…E quindi? “Transit” di Christian Petzold

Berlinale 2018 / Concorso internazionale

All’inizio degli anni Quaranta esuli provenienti da tutta Europa, spinti dall’avanzare delle truppe tedesche, si ritrovano a Marsiglia e affollano le banchine del porto, gli alberghi da quattro soldi e gli uffici consolari stranieri sotto un cielo desolato e grigio, in attesa della nave e dei documenti che consentiranno loro di transitare oltreoceano. In questa città si raccolgono storie rotte e persone che vagano in questo purgatorio come fantasmi mossi da speranze vaghe e lontane.

Questa la trama del film di Petzold che prende spunto da un romanzo parzialmente autobiografico di Anna Seghers scritto nel biennio ’41-’42, mentre era in esilio.

 

 

Il rifugiato tedesco Greg (Franz Rogowski) arriva a Marsiglia – una Marsiglia dei giorni nostri – con in valigia le lettere, un manoscritto e i documenti di viaggio di uno scrittore morto suicida di cui prenderà l’identità e il lasciapassare dell’ambasciata messicana. La bella Marie (Paula Beer) non sa che il marito (lo scrittore di cui sopra) è morto e lo cerca invano nelle strade, nei caffè e nei ristoranti della città. Fatalità vuole che Greg e Marie si incontrino e comincia una storia d’amore piuttosto snervante.

Petzold decide di ambientare questa storia ai giorni nostri ed è una cosa spiazzante, tanto che allo spettatore viene da chiedersi perché. E la prima ragione che gli viene in mente è che forse il regista voleva creare un parallelismo tra l’oggi e gli anni Quaranta. Una analogia tra gli esuli di ieri che scappavano dai nazisti e i rifugiati di oggi (e la presenza dello spettro del fascismo europeo che non si è mai del tutto estinto e che sta acquistando sempre più forza). Ma no, presto si rende conto che questa ipotesi non regge.
E non è nemmeno nelle intenzioni di Petzold, che in conferenza stampa risponde così a chi gli chiede di spiegare come mai ha deciso di ambientare il film nella Marsiglia attuale: “Trovo che la ricostruzione di un mondo che non conosco non sia che un atto di arroganza. Volevo traslare i ricordi, i fantasmi del passato nell’oggi perché solo così li posso comprendere”; e in modo ambiguo risponde a chi gli chiede se il film contenga un’allusione ai migranti moderni: “Il luogo di transito di oggi è la boarding zone degli aeroporti. Non si tratta solo di un transito geografico, ma temporale. Nel film si incontrano i viaggiatori degli anni Quaranta e i viaggiatori di oggi – e si capiscono gli uni con gli altri.”

…E quindi? •

Cristina Beretta

 

 

TRANSIT
Regia: Christian Petzold • Sceneggiatura: Christian Petzold dal romanzo Transit di Anna Seghers (1944) • Fotografia: Hans Fromm • Montaggio: Bettina Böhler • Musica: Stefan Will • Sound Design: Dominik Schleier, Martin Steyer • Suono: Andreas Mücke-Niesytka • Production Design: Kade Gruber • Costumi: Katharina Ost • Trucco: Kitty Kratschke, Sonia Salazar Delgado • Assistenti alla regia: Ires Jung, Andreas Meszaros • Casting: Simone Bär, Joanna Delon • Production Managers: Dorissa Berninger, Juliette ambours • Produttori: Florian Koerner von Gustorf, Michael Weber • Commissioning Editor: Caroline von Senden, Andreas Schreitmüller • Coproduttori: Antonin Dedet, Olivier Père • Interpeti principali: Franz Rogowski (Georg), Paula Beer (Marie Weidel), Godehard Giese (Richard), Lilien Batman (Driss), Maryam Zaree, Barbara Auer, Matthias Brandt, Sebastian Hülk, Emilie de Preissac, Antoine Oppenheim • Produzione: Schramm Film Koerner & Weber • Coproduzione: neon productions, ZDF, Arte • Paese: Germania, Francia • Anno: 2018 • Durata: 101′

 



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