Torino // 30° Torino Film Festival

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Al via la 30° edizione del Torino Film Festival, in programma dal 23 novembre all’1 dicembre 2012. Nel confronto muscolare a base di colpi bassi e bassissimi con il neonato Festival di Roma mülleriano (peraltro unilaterali), Torino mantiene la propria identità, quella di finestra sul cinema "giovane", e si dimostra di respiro assai più internazionale rispetto al festival della capitale. Un buon mix fra anteprime e "recuperi" dai maggiori festival internazionali assicurano al TFF un profilo di eccellenza fra l’offerta festival-cinematografica italiana (ma non solo). Il TFF 2012 conterà su 223 titoli, di cui 70 lungometraggi opere prime e seconde, 43 anteprime mondiali, 11 anteprime internazionali, 13 anteprime europee e 81 anteprime italiane, fra i circa 4000 film visionati (tra corti, medi e lungometraggi). Un programma sorprendentemente ricco, in contrasto con l’austerità complessiva del periodo.

 

aggiornamento
22/10 – Ken Loach rifiuta il premio Gran Torino alla carriera e diserta il 30TFF

 

3o° Torino Film Festival
23 novembre – 1 dicembre 2012
www.torinofilmfest.org

 

LE SEZIONI E I FILM DEL 30° TFF

◘◘◘ TORINO 30

◘◘◘ FESTA MOBILE
□□□ festa mobile classics

◘◘◘ RAPPORTO CONFIDENZIALE

◘◘◘ TORINO XXX

◘◘◘ TFFdoc
□□□ internazionale.doc
□□□ italiana.doc
□□□ documenti
□□□ Proiezione speciale

◘◘◘ ITALIANA.CORTI
□□□ cosmogonie
□□□ ma l’amor mio non muore

◘◘◘ ONDE
□□□ omaggio a ZimmerFrei
□□□ omaggio a Miguel Gomes

◘◘◘ FIGLI E AMANTI

◘◘◘ SPAZIO TORINO

◘◘◘ TORINOFILMLAB

◘◘◘ JOSEPH LOSEY

 


Fotogramma da TABUN MAHABUDA di Emyr ap Richard e Darhad Erdenibulag (Mongolia/2012)

 

TORINO 30

È riservata ad autori alla prima, seconda o terza opera la principale sezione competitiva del festival, che presenterà sedici film di nuova produzione, inediti in Italia. Come sempre incentrato sul cinema “giovane”, il concorso si rivolge principalmente alla ricerca e alla scoperta di talenti innovativi, che esprimano le migliori tendenze contemporanee del cinema indipendente internazionale. Nel corso degli anni sono stati premiati ai loro inizi autori come Tsai Ming-liang, David Gordon Green, Chen Kaige, Lisandro Alonso, Pietro Marcello, Debra Granik. Un cinema “del futuro”, rappresentativo di generi, linguaggi e tendenze.
Nel 2011, Á Annan Veg di Hafsteinn Gunnar Sigurdsson (Islanda) ha vinto come Miglior film, 17 Filles di Delphine e Muriel Coulin (Francia) e Tayeb, Khalas, Yalla di Rania Attieh e Daniel Garcia (UAE/Libano) hanno ottenuto ex æquo il Premio speciale della giuria, Renate Krössner per Vergiss dein Ende di Andreas Kannengliesser (Germania) ha vinto il Premio per la migliore attrice, Martin Compston il Premio per il miglior attore per il film Ghosted di Craig Viveiros (UK).

 

AM HIMMEL DER TAG / BREAKING HORIZON di Pola Beck (Germania, 2012, DCP, 86’)
Lara ha ventisei anni, è inquieta e insoddisfatta e passa le notti in giro per locali con la sua amica Nora. Ma un giorno si accorge di essere rimasta incinta, dopo un incontro occasionale, e deve decidere se tenere o no il bambino. Dramma tutto al femminile, dai toni asciutti e misurati, che racconta di solitudine, maturità e maternità senza sottrarsi al dubbio, al dolore, alla tenerezza.

ARTHUR NEWMAN di Dante Ariola (USA, 2012, DCP, 101’)
Insoddisfatto, divorziato, con il figlio adolescente che non vuole nemmeno incontrarlo, un uomo decide di cambiare vita, di botto. Compra una falsa identità e scompare. Sulla strada, incontra una ragazza con un sacco di problemi. Colin Firth ed Emily Blunt nella storia amara, pietosa e a tratti divertita di un’avventura esistenziale che tutti abbiamo avuto la tentazione di vivere. Dirige l’esordiente Dante Ariola.

AZ DO MESTA AS / MADE IN ASH di Iveta Grófová (Repubblica Ceca/Slovacchia, 2012, DCP, 84’)
per Premio Cipputi
Dorota vive in un paesino della Slovacchia con la famiglia e fa progetti con il fidanzato. La mancanza di lavoro la costringe a cercare fortuna in Repubblica Ceca, dove la attendono i turni in una fabbrica tessile e la rinuncia a tutti i suoi sogni. Sospesa tra ostinazione a non mollare, rassegnazione e qualche speranza, l’opera prima della documentarista Iveta Grófová affronta senza sconti un tema di stringente attualità.

CALL GIRL di Mikael Marcimain (Svezia/Irlanda/Norvegia/Finlandia, 2012, DCP, 140’)
Stoccolma, 1976: due quattordicenni ospiti di un istituto per minori vengono reclutate in un giro di prostituzione frequentato da politici e diplomatici. Ispirato a uno scandalo realmente accaduto, un film che è insieme dramma personale e thriller politico, e che guarda all’estetica vintage di La talpa e al rigore morale di Tutti gli uomini del presidente. Pernilla August scatenata nella parte della maîtresse.

I.D. di Kamal K.M (India, 2012, DCP, 90’)
per Premio Cipputi
Una donna parla al telefono mentre un operaio le tinteggia il salotto. L’uomo ha un malore. La donna ignora la sua identità e decide di scoprirla per restituire dignità a un volto senza nome. Viaggio affannoso nella megalopoli indiana e riflessione morale sull’immigrazione clandestina e sul dramma dei lavoratori anonimi e dimenticati che popolano strade e cantieri, vittime di una modernità senz’anima.

THE LIABILITY di Craig Viveiros (UK, 2012, DCP, 92’)
Un diciannovenne viene spedito dal patrigno malavitoso a far da autista a un sicario silenzioso e meticoloso, per imparare i rudimenti del mestiere: ma le cose non vanno lisce. Noir-pulp laconico e crepuscolare, venato da un black humor tutto british, e con finale aperto a una paradossale speranza. Enormi Tim Roth (l’imperturbabile killer) e Peter Mullan (il perfido patrigno). Dal regista di Ghosted, in concorso nel 2011.

UNA NOCHE di Lucy Mulloy (Cuba/UK/USA, 2012, DCP, 90’)
Lila si veste come un ragazzino ed è scontrosa, Elio è pieno di vita: sono fratelli, legatissimi, e vivono all’Avana. Quando Elio diventa amico di Raul, comincia a progettare la fuga; insieme vogliono raggiungere Miami attraverso l’oceano. Una storia di formazione ostinata e dolorosa, segnata dalla voglia di libertà e girata in una Cuba sensuale, che oscilla tra morbosità e vitalità, dall’esordiente Lucy Mulloy.

NOI NON SIAMO COME JAMES BOND di Mario Balsamo (Italia, 2012, HDCam, 73’)
Due amici e un viaggio che è rimasto indelebile nei loro ricordi: natura, gioventù, il mito di James Bond. Ora, dopo molti anni e una malattia che entrambi si sono lasciati alle spalle, è giunto il momento di fare i conti con il presente: quindi, telefonano a Sean Connery. Con ironia e senza compiacimento, scritto e interpretato da Mario Balsamo con Guido Gabrielli, un film che è un romanzo autobiografico, un gesto rabbioso di rivolta, una pubblica confessione.

PAVILION di Tim Sutton (USA, 2012, HDCam, 72’)
Frammenti di vita di teenager americani, tra i boschi lussureggianti dello stato di New York e le desolazioni lunari dell’Arizona, skate e primi amori, gite al lago e corse in BMX. Semplice e imponente, ipnotico e impressionista, un’opera prima ultraindipendente girata da Tim Sutton con una consapevolezza, una spontaneità e una libertà non comuni. Echi di Gus Van Sant in una vera ode all’adolescenza.

PRESENT TENSE di Belmin Söylemez (Turchia, 2012, DCP, 100’)
per Premio Cipputi
Giovane donna sola, divorziata e senza lavoro si finge esperta nella lettura dei fondi di caffè e viene assunta in un locale. Predicendo il futuro alle clienti darà voce alle proprie frustrazioni, in un toccante incrocio di solitudini al femminile. Elegia silenziosa che racconta per indizi il sogno di riscatto della donna turca e lo sforzo di dare una direzione precisa al proprio nebuloso destino.

SHELL di Scott Graham (UK, 2012, DCP, 87’)
Padre e figlia gestiscono una pompa di benzina in un posto remoto delle Highlands scozzesi. Pochi incontri, molti silenzi, sguardi impietriti dal passare del tempo, attrazioni inconfessate. La ragazza sogna la fuga ma anche questo semplice desiderio sembra irrealizzabile. Un film doloroso e lieve, concentrato sui personaggi. Con una protagonista che non si dimentica e un paesaggio capace di ipnotizzare.

SMETTERE DI FUMARE FUMANDO di Gipi (Italia, 2012, HDCam, 68’)
“Devo pensare alle cose che mi piacciono. Non devo pensare al cinema”. Questo sembra essere il mantra di Gianni Pacinotti, in arte Gipi, dopo le fatiche del suo esordio cinematografico, L’ultimo terrestre. Da quaranta sigarette a zero, in un acido, ironico, anarchico diario pubblico, pensato come una scommessa e girato come un combattimento. Indefinibile e vulcanico, proprio come il suo autore.

SU RE di Giovanni Columbu (Italia, 2012, 35mm, 87’)
La Passione di Gesù, dall’Ultima Cena alla Crocifissione, raccontata attraverso una lettura sinottica dei quattro Vangeli. L’opera seconda di Giovanni Columbu, autore di Arcipelaghi, rielabora la storia sacra per dargli un nuovo senso, individuale e collettivo. Un film schietto, duro e coinvolgente, sospeso tra digressioni teologiche e spirito popolare, tra sincera compassione e infuocata pietà.

SUN DON’T SHINE di Amy Seimetz (USA, 2012, HDCam, 82’)
Lui, lei, un’auto e una corsa contro il tempo. La fuga ansiogena di una giovane coppia che si deve liberare del fardello fisico e metaforico della colpa prima che sia troppo tardi. Nel paesaggio selvaggio della Florida, un noir on the road che guarda a Malick e Cassavetes, nervoso e tagliente, allucinato e onirico, scritto e diretto dall’attrice indie Amy Seimetz, esordiente nella regia.

TABUN MAHABUDA / THE FIRST AGGREGATE di Emyr ap Richard e Darhad Erdenibulag (Mongolia, 2012, DCP, 90’)
per Premio Cipputi
Uno stuntman torna in città appena guarito da una brutta ferita alla testa e tramite una donna ottiene finalmente una parte da protagonista in un film incentrato su un attore. Laconica storia di corpi come involucri da abitare, spiriti e contatti umani insondabili, osservati con sguardo straniato ma anche benevolo, con rigore e intensità secondo la lezione del taiwanese Tsai Mingliang.

TERRADOS di Demian Sabini (Spagna, 2011, DCP, 76’)
per Premio Cipputi
Una Spagna inedita, tutta vista dall’alto delle terrazze sui tetti dove Leo, un avvocato disoccupato da cinque mesi, passa le giornate insieme ad altri amici che hanno perso il lavoro. Fumano, chiacchierano, scherzano, sempre più disorientati e sconnessi dal mondo. Demian Sabini, regista e protagonista, racconta la situazione terribile in cui versa la Spagna con un tono solo apparentemente scanzonato.

