Luigi Pestalozza, un’appendice

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Sono soltanto i morti che diventano
Percettibili / ai vivi /
Tadeusz Kantor

 

23 febbraio 2017: Luigi Pestalozza ha lasciato noi e questa valle di lacrime. Nel mio ultimo articolo, Giacomo Manzoni e la sua musica superflua nel film Malina di Werner Schroeter, pubblicato da Rapporto Confidenziale il 20 febbraio, sono stato particolarmente critico nei suoi confronti. Ciò non toglie – ed è questo il bello della dialettica – che proprio l’ultima intervista (del 2016) a Pestalozza pubblicata sulla piattaforma YouTube, fosse anche il mio conclusivo suggerimento dopo lo scritto. Una lunga intervista, nella quale Pestalozza rievoca in modo potente gli anni dell’antifascismo, e quelli dell’immediata ricostruzione culturale del Dopoguerra. Che poi le cose siano cambiate in modo rovinoso, fino a giungere in quest’epoca di frammenti allo sbando, rottami di una cultura e di una nazione sparsi in residui che preservano scampoli di speranza allo stremo, è altra faccenda.

Pestalozza è stato – con tutti i suoi limiti – l’ultimo Critico Musicale Comunista. Ha creduto fino in fondo in un’idea. La coerenza, oggi rarissima, con i suoi sbagli e le sue sconfitte, va riconosciuta e rispettata.

Grazie a Luigi Pestalozza, per tutto quanto.

Dario Agazzi





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