
È facile farsi ingannare dal titolo, cadendo nella trappola di lasciarsi sfuggire un sorrisetto ironico di fronte a esso. Lo stesso sorriso spontaneo, ma nemmeno malizioso, nato sul viso di ogni interlocutore ogni volta che si è parlato di questo strepitoso film d’animazione.
La mia vita da zucchina (Ma vie de Courgette) è tra i 5 “finalisti” per l’Oscar al miglior film in lingua straniera. Ebbene sì. 65 minuti di pura poesia animata ci raccontano la storia di Icar, un ragazzino che rimane orfano e che ama farsi chiamare Zucchino da chiunque, perché è così che si faceva chiamare anche dalla madre.
Il lavoro muove, appunto, dal difficilissimo rapporto del bambino con la madre alcolizzata per poi virare al tragico: la perdita della stessa e la vita in orfanotrofio. Quello che potrebbe sembrare un “cartone animato” triste e malinconico volge invece in un caleidoscopio di emozioni e sentimenti genuini, purissimi. Si può facilmente ammettere che l’inizio può risultare disturbante, spiazzante, ma la vivace e incalzante evoluzione del plot si risolve con un crescendo sempre più devastante di sorprese. Vengono infranti molti tabù, si parla anche di sesso in una maniera delicatissima e guasconesca, anticipando le grandi domande della pubertà (qui siamo tra bambini di 9, 10 anni), facendo sì che il film viri verso una direzione quasi pedagogica ma senza il tedio della didascalia. Fondamentalmente, di pedagogico in La mia vita da zucchina c’è la sublime rappresentazione di una “realtà altra”, quella dei bambini abbandonati o orfani, quella delle corazze di adamantio che nascondono cuori di burro. C’è tutta la disillusione del mondo degli adulti che però sembrano redimersi nell’interazione con i piccoli protagonisti. C’è l’amore di Zucchino nei confronti di Camille, una sorta di via di fuga dalla prigione della propria condizione. Ci sono le teste enormi e coloratissime dei protagonisti, così francamente irreali nel loro tratto espressionistico da mettere lo spettatore nella condizione di guardare più alla loro anima che al loro (tremendamente brutto) aspetto, smascherando tutto quel sistema dove le apparenze, i tabù, i vincoli estetici (anche quelli filmici di tanta animazione iper-elaborata a cui ci hanno abituato Disney, Pixar, Dreamworks e compagnia bella) vengono meno per lasciare spazio a quelli che sono i movimenti dell’anima. Forse la scelta di semplificare al massimo i movimenti, di realizzare un prodotto che procede quasi “a scatti”, è proprio la reazione alla patinatissima perfezione dei film di animazione odierni, dove la spettacolarità, la musicalità e il lieto fine sono sempre dietro l’angolo, senza però un reale percorso “salvifico”, che percorra la tappa quasi obbligata dell’attraversamento delle fiamme del dolore. E la nomination come miglior film in lingua straniera è già un premio, se vogliamo, sintomatico di un bisogno di elevare La mia vita da zucchina al rango di lavoro più universale, rendendolo comunque un “prodotto” non destinato solo al pubblico dei più piccoli (che da Zucchino possono solo imparare a sconfiggere la paura della solitudine), ma anche uno strumento per i più grandi. Per emozionarsi, per divertirsi, per prendere per mano i propri figli/fratellini/cuginetti/nipotini e accompagnarli in un’avventura fatta di dolori che inevitabilmente lasciano spazio a nuove gioie.
Il film è realizzato in stop-motion e per di più con i pupazzetti: ciò significa che la tecnica di ripresa prevede di filmare fotogramma per fotogramma muovendo i modellini e creando l’effetto movimento. Questa faticosissima tecnica aggiunge dunque un sapore ancora più intenso all’elemento della poetica, già di per sé vincente e autonomo. Ma la fatica che Zucchino vive nel dare un nuovo inizio alla propria vita doveva essere “fisicamente” rappresentata anche dal lavoro del regista e di tutto il cast che ha partecipato alla lavorazione del film: solo in questo modo si riesce a conquistare l’empatia, e la simpatia, dello spettatore. •
Nicola Cargnoni
MA VIE DE COURGETTE (La mia vita da zucchina)
Regia: Claude Barras • Sceneggiatura, adattamento: Céline Sciamma da un romanzo di Gilles Paris • Contributo alla sceneggiatura: Germano Zullo, Claude Barras, Morgan Navarro • Musiche: Sophie Hunger • Fotografia: David Toutevoix • Montaggio: Valentin Rotelli • Animatori: Tim Allen, Andy Biddle, Kristien Vanden Bussche, Elie Chapuis, Martin Davies, Cesar Diaz Melendez, Anthony Elworthy, Daniel Gill, Wendy Griffiths, Brian Leif Hansen, Kim Keukeleire, Matias Liebrecht, Gabriel Möhring, Marjolaine Parot, Dan Ramsay, Juan Soto, Marcos Valin, Irmgard Walthert, Steve Warne • Casting: Marie-Eve Hildbrand • Art Direction: Ludovic Chemarin • Design accessori: Delphine Daumas • Costumi: Christel Grandchamp, Vanessa Riera • Production Management: Théo Ciret • Montaggio del suono: Benjamin Benoit, Jérôme Vittoz • Effetti speciali: Blue Spirit Animation • Produttori: Marc Bonny, Armelle Glorennec, Pauline Gygax, Max Karli, Kate Merkt, Michel Merkt • Coproduttore: Eric Jacquot • Voci (versione originale): Gaspard Schlatter (Courgette), Sixtine Murat (Camille), Paulin Jaccoud (Simon), Michel Vuillermoz (Raymond), Raul Ribera (Ahmed), Estelle Hennard (Alice), Elliot Sanchez (Jujube), Lou Wick (Béatrice), Brigitte Rosset (Tante Ida), Natacha Koutchoumov (Mamma di Courgette), Monica Budde (Mme Papineau), Adrien Barazzone (Mr. Paul), Véronique Montel (Rosy), Romane Cretegny (Fillette), Evelyne Bouvier (Maman de la fillette), Léonard Geneux (Garçon), Anne-Laure Brasey (La foraine), Jean-Claude Issenmann (Le juge), Iannis Jaccoud (Simon) • Produzione: Rita Productions, Blue Spirit Animation, Gébéka Films, KNM • Coproduzion: Radio Télévision Suisse (RTS), SRG SSR idée suisse, Rhône-Alpes Cinéma, France 3 Cinéma, Hélium Films • Partecipazione: Office Fédéral de la Culture, Cinéforom, Loterie Suisse Romande, Eurimages, Canal+, France Télévisions, Ciné+, Centre National de la Cinématographie (CNC), Indie Sales Company, Indie Invest, Suissimage, Région Rhône-Alpes, Département de la Charente, Région Poitou-Charentes • Camera: Canon EOS 5D Mark III • Laboratorio: Andromeda Film • Lingua: francese • Paese: Svizzera, Francia • Anno: 2016 • Durata: 66′
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