 

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Fotogramma da O QUE ARDE CURA di João Rui Guerra da Mata (Portogallo/2012)

 

FESTA MOBILE

Personaggi stravaganti o eccessivi, figure umanissime o stilizzate, idee di generi e linguaggi si rincorrono e si alternano nella Festa mobile 2012, come sempre una carrellata libera sulle invenzioni, gli autori, le cinematografie che ci hanno colpito durante l’anno e che, speriamo, colpiscano anche gli spettatori. Davanti a tutti, i magnifici istrioni che bisticciano, si vogliono bene o si detestano nella casa di riposo per cantanti lirici che fa da sfondo all’opera prima dell’esordiente fuoriclasse che apre il festival: Quartet, diretto da Dustin Hoffman e interpretato, tra gli altri, da Maggie Smith, Tom Courtenay, Billy Connelly e Pauline Collins. Intorno a loro, alla rinfusa, Anna Karenina e i suoi amori nella versione pop del romanzo di Tolstoi diretta da Joe Wright e scritta da Tom Stoppard, i mille volti di Graham Chapman e degli altri Python nella biografia bugiarda creata dai disegni di 15 diversi studi di animazione in A Liar’s Autobiography, Amleto che divaga, irridente e insanguinato, nella rilettura shakespeariana scritta e interpretata da Filippo Timi e girata in 3D da Felice Cappa, Biancaneve e i nani toreador nella fiaba trasformata in mélo (muto e in bianco e nero) da Pablo Berger in Blancanieves, la disarmante Ruby Sparks, ragazza ideale inventata da uno scrittore in crisi, nel nuovo film dei registi di Miss Little Sunshine, il sornione accademico sloveno Slavoj Žižek che in The Pervert’s Guide to Ideology ci racconta tutto su cinema e ideologia, le due famiglie (una israeliana e una palestinese) che si studiano e si sfidano per tentare di amarsi e comprendersi in Les fils de l’autre di Loraine Levy, Iggy Pop che in Etoile du jour di Sophie Blondy fa l’angelo custode in moto e il vero pastore che a Natale porta le pecore in Piazza Duomo a Milano (L’ultimo pastore di Marco Bonfanti). Temi ostici, come il desiderio sessuale di un paraplegico, vengono trattati con la tenerezza della commedia (The Sessions di Ben Lewin, con Helen Hunt) e banali fatti di cronaca si trasformano in viaggi oscuri nelle nostre realtà parallele (i rom di Dimmi che destino avrò di Peter Marcias); il coreano Jong–Bin Yoon fa un gangster film alla Scorsese (Nameless Gangster) e gli indie Shari Berman e Robert Pulcini dirigono Kristen Wiig e Annette Bening in una slapstick comedy al femminile (Imogene); e mentre a Londra negli anni Sessanta Ginger & Rosa crescono discutendo di marce antinucleari e tagli di capelli (nel film di Sally Potter), nell’Irlanda del nord lo sfaccendato Terry Hooley inventa quasi per caso l’etichetta discografica del punk (in Good Vibrations di Glenn Leyburn e Lisa Barros D’Sa) e una donna oscilla tra Ira e servizi segreti (in Shadow Dancer di James Marsh, il regista di Man on Wire).
Il mondo in un pugno di film, con il segmento classics, dove si riparla di Sorpasso e Furio Scarpelli, di Rossellini/Bergman e Una voce umana, di Francesco Pasinetti e, soprattutto, di una persona cui vogliamo tutti bene, Morando Morandini, che si racconta in Morando’s Music di Luigi Faccini.

 

28 HOTEL ROOMS di Matt Ross (USA, 2012, HDCam, 82’)
Lui e lei si conoscono in un hotel. Passano la notte insieme: il primo di 28 appuntamenti adulteri e clandestini, che vedranno crescere le complicazioni, montare le gelosie, complicarsi i legami. L’impossibilità del sesso senza implicazioni e le ipocrisie dei sentimenti raccontate attraverso un flusso di parole leggere e pesanti, in una serie di non-luoghi algidi. Esordio nella regia dell’attore Matt Ross.

AMLETO² di Felice Cappa (Italia, 2012, DCP, 90’)
Irridente e istrionico, Amleto siede sul trono in abiti femminili. Con lui, un ragazzo e una ragazza, che il principe tocca e accarezza, abbandonandosi a un flusso verbale travolgente. Monologo o non monologo? Uffa! Shakespeare e Petrolini, sangue sulla scena, la regina a gambe larghe, Ofelia e Lucio Battisti. In 3D, lo spettacolo cult scritto e interpretato da Filippo Timi.

ANNA KARENINA di Joe Wright (UK, 2012, DCP, 130’)
Sontuoso, folle, supremamente kitsch, l’adattamento letterario che non ci si aspetta: la storia tragica dell’eroina di Tolstoi chiusa nello spazio di un palcoscenico che si allarga e deforma a dismisura inglobando strade di Mosca e balli a palazzo. Tra Baz Luhrmann e Ken Russell, un’operazione pop diretta da Joe Wright e scritta da Tom Stoppard (Shakespeare in Love), con Keira Knightley, Jude Law e Aaron Johnson.

THE ANGELS’ SHARE/LA PARTE DEGLI ANGELI di Ken Loach (UK/Francia, 2012, 35mm, 106’)
per Gran Premio Torino_Ken Loach
Robbie aspetta un figlio dalla sua compagna ed evita il carcere grazie alla lungimiranza di un giudice che lo assegna ai servizi sociali. Il suo supervisore lo educa ai piaceri del whisky e scopre in Robbie un assaggiatore particolarmente dotato. L’ultimo film di Ken Loach, scritto da Paul Laverty, è una commedia proletaria vitale e irrefrenabile costruita come un action ad alto tasso alcolico.

BEOM-JOE-WA-EUI-JEON-JAENG/NAMELESS GANGSTER: RULES OF THE TIME di Jong-Bin Yoon
(Corea del Sud, 2012, DCP, 133’)
Costruita con uno stringente andirivieni temporale, un’epopea gangster con un grande ruolo non scontato per la star coreana Choi Min-sik (da applauso) nei panni di un doganiere corrotto nel mondo della malavita degli anni 80. Dal regista di The Unforgiven, un successo enorme in patria, dove l’hanno paragonato ai gangster movie di Martin Scorsese (primo fra tutti Quei bravi ragazzi). Non a torto.

BLANCANIEVES di Pablo Berger (Spagna/Francia, 2012, DCP, 104’)
In Spagna, negli anni Venti, Carmen è la figlia di un ex torero, che si è risposato con l’ambiziosa Encarna. Per sottrarsi alla tirannia della matrigna, Carmen fugge con un gruppo di nani toreador. La storia di Biancaneve trasformata in uno spettacolare mélo muto e in bianco e nero da Pablo Berger, che coltivava il progetto da molti anni ma è riuscito a realizzarlo solo dopo il successo di The Artist.

COMO ESTRELLAS FUGACES / LIKE SHOOTING STARS di Anna Di Francisca (Italia, 2012, DCP, 98’)
Un compositore, stufo di accettare lavori di cui si vergogna, va in visita da un amico in un villaggio spagnolo dove vorrebbe ritrovare la serenità e inventarsi un’occasione per incontrare la figlia che vede raramente. Ma non riesce a sottrarsi alla richiesta di dirigere un coro di dilettanti. Commedia agrodolce con Miki Manojlovic, Maribel Verdù e Neri Marcorè nel ruolo di un barbiere spagnolo.

COULEUR DE PEAU: MIEL / APPROVED FOR ADOPTION di Jung e Laurent Boileau (Francia, 2012, 35mm, 75’)
Il piccolo Jung, coreano, viene adottato a sei anni da una coppia belga che ha già quattro figli. Per lui, dopo l’orfanotrofio, inizia una nuova vita fatta di contraddizioni e ribellioni per arrivare all’accettazione di sé. La vera storia di uno dei due registi diventa film d’animazione con inserti in live action e filmini familiari in Super 8. Premio del pubblico al Festival di Annecy 2012.

DE JUEVES A DOMINGO / THURSDAY TILL SUNDAY di Dominga Sotomayor (Cile/Olanda, 2012, DCP, 96’)
Padre, madre e due figli in viaggio in macchina attraverso il paesaggio maestoso del Cile settentrionale. Le dinamiche familiari viste dal punto di vista dei ragazzi, narrate mettendo la macchina da presa alla loro altezza, osservando il mondo degli adulti dalla loro prospettiva. Un’opera prima che sotto una superficie placida nasconde sottili increspature e psicologie essenziali e precise.

DIMMI CHE DESTINO AVRÒ di Peter Marcias (Italia, 2012, DCP, 80’)
Un commissario di polizia disilluso, una comunità rom ai margini della società: il presunto rapimento di una donna fa avvicinare due mondi distanti. Dalla Sardegna, un dramma di volti e di corpi inconsueto nel panorama italiano, con una capacità di raccontare che si apre a squarci documentaristici imprevedibili. Il commissario interpretato da Salvatore Cantalupo (Gomorra, Corpo celeste) è un poliziotto che non si dimentica.

L’ÉTOILE DU JOUR / THE STAR OF THAT DAY di Sophie Blondy (Francia, 2012, DCP, 80’)
Invidie, gelosie e meschinità in uno scalcinato circo, popolato da bizzarri personaggi: un romantico clown (Denis Lavant), la sua amata (Natacha Régnier), una zingara visionaria (Béatrice Dalle), un malvagio direttore (Tchéky Karyo). A vegliare su tutto l’angelo custode interpretato da Iggy Pop. Dedicata a Guillaume Depardieu, l’opera seconda di Sophie Blondy omaggia Fellini e rievoca Carax.

LE FILS DE L’AUTRE / IL FIGLIO DELL’ALTRA di Lorraine Lévy (Francia, 2012, 35mm, 105’)
Joseph, un giovane israeliano, fa gli esami del sangue per entrare nell’aviazione. Ma c’è qualcosa di strano. La madre, medico, decide di andare a fondo e scopre che la notte della sua nascita Joseph è stato scambiato con Yacine, figlio di una coppia palestinese. I ragazzi s’incontrano, la vita delle due famiglie è scombussolata. Interpretato da Emmanuelle Devos, un intenso squarcio storico e culturale.

GINGER & ROSA di Sally Potter (UK, 2012, DCP, 89’)
Londra, 1962. Ginger e Rosa sono nate il giorno della bomba su Hiroshima e sono cresciute inseparabili in un’epoca di grandi cambiamenti. La politica, le marce antinucleari, le discussioni su sesso, religione e moda le uniscono, ma una crisi affettiva minaccia di dividerle. Sally Potter firma un coming of age intenso, ironico e vitale. Con Elle Fanning, Christina Hendricks, Alessandro Nivola, Annette Bening.

GOOD VIBRATIONS di Glenn Leyburn e Lisa Barros D’Sa (UK, 2012, 35mm, 97’)
Autentico footage e finzione si mescolano per raccontare la vera storia di un’icona della musica nordirlandese degli anni 70: Terry Hooley. Il suo piccolo negozio di dischi diventa quasi casualmente la culla del punk in una Belfast devastata dalla guerra civile. La sua etichetta discografica è lo spiraglio di luce capace di regalare speranza in tempi bui. Il potere della musica emerge con leggerezza e ironia.

IMOGENE di Robert Pulcini e Shari Springer Berman (USA, 2012, DCP, 103’)
Il fidanzato upper class la lascia, e Imogene, convinta di aver fatto strada a Manhattan, capisce di non aver concluso niente e tenta il suicidio. Presa in custodia dalla mamma, si ritrova nella provincia cheap da cui viene. Dai registi di American Splendor, una slapstick commedy al femminile, con Kristen Wiig (Bridesmaids), Annette Bening e Matt Dillon (che, come il vino buono, migliorano sempre).

A LIAR’S AUTOBIOGRAPHY – THE UNTRUE STORY OF MONTHY PYTHON’S GRAHAM CHAPMAN 3D
di Bill Jones, Jeff Simpson e Ben Timlett (UK, 2012, DCP, 85’)
Basata sulla falsa autobiografia del Python Graham Chapman (morto nel 1989), ecco la storia, delirante, della sua vita, ricostruita attraverso il lavoro di quindici diversi gruppi di animatori in un collage surreale e irresistibile: dalla scuola di medicina, al coming out, al suo rapimento da parte degli alieni. Partecipano Cleese, Gilliam, Jones e Palin, nella parte di se stessi e di molti altri.

THE PERVERT’S GUIDE TO IDEOLOGY di Sophie Fiennes (UK, 2012, DCP, 134’)
Tra gli zombie di Essi vivono di Carpenter, con Julie Andrews nei prati di Tutti insieme appassionatamente, nel Korova Milk Bar di Arancia meccanica: Slavoj Žižek, accademico istrionico e controverso e appassionato di cinema, torna sei anni dopo A Pervert’s Guide to Cinema, per raccontarci il messaggio ideologico esplicito e, spesso, implicito di film insospettabili. Con spezzoni magnifici. È già cult.

QUARTET di Dustin Hoffman (UK, 2012, DCP, 95’)
In Inghilterra, in una casa di riposo per cantanti lirici e musicisti, si ritrovano amici, ex colleghi, ex rivali, ex coniugi. Dustin Hoffman esordisce nella regia con una commedia piena di humor, rimpianti, battibecchi, eccentricità, scritta da Ronald Harwood (Il servo di scena, Il pianista, Lo scafandro e la farfalla). Guidano il concerto quattro istrioni strepitosi: Maggie Smith, Tom Courtenay, Billy Connelly e Pauline Collins.

