Mario Verger

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Blobcartoon (1993)

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero23 (marzo 2010), pagg. 14-25

Moana, Wojtyła, Ghezzi, Giusti, Andreotti, Milingo, Fellini, l’animazione, il cinema, la TV, la storia, il disegno e… Gesù. Conversazione con Mario Verger.

a cura di Roberto Rippa e Alessio Galbiati

Mario Verger è un animatore e storico dell’animazione italiana. Autore di numerose opere animate dedicate a personaggi del costume, della politica e della storia italiana come Ambra Angiolini, Moana Pozzi e Giulio Andreotti, si è cimentato anche – fra le molte sue attività – in un’opera sulla tratta delle prostitute nigeriane, un trailer per il film di Carlo Verdone Grande, grosso e Verdone. Collaboratore da lungo tempo di Marco Giusti e Enrico Ghezzi, e quindi di Blob e Fuori Orario di Raitre, ha recentemente realizzato un ironico video di animazione per i 20 anni della prima trasmissione, in cui ha trasformato Enrico Ghezzi in numerosi personaggi reali e di fantasia. Dal punto di vista della storia dell’animazione, ha scritto articoli sui principali autori italiani come Gibba, Kremos, Giuliano Cenci, che spesso ha intervistato in esclusiva. Collaboratore di lungo corso di Cinemino e Rapporto Confidenziale, ha scritto un ricco volume dal titolo Mario Verger – An Italian Original che riporta testimonianze sui pionieri dell’animazione italiana, commenti sugli anime giapponesi e molto altro. Lo abbiamo intervistato in occasione della pubblicazione sulla CINETECA di Rapporto Confidenziale del suo Pasolini requiem, un film di animazione realizzato con una tecnica innovativa in occasione del trentennale della scomparsa del regista, scrittore, poeta friulano.

RR: Alcune fonti dicono che la tua passione per il disegno si sia manifestata sui banchi del liceo quando hai creato una tua versione di Lupin III, altre ti vogliono scoperto giovanissimo da Fellini. Com’è andata?

Mario Verger: Io ho avuto la predisposizione per il cinema d’animazione praticamente da quando sono nato. Ai tempi del liceo già avevo realizzato moltissime celluloidi e compiuto diversi esperimenti girati in 16 mm. Volendo passare al 35mm, realizzai un omaggio ad uno dei miei personaggi preferiti, tanto per variare fra una tecnica colta come la pittura su pellicola e un cartoon seriale di qualità: Lupin III. Qualche anno prima, la mia professoressa di pittura Leila Lazzaro mi aveva presentato Federico Fellini, il quale rimase molto stupito del fatto che un ragazzino conoscesse il suo primo film in assoluto: Hello Jeep!, un cartone animato da lui realizzato durante la liberazione degli Americani.
Lo stesso pomeriggio Fellini mi portò a visitare i Cinecittà Studios, mettendomi dopo poco in contatto con due sue vecchie conoscenze, le quali avevano in gioventù collaborato al mitico cartoon bellico: Kremos (il grande Niso Ramponi) e Gibba in assoluto il pioniere dall’animazione italiana classica. Ma tornando a poco prima della maturità, marinavo anche le lezioni per lavorare alle animazioni de Il Mondo di Quark di Piero Angela per il bravissimo Italo Burrascano, e nel frattempo portando a completamento Planet 0 – Tribute to Lupin III. Il filmato, stampato poi col controtipo a Cinecittà, venne molto apprezzato da Luca Raffaelli – un esperto di levatura internazionale già molto famoso all’epoca – il quale lo promosse al Festival Internazionale di Lucca, dove raccolse l’attenzione di due critici famosi del settore: Luca Boschi e Federico Fiecconi. A Lucca mi ritrovai in concorso con due grandi dell’animazione contemporanea quali Bruno Bozzetto e Guido Manuli.

Planet 0 - Tribute to Lupin III

RR: Una passione nata molto presto, quindi. Da dove è partita, dal fumetto? So che sei un grande estimatore del lavoro dei pionieri dell’animazione italiana come Niso Ramponi, Gibba, Piccardo, Bozzetto, Pagot…

Mario Verger: Sin da ragazzino conobbi personalmente ciascun pioniere dell’animazione classica i quali mi presero in simpatia dicendo che avevo, specie per la mia giovane età, delle qualità innate per il cinema d’animazione; fra questi il grande Benito Jacovitti, uno dei miei maestri in assoluto, Gibba, il vero capostipite dell’animazione italiana, Kremos che sentivo telefonicamente tutte le settimane, la figlia di Luigi Liberio, Luciana Pensuti moglie di Vittorio Cossio e lo straordinario Toni Pagot; e poi in seguito Bruno Bozzetto, Osvaldo Piccardo, Giulio Cingoli, Sergio Minuti, Osvaldo Cavandoli, come ancora i pionieri sperimentali Bruno Munari, Luca Patella e Luigi Veronesi. In altre parole, mi sono formato sul tramonto del primo secolo del cinema di animazione, apprendendo le tecniche tradizionali da questi straordinari maestri i quali mi hanno accolto veramente come un familiare. In questi 25 anni li ho conosciuti tutti…

RR: Ancora prima di iscriverti all’Accademia di Belle Arti sei già impegnatissimo professionalmente… avevi fatto anche un video per i Tiromancino. Risale sempre a quel periodo il tuo incontro con Elio Gagliardo della Corona cinematografica?

Mario Verger: Appena ventenne, avendo già avuto con Planet 0 un’iniziazione col 35 mm, non ero assolutamente intenzionato a tornare indietro e per questo telefonai, dietro consiglio di Giorgio Castrovillari – assistente di Pino Zac, alla Corona Cinematografica, la quale aveva prodotto nel passato centinaia di documentari e cortometraggi in animazione. Nella società, dopo la scomparsa del prof. Ezio Gagliardo avvenuta una quindicina di anni prima, erano rimasti soltanto gli altri due fratelli Fulvio ed Elio. Gagliardo mi disse di passarlo a trovare e gli proposi una versione de “Il gigante egoista” di Oscar Wilde. Ma iniziò da subito a cambiare la trama attualizzandola. Poiché mi proponeva di realizzare un documentario animato abbastanza modernizzato e preferendo io lo stile classico, abbandonai momentaneamente l’idea…
Nel frattempo era stato formato un gruppo, i Tyromancino (poi Tiromancino) e la loro agente, o una loro amica… mi pare si chiamasse Federica Carosi… mi chiese se avrei potuto realizzare le animazioni per il loro primo videoclip. Ci incontrammo inizialmente all’elegantissima sala Corsetti all’Eur col bravissimo musicista Federico Zampaglione ed il suo gruppo per definire l’idea animata riguardante il loro disco d’esordio: Cappuccetto Rosso, una rarità per gli appassionati di musica le cui animazioni girai allo studio di Nico Spano, un professionista che in passato si era occupato di numerosi filmati scientifici.
Tornando pochi mesi dopo dal produttore Gagliardo, feci presente d’essere intenzionato definitivamente a realizzare il documentario, e fu proprio grazie a lui che iniziai a poter portare a termine una certa durata di animazione: totalmente da solo in pochi mesi realizzai ben 12 minuti di animazione, celluloidi e coloriture comprese, girato interamente su pellicola, ma per la copia definitiva sonora dovetti attendere il trascorrere dell’estate, trovando un bravissimo doppiatore, figlio d’arte, che prestò la voce al protagonista: Matteo Gazzolo.
Lì in breve tempo feci moltissima esperienza: c’erano diversi collaboratori e un reparto animazione che a Gagliardo ricordava la sua giovinezza di un trentennio addietro ai tempi di Gibba; alcuni di loro erano proprio quelli di allora: fra questi ricordo i simpaticissimi e bravi operatori cinematografici Stefano Aimo e Franco Zambelli, il quale mi fece negli anni a seguire più volte da assistente alla Verticale. In quel tempo ebbi occasione di visionare in moviola gran parte dell’intera produzione Corona degli ultimi cinquant’anni, Cinegiornali Panorama e Cinemondo compresi, e tutti i cortometraggi da quelli italiani sino alla produzione Gagliardo delle Favole Europee.
Lavorando quasi quotidianamente dai Gagliardo, spesso mi chiamavano anche come aiuto operatore per gli ultimi Cinegiornali Corona, tanto che assieme a Aimo e Zambelli ne girammo diversi, fra i quali i servizi e interviste all’Onorevole Andreotti, ad Alberto Sordi, a Franchi e Ingrassia, a Bruno Vespa, a Corrado. Proprio quest’ultimo, sapendo che realizzavo cartoni animati, mi chiamò poco tempo dopo per realizzare gli stacchetti animati del programma La Corrida.
Nel frattempo vinsi, con L’egoista Buono prodotto dalla Corona, il Nastro D’Argento ed un gran numero di altri riconoscimenti.

RR: Molti anni prima del tuo incontro con Moana Pozzi, di cui parleremo in seguito, e dei due lavori realizzati per lei su sua richiesta, collabori con Franco Lo Cascio, il Luca Damiano del porno, per le animazioni di un film sulla carta ambizioso, Le avventure erotiX di Cappuccetto rosso. Marco Giusti ne scrive sul suo Stracult, affermando che “avresti strappato tutti i disegni” realizzati per il film. Come nacque questa collaborazione?

Mario Verger: Conobbi per caso, proprio durante la collaborazione con Corrado Mantoni, il grande re del porno: avevo lavorato da poco ai titoli di Erotic Dreams of Aladdin, un cult firmato da Joe D’Amato e Luca Damiano e quest’ultimo mi chiese di realizzare le parti animate per il suo nuovo film, un Kolossal nella storia del cinema hard, Le avventure ErotiX di Cappuccetto Rosso appunto, dove animai diverse sequenze con Barbarella. Del film ricordo anche altre star di allora: Karin Schubert, Babette e Chessy Moore… purtroppo non posso conservare tutte le migliaia di celluloidi che ho realizzato, ci vorrebbe un archivio pellicole… ma per ricordo conservo qualcosa di ogni lavoro, anche di queste esperienze “hard”…
Luca Damiano è veramente una persona eccezionale: la madre era la segretaria cinematografica di Vittorio De Sica e lui, semplicemente, è sempre stato solare prendendo il suo lavoro di regista porno col massimo dell’allegria: un maestro del genere!
Ma io avevo già lavorato ad alcuni episodi di animazione pornocomici della serie Cicciolina presenta i cartoni animati e ad un film semi serio di Lawrence Webber (ossia il regista di film porno e soft Lorenzo Onorati, ndr.) con una giovanissima Carmen di Pietro. C’era anni fa in progetto anche un revival de Il nano e la strega (film d’animazione del 1973 di Gibba, ndr.) con Eva Henger. Alla fine non se ne fece nulla.
Anni dopo rividi Luca Damiano per una versione porno di Marilyn con la sua nuova Lollipop ma poi non è andato in porto. Il suo vero nome era Federica Besesti, figlia e nipote d’arte, che ha perso prematuramente la vita. Era nel porno l’unica vera nuova star.

