La variabile umana > Bruno Oliviero

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La variabile sceneggiatura
di Alessio Galbiati

Non funziona l’esordio al lungometraggio di finzione di Bruno Oliviero (nelle sale italiane dal 29 agosto dopo l’anteprima – fuori concorso – in Piazza Grande a Locarno 66). Non va proprio perché poggiato su una sceneggiatura (firmata da Valentina Cicogna, Doriana Leondeff e dallo stesso Oliviero), spiace dirlo, fragile e inconsistente. Eppure il film, a scatola chiusa, destava parecchie aspettative: Bruno Oliviero si è segnalato negli ultimi anni come uno dei nomi più interessanti del documentario italiano compiendo, come molti altri suoi colleghi (Di Costanzo e Rossetto ad esempio), il “salto” verso la finzione (NB: penso che al giorno d’oggi, in Italia in particolar modo, un regista cinematografico non possa che “arrivare” dal documentario… chi è che “arriva” dai teatri di posa?); protagonista del film è Milano, città nevralgica eppure marginale nel cinema che, forse per la prima volta, arriva sul grande schermo nella sua recentissima evoluzione urbanistica, fatta di nuovi grattacieli e infinite periferie; e da ultimo per l’idea di riesumare il noir nella città di Scerbanenco, con la storia di un ispettore di polizia disilluso (che condivide con Duca Lamberti, l’anti-eroe dei noir milenesi dello scrittore di origini ucraine, la scomparsa dell’amata moglie), sullo sfondo di una città amorale.

A Milano viene assassinato l’influente imprenditore Ulrich, trovato morto nella sua sfarzosa abitazione in centro città, semi nudo, intento in un festino erotico a base di cocaina. Mentre in questura viene chiamata a testimoniare la moglie (Sandra Ceccarelli), anche Linda (Alice Raffaelli), figlia diciassettenne dell’ispettore Adriano Monaco (Silvio Orlando), viene condotta nei locali dopo essere stata fermata da una pattuglia che l’ha colta con degli amici a sparare, con la pistola d’ordinanza di papà, a delle bottiglie di vetro in un area abbandonata e isolata della città. Le indagini sull’omicidio vengono condotte dal poliziotto Carlo Levi (Giuseppe Battiston), ma il dirigente della questura (Renato Sarti), vista la pressione mediatica generata dal caso, assegnerà le indagini a Monaco, l’agente con maggiore esperienza e fiuto che da tre anni vive auto-confinato in ufficio a seguito della tragica scomparsa della moglie, troppo stanco e sfiduciato per affrontare la propria professione e la vita. In breve tempo Monaco e Levi comprenderanno la passione del signor Ulrich per le minorenni e la cocaina, ricostruendo le ore precedenti alla morte e approfondendo il tormentato rapporto che lo univa alla moglie – che rimarrà in cima alla lista dei sospettati. Intanto Linda manifesta una evidente avversione verso l’apatia paterna e una crescente e sfrontata irrequietezza. La questione della pistola sottratta al padre verrà presto messa a tacere, la questura ha problemi ben più urgenti di cui occuparsi… ma nelle notti milanesi Monaco comprenderà che la soluzione al caso Ulrich è un affare dannatamente delicato che metterà a dura prova la propria visione della giustizia e del mondo che lo circonda…

È piuttosto chiaro l’obiettivo che i realizzatori si erano prefissati: fingere il giallo (il noir) per raccontare il malessere italiano ma, mettere in scena un intrigo, un’indagine, richiede il rispetto dello spettatore e delle regole cardine della suspense su grande schermo, pena il crollo dell’attenzione e dell’appassionarsi al film. La variabile umana trasgredisce tutte “regole” del genere, lasciandoci a fissare lo schermo sopra al quale scorrono stilizzate considerazioni amare sull’Italia contemporanea (peraltro condivisibili, seppur piuttosto banali). Non sarebbe stato meglio stare nel genere evitando la sociologia, risparmiandoci l’ennesimo film italiano che si vorrebbe fare carico di tutti i mali del Paese? Certo il noir è da decenni, in letteratura e al cinema, espediente per parlare d’altro, da Dürrenmatt passando per Chabrol, ma quando la risoluzione del rompicapo si palesa nella mente dello spettatore dopo pochi minuti dal suo dispiegarsi, allora c’è qualcosa che non va.

Il cast, seppur di livello, con Orlando, Battiston, Ceccarelli e Sarti non riesce mai a convincere, proprio per i sopracitati limiti della sceneggiatura, consegnandoci personaggi decisamente superficiali tutti giocati su cliché davvero troppo prevedibili. L’esordiente Alice Raffaelli, in uno dei dialoghi conclusivi del film, sembra un po’ troppo fuori parte per risultare credibile (successe lo stesso con la protagonista femminile, altra esordiente, nel film I padroni di casa di Edoardo Gabbriellini, lungometraggio peraltro in qualche modo imparentato con La variabile umana)… ma recitazioni poco convincenti sono imputabili agli autori del film, più che agli attori (puntualizzazione ridondante ma necessaria per evitare l’effetto De Sade verso un esordio).