RUBY SPARKS di Jonathan Dayton e Valerie Faris (USA, 2012, DCP, 104’)
Ha avuto successo al primo romanzo, ma ora Calvin è bloccato. Finchè un giorno, finalmente, crea un personaggio: la ragazza dei suoi sogni, Ruby Sparks, che una mattina, all’improvviso, diventa viva. Con lo scatenato Paul Dano e l’imprevedibile Zoe Kazan (nipote di Elia, anche sceneggiatrice), una commedia acutissima sui rapporti tra i sessi, diretta dalla coppia Dayton&Faris di Little Miss Sunshine.

RUFUS STONE di Josh Appignanesi (UK, 2012, HDCam, 30’)
Un uomo torna in un villaggio dell’Inghilterra meridionale per vendere una casa. Adolescente, fuggì a Londra a causa del perbenismo gretto e dell’intolleranza degli abitanti, lasciandosi dietro un caro amico. Diretta da Josh Appignanesi (il regista di The Infidel) e realizzata nell’ambito di un progetto di ricerca sulla vecchiaia nelle comunità rurali, una storia di affetti, sogni spezzati e solidarietà.

THE SESSIONS di Ben Lewin (USA, 2012, DCP, 95’)
A causa della poliomelite, un uomo ha passato quasi tutta la vita in un polmone d’acciaio. E’ diventato poeta e giornalista, ma ha un desiderio: perdere la verginità. Con l’aiuto di un prete non bigotto, si rivolge a una terapista sessuale. Ispirati a una storia vera, gli incontri tenerissimi di due corpi e due sensibilità, orchestrati da Ben Lewin, scrittore e regista, e interpretati da John Hawkes e Helen Hunt.

SHADOW DANCER di James Marsh (UK, 2012, 35mm, 100’)
La sorella di un bambino ucciso dall’esercito inglese durante una manifestazione in Irlanda del Nord entra nell’Ira ma si fa catturare. Un ufficiale dei servizi segreti le offre protezione in cambio del tradimento dei suoi ideali. Ruvida e tesa spy-story, è il primo film di finzione del documentarista James Marsh, autore di Man on Wire e Project Nim, con Clive Owen e Andrea Riseborough.

SILENT YOUTH di Diemo Kemmesies (Germania, 2012, HDCam, 73’)
Due ragazzi s’incontrano e si piacciono, ma sono imbarazzati, si guardano e non sanno cosa dire. L’inizio di una storia d’amore? Facce spigolose poco stereotipate per un coming (out) of age che cresce a poco a poco, fra silenzi e timori, incertezze e paure con tenerezza e sincerità. Quando il cinema queer è bello perché non strepita e non proclama, ma racconta una vicenda semplice e quotidiana.

L’ULTIMO PASTORE di Marco Bonfanti (Italia, 2012, DCP, 73’)
per Premio Cipputi
Renato Zucchelli fa il pastore per passione e vocazione. La vita solitaria sugli alpeggi, i prati di periferia, la bizzarra famiglia che vive ai margini della città. Quando gli chiedono di far vedere le pecore ai bambini di una scuola elementare, il ciclopico pastore scende con il suo gregge a Milano e si presenta in piazza Duomo. La realtà supera la finzione nel ritratto di un mondo sospeso tra modernità e tradizione.

WHISKY GALORE! / WHISKY A VOLONTÀ di Alexander Mackendrick (UK, 1949, 35mm, 82’)
Gran Premio Torino_Ken Loach
Alla fine della guerra, in pieno razionamento, una nave diretta in America con un carico di whisky si incaglia al largo delle coste scozzesi. A corto di "acqua della vita", gli abitanti decidono di recuperare con ogni mezzo (e illegalmente) il prezioso nettare. Commedia Ealing autarchica ed esilarante, diretta da Alexander Mackendrick, uno degli "inventori" del genere, ideale antenata di The Angels’ Share.

 

festa mobile classics

VIVA LA MUERTE di Fernando Arrabal (Francia, 1971, DigiBeta, 90’)
ARRABAL di Humberto Lopez Y Guerra (Svezia, 1979, DigiBeta, 61’)
L’esordio del co-fondatore del cosiddetto “cinema pánico” è un delirio di Franchismo e di Edipo (per stomaci forti, e sconsigliato agli animalisti), racconto di un’infanzia fra immaginazione e realtà, surrealismo e scatologia contro ogni dittatura. I disegni dei titoli di testa sono di Roland Topor. Al film è abbinato il raro ritratto documentaristico del 1979 che Humberto López y Guerra dedicò all’artista.

L’ESTATE DI BRUNO CORTONA di Gloria De Antoni (Italia, 2012, DigiBeta, 45’)
Le spiagge di Castiglioncello a cinquant’anni da Il sorpasso. Malinconico documentario della coppia di autori e conduttori televisivi De Antoni-De Fornari (già fiori all’occhiello dell’innovativa Rai3 di Guglielmi): un pellegrinaggio sui luoghi culto del film, con interviste alle comparse e dietro le quinte amatoriali in 8mm. Bagliori lontani di una stagione gloriosa e di un paese dissolto nell’aria.

MORANDO’S MUSIC di Luigi Faccini (Italia, 2012, DigiBeta, 42’)
Nella sua bella casa viva e vissuta, all’edicola e al bar all’angolo, intento a scrivere sulla sua fidata Everest (rigorosamente manuale) o a chiacchierare con la faccia tragica e comica di Buster Keaton, Morando Morandini ci racconta la sua giornata, la sua storia, le sue delusioni e i suoi amori. Cortese, ironico, franco e appassionato, in un ritratto senza ombre né reticenze diretto da Luigi Faccini.

PASINETTI AVREBBE CENT’ANNI
Omaggio a Francesco Pasinetti, il primo critico italiano a considerare il cinema un’arte. Attivo in Italia fra le due guerre, fu anche regista di raffinati documentari per lo più dedicati alla sua Venezia. Come le elegie urbane Città bianca, Lumiei e Latte per la città, sulle professioni in laguna, e Il canale degli angeli, inventivo nell’intersecare due immagini di Venezia, una reale e una sognata.

FURIO SCARPELLI: IL RACCONTO PRIMA DI TUTTO di Francesco Ranieri Martinotti (Italia, 2012, DigiBeta, 65’)
Il lascito umano e professionale di un gigante del cinema italiano, lo storico sceneggiatore (in coppia con Age) di oltre cento film chiave della commedia all’italiana, da I soliti ignoti a L’armata Brancaleone, da I mostri a La famiglia. Il figlio Giacomo dischiude il retrobottega del padre (il disegno, lo studio del dettaglio), con la testimonianza degli allievi Paolo Virzì e Francesca Archibugi.

MANILA PALOMA BLANCA di Daniele Segre (Italia, 1992, 35mm, 90’)
per Premio Maria Adriana Prolo alla Carriera 2012
Carlo (Carlo Colnaghi) ha alle spalle una carriera d’attore e vari ricoveri in ospedali psichiatrici. Vive di espedienti, frequentando balordi e ripensando alle occasioni perdute. Intanto conosce Sara, benestante, che lo spinge a lavorare a un testo teatrale. Ma non c’è salvezza per un uomo alla deriva e senza pelle. Un cortocircuito tra realtà e finzione nel secondo lungometraggio di Daniele Segre.

VIAGGIO IN ITALIA di Roberto Rossellini (Italia, 1954, 35mm, 97’)
Coniugi inglesi in profonda crisi di coppia arrivano a Napoli e la visitano in solitudine, ma alla fine del viaggio si sentono cambiati e forse pronti a riavvicinarsi. Rovine e scorci etnografici tanto vividi ed esatti quanto simbolici e interiori, la potenza del documento e l’astrazione dello sguardo. Rossellini in stato di grazia, forse il suo capolavoro (in una copia restaurata). Allora solo la critica francese lo riconobbe.

O QUE ARDE CURA/AS THE FLAMES ROSE di João Rui Guerra da Mata (Portogallo, 2012, HDCam, 27’)
Interpretata da João Pedro Rodrigues (il regista di O fantasma e Morrer como um homem) e diretta da João Rui Guerra de Mata, una rilettura del monologo di Cocteau: un uomo parla al telefono con l’amante che l’ha lasciato mentre in tv e alla radio scorrono le immagini e la cronaca dell’incendio che nel 1988 devastò interi quartieri di Lisbona.
FOCUS: NON SIAMO CHE OMBRE – Intervista a João Pedro Rodrigues e João Rui Guerra da Mata in Rapporto Confidenziale 36

UNA VOCE UMANA di Roberto Rossellini (Italia, 1948, 35mm, 30’)
THE HUMAN VOICE di Ted Kotcheff (USA, 1966, video, 50’)
Una donna al telefono con l’uomo che la sta abbandonando tocca il fondo della disperazione. Le pene d’amore anatomizzate senza pietà nel famoso monologo one woman show scritto da Jean Cocteau nel 1930, qui prova di talento per due attrici straordinarie: a confronto Anna Magnani diretta da Roberto Rossellini (L’amore, 1948) e Ingrid Bergman in una versione televisiva del 1966.

LA LUNGA ESTATE DI HERMANN HESSE di Werner Weick (Svizzera, 1986, video, 52’)
per Premio Gli occhiali di Gandhi
Nel 1919 Hermann Hesse attraversa una profonda crisi personale e artistica. Trova pace nel Canton Ticino, a Montagnola, dove si trasferisce e dove rimarrà fino alla fine dei suoi giorni. Il documentarista Werner Weick firma un ritratto del grande autore tedesco utilizzando inedite foto d’epoca, i ricordi dei figli Bruno e Heiner e le testimonianze di amici, ma soprattutto dando voce alle sue pagine.

 

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Fotogramma da KIBOU NO KUNI (The Land Of Hope) di Sion Sono (Giappone/2012)

 

RAPPORTO CONFIDENZIALE

ossessioni & possessioni – Le paure che ci tormentano, i luoghi che ci inquietano, le figure, più o meno realistiche, attraverso le quali esorcizziamo i nostri incubi, e le passioni, più o meno colpevoli, alle quali ci abbandoniamo per compensare la nostra endemica insicurezza. Non siamo sicuri del nostro lavoro, del nostro futuro, della nostra sessualità, della sopravvivenza del nostro pianeta e di quanto possiamo fidarci di amici e vicini. La paura circola dappertutto e spesso si accompagna, inevitabilmente, ai sensi di colpa. Come accade sempre nei periodi di crisi, il cinema reagisce; e se non lo fa, come in passato, con l’esplosione di un genere popolare dominante, semina però indizi e suggestioni trasversali: per esempio, il senso di intrappolamento, di “conto alla rovescia”, di incubo claustrofobico che accomuna generi come l’horror e il thriller a storie ambientate in contesti quotidiani e realistici. Un luccicante Natale suburbano popolato di zombie (in Christmas with the Dead, tratto da un racconto di Joe Lansdale, anche produttore) e un ufficio surreale nel quale un impiegato licenziato si ostina a tornare ogni giorno (in Wrong di Quentin Dupieux), un malinconico sobborgo giapponese evacuato per l’esplosione di un reattore atomico (in The Land of Hope di Sion Sono) e un’isoletta messicana che pare popolata di soli bambini (in Come Out and Play di Makinov), un robot “badante” che, in un futuro molto prossimo, accudisce un vecchio ladro in pensione (in Robot & Frank) e le scatenate drag queens che popolano il carcere nel quale si trova rinchiuso un discografico losangelino (in K-11 di Jules Stewart, la mamma della Kristen di Twilight), i casermoni opprimenti dell’edilizia popolare britannica (nel thriller ad altissimo tasso ansiogeno Tower Block e nell’horror Citadel) e lo scorcio dei Pirenei nel quale all’improvviso orologi, cellulari e auto si bloccano (in Fin di Jorge Terragrossa), la fuga nell’alcol, nel cibo, nel sesso (nelle commedie Smashed e Thanks for Sharing), la fuga nella musica (la dj di The Lords of Salem di Rob Zombie). Prendi un taxi e il tassista è un maniaco (Chained di Jennifer Lynch); vendi hamburger e un poliziotto telefona dicendo che sei una ladra e devono perquisirti (la cameriera di Compliance); vai in gita a un ipermercato finlandese e ti ritrovi in trappola tra i cannibali (i turisti russi di Shopping Tour): questi sono solo alcuni dei luoghi e dei personaggi inquietanti che popolano Rapporto Confidenziale 2012.

 

BOBBY YEAH di Robert Morgan (UK, 2011, HDCam, 23’)
Come se Svankmajer avesse aiutato Lynch a dirigere un episodio di Wallace & Gromit: un corto favolosamente ripugnante, incubo surrealista con pupazzi in stop-motion che bisogna vedere per crederci!

