La “Piccola Enciclopedia degli Alieni” di Micol Beltramini illustrata da Diego Zucchi: fra letteratura, cinema e storie più o meno vere

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Esattamente un mese dopo gli scafandrati riatterrarono nello stesso posto […] e, acchiappata una delle loro galline, la portarono con sé sull’UFO e decollarono.

Ne manca uno, di alieno, fra i ben cinquanta presentatici da Micol Beltramini nel suo ultimo libro Piccola Enciclopedia degli Alieni. Storia illustrata di cinquanta extraterrestri quasi veri, illustrazioni di Diego Zucchi, (24 Ore Cultura, 2017, € 17,90). Si tratta del compositore tedesco Karlheinz Stockhausen (1928-2007), che a suo dire sarebbe stato istruito su Sirio, la stella bianca della costellazione del Cane Maggiore, ove avrebbe fatto ritorno una volta defunto. Chissà. Sta di fatto che il fascino esercitato dagli alieni sulla letteratura, e soprattutto sul cinema, è a dir poco ingente. Seguendo una modalità che le ha permesso di affermarsi nel 2008 con un libro dal titolo 101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita, Micol Beltramini (qui accreditata senza il secondo nome “Arianna”) scrive delle pagine pungenti e concise ma non prive di puntuali rifermenti bibliografici: troviamo infatti, alla prima voce aliena: “Antichi”, il sommo H. P. Lovecraft con le sue Montagne della follia (per chi non conoscesse il romanzo, si tratta di inarrivabile capolavoro), sul quale l’Autrice s’esprime come segue: “[…] e così oggi al piccolo scarrafone di Providence è intitolato un cratere di Mercurio: il cratere Lovecraft, appunto”. Troviamo le apparizioni “aliene” di Fátima, il temibile Chupacabras che, a partire dal 1975 fino al 1995, “ha lasciato tracce del proprio sangue sul luogo del delitto: dalle analisi è risultato potenzialmente umano ma con percentuali impossibili di magnesio, fosforo, potassio e calcio, e componenti proteici incompatibili con qualunque forma di vita”. Dai ben noti Cyborg di Guerre Stellari all’E.T. di Spielberg, l’elenco (bellissimo anche per l’idea di ordinarlo alfabeticamente, proprio come Aristotele insegna: “chiudere il sapere in un cerchio” è il significato etimologico di “enciclopedia”) si pone a metà strada fra le invenzioni del cinema di fantascienza entrate nell’immaginario collettivo e le – presumibilmente – “reali” apparizioni di esseri non identificati nel corso del Novecento. Il tono rimane così ambiguamente sospeso fra fantasticheria e realtà, legate dall’onnipresente ironia caustica dell’Autrice. Si legga questo passaggio (sui “Critters”, dalla serie cinematografica del 1986 di Stephen Herek): “La metà degli anni Ottanta è il momento dei piccoli alieni poco raccomandabili. Facile che sia colpa della fatale doppietta Incontri ravvicinati + E.T. : capolavori, certo, ma troppa melassa, zio Steven.”. Come darle torto? Le pagine del libro trasudano qua e là – in questo tono sardonico che è il “marchio di fabbrica” dell’Autrice anche nel suo blog (persino quando tocca tematiche spinose come quella della sessualità) – una certa malinconia per un’infanzia vissuta negli anni Ottanta: “[…] che fortuna essere stati bambini in quegli anni.” – Afferma. Già, perché nonostante tutto, quella “melassa” deve essere rimasta da qualche parte: anche solo come Weltanshauung tradita: “[…] dei nostri perversi e idioti e pericolosi Anni Ottanta”, scrive Thomas Bernhard nel suo – forse meno bel libro, perché sopra le righe in modo increscioso – A colpi d’ascia. Contrappunto ai testi, in un risultato da “invenzioni a due voci”, sono le immagini – davvero spassose – di Diego Zucchi. Traducendo in modo personale quanto rigoroso gli alieni descritti, Zucchi mette a disposizione il proprio tratto goticheggiante restando (lui pure) in bilico fra raccapriccio e umorismo nero. Nei curatissimi dettagli quasi “a margine” delle immagini si scorgono trovate sapienti: dalle desolate ambientazioni delle campagne americane (The Blob e Motham (Uomo Falena) con quelle trucide mescite adorne di sinistri Pick-Up, discese dall’Hitchcock di Psycho e care al Lynch di Twin Peaks, fino ai grattacieli crollanti che sorgono sghembi vicino all’alieno Kaijū tratto dal film Pacific Rim (2013) di Del Toro (in certe soluzioni di Zucchi non si può non pensare al nostro pittore Mario Logli). Infine, due inattese immagini: fra gli alieni vi sono l’attore Robin Williams e un inconfondibile ex-proprietario dei diritti di Miss Universo, miliardario (con un patrimonio che si aggira attorno ai 3 miliardi di dollari), nonché provvisto di un inconfondibile ciuffo biondastro che – se non risulterà alieno – probabilmente all’analisi chimica presenterà “componenti proteici incompatibili con qualunque forma di vita”. Come il vampiro Chupacabras sopra citato. Che “ti lascia secco”. •

Dario Agazzi

 



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