La variabile umana ha l’indubbio merito di muovere la macchina da presa nelle nuove prospettive urbanistiche milanesi, dentro ai grattacieli in fase di ultimazione che stanno modificando il paesaggio urbano della città. I tempi de La notte di Michelangelo Antonioni sono abbondantemente passati e il cinema, a Milano, si ritrova a fare i conti con un cambiamento repentino tutt’altro che metabolizzato dallo città e dal cinema (la pubblicità invece sembra per prima aver colto questo cambiamento, quasi ogni spot made in Italy ha una qualche location milanese… in primis il Formigoni Palace – aka Palazzo della Regione).

Oliviero firma un’opera insipida e deludente, sfiorando però il bersaglio grosso (l’idea è ottima) e lambendo la cronaca vera – sarà impossibile per lo spettatore e la stampa non trovarci gli echi degli scandali sessuali di SB (con buona pace degli sceneggiatori che ultimarono lo script nel 2009 ma che non mancano di far scivolare come voce off un telegiornale che da conto dei guai dell’ex premier). L’affresco milanese risente di una certa superficialità d’analisi, da corsivo delle pagine cittadine di Repubblica, una breve tirata a molto effetto e poca sostanza, un qualcosa di simile al paternalismo moralistico alla Colaprico (che di Scerbanenco continua a essere un figlioccio sempre più fuori tempo massimo). Sotto i grattacieli della nuova Milano, dentro i club e soprattutto nella testa dei suoi più giovani abitanti tutto corre a una velocità più sfrenata e disperata e gli echi novecenteschi sono un sordo ricordo che il cinema (milanese) dovrebbe avere la forza, l’incoscienza e il coraggio di abbandonare. •

Alessio Galbiati

 

 

La variabile umana

Regia: Bruno Oliviero
Soggetto: Bruno Oliviero, Valentina Cicogna
Sceneggiatura: Valentina Cicogna, Doriana Leondeff, Bruno Oliviero
Fotografia: Renaud Personnaz
Montaggio: Carlotta Cristiani
Musica: Michael Stevens
Edizioni musicali: Visionaria e Robie Springs Music
Scenografia: Silvia Nebiolo, Luigi Maresca
Costumi: Silvia Nebiolo
Suono: Matteo Olivari
Montaggio del suono: Riccardo Spagnol
Casting: Cristina Proserpio
Segretaria di edizione: Francesca Bergonzi
Aiuto regia: Alessandro Stellari
Organizzatore generale: Riccardo Pintus
Produttori: Lionello Cerri, Gabriella Manfrè
Interpreti: Silvio Orlando (Adriano Monaco), Giuseppe Battiston (Carlo Levi), Alice Raffaelli (Linda Monaco), Sandra Ceccarelli (signora Ullrich), Renato Sarti (dirigente Questura), Arianna Scommegna (Ruth Levi), Giorgia Senesi (Cristina), Dafne Masin (Olivia), Mao Wen (cinese indagato), Davide Tinelli (buttafuori), Caterina Luciani (Caterina), Luca Cerri (ragazzo in motorino), Silvano Piccardi (Prefetto), Paolo Grossi (ragazzo), Gabriele Dino Albanese (ragazzo), Francesco Palamini (signor Ullrich), Roberta Paparella (giornalista televisiva)
Produzione: Lumière & Co., Invisibile Film con Rai Cinema (con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali)
In associazione con: Intramovies (Tax Credit)
In collaborazione con: Movie People, Scuola di cinema e televisione (Milano), Teatro Scuola Paolo Grassi (Milano), Lombardia Film Commission
Distribuzione: Bim Distribuzione
Paese: Italia
Anno: 2013
Durata: 83′

 

 

BRUNO OLIVIERO

Nato nel 1972, cresciuto nella periferia sud di Napoli.
Dopo gli studi in antropologia e un esperienza in teatro a Napoli alla fine degli anni 90 inizia a fare documentari che nel corso degli anni hanno partecipato con successo ad importanti festival internazionali.
Dopo il suo trasferimento a Milano nel 2003 si divide tra Napoli, Milano e Parigi, per realizzare i suoi documentari che spesso sono prodotti in Francia.
LA VARIABILE UMANA, suo primo film di finzione, arriva dopo tre documentari dedicati alla Città di Milano : MM MILANO MAFIA sulla presenza mafiosa, MILANO 55,1 sulla politica, IL GIUDICE E IL SEGRETO DI STATO sulla giustizia e il terrorismo.
I suoi film documentari vengono trasmessi con regolarità dalle televisioni europee.

FILMOGRAFIA
2012 – IL GIUDICE E IL SEGRETO DI STATO
2011 – MM MILANO MAFIA
2009 – QUARTIERI CINESI
2008 – NAPOLI PIAZZA MUNICIPIO
2006 – ODESSA
2004 – UN AMORE, MILANO
2004 – 16 ANNI
2003 – JUKE BOX
2002 – LA GUERRA DI ANTONIETTA
2001 – ANNA
1998 – UNA VITA BELLA E APPASSIONATA
1998 – VOCI
1997 – ISAAC A PONTICELLI

 

Bruno Oliviero su Rapporto Confidenziale
Napoli Piazza Municipio (Italia-Francia/2008) | rensione
Milano 55,1. Cronaca di una settimana di passioni (Italia/2011) | recensione

 

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