Corpo e anima. O del romanticismo da macello

Abbiamo bisogno di storie d’amore? Più che altro – stando a Corpo e anima della regista ungherese Ildikó Enyedi (classe 1955), film vincitore dell’Orso d’oro alla 67esima edizione del Festival di Berlino e da ieri nelle sale – parrebbe che lo stanco, avido, sfrenato, puerile uomo della nostra tarda civiltà, il moribondo europeo che non vuol morire, abbia bisogno di sesso. In una conferma persino didascalica dell’eros-thanatos di freudiana memoria. Costellata di segnali sessuali è infatti questa raggelata “commedia romantica” plastificata, come le cibarie che contrappuntano – scialbe vettovaglie uscite da un ristorante di Kaurismäki – gli sbocconcellati dialoghi vuoti dei personaggi, impiegati in un macello. Il laconico direttore della struttura, attempato “bel tenebroso” dal braccio paralizzato s’innamora ricambiato (fatto palese, fin dalla prima inquadratura) della giovane dottoressa addetta al controllo qualità, soggetto ai limiti dell’autismo, in cura psicologica e dedita a inscenare per sé dialoghi fra le saliere o i pupazzi del Playmobil, onde farsi una più chiara idea del mondo reale dal quale si sente esclusa. A “romanticizzare” la vicenda freddamente stilizzata, interviene la metafora delle metafore: il sogno concomitante dei due protagonisti, che li vede cervi indomiti in un bosco d’inverno, in cerca di cibo fra la neve. Una didascalia ridondante che finisce per tediare all’ennesima riproposta, quasi fossimo incapaci di coglierne il sottile significato: la ricerca d’amore cela il desiderio sessuale, nel film inserito con pruriginosa insistenza in ogni gesto, in ogni personaggio. Dall’addetto alle risorse umane, frustrato orsacchiotto che si serve del farmaco dato alle bestie del macello onde accelerarne l’accoppiamento, alla procace psicologa aziendale (le cui forme invitanti il direttore stesso non può astenersi dall’osservare), al neoassunto “galletto nel pollaio”, giungendo al tentativo ironico d’istruirci – per mezzo della decrepita donna delle pulizie, la quale ha sogni esplicitamente sessuali – su come la giovane dottoressa debba vestire e camminare onde conquistare l’uomo di cui è innamorata. Non mancheranno – in questo quadretto nel quale sono disegnati in primo piano il desiderio e in secondo la depressione – immagini urtanti (la dottoressa guarda impassibile un video pornografico con una brutale sodomia: il sesso anale è ora un tema molto di moda, ma sdoganarlo così suscita sempre una certa dose di perplessità), canzoni “romantiche” su CD e taglio delle vene, con riconciliazione della vicenda in un silente accoppiamento fra i protagonisti. E colazione la mattina dopo. E “schizzo” di pomodoro metaforico: ci mancava l’ultima didascalia sulla perdita della verginità della dottoressa. Sorge la domanda: essendo i cervi del sogno i due personaggi, stupisce che il maschio non sia stato reso zoppo da una gamba, o che almeno il superbo palco delle corna non fosse monco. Altrimenti come si spiega il braccio paralitico del direttore? Fra tante didascalie, alla fine ne manca sempre una: è in questi non detti che si cela “l’arte” – tutta contemporanea – della regista, possibile che non ce ne si accorga? Il melodramma romantico è sempre sleale: confondendo il solletico con il godimento, il film va a caccia d’allettamenti, tentando maldestramente un contagio psichico. Al termine della visione di questa Ungheria artica e lubrica – quale sintesi – non possiamo che rievocare le parole de L’ultima estate di Klingsor di Hermann Hesse: “Fuori stava la morte. La vedeva campeggiare. La fiutava. Come gocce di pioggia sulla polvere di una strada di campagna, questo era l’odore della morte.” •

Dario Agazzi

 

 

TESTRŐL ÉS LÉLEKRŐL (Corpo e anima)
Regia, sceneggiatura: Ildikó Enyedi • Fotografia: Máté Herbai • Montaggio: Károly Szalai • Musiche: Ádám Balázs • Scenografia: Imola Láng • Produttori: Ernő Mesterházy, András Muhi, Mónika Mécs • Interpreti principali: Morcsányi Géza (Endre), Alexandra Borbély (Mária), Zoltán Schneider (Jenö), Réka Tenki (Klára), Ervin Nagy (Sanyi), Éva Bata (Jutka), Tamás Jordán (Pediatra di Mária), Pál Mácsai (Investigatore), Júlia Nyakó (Rózsi), Itala Békés (Zsóka), Nóra Rainer-Micsinyei (Sari), Attila Fritz (Peti), Vince Zrínyi Gál (Bela) • Produzione: Inforg-M&M Film Kft. • Distribuzione italiana: Movies Inspired • Rapporto: 2.35:1 • Paese: Ungheria • Anno: 2017 • Durata: 116′



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