Torino Film Festival 2017 / Onde

Se volessimo individuare nei film che compongono la selezione di Onde 2017 una linea dominante, dovremmo guardare allo scenario diradato e alla curvatura intimamente crepuscolare che la realtà contemporanea offre alla ricerca espressiva portata avanti dai filmmaker più giovani e innovatori. La capacità di osservare il mondo attraverso il cinema sembra concentrarsi sul rapporto sempre più problematico che intercorre tra l’individuo e la realtà, così come tra l’immaginario e la Storia. Il diradarsi delle narrazioni cinematografiche in drammaturgie introflesse e in ricerche espressive spesso estreme sembra conseguente al progressivo sfaldarsi del rapporto tra l’individuo e il suo spazio vitale ed esistenziale. Sicché le crisi che a tutti i livelli definiscono la realtà si riversano sugli schermi con la forza di tensioni espressive che sfidano le durate, la percezione fondativa stessa dello sguardo, la definizione dell’immagine e la funzione identitaria del filmare.

È il caso di Let the Summer Never Come Again di Alexandre Koberidze, oltre tre ore di cinema di altissimo livello in cui il presente periferico di un danzatore georgiano è raccontato nella dissoluzione dell’immagine in bassissima risoluzione di un vecchio telefono cellulare. L’immagine, quella fotografica, è anche la cornice in cui il protagonista di La madre el hijo y la abuela, del cileno Benjamin Brunet, cerca di ricostruire il suo passato familiare mai goduto, lavorando sullo sfondo di una città gravata da un vulcano che incombe come una silenziosa minaccia. Silenziosa e minacciosa è anche la tempesta di neve che incombe su New York in A Window on The World, opera prima dello svedese, trapiantato negli Stati Uniti, Axel Ohman, che scompone una possibile storia d’amore sullo stordimento di una realtà ancora affacciata sul Ground Zero. Lungo il corso del Tago si distende invece la deriva di una ragazzina di Lisbona che, in Colo di Teresa Villaverde, si porta fuori dal tempo greve degli adulti, mentre sempre dalla scena lusitana emerge Verão Danado, ipnotica opera prima di Pedro Cabeleira, trovata sull’estate sballata di un gruppo di amici. Fuori dal tempo eppure fatalmente calate nel presente sono invece le due famiglie “nemiche” trovate da Clement Cogitore nella taiga siberiana per il suo Braguino, mentre in 2557 l’esordiente tedesco Roderick Warich si spinge nella notte di Bangkok per lavorare sull’immaginario del melodramma noir di scuola asiatica.

Sul versante opposto c’è invece l’affabulazione morale ed estetica di Eugène Green, che in En attendant les barbares cala un gruppo di impauriti viandanti nella notte del tempo presente, consegnandoli a un racconto di cavalieri e re. Affabulazioni perturbate nelle immagini degradate di un vecchio film mai finito utilizza invece il filippino John Torres per ricostruire, in People Power Bombshell: The Diary of Vietnam Rose, l’epopea dei “boat people” in fuga dal conflitto vietnamita. Un po’ come la libanese Feyrouz Sheral, nel corto Tshweesh, divarica il presente di Beirut tra echi di guerra e vita quotidiana, mentre il collettivo belga Leo Gabin ripropone con No Panic Baby uno squarcio di immaginario americano scavato nel cumulo di immagini del web e nel viaggio on the road di una coppia di teenager. Rovista invece nella patologica coazione a filmare che ha segnato il suo passato, la franco-tunisina Diane Sara Bouzgarrou, autrice di Je ne me souviens de rien, diario a grado zero della sua malattia mentale. Infine gli italiani Arturo Lavorato e Felice D’Agostino, che incidono Essi bruciano ancora in un grumo situazionista di tensioni storicistiche, idealistiche e identitarie, attorno al quale si coagula l’immaginario controverso dell’unificazione d’Italia.

