
Pulgasari
Regia: Shin Sang-ok, Jo Chong Gon / Sceneggiatura: Kim Se Ryun / Fotografia: Kenichi Egami, Cho Myong Hyon / Montaggio: Sang-ok Shin / Effetti speciali: Teruyoshi Nakano, Osamu Kume / Art direction: Yoshio Suzuki / Produttore esecutivo: Kim Jong-il / Formato di ripresa: 35mm / Paese: Corea del Nord, Giappone / Lingua: Coreano / Anno: 1985 / Durata: 95′
Interpreti: Hui Chang Son (Ami), Sop Ham Gi (Inde), Ri Jong-uk (Ana), Ri Gwon (Fabbro, padre di Ami), Yu Gyong-ae (madre di Inde), Ro Hye-chol (fratello di Inde), Tae Sang-hun (ribelle), Kim Gi-chon (ribelle), Ri In-chol (ribelle), Ri Riyonun (Generale Fuan), Pak Yong-hok (il Re), Pak Pong-ilk (il Governatore), Kenpachiro Satsuma (Pulgasari), “Little Man” Machan (piccolo Pulgasari).
SINOSSI
Il film si svolge nel XIV secolo, all’epoca della dinastia Koryo, è la storia di un governatore-tiranno, che affama il suo popolo e spadroneggia nei propri possedimenti con la benedizione del proprio Re. Quando i giovani di un piccolo villaggio contadino, capeggiati dal furente Inde, paiono ormai decisi a fuggire sulle montagne per organizzare la resistenza alla tirannia, il governatore emanerà un editto che prevede l’esproprio di ogni oggetto di metallo presente nelle sue terre. La sua intenzione è di produrre un gran numero di armi per sedare ogni possibile rivolta ed al contempo disarmare ogni speranza di lotta. Incaricherà di forgiare le nuove armi il vecchio fabbro del villaggio, ma questi, vedendo che il metallo requisito priva i suoi concittadini degli strumenti per coltivare la terra, si opporrà fermamente alla decisone del Governo. Scatta quindi la repressione ed i giovani e il vecchio verranno imprigionati. Nella cella in cui è stato isolato l’anziano fabbro si lascerà morire, rifiutando di toccare quei pochi pugni di riso che i suoi carcerieri gli gettano, non prima però di aver plasmato con le proprie mani un piccolo pupazzetto al quale, invocando verso il cielo, darà tutta la propria speranza per un futuro migliore della sua famiglia e del suo popolo.
La morte dell’uomo getta nello sconforto l’intera comunità ma soprattutto la sua giovane figlia Ami, che guardando il cupo cielo di una notte senza stelle piangerà lacrime di disperazione. Una di queste finirà sul piccolo pupazzetto ed una scossa illuminerà i suoi minuscoli occhi. Da questo momento Pulgasari, questo il nome che gli affibbieranno, non smetterà più di crescere e di mangiare metallo, di ciò infatti si ciba – assai voracemente – l’essere creato dal fabbro. Sarà l’alleato decisivo, la forza inarrestabile, che aiuterà i contadini a spazzare via il governatore ed a distruggere il Re con tutto il suo esercito.
La parte più interessante del film è proprio la conclusione; il popolo, guidato da Pulgasari, sconfigge la tirannia, ma la fame del mostro non accenna a placarsi e ciò ben presto diviene un problema. Cioè la forza che ha prodotto la vittoria sull’esercito del Re, che ha prodotto insomma la Rivoluzione è divenuta ingombrante, distruttiva e pericolosa per la rivoluzione stessa; sarà Ami a chiedere a Pulgasari di lasciare il paese, di andarsene da un’altra parte, e lui, mansueto, ubbidirà.
L’incredibile storia di un film assurdo. “Pulgasari” di Shin Sang-ok
a cura di Alessio Galbiati
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