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RR: Com’è avvenuto l’incontro con Marco Giusti e Enrico Ghezzi che ha portato alla creazione della sigla di Blobcartoon?

Mario Verger: All’epoca frequentavo l’Accademia di Belle Arti col Prof. Giorgio Cegna, una persona a dir poco eccezionale, che mi ha permesso di esprimere al meglio il mio estro creativo col cinema d’animazione. Proprio in quell’epoca conobbi casualmente Marco Giusti, autore con Enrico Ghezzi di Blob, e gli chiesi informazioni riguardo uno dei miei film preferiti, I fratelli Dinamite dei fratelli Pagot. In quell’occasione portai con me Planet 0, il Lupin dipinto su pellicola per intenderci, che Giusti provò a programmare su Blob come primo cartone animato italiano. La cosa andò meglio di quanto si pensasse tanto che, entusiasta, mi comunicò che dai dati auditel aveva registrato ben 2 milioni e 500 mila telespettatori!
La cosa a lui piacque e mi fece un piccolo contratto per collaborare al recupero di alcuni film italiani antichi, relativamente ai quali si fece un intero programma dedicato a Gibba. E poi, con la medesima tecnica, mi produsse la sigla del suo programma Blobcartoon, un cult dell’animazione di RaiTre.
La Sigla di Blobcartoon, sempre dipinta a mano su pellicola, era un excursus tra i personaggi del fumetto e del cartoon, dalle origini sino ai tempi attuali, riproposta anche nei 50 anni Rai di animazione italiana.

RR: Passiamo adesso al cartone animato che ti ha lanciato: quello dedicato ad Ambra Angiolini.

Mario Verger: Sempre in quell’anno, un po’ per scherzo, portai nuovamente alla redazione di Blob i primi schizzi a matita dedicati alla giovanissima minidiva di Non è la Rai Ambra Angiolini, che suscitarono interesse e curiosità, vista l’innovazione, sia in Giusti che in Ghezzi. Dopo le vacanze, Giusti mi diede il via libera per realizzare un intero cartoon su Ambra di dieci minuti da programmare su Blob e Blobcartoon, e mi fece affiancare, nello sviluppo dell’idea, da Guaia Croce, una loro collaboratrice Rai (la quale ha recentemente promosso numerose iniziative sulla scia del bel libro da lei scritto: “Tutto il meglio di Carosello 1957-1977″, Einaudi Editore, ndr.). Lavorai applicando proprio la lezione appresa negli anni precedenti alla Corona, sotto la guida di Elio Gagliardo, ovvero adattare il cartoon tradizionale ai temi d’attualità.
La cosa era però piuttosto complicata, dato che lavoravo ancora in tradizionale e col 35 mm, era praticamente impossibile portarlo a completamento nei tempi stretti tipici della produzione televisiva. Verso natale realizzai uno sketch che fu messo in onda all’interno di Blob, Ambra e il patto col diavolo, basato sulle scenette in studio fra Ambra e il diavoletto di Riccardo Grandi, citazione che nel brano animato di Blob si trasformava in Gianni Boncompagni. Ricordo con piacere che il giorno dopo ne parlarono nientemeno che su Non è la Rai.
Lo sketch fece parlare molto di sé e nei mesi successivi uscirono un gran numero di articoli su di esso; su vari organi di stampa uscì la notizia che RaiTre stava lavorando alla preparazione di un intero cartoon su Ambra e la cosa non passò inosservata agli autori di Non è la Rai che in giugno, a pochi mesi dalla sua messa in onda, mi invitarono, grazie all’Ufficio Stampa Cristiana Munafò, negli studi Mediaset a conoscere personalmente Ambra in diretta televisiva, la quale presentò in anteprima un brano dando l’appuntamento sulle reti Rai per il cartoon completo… Conobbi anche Gianni Boncompagni e Irene Ghergo, simpaticissimi.
Visti i buoni riscontri che riscuoteva il mio cartoon ancor prima che uscisse, Giusti e Ghezzi, con a capo Angelo Guglielmi come direttore, decisero di proiettare Forever Ambra, in 35mm, nella sala proiezioni Rai di Viale Mazzini e lo lanciarono con una partecipatissima conferenza stampa. Il risultato furono una pioggia di articoli e ascolti.
Forever Ambra fu presentato anche al cinema in una manifestazione all’aperto presieduta dall’allora sindaco della capitale Francesco Rutelli, anch’egli presente nel cartone animato, che aveva visto e apprezzato in TV il cartoon. Venne poi riproposto nel revival del 2001 di Non era la Rai e, innumerevoli volte, fra il materiale d’archivio trasmetto sulle reti Rai e Mediaset.
Forever Ambra divenne un classico degli anni ’90, l’archetipo di tutti in nuovi cartoon di successo targati Rai.

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RR: A questo punto incontri Moana Pozzi, con la quale hai lavorato a ben due cartoon…

Mario Verger: Questi progetti sono nati per caso. Mentre era in lavorazione Forever Ambra, una giornalista Rai che stava scrivendo la prima biografia su Moana, Noa Bonetti, mi invitò un pomeriggio al Babington’s a Piazza di Spagna (storico Tea Room della capitale, ndr.) per conoscere la persona su cui stava scrivendo un libro. Al momento non sapevo chi fosse, ma quando mi venne presentata non ci misi molto a riconoscere in lei la “Divina Moana”. Lei, all’epoca reduce dal Partito dell’Amore e spesso ospite in programmi televisivi, era diventata un vero e proprio personaggio per “famiglie”. Non si dava nessun aria, né voleva apparire la maggiorata che era. Il suo era un viso quasi “acqua e sapone”. Portai, come al solito, la mia valigetta da cartoonist, con tutto l’occorrente per il disegno, reggette e matite dermografiche comprese, e cominciai a disegnarla in versione cartoon.
In poco tempo, feci quasi 100 bozzetti davanti a lei, praticamente un record. Lei però voleva un cartoon più soft e disneyano, in cui sembrasse più bambina, ci teneva a specificare che le sarebbe piaciuto diventare una specie di Alice nel paese delle meraviglie.
Realizzai quindi alcune celluloidi presso gli stabilimenti cinematografici Corona, ispirati proprio alle “volontà” di Moana, ma senza ultimarli.
Mesi dopo tutti i giornali parlarono della prematura scomparsa di Moana e Marco Giusti, che con l’artista Paolo Canevari e la gallerista Stefania Miscetti stavano programmando una mostra al Palazzo delle Esposizioni dedicata all’animazione sperimentale, mi propose di partecipare con un nuovo soggetto ispirato proprio a Moana.
Avendo pochissimo tempo a disposizione, non pensai al lavoro iniziato con Moana che giaceva alla Corona ancora incompiuto, recuperai invece degli spezzoni dai migliori film hard della diva e, sulla scia di Planet 0 e della sigla di Blobcartoon escogitai, per variare, un nuovo procedimento che consisteva nello scolorire e ricolorare la pellicola attraverso diversi interventi. Consegnai il film il giorno prima dell’apertura della mostra. Ricordo benissimo che la rassegna al Palazzo delle Esposizioni iniziò con un certo ritardo in quanto Giusti dovette “camuffare” in video le parti troppo hard del mio lavoro, ma soprattutto perché il nuovo cartoon sperimentale sarebbe stato trasmesso, proprio quello stesso giorno, all’interno della notte di Fuori Orario.
I Remember Moana, quella notte, si rivelò un successo, tanto che lo ripresero più volte e in più occasioni e vinse persino una menzione speciale in una manifestazione negli Stati Uniti. L’anno seguente la biografia di Moana fu ultimata e Noa Bonetti mi invitò alla presentazione-buffet del suo libro. Sapendo che avevo realizzando questo nuovo cartoon, la giornalista pensava si trattasse di quello realizzato insieme a Moana… e invece ne avevo già fatti due! Volle guardarlo e, dopo averlo visionato, reputò che era effettivamente troppo “forte” e mi propose di recuperare il precedente, l’originale in altre parole. E così, rimettendo a posto alcune particolari, colorai le celluloidi e le girai alla Corona, tanto che dopo due settimane venne presentato ufficialmente Moanaland, trasmesso su Raidue ed il giorno successivo su Raitre.
Anche anni dopo, quando vennero fatte a più riprese puntate monografiche su Moana Pozzi, ormai entrata nella leggenda, ne ripresero più volte brani e spezzoni… Blob, Stracult e Chi l’ha visto? in Rai, come pure diversi programmi Mediaset.
I due cartoon su Moana sono oggi presenti negli archivi Rai e concessi in utilizzo dall’azienda di viale Mazzini per cifre, mi dicono, piuttosto ingenti.
Per il decennale della scomparsa i due cartoon furono definitivamente restaurati e, grazie all’interessamento di Vladimir Luxuria, Moanaland fu presentato proprio il giorno del decennale dalla scomparsa della diva dell’hard in una grande serata commemorativa alla presenza di importanti registi, giornalisti, gente dello spettacolo e amici personali venuti a rendere omaggio a Moana Pozzi.
Moana è il mio angelo custode!

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RR: Il rapporto con Fuori Orario si fa sempre più stretto, tanto che programma i tuoi cartoon e trasmette l’anteprima di Lady, cartoon dedicato al tema della tratta delle donne nigeriane in Italia.