ONDE – ArtRum
Arte e Cinema tornano a dialogare in ArtRum, la selezione di film firmati da artisti contemporanei realizzata in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Due realtà espressive che intrecciano estetiche e tecniche, trovando sullo schermo il loro spazio performativo. Le tre opere selezionate quest’anno lavorano sul dialogo tra le superfici e la materia che compongono l’immaginario contemporaneo: Neil Beloufa in Occidental si insinua nelle tensioni del presente e nelle paure nutrite dai luoghi comuni; Mika Rottenberg in Cosmic Generator attraversa il confine tra culture, costume e lavoro; Laure Prouvost in Lick in The Past cerca il presente nel rapporto perturbante tra materia organica e inorganica.

– Massimo Causo

 

Je ne me souviens de rien. Regia di Diane-Sara Bouzgarrou (Francia/2017)

 

TORINO 35 / Onde

 

2557
di Roderick Warich (Germania/Thailandia, 2017, DCP, 111′)
Due tedeschi a Bangkok, i locali notturni, la droga, lo spaccio, l’idea di aprire un ristorante; e poi un furto, una donna e una banda di criminali che orchestrano tutto, un omicidio, la fuga. Sceneggiatore (Zerrumpelt Herz di Timm Kröger) all’opera prima, Warick si immerge con occhi da europeo nell’atmosfera appiccicosa di un estremo Oriente inevitabilmente (e magnificamente) filtrato dal ricordo di Hou Hsiao-Hsien, Yu Lik-Wai e Wong Kar-Wai.
• Dom. 26, 18.00 R5 • Sab. 2, 20.15 R5

 

BRAGUINO
di Clément Cogitore (Francia/Finlandia, 2017, DCP, 49′)
Nella taiga siberiana vivono i Braguine, una famiglia di cacciatori fieri della loro solitudine. La libertà però ha un prezzo: la paura dell’altro. E la famiglia che vive sulla sponda opposta del fiume non è esattamente come loro. Cogitore gira con intensità selvaggia e incontrollata un’opera che supera impercettibilmente l’approccio documentario, come fossimo in un film di Konchalovskij.
• Mer. 29, 17.45 R5 • Ven. 1, 22.15 R5

 

COLO
di Teresa Villaverde (Portogallo/Francia, 2017, DCP, 136′)
La crisi economica portoghese, una famiglia che si sfalda: il padre disoccupato, la madre costretta al doppio lavoro, la figlia adolescente smarrita. E tutt’attorno una Lisbona periferica, gigantesca, spaventosa. Il film definitivo di Villaverde, un’analisi intima, spietata, ma in fondo anche speranzosa, dell’impasse esistenziale e materiale di una civiltà. Straordinario il finale alla Tarkovskij, lungo il fiume Tago.
• Sab. 25, 14.15 R5 • Mer. 29, 9.00 R5 • Sab. 2, 17.30 R5

 

EN ATTENDANT LES BARBARES
di Eugène Green (Francia, 2017, DCP, 76′)
Sulla notte del mondo incombono i barbari e sei profughi del tempo moderno si presentano al castello in cerca della protezione del re. Troveranno gli spettri delle loro paure, le speranze dello spirito e un antico testo occitano, che evoca il mostro e l’eroe destinato a combatterlo. Il nuovo film di Eugène Green, nato da un laboratorio a Tolosa, torna a far dialogare arte e vita in una fiaba sul rapporto tra paura e libertà nel mondo contemporaneo.
• Lun. 27, 17.45 R5 • Mar. 28, 11.00 R5

 

ESSI BRUCIANO ANCORA
di Arturo Lavorato e Felice D’Agostino (Italia/Francia, 2017, DCP, 90′)
Ritorno al 1861, alla creazione dell’Italia unificata sulle ceneri di un Sud colonizzato nel segno di civilizzazione e progresso: Lavorato e D’Agostino tessono una trama storica e immaginifica che tiene insieme tutti i Sud del mondo e le rivoluzioni mancate, le derive della Storia e quelle degli esodi perenni, tra archivio filmico e scena brechtiana, storiografia menzognera e antropologia visuale. Ardimentoso e ardente.
• Mar. 28, 20.00 R5 • Gio. 30, 22.00 R5

 

