This Must Be the Place > Paolo Sorrentino

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E c’è la casa con lo stadio, la cucina con la scritta “cucina”, la piscina vuota, il cane nella piscina vuota, il padre morto, la famiglia, gente che si vuole male, i cattivi, la mamma che piange e il bambino grasso che canta. Una cartolina, una bella immagine che mandi a chi non hai voglia di telefonare. Come a dire “Hey, non ci vediamo da anni, non ci sentiamo da mesi, ma sappi che io qui mi sto divertendo un mondo!”

This must be the place

Sorrentino è un fervente credente. Il Dio a cui ha dedicato la sua vita(di cui vi dirò in chiusura) è uno che per andare da A a B non piega lo spazio-tempo ma lo dilata, dilata, dilata, dilata fino a quando per andare da A a B farete un giro così largo che alla fine A e B risulteranno essere lo stesso posto, a voi resterà solo la sensazione di aver fatto un lungo e bellissimo viaggio mentre in realtà sarete rimasti sempre allo stesso posto, nessun ricordo, non vi resterà altro che l’impressione di quel viaggio. Ma in fondo l’importante è impressionare, no? Sorrentino impressiona metri e metri di pellicola, percorrendo, con la sua macchina da presa, la stessa distanza che separa la terra dalla nebulosa M 42. Virtuosismi. Sorrentino è un virtuoso, in medio stat virtus. Sorrentino minaccia film senza trama e che dio lo abbia in gloria! Ma un film senza film non si può fare. Qui manda la materia filmica, c’è forma senza sostanza. La sostanza può essere solida, liquida o gassosa, ma resta sostanza.

Olocausto, olocausto, olocausto, olocausto, olocausto, olocausto. En passant.

Ad un tratto, ebrei a perdita d’occhio. Ebrei sotto le impalcature su Broadway, come se stesse per andare in scena uno spettacolo.

Poi capita che passi Hitler a bordo di un trattore. Hitler e non Mussolini. Hitler è più famoso, ne ha uccisi di più. Anche la fame è famosa(per definizione) e ne uccide di più. Eppure su quel trattore non c’era la fame ma Hitler. Ne uccide di più la fama.

I latini la chiamavano “captatio benevolentiae”. Odio quelli che ostentano la conoscenza del latino. Vogliono affermare la loro superiorità. Odio di più quelli che hanno fatto lo scientifico e ostentano la loro scarsa conoscenza del latino. Solo noi del classico possiamo farlo, solo noi siamo in grado di dire cose profondissime usando costrutti arzigogolati e pregni di una sintassi che denuncia “IL”, dizionario di latino. Sorrentino deve aver fatto le commerciali.

La parte con il monologo del nazista, la ripetitività da processo di Norimberga, da specialista, mi è piaciuta parecchio. Una perla assoluta di Cinema in mezzo ad un giro sull’otto-volante. Un po’ troppo poco. Il film va necessariamente visto in lingua originale, il doppiaggio lo uccide più di quanto non riesca a fare già da solo. Qualcuno mi ha sussurrato che non gli è parso saggio far doppiare Sean Penn da Paperino, in effetti. Sorrentino, come tutti i bambini al parco giochi, ha voluto provare tutte le giostre. Come la prima volta che visiti gli Stati Uniti e resti a bocca aperta. Inizi a girare con gli occhi fissi su quelle meraviglie. Fatichi a fermarti.

Io credo che, ultimamente, sia evidente la difficoltà di raccontare gli uomini. Gli uomini vivi nella vita. Si riesce a raccontare i luoghi, spesso vuoti, i paesaggi o le storie. Quindi gli uomini attraverso la loro storia, rendendo necessaria la trama. Se poi levi la trama, non resta nulla.

Nel 2012 uscirà la versione 3d del film. Sarà la nuova attrazione di Disney World.

Dio Crane.

MS

 



This Must Be the Place
(Italia-Francia-Irlanda, 2011)
Regia: Paolo Sorrentino
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello
Musiche: David Byrne, Will Oldham
Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Cristiano Travaglioli
Scenografia: Roya Parivar
Interpreti principali: Sean Penn, Frances McDormand, Judd Hirsch, Eve Hewson, Kerry Condon, Harry Dean Stanton, Robert Plath, Joyce Van Patten, David Byrne
118′

 

 

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