Il potere russo nel cerchio di Mozart. Qualche nota su “Morto Stalin se ne fa un altro”

“In un recente sondaggio sulla popolarità degli ex segretari generali del partito, la metà dei russi ha sostenuto di preferire Leonid Brezhnev. Seguono Lenin e Stalin.”
da Gorby, il marziano della perestroika di Ugo Tramballi sull’inserto domenicale de «Il Sole24Ore» del 28 gennaio 2018

Il sublime e tragico Adagio in fa diesis minore dal Concerto per pianoforte, flauto, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni e archi K. 488 in la maggiore di W. A. Mozart, completato il 2 marzo 1786, apre e chiude Morto Stalin se ne fa un altro (The Death of Stalin). Anche se eseguito un po’ troppo rapidamente – nel film – rispetto all’interpretazione originale che ne diede la vera pianista russa Maria Yudina. Il ritmo in 6/8 è quello d’una Siciliana, nobilmente triste: simile nella struttura metrica al Tema e variazioni (non a caso in la maggiore) della Sonata per pianoforte K. 331. L’Adagio ha un ruolo assai importante nel film: Stalin – la notte di quel 1953 in cui libererà la Russia dai suoi baffi e dalla sua presenza astrattamente immortalata dal 1984 orwelliano – ha udito alla radio il Concerto. Ne vuole a tutti i costi una registrazione. L’avrà, e con l’incipit mozartiano, sopraggiungerà la paralisi. Stupisce, a ripensarci, il fatto che nel nome della dittatura del proletariato, Stalin vivesse ormai sepolto nella sua dimora boschiva verde, detta ipocritamente “dacia”, a 20 minuti d’auto da Sochi, nella Russia meridionale. Nascosta fra gli alberi, verde per non essere scorta da alcuno, era un dimora edificata nel 1937. Tutti i feticci dell’aristocrazia e della borghesia caratterizzavano il Grande Fratello dei proletari: la tranquillità boschiva da signore di campagna; il giradischi con Mozart. Emblema del XVIII secolo e della musica per l’élite. Non sono dettagli trascurabili: perché il grottesco – di cui il film del comico scozzese Iannucci si pasce fino a sfiorare in certi punti il kitsch linguistico: con tutti quei “cazzi” all’americana, gli Exit inglesi sulle porte (russe) – è già contenuto, a saperlo scovare, in quelle macroscopiche contraddizioni. Il resto è una farsa, recitata a ritmo incalzante da videogame: non priva d’umorismo; triviale ma efficace. Marionette infingarde e rivoltanti si ritroveranno con Mozart a chiudere la parabola del potere nel film: ad ascoltare quel tragico Adagio, vedremo il volto spietato e incolore del contadino che divenne politico: Nikita Krusciov, sovrastato da quello – pronto a soppiantarlo, con le sopracciglia folte quanto spazzole – di Leonid Brezhnev. Krusciov, lo sguardo freddo e il corpo atticciato, fa ripensare alla continuità della politica russa; una continuità che ha condotto il Ministero della Cultura a vietare la proiezione del film di Iannucci in patria. •

Dario Agazzi

 

• Maria Yudina esegue il Concerto di Mozart, registrazione originale del tempo (evitare di leggere il commento di chi ha pubblicato il video):

 

THE DEATH OF STALIN
titolo italiano: Morto Stalin, se ne fa un altro
Regia: Armando Iannucci • Sceneggiatura: Armando Iannucci, David Schneider, Ian Martin, Peter Fellows dalla graphic novel La Mort de Staline. Une histoire vraie… soviétique di Fabien Nury e Thierry Robin • Fotografia: Zac Nicholson • Montaggio: Peter Lambert • Musiche: Christopher Willis • Scenografie: Cristina Casali • Produttori: Yann Zenou, Laurent Zeitoun, Nicolas Duval Adassovsky, Kevin Loader • Produttori esecutivi: Jean-Christophe Colson, Giles Daoust, Catherine Dumonceaux • Interpreti principali: Steve Buscemi (Nikita Kruščëv), Simon Russell Beale (Lavrentij Berija), Paddy Considine (Compagno Andrjev), Michael Palin (Vjačeslav Molotov), Jeffrey Tambor (Georgij Malenkov), Jason Isaacs (Georgij Žukov), Rupert Friend (Vassilij Stalin), Olga Kurylenko (Maria Judina), Andrea Riseborough (Svetlana Stalin), Paul Whitehouse (Anastas Mikojan), Paul Chahidi (Nikolaj Bulganin), Adrian McLoughlin (Joseph Stalin), Dermot Crowley (Lazar Kaganovič) • Produzione: Quad Productions, Main Journey, Gaumont • Distribuzione italiana: I Wonder Pictures • Paese: UK, Francia, USA • Anno: 2017 • Durata: 106′

 

La dacia verde di Stalin alle spalle dei Giochi olimpici
A venti minuti di auto da Sochi, salendo tra i boschi che anticipano le vette del Caucaso, la residenza preferita di Stalin a un passo dalla sua Georgia si nasconde tra gli alberi. E’ tutta dipinta di verde infatti, dai muri alle grondaie agli stipiti delle finestre
di Antonella Scott per ilsole24ore.com



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