Cover Boy. L’ultima rivoluzione > Carmine Amoroso

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articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero11, gennaio 2009, p.21, all’interno dello spaciale La romania vista dall’Italia. Una nuova versione, riveduta e corretta è stata pubblicata su Rapporto Confidenziale numero20, dicembre 2009, p.13.

Si veda anche (a cura di Alessio Galbiati) Conversazione con Carmine Amoroso, RC20, pp.7-11.

 

Cover Boy. L’ultima rivoluzione
di Alessio Galbiati

Ioan (Eduard Gabia) è un giovane ragazzo rumeno che, convinto dall’insistenza di un amico, decide di lasciare il suo paese alla ricerca di occupazione e futuro. Giungerà a Roma rendendosi ben presto conto che per lui non c’è nulla, né un lavoro, né un tetto sotto al quale dormire, né tanto meno alcuna umana pietà. Come lui tante altre persone di varie parti del mondo, migranti che cercano ogni notte una casa di fortuna; uno di questi luoghi è la stazione Termini, i suoi scantinati, dove si aggirano gli addetti alle pulizie che passano per cambiarsi e lavarsi alla fine dei turni. Qui incontrerà Michele (uno straordinario Luca Lionello) che, seppur dapprima scontroso e diffidente, si dimostrerà come la prima persona in grado di offrire un barlume di solidarietà al sempre più disorientato Ioan. Michele è un precario, anche lui ha lasciato la sua casa e la sua famiglia, per trasferirsi dall’Abruzzo a Roma in cerca della propria indipendenza, scontrandosi però con la dura realtà del mercato del lavoro italiano, fatto di occupazioni che durano pochissimo tempo e che non permettono di poter pianificare un futuro, ma soprattutto che gli rendono il presente un piccolo inferno sulla terra. Michele deciderà allora di sub-affittare il proprio piccolo appartamento a Ioan, tenendo all’oscuro del fatto la bisbetica padrona di casa (Luciana Littizzetto). A questo punto Ioan, per pagare le spese dell’affitto, entrerà nel circuito dei lavori in nero, lavori che nessun italiano farebbe per quelle cifre. Intanto Michele perderà il proprio posto di lavoro, ripiombando nella disoccupazione. Quando Ioan incontrerà casualmente una fotografa (Chiara Caselli) la sua vita cambierà bruscamente, e con la sua anche quella di Michele…

Michele e Ioan sono due facce della stessa medaglia, due figli di un Dio minore della nostra epoca; uno italiano e l’atro rumeno, accomunati dalla condizione sociale ed economica e stretti fra loro da un legame umano profondo, una fratellanza della quale gli stessi interessati non riusciranno fino in fondo a comprendere la natura.
Il personaggio interpretato da Luca Lionello è fra i più intensi del cinema italiano degli ultimi anni, complesso e profondo, ricco di sfaccettature inaspettate e recitato con una forza davvero sconcertante da uno dei migliori, e più sottovalutati, talenti del nostro paese (credo non sia casuale che un regista tanto esigente quanto maniacale come Mel Gibson lo abbia scelto per interpretare addirittura il ruolo di Giuda Iscariota nel suo kolossal The Passion). È nel rapporto paritario fra questi due esseri umani che il film riesce ad essere prossimo al capolavoro, mettendo in scena due caratteri pasoliniani, due figure letteralmente popolàri, due espressioni sincere della realtà sociale. La Roma raccontata da Amoroso, ed ottimamente fotografata da Paolo Ferrari, si compone di luoghi isolati e desolati, baracche e periferie, ed usa come paesaggio urbano – per questa terra degli ultimi – il quartiere romano del Mandrione, tanto caro a Pasolini (appunto) e Rossellini su tutti, ma anche a molto altro cinema italiano attento ai margini della società.
Ioan, il ragazzo rumeno, è descritto con empatica umanità, portatore in ogni attimo d’una dignità profonda che il regista si premura di narrarci attraverso lampi della sua memoria. Ioan perse il padre durante i giorni della rivoluzione rumena, in quel lontanissimo e dimenticato 1989 che trasfigurò la Romania in un lasso di tempo brevissimo lasciandola in fine in uno stato di dissesto sociale e finanziario fra i più feroci e preoccupanti del nostro continente. La memoria di Ioan è popolata dal processo sommario e dall’esecuzione in diretta televisiva di Nicolae Ceauşescu, dalle bandiere bucate simbolo della rivoluzione e dalla morte del padre per mano di una folla fuori controllo. Il regista tratteggia un passato per questo immigrato, comprendendo che la categoria sociale oggetto delle sue attenzioni può essere compresa solo se collocata in un contesto di provenienza, perché solo in quel luogo d’origine trovano risposta i comportamenti che egli esprimerà nel paese che ostilmente lo ospita. Solo nella comprensione dei luoghi di origine possiamo comprendere il valore della parola ‘dignità’, Amoroso questo lo comprende ed in questo produce lo scarto fra il suo cinema e quello del tanto (troppo) pietismo compassionevole, di tanto (troppo) cinema italiano.

L’opera seconda di Carmine Amoroso (bellissimo il suo esordio del 2006, Come mi vuoi, una commedia intelligente sui tabù sessuali d’un poliziotto conformista, in cui un insolito Enrico Lo Verso – nei panni di un travestito – faceva scoppiare la coppia Cassel-Bellucci) ha avuto una genesi piuttosto tribolata, non dissimile dalle difficoltà dei suoi protagonisti. Nel maggio del 2002 ottenne un finanziamento statale essendo rientrato fra i titoli di Interesse Culturale Nazionale, finanziamento che venne sospeso retroattivamente dalla famigerata legge Urbani del 2004; in pratica il budget venne ridimensionato del 75% a lavori iniziati, costringendo l’intero gruppo di lavoro a prestare la propria professionalità a titolo praticamente gratuito pur di portare a termine l’opera. La sceneggiatura (scritta dallo stesso Amoroso insieme a Filippo Ascione) ha subito modifiche continue a causa delle ristrettezze economiche e forse proprio per queste difficoltà materiali ha trovato quella pulizia della narrazione che contraddistingue l’opera.
Cover Boy è un film importante anche dal punto di vista dell’innovazione tecnologica, è stato infatti il primo film italiano ad aver utilizzato il formato digitale HDV. Fu così terminato nel settembre 2006 e presentato in anteprima alla prima edizione del Festival di Roma. Dopo aver partecipato a più di quaranta festival in giro per il mondo, e dopo aver ottenuto un gran numero di premi e riconoscimenti (a giugno 2009 è pure stato distribuito a Taiwan), il film è finalmente giunto nelle sale il 21 marzo 2008, anche se in pochissime città e con altrettante poche copie.

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Cover Boy. L’ultima rivoluzione (Italia/2006)
Regia: Carmine Amoroso; soggetto: Carmine Amoroso; sceneggiatura: Carmine Amoroso, Filippo Ascione; fotografia: Paolo Ferrari; montaggio: Luca Manes; musiche: Marco Falagiani e Okapi; scenografia: Maria Adele Cont; costumi: Alessandro Bentivegna; interpreti: Eduard Gabia (Ioan), Luca Lionello (Michele), Chiara Caselli, Francesco Dominedo, Gabriel Spahiou, Luciana Littizzetto; prodotto da: Prodotto da Augusto Allegra, Giuliana Gamba, Arturo Paglia; delegato di produzione: Massimo Monachini; produzione: Filand s.r.l.; produzione esecutiva: Isabella Cocuzza per Paco Cinematografica; origine: Italia 2006; durata: 97’.

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