CHAINED di Jennifer Lynch (USA, 2012, DCP, 98’)
Una donna e il suo bambino un giorno prendono un taxi per tornare a casa. Ma hanno scelto il tassista sbagliato: infatti l’uomo li tramortisce e li porta nella sua casa isolata, dalla quale non usciranno più. Passano gli anni e il bambino cresce, incatenato. Vincent D’Onofrio, Eamon Farren e Julia Ormond sono i protagonisti del nuovo incubo di Jennifer Lynch (figlia di David), molto maturata dai tempi di Boxing Helena.

CHRISTMAS WITH THE DEAD di Terrill Lee Lankford (USA, 2012, HDCam, 88’)
Calvin festeggia il Natale con la moglie e la figlia quando, tra le decorazioni e le luci, si affacciano volti lividi e figure barcollanti. Natale in casa Lansdale: da un racconto di Joe Lansdale (anche produttore), una storia di zombie sceneggiata dal figlio Keith e diretta da T. L. Lankford. Girato sotto casa (a Nacogdoches, Texas), con un piccolo budget, uno sberleffo eccentrico che ricorda La notte del drive-in.

CITADEL di Ciaran Foy (Irlanda, 2012, DCP, 84’)
Dopo che tre ragazzini aggrediscono e uccidono la moglie, un giovane sviluppa una grave agorafobia paranoica. Sono guai quando gli incappucciati tornano per minacciare lui e la figlia. Un horror irlandese ansiogeno e dalle atmosfere malate e squallide, inno metaforico al
superamento di paure metropolitane ed esistenziali, che non dimentica le esigenze del genere e
strizza l’occhio ai fan di Silent Hill.

COME OUT AND PLAY di Makinov (Messico, 2012, DCP, 95’)
Una coppia di turisti americani in attesa di un bambino in fuga romantica su un’isoletta messicana: un paradiso di sole, mare, luce, con tanti bambini e nessun adulto. Diretto da Makinov, il regista russo che si nasconde dietro l’anonimato, il remake di un cult spagnolo del 1976: Ma come si può uccidere un bambino? di Narciso Ibanez Serrador. L’ossessione dell’Altro personificato dall’infanzia.

COMPLIANCE di Craig Zobel (USA, 2012, DCP, 90’)
Una telefonata di un sedicente poliziotto accusa una giovane cameriera di fast food di essere una ladra. L’impostore convince la direttrice e i dipendenti a diventare carcerieri e poi aguzzini della ragazza. Riflessione scomoda e tagliente sull’idiozia e sul pecoronismo, sulla fiducia cieca di fronte all’”autorità”, sulla facilità con cui rinunciamo ai nostri diritti. L’orrore dell’“eseguivo solo degli ordini”.
FOCUS: COMPLIANCE – recensione

FIN di Jorge Torregrossa (Spagna, 2012, DCP, 90’)
Alcuni amici che non si vedono da vent’anni organizzano un weekend in una località sperduta dei Pirenei. Mentre la rimpatriata si trasforma in un inquietante ritorno al passato, gli orologi e i cellulari si bloccano, le auto non si avviano. Jorge Torregrossa esordisce nel lungometraggio con un’incursione nel filone “fine del mondo”, intrecciando antichi sensi di colpa e minacce apocalittiche. Ad alta tensione.

K-11 di Jules Stewart (USA, 2012, DCP, 87’)
Dopo una notte di bagordi, un discografico finisce in carcere. Per di più, nell’ala destinata a gay, trans e pedofili. Da incubo ad occhi aperti a lotta per la sopravvivenza, tra secondini sadici e queen bees in tacchi a spillo e look fetish. Esordio di Jules Stewart (la tatuatissima mamma della Kristen di Twilight), un prison movie che gioca con il trash e se ne frega della correttezza politica.

KIBOU NO KUNI/THE LAND OF HOPE di Sion Sono (Giappone, 2012, DCP, 133’)
La famiglia Ono vive in pace nella sua piccola fattoria a Nagashima. Un giorno, un terremoto fa esplodere il reattore della vicina centrale nucleare e tutti gli abitanti sono costretti all’evacuazione. Sion Sono riflette sulle conseguenze umane del disastro di Fukushima con uno stile piano e sofferto e immagini di sapore documentaristico. Nessun effetto speciale, ma uno sguardo intimo e una desolazione infinita e commovente.
FOCUS: SION SONO – intervista

THE LORDS OF SALEM di Rob Zombie (USA/UK/Canada, 2012, DCP, 101’)
A Salem, nel Seicento, si fronteggiavano streghe e inquisitori. A Salem, oggi, il soprannaturale passa attraverso la musica heavy metal e le interviste trasmesse di notte da una radio. Finchè la dj mette sul piatto il vecchio vinile di un gruppo sconosciuto, The Lords. Allucinato e claustrofobico, il nuovo film di Rob Zombie spiazza i fan e conquista nuovi ammiratori con un’atmosfera cautamente costruita e ossessiva.

MANIAC di Franck Khalfoun (Francia, 2012, DCP, 89’)
Dal regista di -2 Livello del terrore, e prodotto dall’enfant prodige del nuovo horror Alexandre Aja, il remake del celeberrimo e omonimo gore anni 80 di William Lustig (qui anche coproduttore): quasi tutto in soggettiva, con l’angelico Elijah Wood nel ruolo che fu del laido e indimenticato Joe Spinell, un pugno nello stomaco con punte di feticismo selvaggio che lasciano allibiti. Spettatori avvisati.

ROBOT & FRANK di Jake Schreier (USA, 2012, HDCam, 89’)
In un futuro molto vicino, un anziano ex ladro di gioielli vive solo e sta perdendo la memoria. Il figlio gli impone una “badante”: un robot programmato per prendersi cura delle persone. Frank è recalcitrante ma piano piano fa amicizia con Robot. Con Frank Langella, Liv Tyler, Susan Sarandon e James Marsden, una commedia malinconica sui disagi e i disastri della vecchiaia, sulla paura e l’attrazione della tecnologia.

SHOPPING TOUR di Mikhail Brashinsky (Russia, 2012, DCP, 70’)
Dalla Russia con poco amore: una comitiva di russi in gita consumistica in Finlandia avrà qualche sorpresa dentro un ipermercato. Tra loro, una madre e il figlio adolescente che tentano di rinsaldare un rapporto in crisi. Un horror in stile found footage (ma con un ultimo “scarto” filmico geniale), in equilibrio perfetto fra splatter e sarcasmo, dove i rituali della società fanno più ribrezzo di un arto mozzato.

SMASHED di James Ponsoldt (USA, 2011, DCP, 85’)
Kate e Charlie sono una coppia di alcolisti, apparentemente felici. Lei insegna alle elementari e vuole disintossicarsi, mentre il marito non ha nessuna intenzione di rinunciare alle sue cattive abitudini. La dipendenza come ossessione sociopatica è raccontata con toni quasi da commedia, senza retorica e falsi moralismi. Con Mary Elizabeth Winstead (Scott Pilgrim vs. the World) e Aaron Paul (Breaking Bad).

THANKS FOR SHARING/TENTAZIONI (IR)RESISTIBILI di Stuart Blumberg (USA, 2012, DCP, 110’)
Adam, Mike e Neil frequentano un gruppo di sostegno per sex addicts. Mentre i primi due stanno superando la “malattia”, il giovane Neil ci ricasca continuamente. Ma le delusioni della vita sono una trappola per tutti. Dal regista di The Kids Are All Right, una commedia amara sulle compensazioni nevrotiche che ci regaliamo e che ci intrappolano. Con Mark Ruffalo, Tim Robbins, Gwyneth Paltrow e Josh Gad.

TOWER BLOCK di Ronnie Thompson e James Nunn (UK, 2012, DCP, 87’)
Un palazzone popolare di East London in via di demolizione; gli ultimi inquilini stanno per andarsene, ma si ritrovano presi di mira da un cecchino che, dall’esterno, li fa fuori uno a uno. Secco, teso, spietato: dalla Gran Bretagna un film a cavallo tra thriller e horror che guarda al ruvido entertainment del cinema di genere anni 70 senza tralasciare la dimensione politica né lo spessore psicologico dei personaggi.

V/H/S di Radio Silence, David Bruckner, Glenn McQuaid, Joe Swanberg, Ti West e Adam Wingard (USA, 2012, DCP, 116’)
Un gruppo di sbandati entra in una casa abbandonata per rubare un certo videotape. Per trovarlo, devono guardarli tutti. Horror found footage a episodi girato nello stile dei vecchi nastri vhs, drop-out e “tremolii” compresi. Fra creature alate, lune di miele tragiche e party al sangue, alcuni giovani filmmaker omaggiano un’epoca e uno strumento tecnologico superato. Tra loro, Joe Swanberg, Ti West e Adam Wingard.

WRONG di Quentin Dupieux (USA, 2012, HDCam, 94’)
Un uomo si sveglia e scopre che il suo cane è stato sequestrato, poi va a lavorare in un ufficio dal quale è stato licenziato mesi prima: è l’inizio di una serie di situazioni sempre più paradossali. Dopo Rubber, Quentin Dupieux (aka Mr. Oizo) dirige un film (in) acido, sospeso tra noir e commedia, tra David Lynch e i fratelli Marx. Dietro le quinte del teatro dell’assurdo, ci parla di solitudine e alienazione.
FOCUS: RUBBER – recensione

 

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Fotogramma da HOLY MOTORS di Leos Carax (Francia/2012)

 

TORINO XXX

Il Torino Film Festival compie trent’anni. S’inaugurò il 25 settembre del 1982, ideato e diretto da Ansano Giannarelli e Gianni Rondolino: si chiamava Festival Internazionale Cinema Giovani e si concentrava soprattutto sulla cultura, le storie e i linguaggi dei giovani. Giovani cineasti e giovani spettatori, in un arco che, a 360 gradi, copriva paesi, identità, idee, stili diversi. Il festival è stato il punto di partenza di moltissimi cineasti, ed è restato un momento di scoperta, riflessione, analisi e curiosità anche quando, dalla sedicesima edizione, ha cambiato il proprio nome in Torino Film Festival. Da Torino sono passati, citando alla rinfusa, i primi film di Jane Campion, Atom Egoyan, Alexander Payne, David Gordon Greene, Tsai Ming-liang, Wong Kar-wai, Jafar Panhai, Olivier Assayas, Laurent Cantet, Leos Carax, Matteo Garrone, Daniele Vicari, Michael Winterbottom, Takeshi Kitano, Stanley Kwan. E, anche negli ultimi anni, sono continuate le conferme di autori che hanno esordito al Tff e si sono poi affermati nei circuiti internazionali, da Pablo Larrain a Pietro Marcello a Debra Granik.
Per il suo “compleanno”, il festival presenta i nuovi film di alcuni di questi autori.

 

11.25 JIKETSU NO HI, MISHIMA YUKIO TO WAKAMONOTACHI / 11/25 THE DAY MISHIMA CHOSE HIS OWN FATE di Koji Wakamatsu (Giappone, 2012, DCP, 120’)
Fedele e articolata ricostruzione degli eventi che, nel 1970, hanno portato al suicidio rituale e “politico” dello scrittore Yukio Mishima. Il penultimo film del grande Koji Wakamatsu, scomparso poche settimane fa, ancora una profonda, spassionata dissezione della storia del Giappone, l’altra faccia di United Red Army, secondo capitolo di un dittico ideale. Un film essenziale e complesso, morbido e tagliente. A suo modo, enigmatico.

BAAD EL MAWKEAA / AFTER THE BATTLE di Yousry Nasrallah (Egitto, 2012, 35mm, 122’)
Dopo gli scontri del 2/2/2011 in piazza Tahir, una benestante e illuminata rivoluzionaria e un cavaliere povero e manipolato stringono un forte legame. Yousry Nasrallah (al Tff nel 2004 con La Porte du soleil) racconta la primavera araba con uno stile nervoso e diretto, debitore sia del documentarismo che del neorealismo di stampo rosselliniano, e con uno sguardo rigorosamente dall’interno.

CASA DOLCE CASA di Tonino De Bernardi (Italia, 2012, DigiBeta, 120’)
A Parigi, un pusher (Lou Castel) legge Marx e muove “roba” a livello globale, mentre una donna in nero (Joana Preiss), inquieta e inquietante, va tra strade e appartamenti, e una spacciatrice col cuore a pezzi (Catherine Libert) non si dà pace… Tonino De Bernardi, storica presenza underground del Tff, in un noir cavernoso ed en plein air, di ombre e di furie quiete. Con Ghezzi “Mr. Hyde” e Abel Ferrara in concerto.

