Tahrir > Stefano Savona

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Il presente articolo è stato pubblicato in Rapporto Confidenziale numero 35, speciale Locarno 64 – p.102-103

Tahrir
regia di Stefano Savona
Francia/Italia – 2011 – HD – arabo – colore – 90’
Prima mondiale a Locarno 64 (Fuori concorso)
di Alessio Galbiati

Il Cairo, febbraio 2011. Elsayed, Noha e Ahmed sono tre giovani egiziani che stanno facendo la rivoluzione. Occupano la Piazza Tahrir notte e giorno, parlando, cantando e urlando insieme ad altre migliaia di persone tutto ciò che non hanno mai potuto dire a voce alta. Le repressioni sanguinose del regime rinfocolano la protesta; la piazza resiste, impara a discutere e a lanciare pietre, a inventare slogan e a curare i feriti, a sfidare l’esercito e a preservare il territorio appena conquistato, uno spazio di libertà in cui ci si ubriaca di parole. “Tahrir” è un film scritto con i volti, le mani, le voci di chi c’è stato; è una cronaca in tempo reale della rivoluzione, al fianco dei suoi protagonisti.

“Tahrir” di Stefano Savona è un documento eccezionale perché registra, dall’interno e in presa diretta, il movimento di piazza che l’11 febbraio 2011 ha provocato la caduta del regime di Hosni Mubarak, ininterrottamente al potere in Egitto dall’ottobre 1981. Savona si è tuffato nella folla con una Canon 5d ed un registratore digitale, rimanendo in mezzo alla piazza per due settimane, raccogliendo oltre cento ore di immagini, con la lucida incoscienza che solo un certo tipo di documentaristi possiede. Ne è nato un documentario fatto di persone, di uomini e di donne, di parole, di canti ed emozioni, una vitale testimonianza di un momento storico che nemmeno il più ottimista fra i democratici avrebbe potuto immaginare accadesse.

L’Egitto per Stefano Savona è da sempre una seconda casa, prima di iniziare la sua attività con la macchina da presa egli era infatti un egittologo, impegnato di frequente in scavi archeologici in quella terra. Conosce l’arabo e la mentalità di quel popolo e per questo, pur se è sempre un azzardo infilarsi nel cuore di una rivoluzione, la sua più che incoscienza è stata una vera e propria necessità. Pure il compimento di un duplice sogno: vivere dall’interno una rivoluzione e viverla in un Paese per il quale da tempo auspicava il cambiamento.

“Tahrir” è un flusso ininterrotto di immagini e suoni, privo di mediazioni o sofismi, cinema diretto senza voce fuori campo, macchina da presa invisibile che scivola fra le persone e non fra i gruppi politicizzati o organizzati, secondo l’insegnamento de “I piccoli maestri” di Luigi Meneghello, ovvero un racconto senza mediazioni e retorica della Storia fatta da quei volti che rimarranno anonimi ai posteri, ma senza il cui contributo la Storia non sarebbe mutata. L’essenzialità dell’apparato di ripresa permette a Stefano Savona di muoversi in ogni angolo di piazza Tahrir; l’occhio della macchina da presa arriva nelle prime linee di resistenti che lottano a colpi di pietre coi sostenitori del moribondo regime di Mubarak, sale su palchi improvvisati alle spalle di altrettanto improvvisati oratori, ma soprattutto segue i dialoghi di alcuni giovani che discutono su come arrivare alla vittoria.

Se mai la camera può essere davvero neutra, se cioè qualsiasi punto di vista dal quale si osserva la realtà può realmente essere oggettivo e imparziale nel documentarla, quello scelto da Savona è senz’altro dalla parte degli ultimi, di coloro che si sono riversati dal 25 gennaio nella piazza più grande della capitale per dire che il tempo del dittatore era concluso. “Tahrir” è come un sogno che diventa realtà, entusiasmo per immagini in movimento privo di remore formali, è un oggetto cinematografico che batte come un cuore, sospinto dall’adrenalina che scorre fra le persone. Nulla era scritto mentre tutto accadeva, ma dai 90 minuti della versione conclusiva del documentario si comprende quali sono le dinamiche che regolano una massa che persegue una rivoluzione, ed è per questo che, vista l’epoca che stiamo attraversando, “Tahrir” può essere considerato un incoraggiante strumento per rivoluzioni sociali e politiche in corso. Vedere che l’impossibile può compiersi, osservare come ciò che pareva inarrivabile riesca invece a prendere forma, è un insegnamento prezioso e raro, non solo e non tanto nella storia del cinema, ma soprattutto in quella sociale.

Quando i media annunciano che Mubarak ha lasciato il Paese, quando cioè la vittoria di piazza Tahrir e del popolo egiziano si è compiuta, l’esplosione di gioia è irrefrenabile e l’occhio/cinema di Stefano Savona si lascia andare nei festeggiamenti in una sequenza che emoziona come poche altre cose mi sia capitato di vedere attraverso il cinema.

Non essendo uno sprovveduto, o un venditore di fumo, il regista conclude il documentario con le parole di una ragazza che si interroga su cosa si debba fare, ora che il dittatore ha mollato il potere. Perché nonostante la vittoria dell’11 febbraio, il popolo egiziano non ha certo risolto i propri problemi, la Storia è ancora tutta da scrivere e la controrivoluzione è già pronta a smorzare ogni facile entusiasmo. Ma quei giorni, quell’esaltazione, quella vitalità, quella rabbia e quella gioia, sono state fermate per sempre da un documentario profondamente commovente che è necessario sia visto dal maggior numero di persone possibili. Perché, osservando piazza Tahrir e la sua gente, è semplice capire che ciò è possibile ad ogni latitudine, allo Zuccotti Park di New York, come alla Puerta del Sol di Madrid.

AG

 

 

Tahrir
Regia, fotografia: Stefano Savona • Montggio: Penelope Bortoluzzi • Suono: Jean Mallet, Stefano Savona • Produttori: Penelope Bortoluzzi, Marco Alessi • Produzione: Picofilms, Parigi • Coproduzione: Dugong Production, Roma • Con la partecipazione di: Rai Tre, Alter Ego (Cécile Lestrade), Périphérie (Centre de création cinématographique) • Lingua: arabo • Paese: Francia, Italia • Anno: 2011 • Durata: 90’
www.tahrir-liberationsquare.com

Stefano Savona (Palermo, 1969). Nato a Palermo nel 1969, Stefano Savona studia archeologia e dal 1999 realizza installazioni video (tra cui “D-Day”, presentato nel 2005 al Centre Pompidou) e documentari quali “Primavera in Kurdistan” (2006), che ottiene Donatello, e “Piombo fuso” (2009), Premio speciale della giuria Cineasti del presente a Locarno. Nel 2011, insieme ad Alessia Porto ed Ester Paratore dirige “Palazzo delle Aquile”, vincitore del Grand Prix di Cinéma du Réel.

Stefano Savona, filmografia
2011 Tahrir / 2011 Palazzo delle Aquile / 2010 Spezzacatene / 2009 Piombo fuso / 2008 Il tuffo della rondine / 2006 Primavera in Kurdistan / 2002 Un confine di specchi / 2001 Alfabe / 2000 Siciliatunisia (installazione) / 1999 Roshbash Badolato

Stefano Savona, biografia

 

RC ha intervistato Stefano Savona durante le giornate di Locarno 64.

Leggi l’intervista testuale e guarda la versione audiovideo.

 

 

 

 

 

Il presente articolo è stato pubblicato in Rapporto Confidenziale numero 35, speciale Locarno 64 – p.102-103

 

 

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