Stéphane Rideau

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Stéphane Rideau nasce nel 1976 a Agen, nel dipartimento di Lot-et-Garonne, nel Sud-Ovest della Francia. Nel 1993, non ancora diciassettenne, viene notato mentre disputa una partita di rugby da Jacques Grant, che si sta occupando di cercare volti per André Téchiné, che lo farà debuttare nel cinema nel suo “Les roseaux saunvages” (“L’età acerba”, 1994) grazie al quale otterrà una candidatura al premio César come migliore speranza maschile.
In “Les roseaux sauvages”, recita al fianco di Élodie Bouchez e Gaël Morel, che ritroverà nel film per la televisione “Le chêne et le roseau”, realizzato per la serie “Tous les garçons et les filles de leur âge…”, e in “Loin” (2001), entrambi diretti da Téchiné.
Nel frattempo, Morel lo sceglie per il ruolo di protagonista nel primo cortometraggio da lui diretto, “À rebours” (1996), prima di farlo lavorare, nuovamente al fianco di Élodie Bouchez, nel suo lungometraggio d’esordio “À toute vitesse” (1996) cui farà seguito il film televisivo “Premières neiges” (1999). Qualche mese dopo, sarà François Ozon a chiamarlo per il ruolo di David in “Sitcom” e quindi, nel 2000, Sébastien Lifshitz gli affiderà il ruolo di Cédric in “Presque rien”, al fianco di Jérémie Elkaïm. Nel 2002 partecipa a “Les pygmées de Carlo” di Radu Mihaileanu .
La collaborazione con Morel si consolida grazie ai ruoli sostenuti in tutti i suoi film (ad accezione di “Les chemins de l’oued” del 2002 e “Après lui” del 2007): “Le clan” (2004), il televisivo “New Wave” (2008, a fianco di Thomas Dumerchez e Béatrice Dalle), e quindi “Notre paradis” (2011), dove appare ancora al fianco di Béatrice Dalle e per il quale, per interpretare di un marchettaro dall’istinto omicida, ha dovuto prendere peso e apparire più vecchio della sua età.
Dopo una pausa durata quattro anni durante la quale ha lasciato Parigi per fare ritorno alla sua città di origine, è ritornato sul set con Rithy Panh (“Un barrage contre le Pacifique”, 2008), Ismaël Ferroukhi (“Les hommes libres”, al fianco di Tahar Rahim, già protagonista in “Un prophète” di Jacques Audiard) e ha prestato il suo volto a Georges Brassens per il film televisivo biografico “Brassens, la mauvaise réputation” di Gérard Marx (2011).
Se all’inizio della sua carriera il suo aspetto fisico ha talvolta distratto dalle sue indubbie capacità interpretative, in anni recenti, grazie a scelte coraggiose e ruoli non sempre di primo piano, ha avuto occasione di mettere a fuoco la sua maturità artistica.

In un’intervista rilasciata nel settembre del 2009 a Jérôme Gac per il mensile francese Têtu, raccontava di come il distacco da Parigi lo avesse penalizzato come attore: (…) “Ho fatto pochi film perché ho avuto poche richieste, mi ero allontanato. In due occasioni ero stato scelto dai registi ma rifiutato dai produttori in quanto il mio nome è poco “commerciale”. Nessuno si assume più rischi, mancano le palle in questo momento nel mondo del cinema. Voglio provare ad affrontare un percorso diverso, affrontare diverse forme di cinema ma questo non si ottiene con uno schioccar di dita, occorre essere presenti, incontrare le persone. Ho avuto proposte dal teatro ma esito ad accettarle perché la mia vita privata mi tiene molto occupato”.

Les roseaux sauvages, André Téchiné, 1994 (in secondo piano: Gaël Morel)

Le ventre di Juliette, Martin Provost, 2003

Le cadeau d’Elena, Frédéric Graziani, 2004

Le clan, Gaël Morel, 2004

Notre Paradis, Gaël Morel, 2011

Brassens, la mauvaise réputation, Gérard Marx, 2011 (film per la TV)

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