Nomadica, Weekend On the Moon 2019. Intervista a Giuseppe Spina

Siegfried Fruhauf, Night Sweat, 2008

Sperimentale, di ricerca, di prossimità, personale, invisibile, underground, indipendente, autonomo e una marea d’altri aggettivi e sostantivi tanti quanti la fantasia possa ingegnarsi nel provare ad afferrare sguardi che si esprimono attraverso suoni e immagini. Dunque, verrebbe da dire azzardando: cinema, né più né meno. I film sono (ancora) il centro della seconda edizione del weekend bolognese promosso da Nomadica, presso lo spazio Menomale di via de’Pepoli 1/A, da 31 ottobre al 3 novembre 2019. Come da tradizione d’ogni elemento della serie Nomadica il programma è vasto e rigoroso, e per comprenderne meglio la coerenza ho pensato di fare alcune domande a Giuseppe Spina, fondatore curatore e anima(tore) con Giulia Mazzone d’un progetto di ricerca unico nel panorama cinematografico italiano.

 

Nomadica. Weekend On the Moon 2019
31 ottobre – 3 novembre
@ Menomale, via de’ Pepoli 1/A – Bologna
nomadica.eu/weekend2019

 

AG: Un fine settimana sulla luna, ovvero lontano dal pianeta, magari sulla sua parte oscura. Da dove nasce l’intuizione dello sguardo rivolto verso il satellite più prossimo al nostro pianeta?

Giuseppe Spina: Da un paio d’anni sto studiando da diversi punti di vista immagini astronomiche e in generale di carattere scientifico. Quest’anno si ricorda l’allunaggio NASA del 1969 e altra ricorrenza importante di cui meno si parla riguarda le esplorazioni dei sovietici a partire dal 1959: grazie alle missioni senza equipaggio del “Programma Luna” giunsero sulla Terra le prime immagini del satellite naturale scattate dallo Spazio. Foto a bassa definizione, macchie in bianco e nero dalle quali tanto si può leggere e immaginare, e da ciò il loro fascino: sono i primi automatici segni realizzati da una macchina a migliaia di chilometri di distanza dalla crosta terrestre. Lontano dagli uomini. Per ciò che riguarda Nomadica tutto questo diviene facilmente metafora del cinema sperimentale contemporaneo: un cinema che, come l’universo, si espande in ogni punto e in ogni direzione: le tecniche, i linguaggi, l’uso delle macchine; è incredibile come digitale, analogico, web, archivio (e mi riferisco all’archivio del mondo), tutto diventa potenzialità, argomento e modo per generare cinemi singolari.

 

AG: Quanti saranno i film proposti? E in quali formati saranno proiettati?

Saranno circa ottanta i film proiettati in digitale, Super8 e 16mm. Le proiezioni in 16mm sono curate da UNZALAB – gruppo di Milano che tanto sta facendo per diffondere la conoscenza, l’uso e la fruizione del cinema in formato ridotto – e culmineranno sabato 2 novembre in una nuova versione di Canti Neri di Tiziano Doria e Samira Guadagnolo, proposto come installazione per 4 proiettori 16mm.

 

AG: Com’è organizzato il programma e chi sono i curatori delle oltre venti sezioni, degli oltre venti “momenti” dei quali si compone?

Dalle 18.00 di giovedì 31 ottobre alle 20.00 di domenica 3 novembre, presso il Menomale in via de’ Pepoli a Bologna; (quasi) senza soluzione di continuità, si alterneranno sezioni molto varie messe insieme da un gruppo straordinario di curatori, alcuni giovani, altri con più esperienza: Francisco Algarín Navarro, Rinaldo Censi, Federico Epifanio, Yavuz Gözeller, Martin Grennberger, Tommaso Isabella, Cristina Martinez, Giulia Mazzone, Stefano Miraglia, Riccardo Re, César Ustarroz. Il WOM è suddiviso in 4 sezioni principali: le selezioni, i focus, i programmi, gli incontri mattutini. Il programma completo è disponibile sulla pagina dedicata del nostro sito. Non mi soffermo sui dettagli dei singoli momenti, sono tanti anche per dare la possibilità di perdersi. Spero tanto che ci si perda.

 

Bruno Delgado, Viaje alrededor de mi cámara – part one

 

Alessio Galbiati: Per questa seconda edizione dei weekend bolognesi Nomadica ha lavorato alla costruzione di una rete di relazioni internazionali più estesa e strutturata. Potreste presentare ai nostri lettori le realtà internazionali presenti a WOM?