Mario Verger: Nel ’95 Giusti e Ghezzi, che all’epoca lavoravano ancora in coppia, programmarono all’interno di Fuori Orario una serie di speciali dedicati al cinema d’animazione. Ricordo che Marco Giusti dedicò un’intera puntata ai film di Pino Pascali realizzati con Sandro Lodolo e Niso Ramponi, una su Bruno Munari – con tanto di intervista inedita, una su Luigi Veronesi, ed infine un’intera puntata dedicata al sottoscritto!
In quell’occasione vennero riproposti diversi miei precedenti cartoon, e pure un’ampia anticipazione in anteprima assoluta del mio nuovo film d’animazione, il mio primo mediometraggio realizzato in 35mm con ben quattro piste separate e unificate nel Dolby Stereo Surround. L’episodio in questione era tratto dal film Lady, un progetto dedicato alla tratta delle prostitute nigeriane in Italia, che ha come protagonista Tina, una giovane ragazza che alla fine della storia riuscirà a liberarsi dalla schiavitù impostale da quel mondo di sopraffazione. Di Lady si parlò moltissimo anche nei più accreditati festival internazionali di animazione e non, tanto che diversi registi “dal vero”, presenti durante le varie proiezioni, ne trassero ispirazione per i loro successivi lavori. Matteo Garrone, il regista di Gomorra, trasse ispirazione producendo l’anno dopo proprio un film su questo soggetto (il riferimento è all’episodio Silhouette, il primo dei tre che compongono il film Terra di mezzo, diretto da Matteo Garrone nel 1996, ndr.), come pure diversi altri registi quali ad esempio i romani Manetti Bros… la cosa proseguì per tutto il decennio successivo.
Lady è rimasto in assoluto un mediometraggio dalle moltissime innovazioni sul piano tecnico e artistico, a detta di molti un cult dell’animazione anni ’90. Venne presentato in anteprima anche al primo Festival diretto da Luca Raffaelli, per me la soddisfazione più grande.

RR: E il cartoon sull’allora esorcista Milingo come è nato?

Mario Verger: Nel frattempo, fuori dalla Rai, conobbi il famoso esorcista: l’arcivescovo africano Emmanuel Milingo. Avendo da poco realizzato un CD musicale, gli proposi di integrare il video con delle animazioni. Lui ne fu molto contento e tornai una settimana dopo col suo personaggio in versione animata. Milingo mi diede gli spartiti delle sue canzoni e come traduttrice delle parole mi presentò una sua parente che conosceva l’italiano. Nel frattempo mi fidanzai con la ragazza, suscitando lo stupore dell’anziano arcivescovo dello Zambia e per questo inizia a frequentare assiduamente casa sua, per pranzi e cene, sempre in occasioni private, sempre in situazione assolutamente divertenti. Mons. Milingo era di una simpatia unica. Nel frattempo realizzai tutta una serie di cartoon da aggiungere al videoclip principale, Gubudu Gibudu, che divennero praticamente un nuovo cartone animato, il mio secondo mediometraggio per intenderci, stavolta realizzato a tecnica mista e riproposto in cassetta e in DVD.
Anche di Milingo the Spirit of Africa, se ne parlò moltissimo: raccolse l’attenzione di tutti i principali Tg Rai e Mediaset tanto che venne pubblicato pure su tutti i principali periodici e quotidiani; tutto questo capitò tre anni prima dello scandalo planetario suscitato dal matrimonio di Milingo con Maria Sung all’interno della setta del reverendo Moon.
Quando mi lasciai con la ragazza nipote del Monsignore, il capitolo della mia vita legato a “Milingo” si chiuse definitivamente. Pur non vedendolo da oltre un decennio ne conservo un ricordo positivo, quello di una persona eccezionale, dotata di una grandissima umanità e di una prorompente simpatia.

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RR: Quindi torni all’animazione classica con un nuovo mediometraggio.

Mario Verger: La Corona nel frattempo, visto l’età raggiunta dai due fratelli Gagliardo era entrata in liquidazione e la società si era sciolta.
Come produzione Corona chiesi ai Gagliardo se potevamo proporre un ultimo cartone animato prima della chiusura della società divenuta Gagliardo Edizioni. A quell’epoca guadagnavo abbastanza bene e chiesi di mettermi a disposizione unicamente Verticale e forniture, al resto avrei provveduto autonomamente di tasca mia.
Durante la lavorazione di alcune animazioni per Ciao Darwin, il programma Mediaset di Paolo Bonolis, realizzai il mediometraggio ispirato al romanzo di G.C. Croce utilizzando le voci di alcuni famosi doppiatori. Alina Moradei, ovvero la voce di Angela Lansbury ne La signora in giallo, Fabrizio Mazzotta e Matteo Gazzolo. Recuperai inoltre un vecchio doppiaggio di Luciana Pensuti da adattare al protagonista principale.
In un indimenticabile incontro avvenuto con l’avv. Fiorella Domeneghini, figlia del grande pioniere italiano Anton Gino Domeneghini, e persona a dir poco eccezionale, su suo suggerimento cambia il titolo dell’opera in: Cacasenno il piccolo grande Eroe.
Al film collaborarono inoltre alcuni figli dei vari pionieri italiani, Pensuti, Amadoro e Cerchio, ma la soddisfazione maggiore è che ebbi l’onore di avere nel mio film nientemeno che il grande Gibba, che si occupò artisticamente di tutta la parte relativa ai background, come si dice oggi, e lo stesso Elio Gagliardo alla supervisione.
Cacasenno il piccolo grande Eroe fu accolto molto favorevolmente al Festival di Torino; all’anteprima furono presenti parecchi critici cinematografici, fra i quali Steve Della Casa e Gianni Rondolino.

RR: Durante il Giubileo al Meeting dell’Animazione di Roma hai fatto parte della giuria… sei stato il vice presidente del maestro russo Jurij Borisovič Norštejn!

Mario Verger: Camillo D’Alessandro mi chiamò proprio per l’edizione del Giubileo del MatitaFilmFestival. In quella memorabile occasione ricoprii la carica di vice presidente in giuria affiancando il Presidente Jurij Norstein, ed ad altri esperti di calibro internazionale quali Phil Mulloy, il famosissimo artista anglosassone, Jayne Pilling, esperta di fama internazionale. Vi erano inoltre Maureen Selwood in rappresentanza del Cal Arts (California Institute of the Arts), prestigiosa scuola di animazione fondata nel ’61 da Walt e Roy Disney, Maria Vasilkovsky, americana di origine russa allieva della celebre artista americana del National Film Board, e Caroline Leaf, autrice di straordinari filmati di pittura su vetro.
E’ stata una soddisfazione unica poter stare accanto e conoscere il celebre animatore sovietico Jurij Norstein, unanimemente riconosciuto come il Maestro dell’animazione All Time.
In quell’occasione, promossi la prima retrospettiva dei film astratti di Bruno Munari e Marcello Piccardo, inoltre venne riproposto dopo trent’anni di silenzio Il nano e la strega di Gibba.
Durante quella straordinaria settimana, la simpatica e brava regista Samira Guadagnuolo realizzò alcuni speciali televisivi con le interviste biografiche ai diversi autori e la puntata che mi riguardava raccoglieva proprio l’intervista a Norstein e la mia!

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RR: Il cartoon su Andreotti fece scalpore o sbaglio?

Mario Verger: Fu un vero e proprio caso. Si trattava di un cartoon realizzato come videoclip per il brano Giulio Andreotti di Francesco Baccini, lo presentai al Festival Internazionale del Cinema d’Animazione Castelli Animati di Luca Raffaelli alla presenza di Paul McCartney, il cantante dei Beatles!
Prima ancora della proiezione, Giulio Andreotti andò in diretta sul Tg1 sin dai titoli d’apertura, come anche sui principali Tg Mediaset. Divenne un caso nazionale!
L’Onorevole Andreotti mi mandò una lettera che conservo fra i miei ricordi, mentre mesi dopo Rai Tre se ne interessò presentandolo nel il programma di politica TeleCamere di Anna La Rosa, alla presenza divertita del Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini.
Oltre a ciò il cartoon Andreotti sulla canzone di Baccini costituì, come per Milingo, un’ottima idea per i videoclip musicali in animazione tradizionale, tanto che diversi altri autori ne produssero in seguito di diversi su altri personaggi.

RR: Hai realizzato anche Wojtyla, il primo cartone animato sul Papa.

Mario Verger: L’idea del videoclip animato a tecnica mista dal CD musicale di Milingo, prodotto da Aldo Azzaro, fece probabilmente venire in mente al suo amico Stefano Corato di provare a promuovere Giovanni Paolo II in versione musical.
Pensando che per me la cosa si esaurisse con Milingo cartoon, volli tentare la medesima operazione con la versione animata di Papa Wojtyla, realizzando il nuovo videoclip tratto dal filmato d’animazione in tradizionale 35mm, dove nientemeno in simbiosi col labiale della voce autentica del Papa, egli rievoca tutta la sua vita in preghiera, dagli inizi al Giubileo.
Il film fu presentato sempre a Castelli Animati e, contrariamente a ciò che si pensava riguardo a un soggetto troppo conosciuto, si rivelò un successo enorme: tutti i Tg Nazionali ne parlarono, come pure molti internazionali; la rassegna stampa fu incredibile, vi furono articoli praticamente in tutto il mondo. Il caso volle che Giovanni Paolo II fosse in poltrona a vedere l’edizione del Tg1 in cui passarono degli estratti, all’interno di un servizio curato dal vaticanista Gianni Maritati, fra le altre cose esperto di cartoon. In seguito ebbi occasione di farmi dire ciò dalla viva voce dal suo segretario personale Mons. Dziwisz, il quale provvide a farmi mandare un attestato vaticano di riconoscimento.
Il primo cartoon della storia su un Papa fu molto apprezzato anche in Vaticano, tanto che la Cineteca Vaticana ne custodisce una copia originale in 35 mm.
Sembrava però impossibile incontrare Papa Wojtyla personalmente e, quasi per miracolo, dopo due anni di richieste mi accordarono di incontrarlo in Udienza. Quella mattina ero assieme all’attrice Claudia Koll e al noto predicatore di Radio Maria Padre Livio Fanzaga, ma l’incontro, a causa di un malore, sembrava essere stato annullato… E invece…
In quell’incredibile udienza, all’epoca ridotte ai minimi per via delle precarie condizioni di salute dell’anziano Pontefice, riuscii ad incontrarlo personalmente ed a ricevere la benedizione al mio lavoro nientemeno che da Sua Santità Giovanni Paolo II.
Ma il cartoon sul Papa fu davvero particolare, e un anno e mezzo dopo, il giorno dei funerali del Pontefice, quand’ero proprio negli alti palazzi vaticani per le interviste, vedendo dall’alto una fila oceanica di 50.000 persone, mi chiamò Enrico Ghezzi per acquistare il cartoon: la Rai lo trasmise per intero. Ghezzi per l’occasione promosse un Fuori Orario memorabile con tutti i Papi “filmati” della storia, e il mio cartoon, da lui presentato con la voce fuori sincrono, venne programmato assieme agli omaggi di Ermanno Olmi, Michelangelo Antonioni e Roberto Rossellini.

