Marx è stato mandato in soffitta. “Il giovane Karl Marx” di Raoul Peck

Ripenso spesso a quella frase di George Steiner, ne Il correttore: “Persino la barba di quell’uomo era arrabbiata”. E occorre tornare ai celeberrimi ritratti del pensatore di Treviri per accorgersi che August Diehl – a 42 anni suonati – tutto ghigni compiaciuti e cilindro sulla fulva chioma – non rende convincente il “giovane” Marx: nel film dovrebbe averne meno di 30. E così il “giovane” Engels: uno Stefan Konarske di 38 anni suonati. Ma così pure la “giovane” moglie di Marx: una Vicky Kripes di 34 anni (suonati) nel ruolo di Jenny von Westphalen. Non possiam pronunziarci sulla compagna del “giovane” Engels: Mary Burns, interpretata da Hannah Steele, la cui età non son riuscito a reperire, ma che se ha “meno di 30 anni” – insomma – li porta maluccio. Tanta insistenza sulla (presunta) “giovinezza” è motivata dal titolo di questa melensa biografia in salsa di serie tv appena abbozzata, adagiata in musiche (di Alexei Aigui) ripugnanti e diabetiche: Il giovane Karl Marx; Le jeune Karl Marx anche nell’originale: non ci si scappa. Tutto è molto giovanile, ricco di palpiti e aneliti – ma non c’impedisce d’udire il “giovane” Marx affermare d’esser stanco; stanco di tutto – ci rivela il poveretto – perché: “Ho quasi 30 anni” (sic). Il film dell’ingegnere haitiano Raoul Peck pare l’incipit d’una lunga fila di didascaliche portate con contorno (freddo) di patinati proletari, ritagliati – cenciosi al punto giusto – dai romanzi di Dickens e contraddistinti da “trafiggenti” occhi azzurri i quali – si sa – commuovono pur sempre anche noi turpi “borghesi”. Debole nel tratteggiare il pensiero di ciascuno dei personaggi citati – lasciamo perdere le scenette delle “sudate carte” sui tavolini di Marx ed Engels, ove una candela sempre giallina balugina nella polvere neghittosa, fra calici di vino rosso à la page e maniche di camicia – si limita a ridanciani brindisi fra un Proudhon ridotto a un pomposetto maître à penser e i nostri eroi: “Voi siete un hegeliano!” – afferma il baronale saggista francese. Sentiremo di nuovo l’aggettivo: e in questo dotto attestato della “culinaria” (per usare un aggettivo di Brecht) cultura di Peck (toh: un’omonimia con il negozio alimentare très chic milanese) possiamo andare a casa contenti d’aver ripassate le nostre (borghesi) nozioni liceali. Certi che di Marx e di Engels – incluso un bacio sulla bocca fra i due in istato d’ebrezza – conserveremo una piacevole immagine ridotta a cartolina da tasca, con un’idea da comfort salottiero sul retro della quale pare incisa la massima che Giovanni Giolitti pronunziò alla Camera dei deputati nella seconda tornata dell’8 aprile 1911: “Carlo Marx è stato mandato in soffitta”. •

Dario Agazzi

 

 

LE JEUNE KARL MARX (Il giovane Karl Marx)

Regia: Raoul Peck • Sceneggiatura: Pascal Bonitzer, Raoul Peck • Fotografia: Kolja Brandt • Montaggio: Frédérique Broos • Colonna sonora: Alexei Aigui • Produttori: Nicolas Blanc, Rémi Grellety, Raoul Peck, Robert Guédiguian • Coproduttori: Benny Drechsel, Patrick Quinet, Karsten Stöter • Interpreti principali: August Diehl (Karl Marx), Stefan Konarske (Friedrich Engels), Vicky Krieps (Jenny von Westphalen-Marx), Olivier Gourmet (Pierre-Joseph Proudhon), Hannah Steele (Mary Burns), Alexander Scheer (Wilhelm Weitling), Hans-Uwe Bauer (Arnold Ruge), Michael Brandner (Joseph Moll), Ivan Franek (Mikhail Aleksandrovich Bakunin), Peter Benedict (Herr Engels), Marie Meinzenbach (Lenchen), Niels-Bruno Schmidt (Karl Grün) • Paese: Belgio, Francia, Germania • Anno: 2017 • Durata: 118′



L'articolo che hai appena letto gratuitamente a noi è costato tempo e denaro. SOSTIENI RAPPORTO CONFIDENZIALE e diventa parte del progetto!



Iscriviti alla Newsletter

* campo obbligatorio