controllo. Il problema è dall’altra parte, ovvero la percezione indotta che ha la società delle “puttane”.
Con la storia di Norma – dalla quale ci piacerebbe trarre un film – diviene evidente la dimensione politica del fenomeno, lo sfruttamento della prostituzione da parte dei Poteri, dello Stato, della Polizia, della Chiesa. Lo sfruttamento diretto. Per esempio, quello che è successo con Brenda, l’uccisione del trans del caso dell’ex governatore del Lazio Marrazzo, è moneta corrente del mondo della prostituzione. La polizia è pesantemente coinvolta nella prostituzione, sempre e in tutto il mondo. Allo Stato servono per sesso, per soldi e, soprattutto, per avere informazioni. Tutto questo accade perché sono ricattabili e proprio per questo non vogliono dare a queste persone Diritti Civili, darglieli significherebbe renderle meno ricattabili. Questo è un punto centrale ed assolutamente politico. La lotta per la conquista dei diritti civili delle prostitute non è diversa dalla lotta per i diritti civili che fu dei neri, dei gay o di tutte le altre minoranze nel mondo. Le prostitute non sono altro che un altro gruppo, l’ennesimo, di persone discriminate.
Il mondo della prostituzione andrebbe studiato a scuola. Come si dice… la Storia si nasconde nella bocca delle puttane.

Alessio Galbiati: Sollecitato dalla visione degli estratti che mi avete girato, ho provato a guardare un po’ sul web, per capire come funziona la prostituzione online ed ho scoperto, ma è cosa di un attimo, una moltitudine di persone che offrono prestazioni sessuali di ogni tipo. Una cosa incredibile… ma ovviamente qui si allarga il discorso alla sfera della sessualità…

Micropunta: Si potrebbe pure parlare del ruolo che ha la Chiesa.

 

Alessio Galbiati: Questo è un mondo che conoscete molto bene avendolo raccontato nel romanzo “Per Dio e l’Impero” (Ed. TEA, 2009), qual è la storia?

Micropunta: Arrivai a Londra nel 1989 (E’ Fabrizio a parlare in questo caso, per la cronaca è nato nel 1965; ndr) e finii a lavorare per le prostitute, attaccavo gli adesivi pubblicitari per loro nella cabine telefoniche, questo perché a Londra è vietato prostituirsi per strada… si attaccavano questi adesivi con il numero di telefono nelle cabine, facendo attenzione a non essere sorpreso da qualche poliziotto, dato che all’epoca fare una cosa del genere era passibile tra l’altro, di “sfruttamento della prostituzione” poi ho iniziato io stesso a disegnare per queste donne adesivi, cartoline pubblicitarie, accessori da lavoro, e mi ricordo come se fosse adesso, proprio questa è l’essenza del libro, che quando entravi in queste case accedevi ad un’altra dimensione reale; Due mondi, quello quello “ufficiale” fuori , e quello “non ufficiale” all’interno, che sta dietro ad una porta.

Alessio Galbiati: Penso che nella nostra epoca il tema della prostituzione abbia debordato in ogni angolo della società, in Italia viviamo le contraddizioni delle ipocrisie sull’argomento a livelli oramai macroscopici. La prostituzione è visibile in Parlamento, ci sono Ministri della Repubblica con più di qualche “rumors” indicibile sulla strada che li ha portati a quello scranno. Si parla di prostituzione in ogni modo deviato possibile, ma non si parla mai della legalizzazione del fenomeno.

Micropunta: I media riescono ogni volta a confondere l’angolo con il quale raccontare il fenomeno. Il problema non è andare o meno a puttane, e in realtà neanche il resto che raccontano.Come mai quando si parla di zoccole e puttane c’è tutta questa veemenza, mentre quando si parla di Carlà c’è tutta questa deferenza. Come la chiamiamo quella cosa lì? Perché la raccontiamo come prima donna di Francia, elegante, bella, che fa i film con Woody Allen? E allora, come dice Pia (Covre; ndr) il discorso da fare è forse un discorso di classe?

Alessio Galbiati: Oppure se diventa Ministro è una donna determinata… Vista la questione da un altro punto di vista si può con certezza affermare che questo sia il momento ideale per far uscire un lavoro come “Power to the Sisters”, ed è pure un momento perfetto per provare a cambiare i paradigmi sulla prostituzione della nuova generazione di giovani di questo primo decennio degli anni duemila.

