Rapporto Confidenziale – numero13 (mar 2009)

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RAPPORTO CONFIDENZIALE
rivista digitale di cultura cinematografica
numero13 – marzo 2009

 

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Editoriale/13
di Alessio Galbiati

Perché Custer alle Halles, a Parigi, nel 1973?
Dal punto di vista dello spettacolo, le Halles di Parigi rappresentano un ambiente ideale per raccontare questa storia, la storia di un genocidio. Uno scenario fine secolo in via di distruzione. Un enorme buco al centro di tale scenario. Fa pensare a un’arena dove si uccidevano gli schiavi e intorno c’era un impero che si distruggeva e ricostruiva. Uno scenario mobile per una storia eterna.
Le case, gli edifici abbattuti e sostituiti da grattacieli. Il paesaggio cambia, ma la lotta degli oppressori contro gli oppressi rimane la stessa; è immutabile.
Ma perché fare una domanda del genere? Perché Custer alle Halles? Perché un’immagine stimola un’idea? Cerco di dare un significato a questo stimolo. L’immagine di questo buco in mezzo alla città mi ricorda l’immagine dei circhi di gladiatori, i deserti del Dakota, le piazze dove i poliziotti lanciano le bombe lacrimogene.
Perché un western? Perché secondo me noi viviamo in un clima western. Perché il western è sempre stato l’enorme trappola in cui siamo caduti fin da bambini.
Il western esprime in maniera semplice ed elementare i concetti: Dio, Patria, Famiglia. Io riprendo questi concetti e li faccio scoppiare dal ridere.
La Grande Bouffe era un film fisiologico. Questo è un film di sentimenti e di idee. Doveva quindi essere francamente comico. Oggi si può parlare di sentimenti e di idee solo in maniera comica.
Si può parlare di concetti superati solo in maniera irriverente.
Le Halles sono il Western, sono uno scenario da western. La vecchia frontiera, che cosa era? Al tempo di Custer, un secolo fa, si demolivano già vecchi edifici che somigliavano ai Pavillons di Baltard.
Non è il Dakota a fare il western. Il western sono anche le idee. Il western ci ha portato delle idee, perché non portare le nostre al western?
Forse che nelle città non esistono gli stessi elementi che troviamo in un western? A ogni angolo di strada non si incontrano i soldati del Settimo Cavalleria?
Quando io penso ai Pellirosse, io penso al proletariato e al sottoproletariato che si lascia schiacciare e umiliare.
L’opera di distruzione contro i Pellirosse era un etnocidio, la distruzione di un popolo di una nazione.
La cosa comica in questo film, come nella storia, è che coloro che si credono forti, invece di parlare come noi di genocidio, parlano di «diritto alla conquista». E diventa veramente comico quando i conquistatori sono schiacciati, perché i conquistati, loro, parlano di diritto alla resistenza e alla vittoria. È quello che è accaduto a Little Big Horn e accadrà, io spero, domani dappertutto.
È bella la vittoria – la nostra.

[Marco Ferreri in Marco Ferreri e Rafael Azcona, Non toccare la donna bianca, Einaudi 1975]

 

È con le parole di Marco Ferreri che volevo (forzosamente) aprire questo tredicesimo numero di RC. Macerie della speranza, distruzione, genocidio e rivoluzione perché, come scrissi qualche editoriale fa, “il cinema certo, ma il problema è tutto il resto!”.

Si muovono nella società forze sempre più oscure, istinti bassi e sommari – che Buñuel fu maestro nel rappresentare sottoforma di pulsioni irrazionali e retrive (Lanzarotti racconta Estasi di un delitto ed Él) – istinti xenofobi che il gruppo Fart Film (ri)legge con acuminata intelligenza in chiave zombi movie (Cavisi in ClanDeadStini). La crisi appare un pretesto per metter mano a soldi pubblici, i governanti fanno e disfano qualsiasi cosa: Who Watches the Watchmen? (al film ed alla graphic novel abbiamo dedicato un approfondito speciale di Moriconi e Rippa).

I temi si intrecciano e scivolano di pagina in pagina, suggestioni fatte di immagini in movimento, idee luminose e realtà cinematiche che dovrebbero aiutarci a comprendere qualcosa in più della/sulla realtà che ci attornia. Il cinema è linguaggio e forma d’espressione, ipertesto mai innocuo (Chignola smonta Bride Wars) che (ci) parla attraverso sinestesie. Gus Van Sant è l’Autore sul quale torniamo a posare il nostro molteplice sguardo (Rippa, Fannini, Galbiati e Rocher), con la seconda parte dell’esplorazione del suo genio ribelle.

Insomma, non vi resta che leggerci!

La pubblicazione del numero13 coincide con la definitiva messa online del nuovo sito di RC. Un nuovo strumento che vuole essere ‘altro’ dalla rivista che avete di fronte agli occhi.

Buona lettura.

 

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SOMMARIO
numero13 – marzo 2009

 

• 04 | La copertina. Donato Di Blasi

• 05 | Editoriale di Alessio Galbiati

• 06 | Brevi. appunti sparsi di immagini in movimento di Alessio Galbiati

• 07 | Estasi di un delitto di Samuele Lanzarotti

• 08 | Él di Samuele Lanzarotti

• 10 | LINGUA DI CELLULOIDE Mulholland D(e)rive cineparole di Ugo Perri

• 13 | SPECIALE GUS VAN SANT. GENIO RIBELLE. II parte
– To Die For di Roberto Rippa | 14
– Good Will Hunting di Andrea Fannini | 15
– Psycho di Alessio Galbiati | 16
– Finding Forrester di Jean-Maurice Rocher | 17
– Gerry di Luciano Orlandini | 19
– Elephant di Luciano Orlandini | 20

• 22 | DONATO DI BLASI. Berlino 1996, Bangkok 2001, Molise 2004, Marsala 2008

• 26 | CINEMA SERBO. Profesionalac di Francesca Mitrovic

• 27 | ClanDeadStini di Alessandra Cavisi

• 28 | Bride Wars di Francesco Chignola

• 28 | The Wrestler di Alessandra Cavisi

• 29 | Zack and Miri Make a Porno di Francesco Chignola

• 30 | SPECIALE WATCHMEN
– Watch… Amen! di Roberto Rippa | 31
– Lettera aperta dello sceneggiatore David Hayter ai fan di Watchmen | 33
– Watchmen. Zack, ma come hai fatto? di Francesco Moriconi | 35
– Perso nella simmetria. La guida italiana non ufficiale alla lettura di Watchmen di Roberto Rippa | 46
– Sette domande a Francesco Moriconi di Roberto Rippa | 47
– Watchmen in Italia. Le sette vite di un fumetto di Francesco Moriconi | 49

• 52 | www.rapportoconfidenziale.org

• 53 | Arretrati

 

 

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