FINAL CUT – LADIES AND GENTLEMEN di György Pálfi (Ungheria, 2012, DCP, 85’)
Film di montaggio composto da scene tratte da circa 500 film della storia del cinema, per lo più classici, assemblati in modo da creare anacronistici (e irresistibili) intrecci sentimentali fra le icone di celluloide di tutti i tempi. L’amore sub specie cinematografica. L’eccentrico regista ungherese Pálfi (Huckle, al Tff 2002, e Taxidermia) ha lavorato più di tre anni al banco di montaggio. Produce Béla Tarr.

HOLY MOTORS di Leos Carax (Francia, 2012, DCP, 115’)
L’enfant terrible del cinema francese (Boy Meets Girl, al Tff del 1984, Rosso sangue, Gli amanti del Pont-Neuf) torna con un film folle e inconcepibile già cult, dove c’è dentro tutto e niente, classico e moderno, finzione, disperazione e ricordo, passato presente e futuro. Alla fine, vince il cinema. Con l’attore feticcio Denis Lavant, Michel Piccoli, Eva Mendes e la principessa del pop Kylie Minogue.
FOCUS: HOLY MOTORS – recensione

NO di Pablo Larraín (Cile, 2012, 35mm, 115’)
Cile, 1988. Pinochet indice un referendum per prolungare la sua dittatura. Le opposizioni ottengono il diritto di replica in spazi tv. Un pubblicitario (Gael García Bernal) dalle idee rivoluzionarie prova a rinnovare il linguaggio politico attraverso ottimismo e leggerezza. Pablo Larraín, vincitore del Tff 2008 con Tony Manero, dirige un affresco libero e lucidissimo sulla macchina del consenso.

STARLET di Sean Baker (USA, 2012, DCP, 103’)
Dopo essersi conosciute per caso, una ventunenne senza radici né bussola e un’anziana bisbetica stringono un insolito rapporto d’amicizia. Sean Baker torna a Torino dopo Prince of Broadway (premio della giuria al Tff 2008), con un film essenziale e sincero sull’incastro commovente di due solitudini. Bravissime le protagoniste: Dree Hemingway (figlia di Mariel) e l’85enne esordiente Besedka Johnson.
FOCUS: È STRANO CHE IO INSEGUA QUESTE SFIDE – Intervista al regista Sean Baker e recensione in Rapporto Confidenziale 36

TERRA DI MEZZO di Matteo Garrone (Italia, 1996, 35mm, 78’)
La giornata degli immigrati nell’Italia degli anni 90, in tre episodi: le prostitute nigeriane alla periferia di Roma, gli albanesi sul ciglio della strada, un benzinaio egiziano abusivo. Esordio rivelazione di Matteo Garrone, che capisce gli umili e filma già a metà fra documentario e senso pittorico dell’inquadratura. Artigianalmente autoprodotto e completato grazie al Sacher d’oro 1996. Fu il primo premio Cipputi del festival.

WHAT RICHARD DID di Lenny Abrahamson (Irlanda, 2012, DCP, 87’)
La vita quotidiana di alcuni ragazzi della buona borghesia irlandese. Il più brillante e invidiato è Richard: bello, atletico, realizzato. Quando a una festa accade l’impensabile, il suo mondo rischia di andare in pezzi. Per difendersi non resta altro che mentire. L’aspro ritratto di un gruppo di privilegiati si trasforma a poco a poco in un incubo. Dal regista di Garage, vincitore del Tff 2007.

 

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Fotogramma da ANIJA (La nave) di Roland Sejko (Italia/2012)

 

TFFdoc

Dai Lumière a Méliès, fin dalle sue origini il cinema si è confrontato con il reale e l’immaginario, tra documentario e finzione. L’idea di creare all’interno del Tff una sezione interamente dedicata al cinema documentario non è però la banale replica di questa dicotomia…
In TFFdoc si rischia (e si spera) di essere sorpresi! Grazie alle tre aree in cui è divisa la sezione scoprirete che il documentario e la finzione non sono così lontani e che ogni film proposto si situa tra i due poli cercando di farli andare in cortocircuito.
Nei due concorsi, internazionale.doc e italiana.doc, troverete opere prime che arrivano dall’Italia, dalla Corea, dalla Tailandia, dalla Francia; tematiche importanti (Fukushima due anni dopo, le miniere sarde, la gentrification, la primavera egiziana, la migrazione, il passaggio all’età adulta, la morte e l’elaborazione del lutto) e storie personali in cui forti sono però le aperture verso il mondo; registi giovani, altri che confermano i cammini intrapresi e autori affermati, fino al film di chiusura dei concorsi, l’atto d’amore che Julien Temple dedica alla sua città natale: London –The Modern Babylon (di fresca nomina per l’European Film Awards). Nello spazio fuori competizione, che abbiamo chiamato documenti, il documentario si espande e deborda dallo schermo a tracciare percorsi solo apparentemente divisi.
Alcuni film riflettono su come il cinema possa raccontare la cronaca politica e i movimenti sociali attraverso un caleidoscopio di punti di vista e di formati: Occupy Wall Street colto in 3D da uno dei maestri dell’avanguardia statunitense, Ken Jacobs; il pre-elezioni russe del film collettivo di un gruppo di studenti della Scuola di Teatro e Cinema Documentario di Marina Razbezhkina e Mikhail Ugarov; la lunga lotta dei ribelli contro la dittatura siriana messa in rete con immagini captate dai cellulari e analizzata dal regista teatrale libanese Rabih Mroué e dall’italiano Antonio Martino; la crisi greca filmata in Super 8 e 16mm nei 12 corti del programma curato da Vassily Bourikas; il G8 di Genova dai video di documentazione raccolti per i processi, a Black Block, fino a Diaz in un incontro con Carlo A. Bachschmidt.
Due autori che amiamo molto, João Pedro Rodrigues e Ben Russell, si guardano allo specchio attraverso i loro due film corti, sovvertendo le regole del documentario; trasformando un “rituale” in un film horror e lasciandosi andare alla vertigine dell’eterna giovinezza.
E a proposito di vertigini: un eccentrico ricordo di Carmelo Bene attraverso le rushes di Nostra Signora dei Turchi, le immagini delle prove del Macbeth raccolte da Ferruccio Marotti in Concerto per attore solo e un incontro con Luca Buoncristiano e Mario Masini, coordinato da Fulvio Baglivi, dal titolo Materiali da distruzione, dimostrazione di come il lavoro di Bene sia l’orizzonte impossibile e pericoloso a cui il cinema italiano dovrebbe sempre guardare.
Così come il cinema italiano molto deve a Franco Maresco che sarà a Torino per narrare con Tatti Sanguineti gli ultimi 20 anni della Sicilia (e dell’Italia) attraverso Cinico Tv e Belluscone, l’ultimo film che Maresco sta terminando e di cui mostrerà alcune immagini in anteprima assoluta.
L’era berlusconiana e le tracce potenti che ha lasciato nell’immaginario saranno analizzate anche attraverso altri sguardi: quelli delle autrici del libro Lo schermo del potere, Alessandra Gribaldo e Giovanna Zapperi, della studiosa Liliana Ellena e della regista Alina Marazzi.
Infine una proiezione speciale: Anija – La nave di Roland Sejko, film epico e insieme intimo, in grado di ridare volti e corpi all’epopea degli sbarchi albanesi in Puglia negli anni 90.

 

internazionale.doc

4 BÂTIMENTS, FACE À LA MER di Philippe Rouy (Francia, 2012, Blu-Ray, 47’)
Nel giugno 2011, come prova di trasparenza, TEPCO installa una livecam sul sito della centrale di Fukushima, che rivela la portata del disastro: una finestra sul paesaggio spettrale di un futuro apocalittico, popolato di creature uscite dall’immaginario di Honda Ishirō. Ma il gesto inaspettato di un operatore, rivolto alla camera, ci ricorda dove siamo e quali sono le nostre responsabilità.

THE CAT THAT LIVED A MILLION TIMES di Kotani Tadasuke (Giappone, 2012, HDCam, 91’)
“C’era una volta un gatto che morì e rinacque per un milione di volte. Nel corso di tutte le sue esistenze visse un milione di avventure ma non amò mai nessuno. Un giorno però…”. Tratto dall’omonimo libro illustrato di Yoko Sano, uno dei testi per bambini più amati in Giappone, il film è un ritratto della scrittrice e una placida meditazione sul senso della vita carica di affetto ed emozione.

LA CHICA DEL SUR di José Luis Garcia (Argentina, 2012, Blu-Ray, 93’)
Il caso portò il regista in Corea del Nord nell’89 per il Festival Internazionale della Gioventù, poco dopo il massacro di Tian’anmen e poco prima della caduta del muro di Berlino. L’evento venne scombinato dall’arrivo di Im Su-kyong, la “ragazza del Sud” arrivata al Nord con una promessa di pace e unità. Ossessionato dai Super VHS filmati durante quel viaggio il regista decide di tornare in Corea del Sud in cerca di quella ragazza.

DEMAIN C LOIN di Jean Baptiste Saurel e Pierre-Emmanuel Urcun (Francia, 2012, DCP, 73’)
Quattro adolescenti della banlieue parigina assistono alla Coppa del Mondo in Sud Africa. Tra giochi, confidenze e amori che sbocciano in un mondo tutto da scoprire, vivono un’avventura indimenticabile e il ritorno alla realtà del quartiere è carico di nostalgia. Il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, raccontato con ironia e leggerezza, nell’incertezza di un domani ancora lontano.

LEVIATHAN di Lucien Castaing-Taylor e Véréna Paravel (UK/Francia/USA, 2012, DCP, 87’)
Nel buio della notte, in quelle stesse acque nelle quali il Pequod melvilliano diede la caccia a Moby Dick, Leviathan cattura un epico scontro fra uomo, macchina e natura. Un film che è un’esperienza sensoriale senza precedenti: dodici camere passate continuamente fra filmmaker, pescatori e bracci meccanici danno vita ad un affresco cosmico di rara potenza.
FOCUS: FOREIGN PARTS – recensione

MOTHER di Vorakorn Ruetaivanichkul (Tailandia, 2012, DCP, 65’)
Un ritratto delicato e surreale del complicato rapporto tra il giovane Verakorn e la madre malata, rimasta disabile in seguito ad un tentativo di suicidio. Un evento drammatico che ha cambiato radicalmente i rapporti all’interno della sua famiglia e che si fa paradigma dei profondi mutamenti prodotti nella società thailandese dalla crisi finanziaria asiatica del 1997.

TCHOUPITOULAS di Bill e Turner Ross (USA, 2012, HDCam, 82’)
Al suono del carillon, come in una fiaba, tre giovani fratelli intraprendono un viaggio segreto. Al calar del sole attraversano il fiume, verso un’isola del piacere che gli è sempre stata proibita: quell’isola si chiama New Orleans. Bill e Turner Ross tornano al Tff dopo il successo di 45365 con un documentario sospeso fra improvvisazione e messa in scena, carico di musica, desiderio, paure, sogni.

A ÚLTIMA VEZ QUE VI MACAU di João Rui Guerra da Mata e João Pedro Rodrigues (Portogallo/Francia, 2012, HDCam, 85’)
“Dopo 30 anni sono diretto a Macao, dove non torno da quando ero bambino. Ho ricevuto una mail da Candy, un’amica che non sento da tanto. Mi dice che si è di nuovo immischiata con le persone sbagliate. È in pericolo e mi chiede di raggiungerla”. Oltre i confini del documentario in cerca del Film Noir perfetto, fatto di luoghi, sguardi e segreti, dove la memoria è un’isola misteriosa dalla quale si rischia di non fare mai più ritorno.
FOCUS: NON SIAMO CHE OMBRE – Intervista a João Pedro Rodrigues e João Rui Guerra da Mata e recensione del film in Rapporto Confidenziale 36

WONSIRIM / VIRGIN FOREST di Lee Hyun-jung (Corea del Sud, 2012, HDCam, 73’)
Visitare la casa della nonna materna, dopo il suo funerale, fa pensare Hyun-jung al passato ma ogni sforzo di catturare il tempo felice dell’infanzia è vano. In Corea domina una cultura maschilista, insensibile al passato e incurante del futuro, e per Hyun-jung il rito funebre catalizza un bisogno di cambiamento che passa da una nuova esperienza morale e spirituale.

WHAT IS THIS FILM CALLED LOVE? di Mark Cousins (UK, 2012, HDCam, 77’)
Il suo The Story of Film è appena passato nelle sale italiane. Dopo i 6 anni occorsi alla realizzazione di quest’opera monumentale e divertentissima, il caso porta Mark Cousins a fermarsi 3 giorni a Città del Messico dove nasce un diario poetico in bilico fra fantasia e realtà, filmato con un cellulare e 10 sterline di budget. Musiche di P.J. Harvey e “cameo” di Sergej Ejzenstejn (!).