Giuseppe Spina: Più che una seconda edizione dei weekend noi la consideriamo la nona edizione di Nomadica. Del resto abbiamo sempre organizzato dei “weekend”, più volte l’anno. A Bologna, a Roma o a Città del Messico, non cambia molto. E per quanto riguarda i contenuti siamo sempre stati aperti a tutte le forme di cinema che abbiano forza autonoma, e continuiamo a esserlo. Comunque ci fa piacere sentir parlare di seconda edizione, vuol dire che perseveriamo nel rinnovarci.
Per ciò che riguarda questo Weekend ci interessava approfondire la questione della critica cinematografica o più in generale la pratica di pensare il cinema e di diffondere il pensiero (Three ways of talking Cinema). Abbiamo così invitato tre realtà editoriali indipendenti, nuove e internazionali appunto, per parlarne con loro, capire meglio, e allo stesso tempo intrecciare relazioni (e ne approfitto per invitare anche «Rapporto Confidenziale», potrebbero nascere degli scambi interessanti, la mattina dell’1 novembre). César Ustarroz e Cristina Martinez per «Found Footage Magazine», con sede in Spagna e che pubblica in inglese; Francisco Algarín Navarro per la rivista «Lumiére» che pubblica prevalentemente in spagnolo, ma con un prezioso lavoro di traduzione da e verso altre lingue; Martin Grennberger per il suo «Walden Magasinet», rivista svedese che ha iniziato a pubblicare degli scritti anche in inglese. Tre gestioni editoriali e redazionali molto differenti (web incluso), e alcuni tratti comuni tra cui l’impegno per la pubblicazione in cartaceo. Aggiungo che i redattori di queste riviste hanno partecipato attivamente alla realizzazione del programma.
A tal proposito uno scambio di curatele è avvenuto tra Nomadica e l’Istanbul International Experimental Film Festival, di cui stiamo curando una sezione della prossima edizione, e ospitando un programma curato dal direttore Yavuz Gözeller.
Realtà internazionale è MOVIMCAT – The Moving Image Catalog, che durante il Weekend renderà disponibili online tre dei film della sezione Music sounds better with YOU curata da Stefano Miraglia, e sarà presente con un tavolo di letture dedicate ad Ellis Donda (con la cura di Stefano e di Cecilia Ermini). Di carattere internazionale è l’importante lavoro di traduzione in italiano di testi cult invisibili – riguardanti non solo il cinema – portato avanti da La Camera Ardente, di cui cinque esempi raggruppati sotto il titolo De umbris idearum (vagiti per il cinema) saranno parte della nostra wunderkammer (insieme a decine di oggetti disparati, scenografie lunari, i collage di Naomi Morello e, anche quest’anno, un piccolo altare domestico dedicato ai defunti).
Ed è anche per la tendenza all’incontro, all’intreccio e al piacere del parlare-pensare il cinema – manifestatasi già con i seminari dell’Atelier di Nomadica – che nell’ultimo anno e mezzo abbiamo affiancato Chiara Seghetto nel lavoro di edizione del suo Marco Melani – The Man with the Golden Eye. Chiara da più di 10 anni raccoglie testimonianze, documenti, foto, film, montaggi vari e ha accolto la nostra proposta di mostrarli al WOM come meglio li immaginiamo, non come un film concluso ma come qualcosa sempre in divenire che viene fuori dallo schermo.
Parlare-il-cinema sarà anche l’ardua sfida ingaggiata con l’amico Luca Ferri: non sono in grado di immaginare per quanto tempo riusciremo effettivamente a chiacchierare, ma la mattina del sabato proietteremo anche tre dei suoi magnifici cortometraggi (mai passati a Bologna).

 

Bouquets 5 + Bouquets 9 © Rose Lowder. Courtesy of Light Cone

 

AG: All’interno dello sterminato programma sei selezioni sono curate da Giulia Mazzone, Giuseppe Spina e Riccardo Re. Conoscendo il vostro modus operandi vorrei domandarvi quale sia il filo rosso, o il filo invisibile che lega tra loro le sei selezioni?

