La sintassi musicale di Agnès Varda

Accade non di rado, in grandi registi francofoni, che Mozart sia adoperato in modo notevole: dallo Chabrol di À double tour (A doppia mandata, 1959) al Dominik Moll di Harry un ami qui vous veut du bien (Harry, un amico vero, 2000). Laddove, nella turpe insonnia freudiana della borghesia di provincia, le note che esprimono la massima nostalgia dell’arte occidentale insinuano la loro perfezione adamantina: in cui la bruttezza che avvolge l’uomo caduco può solo specchiarsi a rovescio. Tale è – a saper guardare e ascoltare – la tensione destinata alla tragedia (seppur adagiata in un raffinatissimo lucore fotografico à la Renoir) che Varda ci propone fin dall’incipit del suo Il verde prato dell’amore (Le Bonheur, 1965): con lo stacco tesissimo del montaggio, quasi nevrotico, fra i girasoli e la famigliola felice che s’avvicina sullo sfondo. Stacco che verrà ripreso in seguito, nell’incontro fra il protagonista padre di famiglia e la sua nuova fiamma, nell’appartamento di lei: in una tensione erotica sottolineata da questa tesa sintassi, dai mobili ai primi piani dei corpi e dei volti. Stacco che riappare nel momento tragico del film, al suicidio della moglie nel lago, con continui ritorni del fotogramma sull’abbraccio impotente. Le note drammatiche sono quelle della Fuga in do minore K. 426 per due pianoforti, composta il 29 dicembre 1783. Anni in cui Mozart aveva trascritto per quartetto d’archi 5 fughe da Il Clavicembalo ben temperato di Bach. Nel film della Varda la Fuga mozartiana, con una risposta che entra dopo l’esposizione del soggetto in urto dissonante di seconda (di passaggio) si-do (!), è trascritta per ensemble cameristico di fiati. È raro che s’ascolti così a lungo, in un film, una composizione musicale tanto contrastante per la sua austerità con le immagini d’apparente, illusoria letizia. Il quadretto conclusivo, in colori d’autunno ricercati fino alla simmetria sinistra (i maglioni ocra del padre di famiglia e della sua nuova compagna, e quelli rossi dei bambini), è contrappuntato dalla Fuga. L’approfondimento psicologico da alcuni in questo film ritenuto scarso, è invece affidato alle note musicali e ai colori, anziché alla parola ingannevole e sibillina: Agnès Varda, scomparsa lo scorso 29 marzo a 90 anni, ci lascia una grande eredità.

Dario Agazzi

 



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