Una riflessione stendhaliana pre-elettorale

Nei tempi molto grami che stiamo vivendo – mentre persino quello atmosferico induce a pensare a una biblica punizione funesta nei confronti di noi omuncoli, soggiacenti alle leggi elettorali e al circense baraccone a queste connesso – mi sia permesso rievocare le parole d’un grande père – Stendhal – tratte da quel sublime frammento di 738 pagine che è Luciano Leuwen, precisamente il discorso del banchiere Leuwen padre al figlio, quando sta per immetterlo nella carriera diplomatica:

“Ecco il principio: qualunque governo, anche quello degli Stati Uniti, mente sempre e su tutto; quando non può mentire sull’essenziale, mente sui particolari. Inoltre, ci sono le buone e le cattive bugie. Le buone sono quelle credute dal pubblico minore con rendite dai cinquanta luigi ai dodicimila o quindicimila franchi; quelle ottime mettono nel sacco qualche persona con carrozza; quelle detestabili sono tali perché nessuno le crede e vengono ripetute soltanto dai ministri sfacciati. Ci siamo intesi. Eccoti una prima massima di Stato, essa non deve mai uscirti di mente né dalla bocca.”

“Entro in una caverna di ladroni, ma tutti i loro segreti, piccoli e grandi, sono affidati al mio onore.”

“Saggiamente. Il governo gioca con i diritti e il denaro del popolo pur giurando ogni mattina di rispettarli.”

Stendhal compose il Leuwen fra il 1834 e il 1835, lasciandolo incompiuto. •

Dario Agazzi



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