Micropunta: Sulla rete è facilmente verificabile questo cambiamento di “pelle” nei più giovani. La sfera sessuale è senz’altro divenuta luogo di conoscenza ed esplorazione delle personalità in maniera assai più spiccata che in precedenza. Le nuove generazioni sono curiose, vogliono informazioni, sta alle precedenti offrirgliele e non restituirgli solo una piccola parte della questione, quella fra l’altro più organica agli assetti del potere. Il momento è ottimo. Oltretutto con la crisi economica molti Stati si stanno trovando a rischio default, o comunque con grandi problemi ai bilanci pubblici ed alla spesa sociale, e già qualche voce si è levata per tassare la prostituzione, o comunque per recuperare finanze da questo enorme economia sommersa. Se motivato così sarebbe allucinante, ci ritroveremmo uno Stato che non legalizza la prostituzione per dare Diritti Civili, ma una specie di Stato “pappone” che già esiste comunque… che chiede la propria percentuale… Sarebbe l’apoteosi. Molte delle associazioni per i diritti civili delle prostitute stanno fiutando la possibilità, si stanno muovendo per sondare le disponibilità della politica ad una legalizzazione del fenomeno. La realtà italiana è ovviamente fra le più bloccate, vedi alla voce Vaticano, ma comunque strategicamente ci potrebbero essere delle carte da giocare in un contesto di dissesto delle finanze pubbliche. La prostituzione storicamente è sempre stata, anche, uno strumento strategico di sopravvivenza, di contrattacco. Ecco perché diventa necessario fornire una visione negativa alla società.

Alessio Galbiati: Un periodo ottimale, ma che contiene ulteriori possibili imbarbarimenti. Sempre in riferimento alle nuove generazioni, se è vero quello su cui ci siamo trovati d’accordo, sul fatto cioè che molti giovani e giovanissimi sono interessati a sentire le storie di quelle donne che hanno deciso di prostituirsi, dando quel diritto alla parola ed alla dignità sistematicamente negati da altri gruppi sociali, è altrettanto vero che esiste un’altra “gioventù” che sta sviluppando un approccio ancor più brutale, che in precedenza, al mondo della prostituzione, ed alla donna in generale, anche stimolati da un consesso mediatico che tende a denigrare quelle donne.

Micropunta: Hai ragione. Proprio per questo è più importante che mai togliere lo stigma da un gruppo di persone che lo subiscono.

(Continua su RC29 – ottobre 2010, e qui)

 

per la versione integrale della presente intervista rimandiamo il lettore a RC numero27 (ago 2010), p. 32-37

 

 

 

 

POWER TO THE SISTERS

POWER TOOL

GUARDA ONLINE

www.micropunta.it/powertothesisters

 

 

 

Istituto Micropunta

Monica Carrozzoni – Modena 1967
Fabrizio Vegliona – Montreal 1965

www.micropunta.it

 


FILMOGRAFIA

Vinylistic “Record Player”
videoclip
footage da “Milano calibro 9” di F. Di Leo
2006
www.micropunta.it


rocky
cortometraggio (5’)
Concorso David di Donatello 2006-2007
Tekfestival Roma
Premio CortoRaro RCfilmfest
2006
www.micropunta.it


kung fu star
cortometraggio (5’)
2006
www.micropunta.it


The World Famous Pontani Sisters
cortometraggio (5’)
Concorso David di Donatello 2006-2007
2006
www.micropunta.it


Tingis
mediometraggio (30’)
Qoob Factory
2008
www.micropunta.it


The Poor Man’s Follies
documentario (60’)
Qoob Factory
2008
www.micropunta.it


Power to the Sisters
documentario crossmediale
2007 – attualmente in lavorazione
estratti:

www.youtube.com/watch?v=qqJ5PJqxKZE

www.micropunta.it/sisters

POWER TOOL

www.micropunta.it/powertothesisters

STICKYBOY
Per Dio e l’Impero
ed. TEA, 2009
ISBN 978-88-502-1822-6
www.tealibri.it/scheda.asp?idlibro=4395

 

 

 

 

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