Twarz (Mug). La Polonia contemporanea di Małgorzata Szumowska

Berlinale 2018 / Concorso internazionale

Ogni qualvolta Małgorzata Szumowska presenterà un film alla Berlinale, mi troverà in sala ad aspettarla. Per mia fortuna è un’ospite fissa.

Nel 2012 ha presentato Elles; poi è tornata l’anno successivo con W imię…; nel 2015 si è aggiudicata l’Orso d’argento per la miglior regia con Ciało (Body) e quest’anno con Twarz (Mug) ha vinto l’Orso d’argento.

Con questo film continua l’esplorazione del tema del corpo. Il corpo come contenitore dell’anima. Una convivenza spinosa. Il conflitto tra materia e spirito, tra ragione e fede. Alcuni dei suoi protagonisti riescono a rimanere ancorati alla sostanza fisica; altri invece tentano la fuga in un universo soprannaturale. Altri ancora tentano semplicemente la fuga, senza aspirare ad altro.

Twarz significa faccia, mentre il titolo inglese Mug (muso) attribuisce una sfumatura più animalesca. Nel prologo, in un mattino polacco freddo grigio e desolato, un gruppo di persone è in attesa davanti a un ingresso. Si accendono le luci, si aprono le porte. In slow motion vediamo corpi che si gettano all’interno; facce contorte in modo grottesco e persone che si spogliano e si danno battaglia in un’orgia di consumismo per aggiudicarsi un televisore. Era questo il premio da conquistare: entra in mutande, esci con un televisore.

Il vincitore dalla contesa è Jacek (Mateusz Kościukiewicz), un ventenne caruccio, un catto-metallaro po’ ribelle, dice di voler andare a vive a Londra, ma è felice di mettere da parte il suo sogno quando la sua Dagmara (Malgorzata Gorol) accetta di sposarlo. Vive in una fattoria dispersa nella pampa polacca in una famiglia di contadini cattolici patriottici, xenofobi e razzisti. Jacek, mentre lavora alla costruzione di un’immane statua del Cristo Re, ha un infortunio e cade. Ha salva la vita, ma gli devono trapiantare la faccia (nella clinica di Gliwice, nel 2013 è stato realmente eseguito con successo il primo trapianto facciale urgente al mondo). Da quel giorno la sua vita prende una piega completamente diversa. I media si precipitano, i bambini lo deridono, Dagmara poco elegantemente sparisce e se ne trova un altro e la madre cerca aiuto da un esorcista (anche questa non è poi così campata in aria come trovata narrativa: al 2016 in Polonia sarebbero stati censiti almeno 120 esorcisti autorizzati, trend in crescita).

La Szumowska fa quindi riferimento a diversi fatti realmente accaduti e li mescola in un racconto surreale tenuto insieme da un witz sarcastico. La statua del Cristo Re più alta al mondo, ad esempio, quella a cui nel film lavora Jacek, è stata realmente completata a Świebodzin nel 2010. Più alta di quella di Rio de Janeiro, come puntualizzano a più riprese i personaggi nel film.

I luoghi e l’atmosfera di fanatismo religioso collettivo ricordavano un evento che si è tenuto in Polonia nell’ottobre del 2017, il Rosario alle frontiere, ovvero la preghiera collettiva che intendeva ricordare la vittoria della Lega Santa a Lepanto contro i turchi, nel 1571. Qualcosa come un milione di persone si è realmente riunito per sospingere i musulmani ‘oltre le frontiere europee’ a suon di rosario e “formare un muro di protezione intorno ai confini del Paese per chiedere alla Madonna di salvare la Polonia e l’Europa dal nichilismo islamista e dal rinnegamento della fede cristiana” (chi vuole credere solo ai propri occhi, ecco un paio di immagini di AP o di TVP). Così, giusto per dare un’idea.

La Polonia in questo film è un paese povero, perennemente ubriaco, fanaticamente cattolico, con un’idea che può apparire distorta del capitalismo e – soprattutto – della democrazia. Eppure, in questo ritratto, la Szumowska, non perde la vicinanza ai personaggi e alle persone che vengono mostrate con lucida umanità; nonostante la causticità dell’umorismo, si percepisce un forte amore. Per assurdo, un film patriottico, che con coraggio parla dei problemi della Polonia senza usare mezzi termini, con una sfrontatezza e una forza che si possono permettere coloro che sono in grado di amare molto il proprio paese. Perché, come ha detto la regista in conferenza stampa: è un dovere descrivere come è la Polonia oggi, con i problemi che abbiamo. Non voglio nascondere niente.

Cristina Beretta

 

 

TWARZ (Mug)
Regia: Małgorzata Szumowska • Sceneggiatura: Michał Englert, Małgorzata Szumowska • Fotografia: Michał Englert • Montaggio: Jacek Drosio • Musiche: Adam Walicki • Scenografie: Marek Zawierucha, Andrzej Górnisiewicz • Produttori: Jacek Drosio, Michal Englert, Małgorzata Szumowska • Coproduttori: Izabela Helbin, Tomasz Karczewski, Maciej Kubiak, Marcin Piasecki, Jaroslaw Sawko, Piotr Sikora, Marciej Slusarek, Anna Wasniewska-Gill • Produttrice esecutiva: Inga Kruk • Interpreti principali: Mateusz Kosciukiewicz, Agnieszka Podsiadlik, Malgorzata Gorol, Roman Gancarczyk, Dariusz Chojnacki, Robert Talarczyk, Anna Tomaszewska, Martyna Krzysztofik • Produzione: Nowhere • Coproduzione: DI Factory, Dreamsound Studio, Kino Swiat, Krakowskie Biuro Festiwalowe, Lesnodorski Slusarek i Wspólnicy, Narodowy Instytut Audiowizualny, Piramida Film, Platige Films, TVN • Paese: Polonia • Anno: 2018 • Durata: 91 min



L'articolo che hai appena letto gratuitamente a noi è costato tempo e denaro. SOSTIENI RAPPORTO CONFIDENZIALE e diventa parte del progetto!





Condividi i tuoi pensieri

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.