Ah, la classe. “Eva” di Benoit Jacquot

Berlinale 2018 / Concorso internazionale

In questa Eva – perché esiste un’altra versione cinematografica del romanzo Eve di James Hadley Chase, realizzata nel 1962 con Jeanne Moreau, Stanley Baker e Virna Lisi – il cinico assistente domiciliare Bertrand (Gaspard Ulliel) è l’unico testimone del trapasso in vasca da bagno di uno sceneggiatore per il teatro. Con grande sangue freddo, prima di farsi di nebbia, ruba il manoscritto del copione che l’uomo teneva sulla scrivania. Qualche mese dopo, ritroviamo Bertrand nei panni di un drammaturgo di successo che divide con la fidanzata superbona (Julia Roy) un elegante appartamento nel centro di Parigi. Il produttore (Richard Berry) comincia a mettere fretta a Bertrand perché vuole una nuova pièce (e magari anche la sua fidanzata) e il giovane impostore comincia a sudare freddo perché si rende conto di dover trovare presto un’idea che sia all’altezza di quella che non ha mai avuto. Così, si illude di riconoscere un ulteriore colpo di fortuna nell’incontro con la prostituta d’alto bordo, beaucoup plus agée que lui, Eva (Isabelle Huppert). Cinica fredda distante calcolatrice fine elegante dominatrice sorniona misteriosa bugiarda. Finalmente Bertrand ha un piano. Intenzionato a usarla come materia principale della sua nuova commedia, vuole farla innamorare, per poi distruggerla.

Questo film, che probabilmente vorrebbe essere anche una critica alla vuotezza della borghesia parigina (Jacquot non è proprio il primo a provarci e non riesce ad aggiungere nessun elemento al discorso), non risulta che pretenzioso e noioso. È un thriller senza tensione. Un film erotico senza erotismo. Una storia d’amore senza sentimento.

Ma non è andato tutto perduto. Uscita dalla sala, qualcosa del film è rimasto. Sicuramente un messaggio di speranza per tutto il genere femminile – Isabelle Huppert ha sessantaquattro anni ed è incredibilmente seducente. Inoltre, nonostante non sia la sua interpretazione migliore; nonostante il film sia mediocre; nonostante il fatto che non mi immagino sia semplicissimo impersonare una prostituta di classe a sessantaquattro anni, la Huppert è uscita a testa alta da questo film. Naturalmente cangiante – autoritaria affettuosa spietata fredda premurosa innamorata pratica – ha messo tutti gli altri attori in ombra.

Ah, la classe. •

Cristina Beretta

 

 

EVA
Regia: Benoit Jacquot • Sceneggiatura: Benoit Jacquot, Gilles Taurand adattata dall’omonimo romanzo di James Hadley Chase • Fotografia: Julien Hirsch • Montaggio: Julia Gregory • Musica: Bruno Coulais • Sound Design: Olivier Goinard • Suono: Christian Monheim, Paul Heymans • Production Design: Katia Wyszkop • Costumi: Marielle Robaut • Trucco: Liliane Rametta, Thi-Loan Nguyen • Assistente alla regia: Antoine Santana • Casting: Antoinette Boulat • Produttori: Marie-Jeanne Pascal, Mélita Toscan du Plantier • Produttore esecutivo: Marie-Jeanne Pascal • Coproduttori: Luc Besson, Olivier Père, Rémi Burah, Geneviève Lemal • Interpreti principali: Isabelle Huppert (Eva), Gaspard Ulliel (Bertrand), Julia Roy (Caroline), Marc Barbe (Georges), Richard Berry (Regis) • Produzione: Macassar Productions • Coproduzione: EuropaCorp, Arte France Cinéma, Scope Pictures • Paese: Francia, Belgio • Anno: 2017 • Durata: 102′



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