Cattivi maestri. Cattive biennali

Musica. Ingentilisce i costumi. […] Fa pensare a un sacco di cose.
Gustave Flaubert, Sciocchezzaio

Non giriamoci attorno. La musica “contemporanea”, agonizzante dal Postmoderno (grosso modo: anni Ottanta) in poi, attraversa chez nous uno dei momenti storici più imbarazzanti. Si può affermare che abbia toccato il suo nadir, come altre arti toccano invece il loro zenit (ma quali, se mi è concesso?). Negli anni che furono, era il popolano (divenuto con il “Boom” degli anni Sessanta “piccolo borghese”), personificato dal Sordi di Dove vai in vacanza? (1978) – avec sa femme, l’indimenticabile Anna Longhi –, a commentare sarcasticamente la borghesia concettuale che, severissima e inanellata, assisteva ai silenzi pseudo-cageani ammonendo la classe sociale culturalmente subordinata: “Il tacet è in partitura!”. Taluni, qualche anno fa, giunsero a ripescare suddetto film in chiave di “contestazione politica”: La musica della casta è infatti il titolo di un articolo di Luigi Maiello (“compositore e musicologo”) per il Fatto Quotidiano.
Spunti divertentissimi sono offerti dai commentatori di Maiello: “La casta della musica contemporanea è come Scientology (si scrive così?…boh…)”, afferma un simpatico lettore; evidentemente in buona fede, giacché forse immagina che la musica “contemporanea” possegga quel giro di danari che si vocifera alimenti (cospicuamente) l’organizzazione “religiosa” di L. Ron Hubbard. Pia illusione. Polemiche “politiche” a parte, è a dir poco increscioso dover leggere la motivazione che, in quest’anno 2017, ha portato la Biennale di Venezia ad assegnare il Leone d’oro alla carriera al compositore cinese Tan Dun, classe 1957. Non potendo raggiungere il vertice che ha toccato il funzionario Ivan Fedele (compositore leccese), dal 2012 direttore del Settore Musica della Biennale, nel “comporre” il suo commento in proposito, mi sia permesso riportare integralmente tali magistrali righe: “Quest’anno il Leone d’Oro alla carriera va a Tan Dun, poliedrica e carismatica figura della musica del nostro tempo e tra gli autori più rappresentativi di quella creatività di origine e matrice orientale che ha intrecciato rapporti di intensa frequentazione se non addirittura di coniugazione con l’Occidente. Le composizioni di Tan Dun come le tre partiture sinfoniche da lui stesso dirette in prima esecuzione italiana nel concerto dell’Orchestra Sinfonica della Rai, Concerto for Orchestra (da Marco Polo), The Tears of Nature e Secret of Wind and Birds, esprimono in maniera paradigmatica il suo ideale di musica organica in simbiosi con l’ambiente (ideale che trae origine dalla tradizione sciamanica cinese), nella quale elementi naturali come acqua, pietre, oggetti di carta e di ceramica interagiscono con i tradizionali strumenti dell’orchestra. Personaggio unico nel panorama mondiale, Tan Dun è tra l’altro uno dei pochi compositori contemporanei capace di diventare fenomeno popolare, con 15 milioni di visualizzazioni su YouTube per la sua Internet Symphony.”
Si noti il cauto passaggio: “intensa frequentazione se non addirittura di coniugazione con l’Occidente”; una frase per tutte le stagioni, un magistrale frasario degno dello Sciocchezzaio di Flaubert. E che dire di “maniera paradigmatica”, “ideale di musica organica in simbiosi”, “personaggio unico nel panorama mondiale”? Mi chiedo se tali espressioni siano presenti in una “Raccolta per uso dei funzionari della Biennale”: qualora non lo fossero, auspicherei venissero immediatamente catalogate, perché potrebbero andare bene anche sui registi, sugli artisti, sui performers. “L’opera registica di Tal dei Tali esprime in maniera paradigmatica il suo ideale di cinema organico in simbiosi con la sua unicità nel panorama mondiale”: non suona ottimamente? Sono indeciso se aggiungere una postilla al citato Sciocchezzaio (del resto, era un libro ancora in fieri): secondo voi è meglio inserire questa frase nella sezione “Perle del popolo” o in quella “Grandi uomini”? Ho la sensazione – non suffragata da prove, invero – che con l’ultima frase (“[…] è tra l’altro uno dei pochi compositori contemporanei capace di diventare fenomeno popolare, con 15 milioni di visualizzazioni su YouTube per la sua Internet Symphony.”) il sommo Flaubert non avrebbe esitato a inserire il tutto nella sezione: “Letteratura di ottusi, imbecilli”. •

Dario Agazzi



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