GS: È invisibile appunto. Posso anticiparti che questa lunga passeggiata sulla luna avrà inizio con un piccolo capolavoro, Naissance des Etoiles di John Price, filmmaker canadese che filma l’infanzia/genesi della sua bambina, come una stella che si forma nella propria galassia (ripreso con una camera da presa russa 35mm, in pratica un home movies che nulla ha a che fare con i “filmini di famiglia” cui si è abituati); e si concluderà con Rang Mahal (Palazzo di Colori) di Prantik Basu, una leggenda sull’origine della creazione, girato in un villaggio tribale indiano in cui la narrazione orale nei millenni si stratifica come la roccia che crea la Terra, variando forma e colori. A collegare queste due opere c’è ovviamente un filo, un percorso interno, e lo afferri se riesci a seguire le sei selezioni.
Siamo molto soddisfatti dei 27 film che abbiamo inserito quest’anno, e un po’ dispiaciuti per altre cose scartate, ma cercheremo di recuperare.
Ad ogni modo, non trattandosi di una call, la ricerca e i film rintracciati dipendono solo da noi e da chi condivide con noi questo lavoro, ci tengo a sottolineare l’aiuto in particolare di Stefano Miraglia, di Tommaso Isabella, di Rinaldo Censi.

 

John Price, Naissance des Etoiles

 

AG: Doveste indicare solamente tre titoli, quali sentite di indicare come i più significativi o caratterizzanti di questa seconda edizione dei weekend?

GS: Domanda difficile. Alcuni cineasti erano presenti anche l’anno passato, come Malena Szlam (uno dei film che sento più vicino è Altiplano), Deborah Stratman (Vever intreccia i materiali di due progetti cinematografici falliti di Barbara Hammer e di Maya Deren, è un film cross-generazionale che lega le tre cineaste), James Edmonds, lo stesso Prantik Basu. Dovrei indicartene almeno trenta di film in programma molto importanti, e non dico per dire: ogni lavoro ha delle forti caratteristiche, per questo invito a perdersi nel maelstrom del Menomale di Bologna per 72 ore. Cogliere questa occasione per conoscere ciò che di contemporaneo si sta producendo nel mondo, a prescindere da ciò che può piacerti o meno.
Ci sarà la possibilità abbastanza rara di vedere film di cineasti cult come Rose Lowder e Scott Hammen (a tal proposito consiglio la lettura dei testi critici curati da Francisco Algarín Navarro), Paul Sharits e Martin Arnold (nel programma convulsivo di Rinaldo Censi), Linda Christanell, o di Lee Anne Schmitt (in un film con il grande Rob Mazurek); Claes Söderquist e Sky Hopinka – bello il legame spontaneo tra due programmi dedicati all’occupazione di Alcatraz e agli indiani d’America. O dovrei indicarti il Pierino girato in S-VHS da Luca Ferri, o il film di Bruno Delgado Ramo, cineasta di Siviglia, che arriverà con un proiettore Super8 sottobraccio e mostrerà al pubblico una versione inedita del notevolissimo Viaje alrededor de mi cámara – part one. E ancora dei grappoli di opere affascinanti come in Dark with excessive bright, il programma di Tommaso Isabella; di puro Found Footage Cinema curato da César e Cristina; o dedicate ai ritratti tra cinema e musica nella citata sezione di Stefano.
Dunque no, credo di non poter soddisfare la tua domanda.

 

AG: Ultima domanda, che vuole essere una piccola provocazioni ma pure un invito: i weekend bolognesi by Nomadica intendono diventare un festival? E se così non fosse, perché no (dato che già lo sono)?

GS: Per noi è un’esperienza di condivisione, certamente una festa, messa in piedi con le nostre forze e grazie all’aiuto di alcuni amici. La cosa in sé, l’utilizzo del termine festival, non è un limite e allo stesso tempo non aggiunge nulla. Forse in altre condizioni, o in un altro Stato, o magari per festeggiare il decimo anno, chissà. E poi c’è da dire che Nomadica è lontana anni luce dalle trafile della forma-festival-statale. La responsabile del ministero della cultura – sezione cinema, in pratica colei che elargisce i denari, (non) avendo letto il progetto da noi presentato quest’anno, in uno scambio esilarante continuava a ripetermi che “era confusa”, che “il discorso è confuso”, e che “sa, coi soldi dei contribuenti…….”. Alla fine non ci hanno inserito nemmeno tra i progetti da valutare, ci hanno scartato ancora prima, scrivendo che “il progetto non è di interesse nazionale e internazionale”. Non leggerla come una polemica, sono il primo a dirti che forse è giusto così, perché operiamo in una maniera sconosciuta a questi funzionari, praticando un modo di fare cinema che non riescono manco a immaginare. Stiamo in un’altra dimensione, stiamo sulla Luna.

Bologna, 14 ottobre 2019

 

Nomadica. Weekend On the Moon 2019
31 ottobre – 3 novembre
@ Menomale, via de’ Pepoli 1/A – Bologna
nomadica.eu/weekend2019



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