Una risata vi seppellirà. Note a margine della risata del Joker di Todd Phillips

“Notate che ne’ pazzi i più malinconici e disperati, è naturalissimo e frequente un riso stupido e vuoto, che non viene da più lontano che dalle labbra. Vi prenderanno per la mano con guardatura profondissima, e nel lasciarvi vi diranno addio con un sorriso che parrà più disperato e più pazzo della stessa disperazione e pazzia. Cosa però notabilissima anche nei savi ridotti alla intiera disperazione della vita, e massimamente dopo concepita una risoluzione estrema, che li fa riposare appunto in questa estremità d’orrore, e li placa, come già sicuri della vendetta sopra la fortuna e se stessi.”
– Leopardi, Zib., 118, 26 luglio 1820

La risata di Arthur Fleck scoppia come un singulto che toglie il respiro, possiede le pause e le accensioni improvvise delle risa registrate di un falso pubblico da sitcom, ma che suonano sinistre come in Rabbits di David Lynch, perché giungono inopportune e fuori tempo, apparentemente immotivate. Ciò che risuona in quei conati è il Tragico che raschia la gola dell’aspirante comico.

“Si potrebbe dire che comica diviene la stessa azione tragica, allorché il suo svolgimento non reca più ad alcuna techne capace di guarire il dolore.”
– M. Cacciari, Da Hegel a Duchamp

Sette tipi di medicinali non sono sufficienti per Arthur e l’infelicità a cui si sente da sempre condannato, egli ne domanda allora un altro alla assistente sociale che lo segue senza mai ascoltarlo davvero. È ignorato Arthur: “Nessuno si accorge di me” ripete durante le sue sedute; in una Gotham City colma di rifiuti e di disuguaglianze sociali, la rabbia dei suoi abitanti e l’arroganza delle sue élite sembrano trovare in lui solo un occasionale capro espiatorio, schernendolo o rendendolo bersaglio di una stupida violenza. Nel suo costume da clown, con cui si guadagna da vivere, è aggredito da ragazzi di strada così come da yuppies ubriachi al ritorno da un party; così quel costume che lo aiuta a tirare avanti diviene la maschera concreta dell’uomo ridicolo ed emarginato che è diventato “Comme les exilés, ridicule et sublime”, ci dice Baudelaire ne Le cygne, e come fa notare Antonio Prete, dietro quel cigno si nasconde, non solo l’immagine dell’esule, ma anche quella del saltimbanco, del clown e dell’Albatros deriso.

Proprio durante una di queste aggressioni, in una metropolitana dove sembrano evocarsi le immagini de I guerrieri della notte di Walter Hill insieme a suggestioni newyorkesi dello Scorsese di Taxi Driver, Arthur scopre nella violenza, la possibilità di una vendetta, offertagli quasi per caso dal regalo di una pistola da parte di un suo collega. Gli appare allora anche l’opportunità di rendersi visibile finalmente: “ora mi pare che la gente cominci ad accorgersi di me”; placato, come già sicuro della vendetta sopra la fortuna e se stesso.

Todd Phillips coglie nel topos fumettistico e di genere della storia di vendetta la specificità di una certa risata, quella che “seppellirà” le élite di Gotham City e il suo principale rappresentante, il miliardario Thomas Wayne, candidato sindaco della città e che segnerà irrimediabilmente il destino del figlio Bruce, futuro Batman e nemico giurato di Joker.

Arthur appare sfinito dopo ogni efferato delitto, ma riposa con sguardo incredulo di sé per questa momentanea liberazione dal male dentro una sorta di rivelazione comico-apocalittica (anche in questo l’interpretazione di Joaquin Phoenix risulta perfetta e assai eloquente). Il suo esempio intanto comincia ad invadere le strade e i cittadini ridicoli (come li ha definiti Wayne) e disperati mandano ogni cosa in fiamme, Arthur assiste al suo trionfo ma viene catturato dalla polizia che è ormai sulle tracce del suo primo delitto. Mentre un poliziotto lo sta trasportando agli arresti su strade ingombre di veicoli in fiamme e traboccanti di rivolta popolare, gli rimprovera la responsabilità di quel caos, e allora Arthur ormai per tutti Joker con un sorriso pieno di meraviglia per quanto sta avvenendo, risponde: “Ma è bellissimo…”.

 

 

L’estremità d’orrore in cui riposa il suo delirio è soglia continuamente inseguita e abitata, come nella danza bendata di Chaplin che sfiora l’abisso sui pattini in Tempi moderni e che Todd Phillips sceglie di mostrarci quando Arthur tenta di incontrare Thomas Wayne, quella scena lo rapisce nella sala di un cinema con un sorriso che gli si stampa letteralmente sul volto. I gesti della danza caratterizzano la sua prossemica allucinata, oltre alla risata; per esempio quando prima sogna e poi realizza finalmente la sua partecipazione ad un episodio del suo show televisivo preferito, quello di Franklin ( Robert De Niro), progettando un’entrata quasi alla Fred Astaire ma anche un suicidio in diretta che si trasformerà presto in strage, cioè ancora in vendetta, per l’impietosa ironia che il presentatore aveva usato nei suoi confronti nelle vesti impacciate di aspirante cabarettista.

Nel suo corpo d’attore Phoenix riesce a far precipitare quell’incredibile antitesi baudleriana: ridicolo e sublime che definisce bene la maschera del Joker di Todd Phillips, intriso di tragedia e commedia, come d’altra parte evidente nel rimando al sorriso forzato di Buster Keaton che significativamente apre e chiude con estrema precisione il film, attore che forse più di ogni altro ha saputo tenere insieme questi due lembi della realtà che viviamo. •

Maurizio Giuseppucci

 

 

JOKER
Regia: Todd Phillips • Soggetto: Bob Kane, Bill Finger, Jerry Robinson (personaggio) • Sceneggiatura: Todd Phillips, Scott Silver • Fotografia: Lawrence Sher • Montaggio: Jeff Groth • Musiche: Hildur Guðnadóttir • Scenografie: Mark Friedberg • Costumi: Mark Bridges • Produttori: Bradley Cooper, Todd Phillips, Emma Tillinger Koskoff • Produttori esecutivi: Michael E. Uslan, Walter Hamada, Aaron L. Gilbert, Joseph Garner, Richard Baratta, Bruce Berman • Interpreti principali: Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy, Brett Cullen, Glenn Fleshler, Bill Camp, Shea Whigham, Marc Maron, Douglas Hodge, Leigh Gill, Josh Pais, Brian Tyree Henry, Dante Pereira-Olson • Produzione: Joint Effort, Warner Bros., Creative Wealth Media Finance, DC Comics, DC Entertainment in associazione con BRON Studios, Village Roadshow Pictures • Rapporto: 1,85 : 1 • Paese: USA, Canada • Anno: 2019 • Durata: 123′

 



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