Jimi Tenor

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TROPICALISMO FINLANDESE
Intervista a Jimi Tenor

a cura di Alessio Galbiati e Roberto Rippa
da Rapporto Confidenziale 36

 

Lassi Lehto, in arte Jimi Tenor, è un musicista e compositore finlandese dotato di un talento fuori dalla norma. Eclettico è il termine che meglio d’altri può provare a racchiudere tutto quello che ha fatto negli ultimi trent’anni. Tangenziale rispetto al ruolo di musicista pop, ha infatti spaziato fra Hit da MTV nei primi anni ’90, passando per la psichedelia e il e funk africano. La sua ricerca ha spaziato fra la moda, il design, la fotografia e, non da ultimo, la costruzione di strumenti musicali ricavati da materiali di scarto e lontani anni luce dall’iper-tecnologico. La sua traiettoria artistica si sviluppa fra tradizione e modernità ibridando fra loro culture, stili e filosofie. Il suo approccio all’arte e alla vita è tipicamente finlandese, cioè pragmatico ed essenziale, come si evince con chiarezza dall’intervista che ci ha gentilmente concesso. E poi c’è il cinema, ci sono le colonne sonore che sporadicamente ha realizzato, veri e propri gioielli che meritano attenzione e rispetto, come tutta la sua grandiosa produzione. Viva Jimi Tenor!

Rapporto Confidenziale: Troppo spesso le colonne sonore sono un collage sonoro sovrapposto alle immagini. Con Boa sorte, meu amor hai invece fatto un lavoro assolutamente originale ed entusiasmante. Come hai lavorato alla colonna sonora del film di Daniel Aragão?

Jimi Tenor: Daniel mi ha contattato mentre stava girando il film e mi ha chiesto di lavorarci. È trascorso molto tempo senza che io sapessi cosa stesse accadendo. Poi, un giorno, mi ha spedito il film montato. Era tutto pronto, mancava solo la musica. Aveva usato musica di altri autori per portare la giusta vibrazione a ogni scena e mi chiedeva di rimpiazzarla in parte con la mia. Mi ha fornito idee piuttosto specifiche sulle atmosfere che avrebbe voluto. Alla fine, ho rimpiazzato tutte le musiche, eccezion fatta per un paio di canzoni, come per esempio Going back to my roots. È stato un progetto divertente. Molto divertente, a livello musicale.

RC: La colonna sonora che hai realizzato per Finisterrae di Sergio Caballero (2010) è assolutamente un cult, uno tra i lavori più innovativi degli ultimi anni. Oltre che regista del film, Caballero è uno dei fondatori del festival musicale Sonar di Barcellona, dunque una persona che di musica ne sa. Come hai lavorato a questa colonna sonora?

JT: Sergio è venuto nel mio studio in Finlandia e abbiamo iniziato a produrre suoni usando tutto ciò che ci capitava a tiro: utensili da cucina, martelli, seghe, vecchie lattine di birra. Poi abbiamo preso dei ramoscelli dall’esterno e abbiamo iniziato a produrre suoni anche con quelli. Non abbiamo usato alcuno strumento. Dopo sessioni durate giorni, Sergi ha montato i suoni e provato ad inserirli nel film. Anch’io mi sono occupato di alcune scene inserendo alcuni suoni fatti con il sintetizzatore da un sequencer primitivo per vedere cosa sarebbe accaduto. Moog e Korg hanno differenti voltaggi, un’ottava di differenza, quindi una sequenza produce un risultato totalmente differente. Comunque, si è trattata di una sessione molto sperimentale e mi è piaciuta moltissimo. Questo è il genere di musica che so fare!

RC: Hai scelto di lavorare con Jori Hulkkonen alla colonna sonora del tuo film del 1995 Säkhö – The Movie, dal nome della tua etichetta discografica. Puoi raccontarci di questo progetto?

JT: Jori stava curando una serie di set in alcuni club di Turki, in Finlandia, e voleva proiettarci il film Sähkö. Voleva che avesse una nuova colonna sonora totalmente improvvisata. Ho pensato che fosse una buona idea, voleva che mi unissi al suo progetto ed oltretutto mi ha pure pagato bene! La colonna sonora originale contiene parecchia musica di Mika Vainio ed è difficile superarla, davvero difficile. Lo rifaremo a Tromsö in ottobre. Lo mostrerò anche nella sua copia originale in 16 millimetri il 2 agosto a Berlino.

RC: Sappiamo che nel passato hai diretto alcuni cortometraggi. Ce li puoi raccontare? Sono visibili online?

JT: Mi auguro che le mie altre cose non siano reperibili online. Si tratta di commedie dall’umorismo pessimo che ho girato negli anni ‘80 e ‘90 con Jusu Lounela. Abbiamo girato film come Urinator e Dr. Abortionstein. Potete facilmente immaginare di cosa trattino!

RC: Nel 2003 hai dato inizio a un progetto molto interessante, tuttora in corso, che consiste nel comporre una nuovissima colonna sonora per il film Mr. Fredoom di William Klein, un cult del 1969, musicandolo dal vivo insieme alla tua band. Da dove nasce l’idea per questo peculiare progetto? E perché questo specifico film, che amiamo profondamente?

JT: Ho realizzato nuove colonne sonore per due differenti film: The Fall di Peter Whitehead e Mr. Freedom di William Klein. L’idea per questi rifacimenti veniva da Marek Pytel, che si è occupato di parecchi rifacimenti di questo genere a Londra. Marek è fantastico, lavora sulla colonna sonora eliminando l’originale ma lasciando i dialoghi. È un lavoro molto tecnico. Mr. Freedom è un film folle. Talvolta mi piace, talvolta lo trovo un poco noioso. Però è sorprendente che sia stato realizzato. Credo che William Klein abbia detto che ho distrutto il film.

RC: Parlando di musica per il cinema, quali sono gli autori che ti hanno maggiormente influenzato?

JT: Direi Lalo Schifrin, Ennio Morricone e Joseph LoDuca (Evil Dead 2). Anche Jerry Goldsmith, se parliamo di cose come Planet of the Apes. Mi piace anche la colonna sonora di Ivan il Terribile, anche se non impazzisco per Prokofiev.

RC: La tua carriera di musicista ha attraversato diverse epoche. Com’è cambiata l’industria discografica negli anni?

JT: Credo che al momento sia difficile fare soldi con i dischi. Uno tra i grossi cambiamenti è che nessuno commissiona più remix. Le canzoni pop mainstream sono già fatte come remix sin dall’inizio. Uno deve trovare un altro modo per vivere. Le esibizioni dal vivo e questi progetti cinematografici mi tengono in vita.

 

■ Leggi l’articolo dedicato a Boa sorte, meu amor

 

 

Rapporto Confidenziale – numero36
ottobre/novembre 2012
ISSN: 2235-1329

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