LONDON – THE MODERN BABYLON di Julien Temple (UK, 2012, DCP, 128’)
Julien Temple conduce un viaggio nel tempo nel cuore della sua città natale: attraverso musicisti, scrittori e artisti, pericolosi pensatori, politici radicali e gente comune, dipinge un affresco di una città molteplice, capace di mettere in gioco la propria identità..
FOCUS: REQUIEM FOR DETROIT? – recensione

 

italiana.doc

L’AMORE E LA FOLLIA di Giuseppe Casu (Italia/Francia, 2012, DigiBeta, 60’)
per Premio Cipputi
Sulcis Iglesiente. Manlio e Silvestro. Le loro vite si alternano intrecciandosi sempre più, fino a unirsi nella miniera di San Giovanni, dove nel ’92 si barricano per mesi, minando l’ingresso con l’esplosivo per scongiurarne la chiusura. Nei ricordi della rivolta i loro spiriti da combattenti fanno rivivere il trauma della fine delle miniere.

ANITA di Luca Magi (Italia, 2012, DCP, 55’)
Anita è un film fatto di incontri e personaggi senza tempo trovati lungo il percorso dell’immaginario viaggio di Guido e Anita, gli amanti protagonisti dell’inedito soggetto di Fellini Viaggio con Anita. Un’ipnotica regressione all’infanzia di un’Italia segreta, l’inconscio di un paese custodito nei vecchi Super 8 dimenticati in soffitta.

FATTI CORSARI di Stefano Petti e Alberto Testone (Italia, 2012, DCP, 79′)
Alberto Testone, odontotecnico della borgata romana di Fidene, sogna di fare l’attore. Sosia di P. P. Pasolini, chiamato ad interpretarlo a teatro e poi al cinema, decide di mettersi sulle tracce del suo fantasma. Ogni tappa del viaggio è il frammento di uno specchio, che lo porterà a riscoprire sé stesso nei luoghi e nei volti che Pasolini ha raccontato, filmato, amato.

HOME SWEET HOME di Enrica Colusso (Francia/Italia, 2012, DigiBeta, 91’)
Realizzato nell’arco di 4 anni, Home Sweet Home svela le forze in gioco nelle trasformazioni che investono le nostre città attraverso il racconto di un massiccio piano di riqualificazione urbana nel cuore di Londra. Un viaggio al contempo intimo e di investigazione che pone a tutti una domanda fondamentale: quale tipo di società stiamo veramente costruendo?

I DON’T SPEAK VERY GOOD, I DANCE BETTER di Maged El Mahedy (Egitto/Italia, 2012, DigiBeta, 80’)
Egitto, Il Cairo: il dramma del fratello e della sorella di Maged, gravemente malati, si rispecchia nella rivoluzione in corso, minacciata dalle contraddizioni interne e dall’emergenza sanitaria. Dramma intimista, thriller politico, reportage giornalistico, ma soprattutto film musicale, sui passi dei grandi Mahmud Reda e Farida Fahmy, alla ricerca dello spazio/tempo estatico del derviscio.

L’ÎLE DES MORTS di François Farellacci (Francia/Italia, 2012, BLU-RAY, 60’)
La Corsica ha il tasso di incidenti stradali mortali più alto di Francia. Anche la nonna del regista morì vittima di un incidente, una lontana estate del 1982. I suoi abitanti sembrano considerare la morte come una vecchia amica che potrebbe far visita in qualsiasi momento, una familiarità che infonde loro una forma di intensa vitalità.

NADEA E SVETA di Maura Delpero (Italia, 2012, DCP, 62’)
per Premio Cipputi
Due amiche moldave, un lavoro in Italia, gli affetti lontani. Nadea e Sveta è la storia di due destini che si incrociano fino a scambiarsi: un film intimo e curioso sulla maternità, l’amore, la fuga dalla solitudine, la ricerca della propria casa.

PARALLAX SOUNDS di Augusto Contento (Francia/Germania/Finlandia/Italia, 2012, Blu-Ray, 95’)
Parallax Sounds esplora, attraverso le parole dei suoi protagonisti, le inestricabili connessioni tra Chicago e la sua eccezionale scena musicale, nota come “movimento post-rock”. Sullo sfondo, le immagini stratiformi della città dialogano con le composizioni originali di Ken Vandermark e Dave Grubbs, in un’ipnotica sinfonia audiovisiva orgogliosamente Made in Chicago.

LA SECONDA NATURA di Marcello Sannino (Italia, 2012, DCP, 58′)
L’avvocato Marotta è stato dal dopoguerra uno dei protagonisti della vita culturale e filosofica italiana. In una Napoli un tempo capitale del pensiero, Marotta continua a lottare ogni giorno con pervicacia dalla sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici per un’altra idea di Meridione e d’Italia.

L’UOMO DOPPIO di Cosimo Terlizzi (Italia/Svizzera, 2012, DCP, 63’)
“Distruggi il tuo ego” è la frase scritta sul muro dell’appartamento di un’amica, morta in tragiche circostanze. Queste parole spingono il regista a riflettere su se stesso e registrare le sue riflessioni come in un diario audiovisivo fatto di vita di coppia, voyeurismo, spostamenti geografici compulsivi, tradimenti multimediali e letture.

VARIATIONS ORDINAIRES di Anna Marziano (Francia/Italia, 2012, DCP, 48’)
Come veniamo trasformati quotidianamente dalle parole degli altri? E come le nostre stesse parole agiscono sull’altro? La parola diventa traccia di questi mutamenti reciproci e l’ascolto diventa l’esperienza centrale che guida il film. E tra l’estraneità dei paesaggi e l’intima vicinanza delle voci, si apre al pubblico la possibilità di attraversare lo spazio ambiguo dell’identità.

 

documenti

BLANKETS FOR INDIANS di Ken Jacobs (USA, 2012, DCP, 57’)
Ken Jacobs, maestro dell’avanguardia americana, racconta Zuccotti Park e Occupy Wall Street. Il tentativo di girare un film astratto sulla fontana della City Hall diventa così una lettera ironica e sprezzante rivolta al Sindaco Bloomberg e al suo “esercito” di poliziotti. Il tutto piegando alle ragioni dell’arte e dell’azione diretta la massima espressione della spettacolarità hollywoodiana: il 3D.
FOCUS: IL DEMIURGO DELL’IMMAGINE IN MOVIMENTO – intervista | KEN JACOBS: UNA BREVE BIOGRAFIA – articolo

ISQAT AL NIZAM – AI CONFINI DEL REGIME di Antonio Martino (Italia, 2012, HDCam, 74’)
Il duro e toccante racconto della "Primavera siriana" è racchiuso nelle immagini registrate da centinaia di cellulari, segretamente tradotti oltreconfine a rischio della vita. Sono già 20.000 i rifugiati in Turchia, dove i ribelli hanno organizzato la resistenza mediatica al feroce regime di Assad, che inizia a perdere uomini: anche molti soldati e ufficiali stanno disertando.
FOCUS: ANTONIO MARTINO SU RAPPORTO CONFIDENZIALE – sito

THE PIXELATED REVOLUTION di Rabih Mroué (Libano, 2012, video, 25’)
Il regista teatrale, attore e scrittore Rabih Mroué, sotto forma di una “lezione non accademica” a partire dalle immagini raccolte con i cellulari e diffuse sui social media nella rivolta siriana, si e ci pone delle questioni necessarie sul rapporto tra le immagini (virtuali?) e i corpi (reali?) della rivoluzione. Una cassetta degli attrezzi capace di darci degli utensili indispensabili per vedere il mondo contemporaneo.

THE SHIT AND THE FAN [programma cortometraggi in Super 8 e 16mm]
“Tutti i media, cinema compreso, sono ampiamente responsabili di una crisi che va al di là della politica e dell’economia. In Grecia è difficile distinguere tra le proverbiali feci e il ventilatore mediatico che ne sparge gli odori. Ci sarà sempre della merda, ma noi siamo alla ricerca di differenti ventilatori” (Vassily Bourikas, curatore del programma).

SUPER G8 [incontro con Carlo A. Bachschmidt]
Carlo A. Bachschmidt, responsabile dell’ufficio del Genova Legal Forum e regista di Black Block, attraverso la proiezione di materiali video e di spezzoni del suo film, racconta e analizza il processo che dall’immagine come dato/testimonianza porta all’immagine documentaria per arrivare alla finzione. Dove si situa la realtà?

ZIMA, UHODI! / WINTER, GO AWAY! di AA.VV. (Russia, 2012, Blu-Ray, 79’)
Dieci registi, diplomati alla Scuola di cinema e teatro documentario di Marina Razbezhkina a Mosca, hanno filmato gli accadimenti svoltisi intorno a loro all’inizio del 2012 per documentare l’ultimo «inverno russo» e le proteste contro la rielezione di Vladimir Putin. Gente, volti, conversazioni, trionfi e miserie si uniscono in una cronaca a più voci di grande attualità.

MANHÃ DE SANTO ANTÓNIO di João Pedro Rodrigues (Portogallo/Francia, 2012, DCP, 25’)
Da tradizione il 13 giugno, giorno di Sant’Antonio, Patrono di Lisbona, gli innamorati offrono al Santo un piccolo vaso di basilico come pegno d’amore. I lampioni si spengono. Il giorno del Santo comincia. Come zombie, giovani amanti vagano per le strade della città deserta in cerca di vendetta.
FOCUS: NON SIAMO CHE OMBRE – Intervista a João Pedro Rodrigues e João Rui Guerra da Mata in Rapporto Confidenziale 36

PONCE DE LEÓN di Jim Drain e Ben Russell (USA, 2012, DCP, 26’)
All’inizio del 1500 Juan Ponce de León sbarcò nell’attuale Florida, dove cercò a lungo la leggendaria fonte dell’eterna giovinezza. “Potrei fare miracoli se non avessi un corpo. Ma il corpo mi trattiene, mi rallenta, mi imprigiona” Ponce de León.

CONCERTO PER ATTORE SOLO di Ferruccio Marotti (Italia, 1984, DigiBeta, 80’)
Insieme a Le tecniche dell’assenza, Concerto per attore solo è l’unico video esistente a testimoniare Carmelo Bene in prova a teatro. Eccezionale videoregistrazione in tempo reale di 32 giornate di prove del Macbeth, lascia emergere gli elementi di fondo della sua poetica: le tecniche dell’assenza, il depensamento, il flusso di coscienza, la phoné, la macchina attoriale, la sospensione del tragico, l’incomunicabilità, l’irrappresentabilità.

NOSTRA SIGNORA DEI TURCHI RUSHES di Carmelo Bene (Italia, 1968, 690’) [installazione]
I giornalieri stampati in bianco e nero per la copia lavoro del lungometraggio d’esordio di Carmelo Bene. I materiali “grezzi”, senza sonoro, prima di essere (s)montati e massacrati dalla furia creatrice, distruttiva del genio di Bene. Uno dei film più estremi e selvaggi del ’68 nella flagranza del suo disfarsi nel filmare la sfida (corps) à corps perdu tra CB e il cinema.
FOCUS: CARMELO BENE: L’ECCESSO è ADESSO – saggio

MATERIALI DA DISTRUZIONE – incontro con Fulvio Baglivi, Luca Buoncristiano e Mario Masini
Discussione intorno ai margini del lavoro di Carmelo Bene. Il girato di Nostra Signora dei Turchi come spunto di una partenza, già in sé fallita, di cogliere il mistero della nolontà creatrice del genio salentino. Schegge, frammenti abbozzi più o meno sfiniti di quell’atto titanico, per un attore solo e per nessuno, che è l’opera di Carmelo Bene.

SIGNO’ BELLUSCONE… DICA! – incontro con Franco Maresco e Tatti Sanguineti
Nel mondo di Ciprì e Maresco, ogni riferimento a fatti o persone reali è evitato con maniacale accuratezza, con una sola eccezione: Silvio Berlusconi. Maresco sta terminando Belluscone, una storia siciliana, un film che definisce "non soltanto il ritratto di una Sicilia complice e collusa con Berlusconi, ma anche il mio cupo commiato da una Palermo che non riconosco più, da una città brutale e feroce come poche, che però una volta aveva anche un’anima, una sua folle vitalità. Ora non è più niente e chi dice il contrario è un bugiardo". Da Cinico TV a Belluscone, un viaggio per immagini con Franco Maresco.
FOCUS: CFRANCO MARESCO – CINICO TV – Presentazione del dvd+libro edito dalla Cineteca del Comune di Bologna. Incontro con Franco Maresco e Tatti Sanguineti – video

LO SCHERMO DEL POTERE – incontro con Alessandra Gribaldo, Giovanna Zapperi, Liliana Ellena e Alina Marazzi
A partire dal libro di Alessandra Gribaldo e Giovanna Zapperi, Lo schermo del potere – Femminismo e regime della visibiltà (ombre corte, 2012), che riflette sull’immagine femminile nell’Italia (post?) berlusconiana, un incontro con le autrici insieme a Liliana Ellena e Alina Marazzi, alla ricerca di immaginari discordanti.