RR: Dal Papa a Berlusconi il passo pare lungo…

Mario Verger: Decisamente. Il cartoon su Berlusconi risale al 2002 ma venne trasmesso dalla Rai solo nel 2004. Era sulla falsariga dell’idea di Andreotti, ma molto differente nella confezione. Venne presentato in anteprima al Festival di Raffaelli (Castelli Animati, ndr), e poi ricevette il primo premio al Festival di Salerno (Cartoon on the Bay, ndr), ex aequo con la famosa cantante Jennifer Lopez, oltre che molti articoli sulla stampa nazionale. L’anno dopo, programmato su Blob, ottenne ascolti record e venne replicato più volte sui canali satellitari. Anche il sito nazionale di Forza Italia da anni lo ha inserito come una “chicca” sul Presidente, tanto che durante la nuova campagna elettorale del 2006 i forzisti realizzarono persino uno spot animato ispirato al mio personaggio… Insomma, le mie idee sono servite a farne delle piccole “mode” nel linguaggio del cinema d’animazione contemporaneo: dalla cruda realtà attuale delle nigeriane in strada ai videoclip musicali a cartoni animati; dal primo film sul Papa, da cui gli spagnoli ne hanno tratto uno special, e in Corea un film a lungometraggio sul pontefice (ovviamente ci si conosce direttamente e non, un po’ tutti nell’ambiente) fino all’idea della campagna elettorale con diversi manifesti dei vari partiti con disegni in cartoon. Io però, cartoonisticamente parlando, nel 2006 diedi il mio appoggio a Valentina Valenti la quale si candidò con Vittorio Cecchi Gori, trasformandoli entrambi in cartone animato. Valentina, avvocato e presidente di un’associazione a favore dei disabili, la conosco fin dai tempi dell’asilo. Sono oltre vent’anni che, a seguito di una capriola a scuola, è rimasta tetraplegica.
Berluscomic venne eletto cartoon dell’anno e ha fatto, come si dice oggi, “tendenza”. E’ presente nei libri di Filippo Ceccarelli de La Stampa, Marco Travaglio ne ha tratto ispirazione per il suo libro Le Berluscomiche, mentre Beppe Grillo lo ha inserito nel suo blog.

RR: Oltre a realizzare cartoon e animazioni, fra le molte cose di cui ti occupi c’è pure la critica e del linguaggio del cinema di animazione

Mario Verger: E’ un altro argomento che mi interessa. Premettendo che per titoli, e non per altro, ho ottenuto la docenza universitaria – pur con contratti discontinui, ho trovato più facilità nell’insegnamento di Mass Media e di Tecniche Multimediali presso l’Accademia di Belle Arti, entro la quale in questi anni ho insegnato in varie città italiane.
Questa è, per quanto secondaria, un’altra mia passione: raccogliendo sin da ragazzino le confidenze dei capostipiti dell’animazione italiana ho scritto un volume immenso di notizie ancora inedite che non ho portato ancora definitivamente alle stampe.
Chiara Magri, Direttrice del Dipartimento della Scuola Nazionale di Cinema a Torino e Segretario per molti anni di Asifa Italia, mi mise a disposizione una rubrica dedicata all’animazione sul loro notiziario, rubrica nella quale ho scritto di Pensuti, Fellini e Kremos, Gibba, ecc, e mi ha chiamato per due annate consecutive ai suoi indimenticabili “Incontri Arte Animazione” che la nota studiosa di cinema teneva alla GAM (Galleria di Arte Moderna) per presentare retrospettive suoi pionieri dell’animazione italiana. Collaborai in seguito, anche se vi figura solo l’intervento critico, al libro sul restauro de I Fratelli Dinamite; come anche sulla rivista della Scuola Nazionale di Cinema Bianco & Nero, apparve uno studio completo su La Rosa di Bagdad all’indomani del restauro. Poi c’è, come sapete, la collaborazione con Cinemino che, grazie a te Roberto, mi ha permesso di ricevere attestati di apprezzamento da lettori di ogni continente specie per gli articoli riguardanti Un burattino di nome Pinocchio i quali si avvalgono dell’introduzione del Premio Oscar Carlo Rambaldi. In seguito ho scritto con più persone il libro con DVD Grandi Corti d’Autore, presentato al Festival di Venezia. Attualmente collaboro alla realizzazione di un nuovo volume con esperti italiani e canadesi di levatura internazionale.
E’ piaciuto molto inoltre lo studio scientifico che ho svolto sul primo cartoon di Federico Fellini Hello Jeep!, pubblicato sulla prestigiosa rivista di studi felliniani, Fellini Amarcord, diretta da Woody Allen (M. Verger, Il mistero del cartone scomparso: la vera storia di Hallo Jeep! / Hallo Jeep! The Mystery of the Missing Cartoon in Fellini-Amarcord. Rivista di studi felliniani, n. 3-4, dicembre 2005, ndr).

RR: Nella tua carriera ci sono anche lavori meno compositi, più brevi…

Mario Verger: Per il trentennale della scomparsa di Pasolini, alla fine del 2005, presentai ai Castelli Animati un trailer con vari brani; con successo rimbalzò sulla Stampa e Tg nazionali un brano dell’omicidio Pasolini a cartoni animati. Sempre nel trailer era presente un breve sketch mandato in onda dalla Rai su Totò e Ninetto Davoli che piacque molto agli intenditori del cinema d’animazione contemporaneo.
Sempre come lavori meno impegnativi, realizzai lo spot su Sanremo 2007 con protagonisti Pippo Baudo, Michelle Hunziker e, di controcampo, Piero Chiambretti e Sylvie Lubamba (una mia carissima amica reduce dal successo di La7 con Markette), una “scheggia” animata annoverata fra gli appassionati soprattutto della simpaticissima showgirl. Anche Baudo in quel periodo, ripropose a Domenica In, ospite Ambra, un brano del cartone animato.
Viva Verdone del 2008 fu il trailer animato del film Grande Grosso e Verdone. Grazie al simpaticissimo Massimo Marino, presente nel film con Claudia Gerini, seppi che l’attore e regista si era divertito molto nel vedersi su Blob in questa trasformazione animata musicale.
Ma questi ovviamente sono cartoon televisivi abbastanza brevi nell’ambito degli spot, sigle e trailer, molto diversi per linguaggio più serio del cinema d’animazione a soggetto che ho realizzato.

RR: Ultimamente hai realizzato ultimamente il cartoon Hello Ghezzy! per il ventennale di Blob (v. articolo su RC).

Mario Verger: Nell’aprile 2009, finalmente, un mio nuovo cartoon completo torna sui teleschermi Rai per un giorno davvero d’eccezione: il ventennale di Blob (1989-2009); la realizzazione effettiva durò qualche mese, ma riuscì ad andare in onda completamente, addirittura titoli d’apertura e chiusura compresi, nientemeno che all’interno della puntata d’apertura della settimana del ventennale di uno dei più importanti programmi della televisione italiana. Realizzato anch’esso in 35 mm, si avvale della prestigiosa collaborazione nell’idea dei titoli di testa del figlio di Salvador Dalì, José Van Roy Dalì, una persona straordinaria che conobbi qualche anno prima, la quale mi fornì un’idea geniale che solo il figlio del grande pittore spagnolo poteva avere: tutta una trasformazione in versione surrealista ispirata ai film che Buñuel realizzò assieme a suo padre. E poi il cartone animato con tutt’altro stile: un intero Blob con Enrico Ghezzi in cartoon come protagonista, alle prese con Vittorio Sgarbi, Giuliano Ferrara, Sabina Guzzanti e tanti altri personaggi della TV italiana: il ventennale di Blob ebbe veramente il successo sperato: 10 milioni di telespettatori!

MV_Hallo Ghezzi!01

RR: Il tuo ultimo lavoro è un intero cortometraggio d’animazione sperimentale su Pasolini, quello che Rapporto Confidenziale ha reso disponibile per la visione sulla CINETECA ed ovviamente sul sito.

Mario Verger: Sì, l’idea era presa da quella del Trentennale. Come accennato avevo fatto diversi brani con stili differenti ma pensando che quello ispirato all’episodio trasmesso su RaiTre e sui canali satellitari quali RaiNews 24 e RaiFurtura fosse senz’altro lo stile più azzeccato, buttai tutto il restante decidendo definitivamente per un unico stile e rifacendolo interamente daccapo. Lo realizzai nei ritagli di tempo, ma per darvi un’idea, l’operazione è stata talmente complessa che per realizzare quel cortometraggio mi ci sono voluti quasi quattro anni di fatica, o se si vogliono radunare le ore, penso oltre un anno di intenso impegno, con diversi procedimenti tecnici tradizionali ispirati soprattutto all’animazione russa.
Pasolini requiem è stato presentato proprio nella serata d’anteprima alla Festa del Cinema a Roma o RomeFilmFestival all’interno della sezione più d’avanguardia (FishEye, ndr), ed è talmente piaciuto che è stato perfino riprogrammato a fine manifestazione. Luca Raffaelli in ultimo l’ha voluto presentare nella giornata clou dei Castelli Animati e ora mi preparo ad oltrepassare l’oceano visto che tra breve andrà in America.