JE NE ME SOUVIENS DE RIEN
di Diane-Sara Bouzgarrou (Francia, 2017, DCP, 59′)
Dalla primavera araba del 2011 a oggi, Diane, francese di origini tunisine, ha filmato tutto: l’entusiasmo di allora, le discussioni con il padre, gli incontri con il fidanzato, l’insorgere della malattia mentale e il ricovero psichiatrico. Oggi non ricorda più nulla. E ha usato le immagini, i disegni e i testi ossessivamente accumulati nel tempo per “scrivere” questo appassionato, doloroso, intenso video-diario.
• Mar. 28, 22.15 R5 • Gio. 30, 9.00 R5

 

LET THE SUMMER NEVER COME AGAIN
di Alexandre Koberidze (Germania/Georgia, 2017, DCP, 202′)
L’audizione di danza che l’ha portato a Tbilisi è rimandata, così il giovane uomo di provincia bisognoso di soldi offre il suo corpo ai combattimenti clandestini e al sesso con maturi signori. Ma un soldato lo segue come un angelo custode. O come l’amore… Figure vagamente dostoevskiane e fotografia potentemente low-res per una folgorante opera prima, firmata dal georgiano (di studi berlinesi) Koberidze con l’impropria libertà di uno Iosseliani ritrovato.
• Sab. 25, 20.15 R5 • Gio. 30, 18.00 R5

 

LA MADRE, EL HIJO Y LA ABUELA
di Benjamín Brunet (Cile, 2017, DCP, 84′)
Un fotografo si aggira solitario per le strade di Chaitén, una città cilena minacciata dal vulcano. Ospitato da una tabaccaia e dall’anziana madre, il giovane entra con discrezione nella vita delle due donne e un po’ alla volta trova la famiglia che non ha mai avuto. Stratificazioni esistenziali tra fotografia, documentario e finzione, per un’opera prima dolce e empatica che fa pensare al cinema di Corso Salani.
• Sab. 25, 17.00 R5 • Dom. 26, 9.00 R5

 

NO PANIC BABY
di Leo Gabin (Belgio, 2017, DCP, 32′)
Due ragazzi in viaggio tra Atlantic City e El Paso, un’auto e una pistola, come fossero Bonnie & Clyde. Found footage ma non solo per il nuovo lavoro del collettivo belga Leo Gabin (Crackup at the Race Riots). Un oggetto istintivamente post-lynchano, un grumo di angoscia nello stomaco dell’America contemporanea.
• Mer. 29, 17.45 R5 • Ven. 1, 22.15 R5

 

PEOPLE POWER BOMBSHELL: THE DIARY OF VIETNAM ROSE
di John Torres (Filippine, 2016, DCP, 89′)
C’è un vecchio film mai finito di Celso Castillo (maestro della sexploitation anni 80 filippina), dedicato ai boat people vietnamiti in fuga dalla guerra. E ci sono Vietnam Rose, la protagonista, e Liz Alindogan, l’attrice sexy che la interpreta. Tra di loro c’è John Torres, il regista più visionario e teorico della new wave filippina, che riesuma i rulli in decomposizione del film di Castillo e ne innesta le immagini in un melodramma zombie.
• Lun. 27, 22.30 R5 • Ven. 1, 20.15 R5

 

TSHWEESH
di Feyrouz Serhal (Libano/Germania/Spagna/Qatar, 2017, DCP, 26′)
In Brasile si inaugurano i Mondiali di calcio e a Beirut sono tutti davanti alla tv. Ma il segnale è disturbato e nel cielo sfrecciano aerei. Topografie e architetture dell’umana resistenza in una città sospesa tra cielo e terra.
• Mar. 28, 22.15 R5 • Gio. 30, 9.00 R5

 

VERÃO DANADO
di Pedro Cabeleira (Portogallo, 2017, DCP, 128′)
Lisbona, l’estate, il tempo vago con gli amici, i pomeriggi fumati al parco e le serate sballate ai party. Chico, una laurea in tasca e la provincia alle spalle, brancola tra amori amari che non ne vogliono sapere e frequentazioni esistenziali a distanza di sballamento continuato. Techno saudade per un’ipnotica opera prima, sospesa tra Philippe Garrel e António Variações.
• Lun. 27, 19.45 R5 • Ven. 1, 17.30 R5

 