 

Proiezione speciale

ANIJA / LA NAVE di Roland Sejko (Italia, 2012, HDCam, 80’)
All’inizio del marzo 1991, all’orizzonte della costa adriatica dell’Italia meridionale, fecero la loro apparizione alcune navi cariche di uomini, donne e bambini: segnarono l’inizio del cosiddetto “Esodo degli Albanesi”. Mai nella storia del dopoguerra si era vista una fuga di massa di quelle dimensioni. Chi erano? Da cosa scappavano? E dove sono oggi, 20 anni dopo?

 

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Fotogramma da UN MONDO MEGLIO CHE NIENTE di Cobol Pongide e Marco Santarelli (Italia/2012)

 

ITALIANA.CORTI

Il concorso è riservato a cortometraggi italiani inediti, caratterizzati dall’autonomia e originalità di linguaggio. La selezione di quest’anno è particolarmente significativa della volontà da parte del festival e dei suoi autori di considerare il “corto” come una forma specifica di cinema, capace di confrontarsi appieno con la sperimentazione, la narrazione, la documentazione e l’animazione.
Nel 2011 sono stati premiati Via Curiel 8 di Mara Cerri e Magda Guidi (Miglior cortometraggio) e Occhio di vetro, cuore non dorme di Gabriele di Munzio (Premio speciale della giuria).

 

cosmogonie

RITRATTI di {movimentomilc} (Italia, 2012, MiniDV, 11’)
L’emigrazione come un viaggio, scelta o costrizione. Il viaggio che scardina chiusure e isolamenti. Ritratti di donne, interlocutrici privilegiate come riferimento per una vita possibile.

SPIRITI di Yukai Ebisuno e Raffaella Mantegazza (Italia/Honduras, 2012, Blu-Ray, 24’)
Esiste un luogo tra le montagne dell’Honduras dove i riti e le preghiere scandiscono il trascorrere del tempo. Spiriti sono le voci degli antenati e il coraggio di una piccola comunità indigena che preferisce continuare a prendersi cura della Terra piuttosto che venderla.

MICHELE NELLA TERRA di Grazia Tricarico (Italia, 2012, DCP, 35’)
Sulle tracce dell’oracolo del Gargano: facce, corpi, luoghi e odori misteriosi. Un mondo primitivo in cui religione e magia si fondono alla ricerca di una dimensione sovrannaturale.

UN MONDO MEGLIO CHE NIENTE di Cobol Pongide e Marco Santarelli (Italia, 2012, Blu-Ray, 39’)
Un esploratore spaziale approda su un pianeta un tempo abitato presumibilmente da umani. Inizia un lavoro di esplorazione, diventando la sentinella di quel disabitato e incantato mondo: “Ho assecondato un lato del mio carattere: prendermi cura delle cose che qualcuno, come voi, aveva gettate. Io sono fatto così; ed esser così è meglio ch’esser niente".

 

ma l’amor mio non muore

IN NESSUN LUOGO RESTA di Maria Giovanna Cicciari (Italia, 2012, DigiBeta, 11’)
Il fumo che fuoriesce dalle rocce del vulcano e si disperde, senza forma; nei paesi abbandonati, solo alcune tracce rimandano a una presenza umana; i corpi dell’antichità sono “addormentati”; quelli dei vivi, invece, vagano indolenti. Un viaggio nella Calabria grecanica in Super 8.

IF I MAKE IT, I WIN di Roberto Ferri (USA/Italia, 2012, DigiBeta, 13’)
Un giovane regista è alle prese con i permessi per girare il suo film, uno dei più famosi pugili della storia del cinema veglia benevolo e uno dei più importanti artisti del Novecento guarda da un vetro rotto. Storia di un incontro impossibile.

NITRO ÉTUDE #1 di Pietro Balla (Italia, 2012, DCP, 32’)
Tre abbandoni: una giovane attrice abbandona il suo regista pigmalione; un operaio abbandona lo stesso regista, con cui ha realizzato un documentario; un grande marchio di automobili si impegna per rendere ancora più merdoso a una nazione intera questo passaggio storico.

IL FIRMAMENTO di Fabio Badolato e Jonny Costantino (Italia, 2012, DigiBeta, 19’)
"Il firmamento in primo piano, come una grande macchina scenica: enorme, pulsante e vivo… Nei momenti di silenzio, quando lui e lei smettono di parlare, il firmamento si percepisce acusticamente in tutta la sua inconcepibile estensione, come un enorme organismo che respira" (da Il Firmamento di Antonio Moresco).

 

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Fotogramma da TABU di Miguel Gomes (Portogallo/2012)

 

ONDE

Mai come quest’anno in transito nella varietà di formati, linguaggi e tecnologie che la ricerca del cinema contemporaneo immancabilmente attiva, la sezione Onde dà il suo contributo al XXX Torino Film Festival con una selezione che coniuga la scoperta di nuove prospettive dello sguardo e l’attesa di narrazioni che si spingano al di là delle facili certezze. Partendo dall’esperienza di un maestro purtroppo scomparso come Stephen Dwoskin, di cui presentiamo il film testamento, Age Is…, Onde ritrova l’entusiasmo di Ken Jacobs per l’immagine che riscopre la sua inesausta vitalità, e si spinge nell’Omaggio a Miguel Gomes, che racconta il cinema sempre imprevedibile di quello che è considerato il nuovo maestro della tradizione portoghese. Il cartellone di Onde, del resto, è segnato quest’anno da una particolare attenzione per il cinema lusitano (Sandro Aguilar e Basil da Cunha), così come per quello francese (Antoine Barraud, Sébastien Betbeder, Claire Doyon e Medhi Meddaci). Ma è in realtà l’Europa in sé a confermarsi territorio di giovani sensibilità spinte in avanti (dal finlandese Matti Harju allo spagnolo Victor Iriarte, alla islandese Katrín Ólafsdóttir). Il cinema statunitense, poi, si conferma capace di una inesausta giovinezza di ricerca con i film di Zach Weintraub, Cory McAbee, Lee Isaac Chiung e Danielle Lessovitz. Un solo contributo – ma di rilevante valore – dall’Asia, con il cinese Zhou Yan. Infine il cinema italiano, che quest’anno è presente in Onde con l’esordio in apnea sull’amore di Alessandro Scippa, la persistenza degli antichi gesti di Carlo Michele Schirinzi e l’Omaggio a ZimmerFrei che racconta lo sguardo sui luoghi di questo collettivo artistico bolognese apprezzato nei festival di tutto il continente.

 

ABIGAIL HARM di Lee Isaac Chung (USA, 2012, HDCam, 80’)
Non più giovane, Abigail (Amanda Plummer) scalda la sua solitudine con la coperta della samaritana, accudendo il padre (Burt Young) e i non vedenti. L’amore, quello assoluto, arriverà come un “angelo” avuto in dono da un “povero cristo” (Will Patton). Un dolce apologo su dipendenza e libertà, ricerca interiore e comunione col mondo, che l’asiamericano Lee Isaac Chung (già in Onde con Lucky Life) ha tratto da una leggenda coreana.

AFRIKKA di Matti Harju (Finlandia, 2012, DigiBeta, 9’)
In Glenn s’è rotto qualcosa: la confusione di suoni, voci, pensieri che sente fa paura a lui e al suo unico amico, che non sa come stargli accanto. Un saggio sulla psicosi, lucido e agghiacciante, in empatico scollamento dalla percezione dalla realtà.

AGE IS… di Stephen Dwoskin (UK, 2012, HDCam, 72’)
La lentezza dei movimenti, il dormiveglia della memoria: l’esile resistenza del tempo nell’elegia della vecchiaia. Il film testamento di Stephen Dwoskin (scomparso lo scorso 28 giugno) è un lascito di tenerezza per un mondo che si aggrappa ai margini dell’esistere. Al di là del dolore e dei ricordi, nella persistenza del presente. Filmato (anche) da cineasti a lui vicini e musicato da Alexander Balanescu.

ARIANNA di Alessandro Scippa (Italia, 2012, DCP, 61’)
Arianna usa il filo per cucire abiti. Il suo amore, Adolfo, alleva api che volano via. Lui la ama profondamente, ma il bisogno di andarsene incombe. Lei attende che la sua presenza diventi assenza, trattenendo il respiro dell’amore. Un film sulla nostalgia che già abita la casa da lasciare, scritto con gesti pazienti e tesi, un po’ come fosse Garrel, tra strappi e abbracci che non danno tregua all’amore.

BABY BIRD, UNBORN di Katrin Olafsdottir (Islanda, 2012, Betacam, 10’)
I sogni, i ricordi, le proiezioni di un uomo e di un bambino danno vita a un caleidoscopio libero di immagini, di frammenti in Super 8, di pensieri sull’impossibilità di aprirsi pienamente alla realtà. Oppure, all’opposto, sulla possibilità di spiccare il volo e sparire.

CRAZY & THIEF di Cory McAbee (USA, 2012, HDCam, 56’)
Due bambini vagano per le strade di Brooklyn guidati dai disegni di stelle che trovano lungo il cammino. Aiutati da un ciclope e da un gigante, arriveranno a Bethlehem, Pennsylvania. McAbee, già leader della band newyorkese Billy Nayer Show, mette la macchina da presa ad altezza di bambino e come in una striscia dei Peanuts racconta la commovente e serissima favola di due innocenti alla scoperta del mondo.

CYCLOPEAN 3D: LIFE WITH A BEAUTIFUL WOMAN di Ken Jacobs (USA, 2012, Blu-Ray, 45’)
I figli, gli amici e, soprattutto, la moglie Flo: Ken Jacobs firma un atto d’amore per la flagranza della vita partendo dal suo album di famiglia, tra foto e home movies. La tecnica del 3D supera la performance ottica, per restituire le immagini alla profondità del dettaglio vitale. Tra le figure in campo il drammaturgo Richard Foreman, il critico Jim Hoberman e Mike Snow.
FOCUS: IL DEMIURGO DELL’IMMAGINE IN MOVIMENTO – intervista | KEN JACOBS: UNA BREVE BIOGRAFIA – articolo

LES GOUFFRES di Antoine Barraud (Francia, 2012, DCP, 65’)
Al seguito del marito geologo (Mathieu Amalric), giunto in un altopiano sudamericano per esplorare cinque gigantesche gole sotterranee, una donna si ritrova sola in un grande casa, dove l’attrazione per il vuoto aperto dalle gole la trascinerà in uno spaventoso viaggio al centro della Terra. Onirico, oscuro, scioccante: Barraud dà forma agli incubi della psiche, tra Jules Verne e William Blake.

THE EARTHQUAKE di Danielle Lessovitz (USA, 2012, HDCam, 10’)
Esuli haitiani in un appartamento di New York, il ricordo del terremoto, una ragazza incinta, i giochi dei bambini per scacciare la paura. Un film a contatto con la pelle dei personaggi, capace di evocare la tragedia ma soprattutto di privilegiare i segni di vita di un mondo nascosto.

THE INTERNATIONAL SIGN FOR CHOKING di Zach Weintraub (USA, 2012, HDCam, 80’)
A Buenos Aires per un servizio fotografo, l’americano Josh è in realtà alla ricerca della sua ex e tra l’inedia e la frustrazione trova il tempo di andare a letto con la compagna d’alloggio. Con un talento visivo che supera il minimalismo indie e sfocia nell’iperrealismo, Weintraub gira lo strambo coming of age di un uomo ridicolo, straniero fuori quadro e adolescente fuori tempo.

INVISIBLE di Víctor Iriarte (Spagna, 2012, DigiBeta, 65’)
Il film che non c’è, quello perfetto, perché puoi solo immaginarlo: una storia di vampiri innamorati e in fuga, senza figure né luoghi, raccontata dal regista alla sua ex ragazza in un dialogo muto, detto per didascalie. Intanto, in uno studio di registrazione, una musicista crea il corpo impalpabile delle immagini con strumenti, voce e fiato. Un “horror” virtuale e malinconico sul mancare (delle immagini) e sul desiderio (di vedere)…

NATURA MORTA IN GIALLO di Carlo Michele Schirinzi (Italia, 2012, DCP, 20’)
Mani antiche intrecciano fili di canapa: nel controluce vespertino del Salento, il tempo è sospeso sui gesti lontani, sempre presenti, di un artigianato che è respiro vitale. Still life sull’estinzione di una tradizione, ritratto da Schirinzi assieme agli studenti di un istituto salentino.

