Junun > Paul Thomas Anderson

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junun
Interessante e aperto, con uno spiccato piacere per il “non finito”, Junun di Paul Thomas Anderson è un gradevole e coinvolgente documentario d’osservazione che nulla ha a che fare con la filmografia del regista californiano. Il rigore e la misura del suo cinema qui lasciano spazio all’istintualità di immagini immediate che catturano attimi di una lunga sessione di registrazione musicale. “World music” è un’espressione ancora corrente o segnala unicamente l’avanzato grado della mia età anagrafica? Immersi nella sensuale architettura da mille e una notte del forte Mehrangarh alle porte di Jodhpur, nello stato federato del Rajasthan nel nord est dell’India, un gruppo di musicisti locali, l’orchestra Rajasthan Express, capitanati dal polistrumentista israeliano Shye Ben Tzur e dal chitarrista e compositore Jonny Greenwood (membro dei Radiohead e compositore per il cinema di Anderson in There Will Be Blood, The Master e Inherent Vice ma pure per Norwegian Wood di Tran Anh Hung e We Need to Talk About Kevin di Lynne Ramsay), lavora alla registrazione di un album.

Non siamo dalle parti di Sympahty for the Devil di Jean-Luc Godard, più nei pressi di Vincent Moon e della sua prolifica produzione video documentaristica dedicata alla musica e ai musicisti. In quella zona dell’audiovisivo contemporaneo che sfrutta compiutamente l’immediatezza e la facilità dell’immagine digitale e la musica ed il suono come filo rosso attraverso il quale comporre il montaggio.

PTA pare divertirsi nel non badare per una volta almeno a rendere ogni minimo elemento dell’inquadratura parte coerente di un tutto. Alleggerito della monumentalità della propria idea di cinema Anderson riesce a contagiare chi guarda d’una gioiosa e giocosa curiosità dello sguardo e dell’ascolto. Junun, che in lingua hindi significa “follia d’amore”, è pure l’omonimo titolo dell’album registrato e mixato da Nigel Godrich, prodotto da Greenwood, composto da Shye Ben Tzur e arrangiato da Ben Tzur e Greenwood e pubblicato dalla Nonesuch Records, rilasciato in concomitanza con la pubblicazione su MUBI in esclusiva mondiale del documentario in questione. Brindiamo dunque a questo tipo di sinergie artistiche e commerciali, capaci di sfruttare al meglio il potenziale del web.

Junun è stato presentato in anteprima mondiale al New York Film Festival e successivamente alla mondana ma assai poco mondana Festa del Cinema di Roma eternamente in cerca d’identità e costantemente in attesa di un decoroso, definitivo e auspicabile tramonto. •

Alessio Galbiati

 

 

JUNUN
Regia, fotografia, operatore: Paul Thomas Anderson
Montaggio: Andy Jurgensen
Post-production supervisor: Erica Frauman
Production manager: Pippa Robinson
Sound re-recording mixer: Christopher Scarabosio
Colorist: Gregg Garvin
Music editor, recording engineer: Sam Petts-Davies
Con: Ehtisham Khan Ajmeri, Gufran Ali, Shazib Ali, Sabir Bamami, Shye Ben-Tzur, Aamir Bhiyani, Soheb Bhiyani, Ajaj Damami, Nigel Godrich, Jonny Greenwood, Hazmat Hazmat, Afshana Khan, Asin Khan, Bhanwaru Khan, Chugge Khan, Dara Khan, Nihal Khan, Zaki Ali Qawwal, Zakir Ali Qawwal, Latif Qureshi, Narsi Lal Solanki, Nathu Lal Solanki, Razia Sultan
Digital intermediate: Modern VideoFilm
Produzione: Ghoulardi Film Company
Lingue: inglese, ebraico, hindi, urdu
Paese: USA
Anno: 2015
Durata: 54′

 

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