RR: Da tempo accenni a un film d’animazione su Gesù…

Mario Verger: Questo è un progetto a cui sto lavorando da qualche anno: il mio sogno sarebbe di fare un cartone animato doppiato da tutti i miei doppiatori preferiti degli Anime.
Ma occorre tempo per la sceneggiatura, la più precisa possibile e qualche milione di euro per la realizzazione effettiva. Intanto sto completando la riduzione cinematografica ed i personaggi definitivi in cartoon, e presto forse passerò al pilota in animazione.
L’idea si è senz’altro evoluta, artisticamente parlando, dai cartoon di Milingo passando per quello su Papa Wojtyla, quando in moviola dovendo decidere i fotogrammi da accordare ai labiali, mi colpirono molto le parole riprese dal Profeta Isaia ripetutamente ascoltate fra i rulli sonori 35mm dalla viva e sonora voce di Karol Wojtyla. Inizialmente mi parevano parole vuote ma poi capii che esse erano un forte richiamo dell’anziano profeta gerosolimitano al concetto del Dio d’Amore per tutti i popoli, che il Santo Padre amava ripetere a tutti, soprattutto ai giovani. Da qui l’idea, che già ebbi da bambino, di una versione animata sulla vita e l’opera del Dio-Uomo, intitolata Gesù il Figlio del Dio Vivente, all’interno della quale vi sono moltissime relazionismi con l’Antico Testamento con moltissime rivisitazioni progressiste, al punto che un famoso teologo è rimasto favorevolmente stupito da come il mio Gesù risulta così ben documentato sulle Sacre Scritture, sulla ricostruzione dei luoghi in Palestina e, soprattutto, sull’interpretazione degli insegnamenti del Maestro. Esso tratta l’infanzia di Maria, i tre anni dell’opera pubblica di Gesù, fino alla resurrezione: un Kolossal innovativo se riuscissi a realizzarlo tradizionalmente in 35 mm.
Quello che non faccio sapere spesso, ma ve lo dico ora, è che oltre ad essere un regista di film d’animazione sono anche… un frate religioso di tipo francescano!

MARIO VERGER
FILMOGRAFIA

Dalla presente filmografia sono volutamente escluse le commissioni per conto terzi non firmate e quelle di cui è impossibile rinvenire le pellicole originali. Le trame dei film sono riprese dalla denuncia d’inizio lavorazione per il Ministero del Turismo e dello Spettacolo.

FILM GIOVANILI

GIANNI E IL MAGLIONE BLU (1984)
Tecnica: Decoupage – Formato: 16 mm – Lung.: 15 mt.

L’AMORE DELLE TRE MELARANCE (1984)
Tecnica: Acetato – sogg.: tratto dall’omonima favola di Carlo Gozzi
Musica: Sergej Prokofiev – Form.: 16 mm – Lungh.: 30 mt.

IL PAPERO INNAMORATO (1986)
Tecnica: Disegno diretto su pellicola – Form.: 35 mm – Lungh.: 30 mt.

ESPERIMENTI IN SUPER 8 (1986 – 89)
(La Signora e il cappello – Il Gigante egoista – Pulcinella – Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno)
Tecnica: Acetati, Disegno su carta, Plastilina

VITA DA CANI (1987)
Tecnica.: acetato – anim.: Mario Verger – scenogr.: Alessandro Verger
Form.: 16mm – Lungh.: 20 mt.

FILM ASTRATTO (1987)
Tecnica: Pittura diretta su pellicola – Form.: 35 mm – Lungh.: 150 mt.
(incompiuto)

HOMO PERESTROIKUS (1990)
Tecnica: graffito diretto su pellicola – Form.: 35 mm – Lungh.: 300 mt.
Musica: Suono sintetico

SINFONIA CROMATICA (1990)
Tecnica: Pittura diretta su pellicola – Form.: 35 mm – Lungh.: 125 mt.
Musica: Polka Slava

FILMOGRAFIA

IL MONDO DI QUARK (1990)
Serie per RaiUno – Prod.: Italstudio – Dir. Anim.: Italo Burrascano – Anim.: Corrado Mastantuono – Scomp.: Mario Verger

PLANET O – TRIBUTE TO LUPIN III (1990)
Prod.: Studio Verger – Gen.: Animazione dipinta su pellicola – Form.: 35 mm – Suono: Nuova Econ – Musica: Daisy daze and the bumble bees – Sviluppo e Stampa: Cinecittà servizi – Regia: Mario Verger – Lungh.: 70 mt.
Dipinto direttamente sul fotogramma della pellicola. E’ un omaggio al celebre personaggio della serie giapponese “Lupin III”

BIG JOHN (1991)
Regia: Lawrence Webber – Cast: Florence Guerin, Florinda Bolkan, Carmen Di Pietro
Film dal vero con inserti animati.

KIM (1991)
Prod.: Pegaso Audiovisivi/Scik in collaborazione con la Rai – Radiotelevisione italiana RaiUno – Regia: Gibba – Sogg.: Alberto Chimenz ispirato alle storie di Kim di Rudyard Kipling – Scenegg: M. Castellano, A. Chimenz, F. Guido, D. Leondeff, A. Martinelli – Storyboard e caratterizzazioni personaggi Gibba, Elena Boccato, Francesco Guido – Direz: Anim: Paolo Di Girolamo, Maurizio Forestieri, Giancarlo Marchesi – Scenog: Madia Cotimbo – Mont: Franco Letti – Musica: Guido e Maurizio De Angelis
Lungometraggio animato di Gibba.

CAPPUCCETTO ROSSO (1991)
Prod.: Tiromancino – Dir. Art.: Federico Zampaglione – Anim.: Mario Verger – Ripr: Nico Spano – Musica: Tiromancino – Regia: Mario Verger – Lungh.: 120 mt.
Videoclip musicale con inserti a cartoni animati del brano “Cappuccetto Rosso” dei Tiromancino.

CINEGIORNALI CORONA (CINEMONDO – PANORAMA CINEMATOGRAFICO) (1990-97)
Regia: Elio Gagliardo – Oper.: Stefano Aimo, Franco Zambelli – Aiuto Oper.: Mario Verger – Prod.: Corona Cinematografica.
Intervista al Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Giulio Andreotti, 1991; Intervista a Franco Franchi, Trailers Corona, 1991; Premiazione in Campidoglio presieduta da Corrado, 1993; Premiazione Nastro D’Argento, 1994; Consegna alla presenza del Sindaco di Roma, Francesco Rutelli dei “David di Donatello”, 1994; 19° Edizione di Massenzio ’95, manifestazione cinematografica dell’estate romana, 1995, convegno sull’organizzazione alimentare mondiale, FAO, 1996.

DOCUMENTARI CORONA CINEMATOGRAFICA (1990-97)
Inserti in animazione ed effetti speciali in Truka.

L’EGOISTA BUONO (1992)
Dal racconto di Oscar Wilde “Il Gigante egoista”.
Prod.: Corona Cinematografica – Gen.: Animazione – Form.: 35 mm – Anim.: Mario Verger – Fotogr.: Franco Zambelli – Voce narr.: Matteo Gazzolo – Musica: Stefano Liberati, Francesco Santucci – Dir. Art.: Elio Gagliardo – Regia Mario Verger -Lungh. 312 mt.
In un lontano paese sorgeva una prestigiosa villa immersa nel verde di un grande giardino, appartenente a un ricco signore che, viaggiando, la lasciava incustodita. I bambini dei dintorni ne avevano fatto il luogo dei loro giochi pieni di allegria. Un giorno il ricco signore tornò e, trovando i bambini all’interno del suo parco, ordinò loro di andarsene. Il giardino diventò subito deserto, l’allegria finì e venne il lungo inverno. In una mattina di primavera, alzatosi dal letto, il ricco signore, trovando il giardino fiorito e con tutti i bambini intorno, pensò a quanto era stato egoista. Tornò l’allegria. Divenuto anziano, l’unica sua consolazione era quella di vedere i bambini gioiosi nel suo bellissimo giardino.

IL PRINCIPE FELICE (1993)
Dall’omonimo racconto di Oscar Wilde
Prod.: Corona Cinematografica – Gen.: Animazione – Form.: 35 mm – Anim.: Mario Verger – Fotogr.: Franco Zambelli – Dir. Art.: Elio Gagliardo – Regia: Mario Verger – Lungh.: 304 mt.
Realizzato come “seguito” del precedente film, Il Principe Felice riprende abbastanza fedelmente il racconto di Wilde. Giunto l’autunno, le rondini furono costrette a migrare nei paesi caldi. La più piccola, perdendosi dal gruppo, trovò rifugio su di una imponente statua di marmo. E’ il Principe Felice che le racconta di essere stato, in vita, un ricco signore proprietario di una grande villa presso cui venivano a giocare i bambini del paese. Divenuto una statua, per la prima volta poteva, per la sua ubicazione, vedere i drammi e la povertà della gente. La rondinella, obbedendo al Principe, porterà ogni diamante di cui era adornata la statua ai poveri del paese, rinunciando così a migrare. I due finiranno per diventare due stelle del cielo.

CICCIOLINA PRESENTA I CARTONI ANIMATI (1993)
Regia: Autori vari – Regia delle animazioni: Mario Verger – Cast: Cicciolina (Ilona Staller)
Cinque inserti di 10’ ciascuno in animazione con Cicciolina. I cartoni animati vennero commissionati da una casa di produzione tedesca ed acquistati in seguito da una distribuzione italiana. Con Tabatha Cash, Lydia Chanel, Christoph Clark, Ingrid Tarpe e Simona Valli.

LA CORRIDA (1993)
Prod.: Canale 5 – Inserti animati per il programma di Corrado.

LE AVVENTURE EROTIX DI CAPPUCCETTO ROSSO (1993)
Prod.: Golden Hawk – Nazione: Italia/Francia – Gen.: Erotico – Regia: Luca Damiano (Franco Lo Cascio) – Regia delle animazioni: Mario Verger – Cast: Barbarella (Virna Anderson), Babette, Chessy Moore, Venus, Carole Nash, Karin Shubert
Titoli di testa e inserti in animazione per il primo Kolossal della storia del cinema hard italiano.

