Painfully Rich. Considerazioni attorno a “Tutti i soldi del mondo” di Ridley Scott

“Dormono anche le farmacie notturne, le porte e le anticamere del pronto soccorso, dormono le banche: gli sportelli le scrivanie i cassetti le poste pneumatiche le grandi casseforti i locali blindati; dormono l’oro l’argento i titoli industriali; dormono le cambiali i certificati mobiliari i buoni del tesoro. Dormono i garzoni con le mani sul grembiule o dentro i sacchi di segatura. Dormono le prostitute i ladri gli sfruttatori le bande organizzate, i sardi e i calabresi; dormono i preti i poeti gli editori i giornalisti, dormono gli intellettuali; quanto caffè, alcool, fumo tra quelle ore. E mentre tutti dormono il valore aumenta, si accumula secondo per secondo all’aperto o dentro gli edifici. Dormono i calcolatori, ma non perdono il conto nei loro programmi. È un problema di ordine, efficienza, produzione.”
Paolo Volponi, Le mosche del capitale (1989)

Le Brigate Rosse tengono il ritratto di Marx e il busto di Lenin in salotto dove scolano una moka sana sana di caffè sotto il loro stendardo mentre cercano di spillare qualche miliardo al capitalismo americano, perché neanche loro si considerano superiori al denaro; le ‘ndrine calabresi cantano e ballano la tarantella per ammazzare il tempo quando sorvegliano gli ostaggi, oltre a sbafarsi tegami interi di maccheroni; a Roma le puttane son così sagge che capiscono subito quando un ragazzo è in pericolo; i soldi non fanno la felicità; J. Paul Getty I è uguale uguale a Paperon de’ Paperoni solo che, invece di tuffarsi su mucchi di monete d’oro, si arrotola continuamente mani e braccia con strisce lunghe lunghe di carta che registrano l’andamento del prezzo del petrolio, ma come nelle storie di Don Rosa, Paperone pur rimanendo tirannico, avarissimo e incapace di grandi sentimenti prova un sincero affetto per i tre nipotini: Qui, Quo e Qua. Un po’ come gli italiani che ci tengono alla famiglia.

Dovreste sapere che non c’è mimesi cronachistica che tenga, quando al cinema vedi un orecchio mozzato, ormai non puoi fare a meno di pensare a Blue Velvet, che quando vedi il Colosseo non puoi fare a meno di pensare a Il Gladiatore: Noi mortali non siamo che ombre e polvere. Ombre e polvere, Massimo!

I Getty no, loro non sono mortali: noi assomigliamo a voi ma non siamo come voi, è come se fossimo di un altro pianeta dove la forza di gravità è talmente forte da piegare la luce e anche le persone.

 

David Lynch, Blue Velvet (1986) / Ridley Scott, The Gladiator (2000)

 

Come saprete il denaro non dorme e oggi più che mai non lo vedi e non lo tocchi se non investi in tangibili oggetti preziosi, anche piccoli ma pesantissimi come buchi neri, un Vermeer, ad esempio, dove precipita tutto il valore che altrimenti altro non sarebbe che puro flusso, oppure in rovine romane: ombra e polvere del potere. Fontana di Trevi te la può vendere Totò, ma i romani la villa di Adriano non te la danno neanche se la paghi tutti i soldi del mondo, perciò devi accontentarti del plastico di una villa degna dell’Italia in miniatura o di Las Vegas; in alternativa puoi sempre rimediare qualcuno che ti faccia un busto da mettere tra quelli degli imperatori o di un apollineo Antinoo, così che ti pare di essere finalmente al posto tuo, come Parker nella cappella Rothko. Dal capitale novecentesco al cyber capitalismo di Cosmopolis, da Mazzarò che cerca di tirarsi dietro tutta la sua roba mentre sta morendo a Bill Gates che i suoi disegni di Leonardo li vede solo proiettati sugli schermi al plasma di casa, ciò che scompare è solo il peso, ormai smaterializzato, delle borse zeppe di dollari pronte per il riscatto, pronte per la conta con le mani sporche di ragù o di sangue, misere come la vita a cui si condanna chi peccando di hýbris si è creduto simile agli Dei, e quando crepa non c’ha manco il tempo di godersi in santa pace, tra le sue mani, quella tela costata quasi il prezzo di un nipote, perché suona l’allarme.

 

Ridley Scott, All the Money in the World (2017) / J.P.Getty at Jerash (ancient Gerasa) in Jordan (1954)

 

“Non ch’io disprezzi gli uomini: se lo facessi, non avrei alcun diritto, né alcuna ragione, di adoperarmi a governarli. So bene che sono vanitosi, ignoranti, avidi, irrequieti, capaci quasi di tutto pur di arrivare, pur di farsi valere, anche solo ai propri occhi, o anche soltanto per evitare di soffrire. Lo so bene: sono fatto anch’io come loro.”
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano (1951)

Maurizio Giuseppucci

 

 

ALL THE MONEY IN THE WORLD (Tutti i soldi del mondo)
Regia: Ridley Scott • Sceneggiatura: David Scarpa dal saggio Painfully Rich: the Outrageous Fortunes and Misfortunes of the Heirs of J. Paul Getty (1995) di John Pearson • Fotografia: Dariusz Wolski • Montaggio: Claire Simpson • Effetti speciali: Maurizio Corridori • Musiche: Daniel Pemberton • Scenografie: Arthur Max • Costumi: Janty Yates • Trucco: Jana Carboni • Produttori: Chris Clark, Quentin Curtis, Dan Friedkin, Mark Huffam, Ridley Scott, Bradley Thomas, Kevin J. Walsh • Interpreti principali: Michelle Williams (Abigail “Gail” Harris), Christopher Plummer (J. Paul Getty), Mark Wahlberg (Fletcher Chace), Charlie Plummer (John Paul Getty III), Romain Duris (Cinquanta), Marco Leonardi (Saverio Mammoliti), Timothy Hutton (Oswald Hinge), Andrew Buchan (John Paul Getty Jr.), Giuseppe Bonifati (Giovanni Iacovoni), Maurizio Lombardi (Il Dottore), Andrea Piedimonte (Corvo) • Produzione: Imperative Entertainment, RedRum Films, Scott Free Productions, TriStar Pictures • Distribuzione italiana: Lucky Red • Rapporto: 2,35:1 • Paese: USA • Anno: 2017 • Durata: 132′



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