A WINDOW ON THE WORLD
di Axel Ohman (USA, 2017, DCP, 71′)
New York sta per essere spazzata da una tempesta di neve. Lui vaga amaro, tra un amore finito e il lavoro a Wall Street mollato. Lei gira disillusa, con una vecchia fotocamera e, a casa, un uomo da mollare. Il loro incontro è un amore possibile, raggelato dalla città in bianco e nero e del senso della fine che incombe su tutto. Girato in pellicola, guardando il Ground Zero del cinema americano, tra Amos Poe e il primo Jarmusch.
• Dom. 26, 22.15 R5 • Lun. 27, 9.15 R5

 

Occidental. Regia di Neïl Beloufa (Francia/2017)

 

TORINO 35 / Onde. ArtRum

 

LICK IN THE PAST
di Laure Prouvost (UK, 2016, DCP, 8′)
Un’allucinazione sotto il sole di L.A.: la sfacciata libertà di un gruppo di adolescenti, la liquida sensualità del mondo animale, il deterioramento della natura, l’indifferenza della materia solida. Opposti che si attraggono, istinto contro identità nella nuova opera dell’artista franco-belga Laure Prouvost.
• Mer. 29, 19.45 R5 • Ven. 1, 9.00 R5

 

COSMIC GENERATOR
di Mika Rottenberg (USA, 2017, file, 13′)
In un iperspazio sino-ispanico al confine tra Messico e USA, popolato di botteghe, ristoranti e operosità cinese, un intrico di tubi e tunnel genera una caleidoscopica visione della nostra società globalizzata. La nuova opera dell’artista argentina Mika Rottenberg, presentata allo Skulptur Projekte 2017 di Münster.
• Mer. 29, 19.45 R5 • Ven. 1, 9.00 R5

 

OCCIDENTAL
di Neïl Beloufa (Francia, 2017, DCP, 73′)
Parigi è in preda a manifestanti e polizia, ma nell’Hotel Occidental si gioca una partita di sospetti e tensione tra una coppia gay italiana, la proprietaria che li crede dei ladri, l’impacciato fattorino maghrebino, la svampita receptionist e i poliziotti. Nel nuovo lavoro dell’artista franco-algerino Neil Beloufa, l’hotel come microuniverso geopolitico che fa implodere i luoghi comuni ed esplodere le tensioni della società contemporanea.
• Mer. 29, 19.45 R5 • Ven. 1, 9.00 R5

 

Verão danado. Regia di Pedro Cabeleira (Portogallo/2017)

 

SALE

MULTISALA CINEMA MASSIMO (1-2-3)
via G. Verdi, 18
+39 011 8138574
sale accessibili ai disabili

MULTISALA REPOSI (1-2-3-4-5)
via XX settembre, 15
+39 011 532448
sale 1, 2, 3 accessibili ai disabili

CINEMA CLASSICO
PROIEZIONI RISERVATE ALLA STAMPA
piazza Vittorio Veneto, 5
+39 011 5363323
sala accessibile ai disabili

 

35° TORINO FILM FESTIVAL

direttore: Emanuela Martini • segretariato generale: Bruna Ponti  con la collaborazione di: Alessia Durante (stagista)  assistente alla direzione e rapporti con gli autori: Mara Signori  con la collaborazione di: Paola Ramello, Graziella Deandrea  coordinamento del programma e ricerca film: Luca Andreotti  con la collaborazione di: Salvo Cutaia  logisitica: Flavio Armone  tffdoc e italiana.corti: Davide Oberto  con la collaborazione di: Paola Cassano, Mazzino Montinari, Séverine Petit  organizzazione e rapporti con gli autori: Paola Cassano, Marta Satta (stagista)  onde: Massimo Causo  con la collaborazione di: Roberto Manassero • consulenti per la selezione: Pier Maria Bocchi, Chiara Borroni, Federico Gironi, Barbara Grespi, Federico Pedroni  corrispondenti: Rodrigo Diaz (America Latina), Jim Healy (Nord America)  retrospettiva Brian De Palma: Emanuela Martini  con la collaborazione di: Luca Andreotti  comunicazione e marketing: Maria Grazia Girotto  con la collaborazione di: Bianca Girardi • pr internazionale: Lucius Barre.

 

TORINO FILM FESTIVAL
35° Edizione
24 novembre – 2 dicembre 2017
torinofilmfestival.org

 

cover image: A Window on The World. Regia di Axel Ohman (USA/2017)



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