MOANALAND (1995)
Prod.: Mario Verger / RaiDue – Gen.: Animazione – Form.: 35 mm – Fotogr. Franco Zambelli – Musica: James Brown – Suono: International Recording – Sviluppo e stampa: Cinecittà – Regia: Mario Verger – Lungh.: 120 mt.
Film in parte realizzato durante l’ incontro con Moana Pozzi. Moana-Alice è una giovane educanda il cui tutore, Licio Gelli, le legge una Storia d’Italia piena di corruzione. Moana diventa piccola, entra in questo paese dove tutto “funziona al rovescio”. Incontra i personaggi politici ispirati ai protagonisti del romanzo di L. Carroll, fin quando finisce prigioniera della Regina di cuori dal volto craxiano. Risvegliatasi dall’incubo, la giovane Moana preferisce in alternativa dedicarsi alla carriera del cinema hard.

LADY (TINA) (1996)
Prod.: Rai – Gen.: Animazione – Form.: 35 mm – Fotogr.: Franco Zambelli – Musica: ‘Lady’ (Fela Kuti); ‘You Don’t Love Me’ (Down Penn); Gal Wine (Chaka Demus); ‘Housecall’ (Maxi Priest – Shabba Ranks); Mr Lover Man (Shabba Ranks); Don’t You Worry ‘Bout A Thing (Incognito) – Suono Dolby Stereo Sourround: International Recording – Sviluppo e stampa: Cinecittà – Regia: Mario Verger – Lungh.: 600 mt. – Mediometraggio.
Dio ha stabilito che l’uomo e la donna sono stati creati a sua immagine e somiglianza e che tutti gli uomini sono fratelli. Questo film è un documento sul sistema capitalistico dei paesi occidentali e su come la corruzione internazionale influenzi i destini delle nazioni. Questo accade anche nel nostro Paese in cui la mafia, attraverso le leggi dello Stato, è riuscita a rendere l’Italia il vero e proprio Terzo Mondo d’Europa. Tina arriva dalla Nigeria in cerca di lavoro, ma, giunta in Italia, all’aeroporto viene venduta per 40 milioni dalla mafia che gestisce il business della prostituzione. Alla fine Tina riuscirà a liberare l’Italia dalla corruzione e da malaffare.

LE FIRME – TRATTATO DI FISIOGNOMICA (1997)
Inserti animati per la serie di 150 puntate dell’ ing. Marcello Creti, andata in onda su 49 emittenti televisive.

FILM N. 14 (1997)
Regia: Mario Verger/Luigi Veronesi – Form.: 35 mm
Film astratto, rimasto incompiuto, del quale non rimangono che poche decine di mt. di pellicola, realizzato sulle indicazioni di Luigi Veronesi.

MILINGO THE SPIRIT OF AFRICA (1998)
Prod.: Africartoon – Gen.: Animazione e dal vero – Form.: 35 mm – Mus.: Mons. Emmanuel Milingo, Lucio Dalla, Ron – Prod. Mus.: Aldo Azzaro – Fotogr.: Franco Zambelli – Collab.: Don Sergio Mercanzin – Suono: International Recording – Dir. Art.: Emmanuel Milingo, Mario Verger – Sviluppo e stampa: Cinecittà – Regia: Mario Verger – Lungh.: 2 rulli da 450 mt – Mediometraggio.
A cartoni animati le più belle canzoni composte dal vescovo-guaritore più famoso del mondo. In un film con alcune parti riprese dal vero, Mons. Emmanuel Milingo racconterà in cartone animato le vicende di Gubudu Gubudu, l’ubriacone che beve birra fin dal mattino, e di Katarina, la ragazza del villaggio che parte sola per la città. Seguirà Sanctus, la storia di Anna Alì, la suora che, lacrimando sangue, ogni notte vede Gesù, e May Wanga Anafa, sull’infanzia del piccolo Emmanuel. Infine Amamus Deus, la preghiera all’Abbazia delle Tre Fontane a Roma di Mons. Milingo per la pace e la conversione di tutti i cuori del mondo…

FELLINI’S SEDOC (1998)
Prod.: Mario Verger – Gen.: Dal vero ed inserti in découpage – Anim.: Giorgio Castrovillari – Form.: 35 mm Musica: “Strange” da Grace Jones – Suono: International Recording – Regia: Mario Verger – Lungh.: 120 mt.
Il film è un omaggio a Fellini ed a Marcia Sedoc, la Ragazza Cacao-Meravigliao ai tempi della sua partecipazione in Ginger e Fred. Attraverso diversi disegni tratti da alcune foto dell’inizio della carriera in Olanda della Sedoc come fotomodella, vi sono diverse silhouettes di Fellini e della Masina come da lui rappresentati, che si muovono sopra un sensuale filmato della bellissima Marcia Sedoc.

SELEN CARTOON (1999)
Prod.: Star Film – Regia: Mario Verger
Serie di cartoni animati erotici su Selen usciti in videocassetta.

CIAO DARWIN (1999)
Prod.: Canale 5 – Intermezzi animati per la trasmissione condotta da Paolo Bonolis.

CACASENNO IL PICCOLO GRANDE EROE (1999)
Prod.: Corona Cinematografica – Gen.: Animazione – Form.: 35 mm – Anim.: Mario Verger – Scenegg.: Attilio Giovannini – Scenogr.: Gibba (Francesco Maurizio Guido) – Fotogr.: Fabrizio Cerchio – Cons. Tecn.: Marina Amadoro – Dopp.: Alina Moradei, Luciana Pensuti, Leila Lazzaro, Matteo Gazzolo, Fabrizio Mazzotta – Mont.: Lucio De Caro – Musica: Raffaele Gervasio – Suono: International Recording – Sviluppo e Stampa: Cinecittà – Dir. Art.: Elio Gagliardo – Regia: Mario Verger – Lungh.: 600 mt. – Mediometraggio.
Cacasenno, bambino sciocco e codardo, tornando a casa trova una lettera della Nonna con l’invito a raggiungerla al castello dalla Regina, di cui era stata la nutrice. Arrivato alla reggia, Cacasenno scopre che la Regina possiede una pietra magica capace di esaudire tre desideri. Di notte una strega malvagia ruba la pietra e fugge nella propria dimora inseguita da Cacasenno. Ma la vecchia consuma il primo desiderio trasformando tutto il reame in pietra, compresi il Re, la Regina e la Nonna. Cacasenno riesce, però, a sottrarre la pietra e consuma il secondo desiderio distruggendo la strega. Il bambino vorrebbe conservare per sé l’ultimo desiderio per diventare saggio e coraggioso ma preferisce altruisticamente riportare in vita tutto il regno.

GIULIO ANDREOTTI (2000)
Prod.: Corona Cinematografica/RaiTre – Form.: 35 mm – Anim.: Mario Verger – Mus.: Francesco Baccini – Fotogr.: Elio Gagliardo – Collab.: Stefano Argentero – Suono: International Recording – Sviluppo e Stampa: Cinecittà – Regia: Mario Verger – Lungh.: 90 mt.
L’idea di questo film è nata dopo il proscioglimento (avvenuto in primo grado ma rivisto in appello; ndr.) dall’accusa per Mafia dell’ On. Giulio Andreotti, il più longevo e simpatico politico italiano conosciuto in tutto il mondo.

WOJTYLA (2001)
Mario Verger Pictures/Corona Cinematografica – Producer for Vatican Radio: Stefano Corato – Musical Executives Producers: Vincenzo Messina, Leonardo De Amicis, Father Giulio Neroni s.s.p. – Musical Composers: Leonardo De Amicis, Riccardo Biseo – Chorus: Pablo Colino’s Choir, Roman Academy Choir – General Manager of Vatican Radio: Father Pasquale Borgomeo – Editing: Stefano Argentero – Photography: Elio Gagliardo – Director: Mario Verger
Il primo film animato su Giovanni Paolo II.
Wojtyla, anziano, è raccolto in preghiera da solo. Rivive in pochi attimi la sua vita: l’infanzia, i genitori, la Polonia, e i mali del suo tempo: la dittatura comunista e il nazismo. Si trova a pregare sul Sinai, rivivendo i passi della Bibbia e la passione del Cristo: vede i suoi sforzi accanto a Wyszynski che gli profetizzò che avrebbe guidato la Chiesa nel Terzo Millennio. Ma ecco che nel 1978 entra nel Conclave. Ne uscirà Papa. Tutte le tappe fondamentali del suo papato: l’elezione, i viaggi fra i popoli, il dialogo tra le religioni, l’attentato, la devozione a Maria, il Segreto di Fatima, i martiri del XX secolo: Padre Pio da Pietralcina e Madre Teresa di Calcutta. Si rivede anziano, al tramonto del suo glorioso pontificato. Il Giubileo del 2000. Apre la Porta Santa e vede tutti i Grandi della Terra: Gorbaciov, Clinton, Fidel Castro, il Dalai Lama, Mandela, pronti per la pace mondiale di tutti i popoli seguendo l’insegnamento di Wojtyla; questo Papa straordinario che ha cambiato il corso della Storia.

THE EROTIC ADVENTURES OF ALADDIN X
o EROTIC DREAMS OF ALADDIN (1993-94)
Prod.: Golden Hawk – Nazione: Francia – Gen.: Erotico – Regia: Joe D’Amato e Luca Damiano – Regia delle animazioni: Mario Verger – Cast: Tabatha Cash, Lydia Chanel, Christoph Clark, Ingrid Tarpe, Simona Valli
Titoli e inserti animati.

SIGLA DI BLOBCARTOON (1993)
Prod.: RAI – Gen.: Animazione dipinta su pellicola – Form.: 35 mm – Regia: Mario Verger – Lungh.: 50 mt.
La sigla di Blobcartoon, dipinta a mano sul fotogramma della pellicola andata in onda per molto tempo nel programma pre-serale di RaiTre, è un excursus degli eroi più famosi dei cartoni animati, dalle origini sino ad oggi.

