“Isle of Dogs”. Che se lo pronunci velocemente ti sembra di dire “I Love Dogs”

Berlinale 2018 / Concorso internazionale (Film d’apertura)

Sono uscita di casa tutta ordinata e pulitina, per l’occasione ho perfino lucidato le scarpe. Mi sentivo una bambina il giorno di Natale.

Quella mattina Anderson avrebbe aperto per la seconda volta la Berlinale. Nel 2014 con Grand Budapest Hotel ha ricevuto il Gran Premio della Giuria. Con Isle of Dogs, il nuovo film in stop-motion, quest’anno è in concorso per l’Orso d’Oro.
È un po’ Natale, dai.

Isle of Dogs. Che se lo pronunci velocemente, ti sembra di dire I Love Dogs. Non deve essere un caso. Pensavo seduta in sala, prima che il film cominciasse. Sono arrivata in anticipo di tre quarti d’ora, ma i posti vuoti erano già quasi tutti occupati. Ne ho trovato uno molto centrale. Ero molto soddisfatta. Due file davanti alla mia un giornalista con il berretto rosso e la barba e gli occhiali scelti apposta per sembrare appena uscito dal set di Steve Zissou, continuava a scattarsi selfie. La camicia non era azzurra, ma blu; penso che avrei potuto tirargli aerei di carta in testa durante tutta la visione del film. E io che credevo di essere quella strana. Non importa quante rotelle pensi di avere fuori posto. C’è sempre qualcuno che sta peggio di te.

Comincia il film.

Siamo in un Giappone distopico tra vent’anni. Kobayashi – sindaco tirannico della città di Megasaki, che appartiene a una dinastia di gattari – è risolto a far sparire dalla circolazione tutti i cani. Così, fa scattare l’allarme: in città dilagherebbe un’influenza canina che potrebbe contagiare anche gli umani e dispone l’allontanamento coercitivo di tutti i canidi su un’isola-discarica. Questa Trash Island è popolata solo da cani, pulci e immondizia fino al giorno in cui, a bordo di un improbabile biplano, piomba sull’isola anche un umano. Si tratta di Atari, un ragazzino dodicenne orfano (e adottato proprio da Kobayashi) che è alla ricerca del suo cane da guardia Spots. Ad aiutarlo nell’impresa, una gang di quadrupedi dai nomi spietati e crudeli come Boss, Rex, King e Duke – ma che in realtà non sono che cani-damerini che rimpiangono la vita da divano e gossip che conducevano prima dell’esilio. E poi, come dimenticarlo, c’è il randagio Chief.

Questa è la storia, che poi prende deviazioni, si complica e si capovolge; mentre sulla scena si susseguono studenti ribelli, cani cyborg, droni, personaggi weirdoni – il tutto, tenuto insieme dalle ossessioni andersoniane familiari a chi ha visto anche solo un paio di suoi film (il carattere corale del racconto, l’ironia e la leggerezza del tono, le amicizie trasversali, la suddivisione in capitoli della storia, gli scenari bellissimi e perfetti, la simmetria delle inquadrature, la colonna sonora). E poi ecco che questo favoloso mondo prende sempre più velocità ed esplode in un botto. Di piacere.

Esco dal cinema, finalmente il cellulare prende e riesco a incontrare Arno.

  • Ehi Arno, finalmente. Ti cercavo. Peccato che non siamo riusciti a trovarci in sala. Insomma, come l’hai trovato?
  • Eh, bello.
  • Mh. Un “eh” non completamente convinto. Che c’è? A me è piaciuto molto.
  • Sì, esteticamente tutto perfetto, solo che poi sono uscito e mi sono detto: sì, ma poi?
    I film di Anderson sono belli, ma mi sembra di stare davanti a un macaron [a quanto sapevo, Arno adora i macaron;, N.d.R.]: bello, colorato, così perfetto che ti chiedi come hanno fatto a farlo. Poi lo mangi ed è dolcissimo… ma poi?
  • E poi cosa, Arno? E poi niente. È stata una bella esperienza. Non è che devi cercare il significato più nascosto dei film di Anderson. Diciamoci la verità: il mondo farebbe benissimo a meno dei film di Anderson, la terra continuerebbe a girare pacifica e nessuno direbbe nulla. Solo che senza i film di Anderson, il mondo sarebbe molto più brutto e triste. Il mio quanto meno.
    …Un po’ come la tua vita senza i macaron.
  • Mh… e quindi?
  • E quindi Arno, goditi il tuo macaron senza chiederti altro.

Cristina Beretta

 

 

ISLE OF DOGS
Regia, soggetto: Wes Anderson • Sceneggiatura: Wes Anderson, Roman Coppola, Jason Schwartzman, Kunichi Nomura • Fotografia: Tristan Oliver • Supervisione al montaggio: Andrew Weisblum • Montaggio: Ralph Foster, Edward Bursch • Animazione: Mark Waring • Production Design: Adam Stockhausen, Paul Harrod • Musiche: Alexandre Desplat • Casting: Douglas Aibel, Kunichi Nomura • Produttori: Wes Anderson, Scott Rudin, Steven Rales, Jeremy Dawson • Coproduttori: Christoph Fisser, Henning Molfenter, Charlie Woebcken • Voice cast: Bryan Cranston (Chief), Edward Norton (Rex), Bill Murray (Boss), Jeff Goldblum (Duke), Bob Balaban (King), Koyu Rankin (Atari Kobayashi), F. Murray Abraham (Jupiter), Greta Gerwig (Tracy), Frances McDormand (Interpreter Woman), Courtney B. Vance (Narrator), Fisher Stevens (Scrap), Mari Natsuki (Auntie), Harvey Keitel (Gondo), Liev Schreiber (Spots), Scarlett Johansson (Nutmeg), Tilda Swinton (Oracle), Ken Watanabe (Head Surgeon), Kunichi Nomura (Mayor Kobayashi), Akira Ito (Professor Watanabe), Akira Takayama (Major-Domo), Yojiro Noda (News Anchor), Yoko Ono (herself), Frank Wood (Simul-Translate Machine), Nijiro Murakami (Editor Hiroshi) • Produzione: Indian Paintbrush, American Empirical Pictures • Rapporto: 2.35 : 1 • Negativo: digital Stills • Formato di proiezione: D-Cinema • Paese: UK, Germania • Anno: 2018 • Durata: 101′

 

Isle of Dogs – Motion Poster

*Sneeze* On the Isle of Dogs, every season is #DogFlu season. So cover your muzzle. 3.23.18.

Pubblicato da Isle of Dogs Movie su lunedì 5 febbraio 2018



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