AMBRA E IL PATTO COL DIAVOLO (1993)
Prod.: RAI – Gen.: Animazione – Musica: John Campbell – Form.: 35 mm – Regia: Mario Verger – Lungh.: 80 mt.
Sketch per il programma televisivo Blob. Ambra invecchia sempre più fino ad accorgersi di essersi risvegliata da un incubo, quando avverte di avere di fronte a sé un’ombra diabolica che le passa una pergamena con un contratto. Dopo averlo firmato, Ambra consegna una sua foto. Al che il diavolo si rabbonisce e con lo sguardo innamorato e soddisfatto esce finalmente dall’ombra il volto del famelico demonio che altri non è che quello di Gianni Boncompagni…

FOREVER AMBRA (1994)
Da un’ idea di: Mario Verger, Marco Giusti, Enrico Ghezzi, Guaia Croce, Giuliana Catamo
Prod.: RAI – Anim.: Mario Verger – Colorit.: Paola La Trofa, Giulio Sperandeo, Sandro Visci – Fotogr.: Franco Zambelli – Musica: “Delusa” di Vasco Rossi – Sviluppo e stampa: Cinecittà – Regia Mario Verger – Lungh.: 240 mt.
Piccolo cult-movie sulla minidiva di “Non è la Rai”. Forever Ambra è incentrato sul personaggio che le era stato dato di “cattiva”, come una sorta di Dr. Jeckill e Mr. Hyde, con riferimenti allusivi ad uno dei capolavori di Jean Renoir, Monsieur Opale. Questo film, interpretato da Jean Louis Barrault, raccontava di un uomo che soffriva di una doppia identità e con un bastone andava infine a molestare i passanti. Anche Ambra ha il suo bastone, qui però rappresentato come l’attrezzo delle majorettes con cui travolge le persone per strada. E’ una sorta di “antibacchettamagica”, come osserva acutamente Micaela Bongi sul “Manifesto”. Ambra è il contrario della favola o meglio è la favola moderna; è il sogno che si può realizzare; è l’adolescente che ha i doveri e le debolezze delle sue coetanee. Chi non desidererebbe a 14 anni diventare una diva? Ed Ambra, con la sua semplicità, con la sua aria maliziosa ma da brava ragazza, ci è riuscita. Ambra è sincera, Ambra è l’amica con cui confidarsi, Ambra è la compagna di banco. Insomma, Ambra è… Ambra.

I REMEMBER MOANA (1994)
Prod.: Mario Verger / RaiTre – Gen.: Animazione dipinta su pellicola – Form.: 35 mm – Cast: Moana Pozzi, Cicciolina (Ilona Staller), Rocco Siffredi – Sviluppo e stampa: Cinecittà – Regia: Mario Verger – Lungh.: 70 mt.
Presentato in occasione della mostra al Palazzo delle Esposizioni a Roma, I Remember Moana è un omaggio alla scomparsa della straordinaria diva dell’hard, Moana Pozzi.

BERLUSCOMIC (2002/2004)
Prod.: Mario Verger/Corona Cinematografica – Distr.: RaiTre – Form.: 35 mm – Anim.: Mario Verger – Ripr.: Luigi Masci – Musica: Inno di Mameli – Suono: International Recording – Sviluppo e Stampa: Cinecittà – Regia: Mario Verger – Lungh.: 120 mt.
L’Italia di Berlusconi.

SANREMO 2007 (2007)
Prod.: Rai – Direz. Anim: Mario Verger – Mus.: Nino Ferrer – Mont.: Gianni Vezzosi
Sigla animata per l’apertura del 57° Festival di Sanremo con protagonisti Pippo Baudo, Michelle Hunziker, Piero Chiambretti e Sylvie Lubamba.

VIVA VERDONE (2008)
Prod./Distr.: Sinitta/RaiTre – Form.: 35 mm – Anim.: Mario Verger – Mont.: Maria Valmori – Musica: Miriam Makeba – Sviluppo e Stampa: Cinecittà – Regia: Mario Verger – Lungh.: 30 mt.
Trailer animato con Carlo Verdone, Claudia Gerini, Massimo Marino per il nuovo film di Carlo Verdone Grande, Grosso e Verdone.

PASOLINI REQUIEM (2009)
Prod.: Mario Verger – Form.: 35 mm – Anim.: Mario Verger – Ripr.: Luigi Masci – Mont.: Gianni Vezzosi – Musica: Ennio Morricone – Suono: Stefano Barbieri – Sviluppo e Stampa: Cinecittà – Regia: Mario Verger – Lungh.: 310 mt.
Film realizzato per il Trentennale della morte dello scrittore. Un omaggio al cinema e alla vita del celebre regista-scrittore attraverso le più spettacolari sequenze, trasformando in cartone animato Anna Magnani, Totò e Ninetto Davoli, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Nel film si accenna agli anni giovanili di Pasolini in Friuli con la raccolta di poesie Le ceneri di Gramsci, passando poi all’approdo a Roma con spezzoni riferiti ai romanzi Ragazzi di vita e Una vita violenta, realizzati con le più svariate tecniche, fino all’episodio finale avvenuto il 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia riguardante il tragico omicidio di un intellettuale scandaloso.

HELLO GHEZZY! (2009)
Prod.: Mario Verger /RaiTre – Form.: 35 mm – Anim.: Mario Verger – Ripr.: Luigi Masci/Franco Zambelli – con una sequenza surrealista ideata in collaborazione con Josè Van Roy Dalì – Musica: “Because The Night” by Patti Smith – Mont.: Gianni Vezzosi – Sviluppo e Stampa: Cinecittà – Regia: Mario Verger – Lungh.: 100 mt.
Il cartoon su Enrico Ghezzi per il ventennale del programma televisivo Blob.

Immagini

Dall’alto verso il basso:
1. Sigla di Blobcartoon (1993)
2. Planet 0 – Tribute to Lupin III (1990)
3. Le avventure erotiX di Cappucetto rosso (1993)
4. Forever Ambra (1994)
5. I Remember Moana (1994)
6. Milingo The Spirit of Africa (1998)
7. Mario Verger (al centro) con Jurij Borisovič Norštejn
8. Hello Ghezzy! (2009)

GUARDA PASOLINI REQUIEM NELLA CINETECA DI RAPPORTO CONFIDENZIALE

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  • Giovanni Micheli

    gianluigi.carancini@libero.it

    Gentile dottor Verger,

    Ho letto già da un po’ di tempo su Internet l’interessante testo da lei a suo tempo dedicato a Osvaldo Piccardo, in cui viene menzionato il mio nome, Gian Luigi Carancini, in relazione ai rapporti di lavoro da me avuti con il reparto animazione della INCOM agli inizi degli anni sessanta; da tempo sto cercando di contattarla e spero con questo messaggio di esserci finalmente riuscito.
    Prima di accingermi a mettere su carta alcuni fatti in merito all’attività da me svolta in quella azienda ho anche interpellato recentissimamente Vittorio Sedini, uno dei collaboratori più stretti in quel periodo dello stesso Piccardo, e insieme a me, vero corresponsabile della realizzazione del cortometraggio “L’onesto Giovanni”.
    Di seguito le riporto quanto da me svolto in quell’ambito, con l’aggiunta alla fine di alcune precisazioni che lo stesso Sedini ha voluto inviarmi.

    1) Non ho mai fatto parte dello staff di animatori del reparto animazione ma sono stato soltanto un collaboratore esterno, in occasione della vendita di 30 gag per alcuni siparietti serali sulla Rai appaltati al reparto animazione della INCOM, nei quali apparivano finti oroscopi (“oroscopo di domani”, o qualcosa del genere), da me ideati con l’utilizzazione di illustrazioni ottocentesche tratte da un libro contenente una raccolta di immagini di quell’epoca, libro prestatomi dal reparto animazione della stessa INCOM, nel quale scovavo “personaggi” da utilizzare per il compito affidatomi; fu in quell’occasione che mi colpì il copioso repertorio di mani con l’indice puntato – di tutte le dimensioni – riportate nel volume: un’icona assai ricorrente ancora fino a qualche decennio fa come segnale d’indicazione direzionale. Ricordo di averne fotocopiate alcune di varie grandezze, di averle ritagliate e di averle mosse sulla mia scrivania di casa abbozzando una storia di crescente litigiosità e violenza tra mani via via di grandezza sempre maggiore, fino all’apparizione di due mani enormi contrapposte, che finivano per provocare lo scoppio della bomba atomica al centro dell’unica scena fissa in tutta la storia. Questa si concludeva con la riconciliazione forzata tra le due mani (evidentemente, Stati Uniti ed Unione Sovietica), che, conscie delle catastrofiche conseguenze di un’escalation della violenza, sancivano la pace stringendosi la mano: una chiara metafora visiva della Guerra fredda che, dopo essermela raccontata al tavolo da lavoro (prendendo appunti su un foglio di carta per annotare via via le gag, che sembravano uscire quasi spontaneamente da quella messa in scena casalinga), trascrissi in forma di soggetto ed annessa sceneggiaura da proporre alla INCOM. Ricordo che all’atto della presentazione della storia a tutto lo staff di Piccardo, espressi il desiderio di finire il filmino con una nota pessimistica, cioè con un secondo finale a sorpresa: un’improvvisa esplosione di una bomba atomica gialla (cinese), che mandava all’aria l’immagine forzatamente idilliaca della stretta di mano tra America ed Unione Sovietica. Piccardo suggerì, tuttavia, di far prevalere un finale con un messaggio di pace e quindi m’indusse ad eliminare il mio secondo finale pessimistico. Piccardo, a sua volta, presentò il mio progetto alla direzione, che l’approvò insieme all’acquisto delle trenta gag per i finti oroscopi (uno di questi, ricordo, parlava di un tipo che nella vita avrebbe fatto molta strada con la musica: da un consesso di trombonisti disposti in circolo partiva, prendendo il volo a ritroso, un suonatore spinto dal fiato che usciva dal suo strumento). Nel contratto che venne da me stipulato con la INCOM, oltre ad un prezzo forfettario per le gag, fu convenuta l’accettazione da parte dell’azienda del mio soggetto e l’obbligo da parte mia di “seguirne le riprese”, in altre parole di assumerne la regia (mi sembra di ricordare che il tutto venne pagato con la somma di 50.000 lire; da qualche parte devo ancora conservare il testo del contratto). Di fatto ne sortì, come già ricordato più sopra, una co-regia a quattro mani tra Sedini e me. Fui quindi grandemente sorpreso alla fine nel vedere nei titoli di testa l’attribuzione del film ad Osvaldo Piccardo, con un drastico e mortificante ridimensionamento di fatto del mio ruolo a semplice soggettista della storia, e il ruolo di Sedini a quello di solo autore delle musiche (in realtà, si trattava di in brevissimo brano musicale che accompagnava l’ultima scena; di Sedini, oltre al complesso lavoro dell’animazione, era soprattutto la colonna sonora dei rumori e delle vocine che sottolineavano le varie gag: vedi appresso, il contributo a firma dello stesso Sedini).
    2) Quanto al titolo, “L’onesto Giovanni”, confermo che esso fu da me scelto espressamente per la sua ambiguità in quanto riferibile sia al missile tattico americano con testata atomica terra-terra “Honest John” che in onore del “papa buono”, Giovanni XXIII, mentre per quanto riguarda l’utilizzazione, più in generale, del nome Giovanni, esso corrispondeva al mio desiderio di apporre – seppure in forma criptica – la mia firma a tutta la storia con l’utilizzazione del mio primo nome (non mi risulta, per altro, che tra i dati anagrafici di Osvaldo Piccardo ci sia mai stato quello di Giovanni).
    3) La data, il 1961, della realizzazione del cortometraggio (una curiosità: la sua durata è minore rispetto agli otto minuti abbondanti necessari allora per legge perché un cortometraggio potesse essere proiettato nel normale circuito commerciale delle sale cinematografiche; quindi esso è nato e resta un “corto” sperimentale) è assolutamente errata, poiché io arrivai alla Incom soltanto agli inizi del ’62 al posto di mio padre Gaetano, critico cinematografico tra la fine degli anni ’40 e la metà degli anni settanta (nel frattempo entrato in RAI come giornalista dei programmi culturali televisivi nella sede di via Teulada), con il compito di sostituirlo nella compilazione dei parlati per il cinegiornale Mondo Libero: una testata cinegiornalistica già prodotta dall’Astra Cinematografica dei fratelli Ferranti (gli stessi produttori di ”Magia verde”, di “Continente perduto” e di “La muraglia cinese”), che a quell’epoca veniva realizzata, come sottoprodotto ormai fortemente degradato, nello stesso stabilimento INCOM, ed era di fatto ormai ridotto ad un “carosello” pubblicitario travestito da cinegiornale, con politici che inauguravano opere pubbliche, mostre commerciali varie, e visitatori interessati a stand in cui erano esposti elettromestici, ecc.: il tutto pubblicizzato in maniera neppure troppo nascosta; per reagire a questo lavoro deprimente cercai udienza presso il reparto animazione. La ratifica del mio contratto per la realizzazione del cortometraggio da parte di Pallavicini avvenne nella tarda primavera del ’63, e la sua messa in lavorazione subito dopo, nel giugno-luglio dello stesso anno (a settembre-ottobre fu missato e stampato).
    4) Il film non fu affatto realizzato attraverso “disegni a tratteggio a mo’ di stampe ottocentesche” come da lei riportato, bensì con l’utilizzazione di riproduzioni di disegni ottocenteschi di mani con l’indice puntato, incollate su un lamierino sottile e ritagliate magistralmente dai fratelli Costa mediante un seghetto per traforo del metallo; le sagome così ottenute venivano mosse da Vittorio Sedini sullo sfondo rappresentato da una carta da parati di fine ‘ottocento: il lavoro di ripresa si rivelò assai impegnativo perché si trattava di spostare sotto la macchina verticale le sagome di mani di grandezza crescente liberamente, senza un “registro”, ma con una tecnica simile a quella dei pupazzi tridimensionali. Ricordo che le difficoltà incontrate nel lavoro di animazione erano costituite sia dal pericolo – sempre in agguato durante la bella stagione – che qualche mosca si introducesse nell’inquadratura e si facesse riprendere in qualche scatto singolo (ed infatti appeso ad una parete c’era uno schiaccia-mosche per le emergenze di questo tipo), sia dall’inconveniente – che si presentò spesso – di dover sospendere le nostre riprese (di fatto un complesso ed impegnativo unico piano-sequenza) per lasciar posto ad altre della normale produzione commerciale; erano sospensioni che ci costringevano successivamente a riprendere a girare la nostra storia nel punto esatto nel quale era stata interrotta (di fatto, ogni volta si doveva “sbaraccare” tutto, sfondo e personaggi), senza tuttavia poter usufruire di un riferimento preciso rappresentato dal “registro” utilizzato per le riprese dei film d’animazioni tradizionali: l’espediente da noi adottato (ma in realtà unico vero animatore, tengo a ribadirlo, era Vittorio Sedini, mentre insieme curavamo la realizzazione via via della storia e delle varie gag, alcune improvvisate sul momento, accanto a quelle contemplate dalla mia sceneggiatura) fu quello di far coincidere ogni volta le interruzioni forzate delle nostre riprese con i “mossi” opportunamente previsti dalla vicenda, che venivano in questo modo ad occultare sia la sospensione che il riavvio del nostro lavoro di animazione.
    5) Ricordo, infine, che ci fu qualche dubbio da parte mia se sonorizzare o meno il cortometraggio, riservando il sonoro soltanto all’esplosione finale della bomba atomica (in saletta di proiezione vidi Sergio Costa, ridere fragorosmente come uno spettatore di cinema davanti ad una “comica” della prima metà degli anni’20). L’idea che tutto il racconto avvenisse nel più completo silenzio, come in una storia del cinema muto, un silenzio squarciato all’improvviso solo alla fine in coincidenza dell’esplosione della bomba atomica, a me piaceva molto e sembrava che la finta ilarità di tutta la storia (in quel momento, confesso, pensai alla malinconia latente dei film “comici” muti del Charlie Chaplin più maturo, e alla sottile ferocia di molti suoi personaggi, compresa quella del protagonista: una ferocia che il silenzio sembrava ancor più portare in primo piano all’attenzione dello spettatore) avrebbe celato meglio il disvelamento dell’improvvisa drammaticità del messaggio finale. Ancora una volta prevalse, forse a ragione, il parere di dare voce ai personaggi mediante rumori che sottolineassero via via le reazioni visive delle varie mani, rumori realizzati – come già accennato – da Vittorio Sedini insieme al breve conclusivo commento musicale, sicuramente molto “azzeccati”, visto il risultato finale.
    Fu grande naturalmente la mia delusione quando nei titoli di testa comparve il nome di Piccardo come autore del film (equivoco che, a quanto pare, sembra perdurare ancora oggi!), relegando appunto me a solo autore del soggetto e della sceneggiatura, dopo tutta la faticata che avevo fatto, insieme a Vittorio Sedini, al banco di ripresa!
    Alle mie flebili rimostranze Piccardo rispose che, come alla Disney, tutte le produzioni del reparto animazione – in base al contratto da lui stipulato con la INCOM al momento della sua assunzione – dovevano indicare la sua paternità. La stessa sorte toccò a Lello Fantasia, autore de “L’asfodelo”.
    Di seguito riporto alcune parti del testo speditomi qualche giorno fa da Vittorio Sedini a corollario di queste mie precisazioni.

    VITTORIO SEDINI:
    “Piccardo non fu chiamato alla INCOM, ma ci venne per un accordo a tre tra Gavioli, Pallavicini e Piccardo stesso……
    Piccardo non era “caporeparto” ma direttore del reparto sperimentale di film d’animazione della INCOM. Reparto creato apposta per accogliere lui con il suo aiuto regista Vittorio Sedini, che non è pertanto cacciabile nel gruppo degli animatori.
    Anche Guido Gomas e Lello Fantasia, non erano animatori, ma svolgevano attività creative che andavano dalla sceneggiatura, allo story board. Ci si trovava spesso in brain storming molto produttivi ai quali partecipò a suo tempo Gian Luigi Carancini con la sua ben nota genialità. Alfonso Mulà era invece assistente al montaggio e, in seguito, montatore.
    Non ricordo che nel cortometraggio “L’onesto Giovanni” ci fosse musica – forse solo una frasetta nel finale eseguita con un improbabile chitarrino-giocattolo……[di Vittorio Sedini, n.d.r.] sono invece le vocette dei contendenti e gli effetti sonori, come la ripresa e il montaggio e, solo in questa produzione, l’animazione.
    ……Si chiamasse o no Giovanni, il film non ha nulla di autobiografico e non è di Piccardo.
    Da ultimo tengo a complimentarmi con Verger per le belle cose azzeccatissime che dice su questo lavoro. Un’ottima critica che ci fa veramente piacere.”

    Sperando che quanto riportato in questa lettera possa chiarire una volta per tutte la verità dei fatti sull’argomento, e dichiarandomi a sua disposizione per ogni ulteriore precisazione che ritenesse necessaria, le invio molti cordiali saluti (ed i ringraziamenti per le parole di apprezzamento che, seppure nella direzione sbagliata , ha voluto comunque riservare all’onesto Giovanni)

    Gian Luigi Carancini

    P.S. Approfitto per segnalarle la realizzazione nel 1964, insieme ad Alfonso Mulà, di un altro cortometraggio ad animazione, “Tantrum”, presso la Corona Cinematografica di Gagliardo: la storia, molto esile per quanto riguarda il racconto (l’incapacità di un bambino d’inserirsi nell’educazione standardizzata di una famiglia borghese), era soprattutto incentrata sugli effetti di ripresa (inserimento di fotogrammi neri, pause di vuoti bianchi, ecc., un sonoro, autore lo stesso Mulà, ottenuto con un collage di suoni elettronici (già anticipati dallo stesso Mulà nel commento sonoro de “L’asfodelo” di Lello Fantasia; ma l’aggiunta di una musichetta finale permise l’attribuzione di tutto il commento sonoro ad altro autore iscritto alla SIAE!), tutti miranti ad attribuire al filmato una fisicità che procurasse una reale molestia visiva, e non solo, allo spettatore. Il titolo, “Tantrum”, fa riferimento alle “Finnegans Wake” di James Joyce.
    Ancora per qualche anno tentai di impostare la mia vita su attività creative, come la grafica pubblicitaria e la fotografia (sono stato nel 1966 socio fondatore dell’AIRF, Associazine Italiana Reporter Fotografi), poi gettai la spugna e passai prosaicamente ad altro lavoro che consideravo più tranquillo e meglio strutturato: l’insegnamento universitario. Per questo, apprezzo ancor più, ed “invidiammiro”, la sua attività e quanto ha saputo realizzare di così buono in questi anni.
    Un’ultima preghiera: le sarei molto grato se volesse darmi un segno dell’arrivo in sue mani di questo messaggio, nel caso che dovesse avvenire il miracolo. Grazie.

    Indirizzo e-mail: gianluigi.carancini@libero.it