LES NUITS AVEC THÉODORE di Sébastien Betbeder (Francia, 2012, DCP, 67’)
Ogni notte Anna e Théodore ritrovano il loro amore nel parco delle Buttes-Chaumont, perdendosi nell’abbraccio di quel luogo caro ai culti esoterici parigini, sospesi sull’enigma di presenze e anfratti misteriosi. Betbeder (La vie lointaine) torna in Onde con un film che percorre le topografie dell’anima, svelando mondi paralleli e accarezzando personaggi smarriti nel turbamento che precede il dolore o la salvezza.

PENELOPE di Claire Doyon (Francia, 2012, HDCam, 50’)
Madre di una bambina autistica, Claire Doyon parte per un avventuroso viaggio verso la Siberia alla ricerca di uno sciamano guaritore. Dal suo sguardo di occidentale sperduta in un Oriente sconosciuto nasce un diario intimo, a metà tra il doc e il road movie, dove quotidiani gesti di amore, apprensione e dolcezza riverberano in immensi scenari degni di Marco Polo.

PUDE VER UN PUMA di Teddy Williams (Argentina, 2012, 35mm, 17’)
Cosa resta di una città dopo la distruzione? Macerie, paludi, derive di personaggi verso il nulla. Un viaggio visionario e folgorante in uno spazio “dove sperimentare il dubbio ed entrare in un mondo che è questo, ma anche un altro, poi ancora questo e poi un altro ancora…”.

SINAIS DE SERENIDADE POR COISAS SEM SENTIDO / SIGNS OF STILLNESS OUT OF MEANINGLESS THINGS di Sandro Aguilar (Portogallo, 2012, DCP, 28’)
Nell’ombra di una palude, nel buio di una casa, qualcuno cerca qualcosa, qualcun altro attende. Un po’ horror, un po’ avventura, senza che mai il narrato prenda il sopravvento sul magnifico filmare: Sandro Aguilar perlustra il mistero della realtà col suo cinema delle meraviglie sensibili.

SHI LUO ZHI DI / THE LOST LAND di Zhuo Yan (Cina, 2012, HDCam, 10’)
Suzhou, nel sud della Cina, un tempo la «Venezia dell’est», è oggi una città distrutta dalla speculazione edilizia. Nelle terre di nessuno invase dai bulldozer c’è però ancora spazio per una storia d’amore e di resistenza, mentre le acque del fiume si portano via ricordi e segreti.

TENIR LES MURS di Mehdi Meddaci (Francia, 2011, DCP, 56’)
Un gruppo di arabi francesi, la sospensione dello spazio urbano in terra straniera, il ritorno ad Algeri come sogno che unisce le generazioni. A partire da un’installazione, l’artista francoalgerino Mehdi Meddaci riflette in termini puramente visivi sull’idea di esilio e trova una personale forma di cinema sociale con uno sguardo attonito, militante e idealmente vicino a Pedro Costa.

OS VIVOS TAMBEM CHORAM di Basil da Cunha (Svizzera, 2012, DCP, 30’)
Ze, guardiano del porto di Lisbona, ha un sogno: abbandonare la miseria e imbarcarsi da capitano su una grande nave. Farà di tutto per realizzarlo. Come un Kaurismaki neorealista Basil da Cunha canta l’elegia di un santo straccione in un film di toccante e tragicomica bellezza.

 

omaggio a ZimmerFrei

Spazi come personaggi, figure come ambienti, città come panorami, quartieri come volti: questo è ZimmerFrei, il collettivo artistico bolognese (Massimo Carozzi, Anna de Manincor, Anna Rispoli) che si muove tra cinema, teatro, musica e live performance, rivelando con istintiva saggezza la pulsione espressiva che soggiace a ogni luogo. Dalla romana Piazza del Popolo (Panorama_Roma) al quartiere popolare Nørrebro di Copenhagen (The Hill), sino all’Ottavo Distretto di Budapest del recentissimo Temporary 8th (realizzato per il festival Placcc 2012), un percorso nell’opera di questo collettivo, per il quale filmare lo spazio è identificare il limite tra un luogo e la sua idea.

 

omaggio a Miguel Gomes

ENTRETANTO (Portogallo, 1999, 35mm, 25’)
Rui, Nuno e Rita: due ragazzi e una ragazza, l’estate, una piscina, le partite di rugby, il mare, le feste. Due sono una coppia, tre… forse pure! L’esordio di Gomes è un triangolo alla Jules e Jim, già vivido di innocenza e passione, attese irrisolte e giochi di un’infanzia che non vuole finire.

INVENTÁRIO DE NATAL (Portogallo, 2000, 35mm, 23’)
Il Natale inventariato come un piccolo musical familiare, attorno al pranzo della festa, coi cappotti degli ospiti riposti sul letto, gli adulti che giocano con i doni dei bambini, il caleidoscopio di colori della carta da regalo che si accende come un carosello. Gomes cataloga le sue memorie dagli anni 80.

31 (Portogallo, 2001, 35mm, 27’)
Aprile 1974: un ragazzo e una ragazza giocano a tennis e, al di là del recinto, scoprono un mondo che non conoscono. La Rivoluzione dei garofani secondo Miguel Gomes in un saggio politico semiserio, tra lo slapstick, l’home movie e il cinegiornale d’epoca attualizzato.

KALKITOS (Portogallo, 2002, Betacam, 19’)
Ha 20 anni, ma vorrebbe averne 10 e giocare a palla con dei bambini che lo deridono. O forse, come sostiene lui, di anni ne ha 10 e ne dimostra il doppio. Le età, nel cinema di Gomes, sono una variabile in fuga dal mondo. Una parabola in punta di fado, che anticipa per gioco il cinema in forma muta di Tabu.

CÂNTICO DAS CRIATURAS (Portogallo, 2006, 35mm, 24’)
2005: un trovadore ad Assisi suona il Cantico come una ballata. 1212: Francesco, smemorato, viene accudito da Chiara. Dai fotogrammi di vecchi documentari, creature di ogni specie lodano il santo. L’universo, secondo Gomes, in transito tra la vita e la sua rappresentazione. Ma sempre con molta ironia.

A CARA QUE MERECES (Portogallo, 2004, 35mm, 108’)
“Sino a 30 anni hai la faccia che Dio t’ha dato, dopo hai la faccia che ti meriti”: è ciò che ripetono a Francisco nel giorno del suo trentesimo compleanno. Lui intanto si aggira per la sua festa in costume da cow-boy, come fosse uno di quei bambini ai quali insegna senza sopportarli. L’età adulta tra mistero e avventura, in cerca di una storia da interpretare, tra le tante che si sono imparate da bambini. Amore compreso.

AQUELE QUERIDO MÊS DE AGOSTO (Portogallo, 2008, 35mm, 150’)
Le feste di paese, il karaoke, i fuochi d’artificio, la caccia al cinghiale, i tuffi dal ponte, gli amori che si consumano nell’unico mese dell’anno in cui le regioni dell’entroterra portoghese si ripopolano. Un po’ antropologo e un po’ affabulatore, Gomes cattura l’anima del suo paese trasformando un piccolo mondo innocente in un universo di volti, luoghi e storie da raccontare.

TABU (Portogallo, 2012, 35mm, 111’)
Il ricordo di un amore perduto nel passato coloniale del Portogallo diventa per Gomes un mélo da restituire con i modi e gli umori del cinema muto, rievocato e liberamente reinventato nel segno di Murnau. Meglio di The Artist e prima di Blancanieves, una geniale riflessione sulla memoria e la storia del ’900, sospeso tra un’ironia iconoclasta e uno smisurato amore per il cinema.

 

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Fotogramma da THE WILD BUNCH (Il mucchio selvaggio) di Sam Peckinpah (USA/1969)

 

FIGLI E AMANTI

La nascita di una passione, il colpo di fulmine, la visione di un film che ha scatenato una vocazione, il debito che il cinema di oggi paga al cinema del passato e ai suoi maestri. A tutto questo è dedicata la sezione Figli e Amanti che, quest’anno, mette in coppia un regista e un attore che hanno lavorato insieme e che insieme commenteranno un film che li ha particolarmente uniti.

Si inizia lunedì 26 novembre con Francesca Comencini e Filippo Scicchitano che propongono The Wild Bunch / Il mucchio selvaggio di Sam Peckinpah.
Giuseppe Piccioni con Margherita Buy presentano Gloria di John Cassavetes. Pappi Corsicato e Alessandro Preziosi dialogheranno intorno al film del regista tedesco Max Ophuls, Lettera da una sconosciuta. Daniele Vicari e Michele Riondino discuteranno di Badlands / La rabbia giovane di Terrence Malick. Infine Marco Tullio Giordana e Pier Francesco Favino concludono con un film italiano, Il bell’Antonio di Mauro Bolognini.

 

BADLANDS / LA RABBIA GIOVANE di Terrence Malick (USA, 1973, 35mm, 95’)
La sanguinosa fuga di una giovane coppia nelle “terre cattive”, cioè desertiche e selvagge, del South Dakota, dopo l’omicidio del padre della ragazza. Opera prima di Terrence Malick, fulminante per la lucidità con cui racconta il falso ribellismo e l’incoscienza di una generazione, unica nello sguardo visionario, ironico e distaccato. Una pietra preziosa del cinema americano, con Martin Sheen e Sissy Spacek.

IL BELL’ANTONIO di Mauro Bolognini (Italia, 1960, 35mm, 105’)
Presunto dongiovanni torna in Sicilia e si accasa con una ragazza di cui è pazzamente innamorato, ma un anno dopo si scopre che la sposa è intonsa. Il romanzo di Vitaliano Brancati ricollocato nell’Italia degli anni 50, con sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini e regia di Mauro Bolognini. Commedia intimistica e sorniona, dal ritmo languido, con un Mastroianni al top della forma e una splendente Cardinale.

GLORIA / GLORIA – UNA NOTTE D’ESTATE di John Cassavetes (USA, 1980, 35mm, 123’)
Gloria, ex pupa del capo non più giovanissima che odia i bambini, si ritrova in fuga dalla mala newyorkese con dei libri contabili che scottano. Insieme a lei, un portoricano di sei anni molto macho, che detesta le femmine. Tra battibecchi e ceffoni, i due finiscono per volersi un gran bene. Grande performance di Gena Rowlands, tacchi a spillo, tailleur vistosi e pistola in pugno, in un film di Cassavetes scatenato e commosso.

LETTER FROM UN UNKNOWN WOMAN / LETTERA DA UNA SCONOSCIUTA di Max Ophuls (USA, 1948, 35mm, 86’)
Romantica donna viennese porta alle estreme conseguenze la sua infatuazione giovanile per un vacuo, e ignaro, pianista, rivelandogli di aver avuto un figlio da lui solo attraverso una lettera postuma. Tratto dall’omonimo racconto di Stefan Zweig, un melodramma barocco e onirico, sontuosamente diretto da un maestro del genere e interpretato da Joan Fontaine, insolita eroina testarda e vittima di se stessa.

THE WILD BUNCH / IL MUCCHIO SELVAGGIO di Sam Peckinpah (USA, 1969, 35mm, 143’)
"Let’s go" "Why not?": le ultime fulminanti battute del Mucchio in azione, dopo quasi due ore di rapine sanguinose, scontri con gli agenti della Pinkerton e i venduti cacciatori di taglie, pause malinconiche davanti al fuoco e bisbocce tra amici. Poi, l’ultimo leggendario showdown. Indiscusso capolavoro di Sam Peckinpah del 1969, intessuto di nostalgia, rimpianto, morte, con molti vecchi leoni hollywoodiani.

 

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Fotogramma da VOCI BIANCHE di Francesco Ghiaccio (Italia/2012)

 

SPAZIO TORINO

Il concorso presenta i migliori cortometraggi realizzati da cineasti nati o residenti in Piemonte, un’area geografica da sempre caratterizzata da un’intensa attività cinematografica.
Nel 2011 è stato premiato Se davvero, prenderò il volo di Filippo Vallegra.

 

IL MARE DI BEPPE di Carlo Cagnasso (Italia, 2012, Blu-Ray, 5’)
Il cane bianco accompagna il vecchio all’ombra dell’albero. Il vecchio passa la mano sulla testa del cane e guarda il mare di pietra.

DE GARE di Lorenzo Farò (Italia, 2011, HDCam, 10’)
Un regista si rifugia in una casetta vicino a quel che rimane del campo di concentramento di Borgo San Dalmazzo, da cui sei mesi prima era partito per un lungo cammino verso Auschwitz. Riceve la visita di un amico a cui affida il materiale girato durante il viaggio.

TITANIO di Elisa Micalef (Italia, 2012, Blu-Ray, 9’)
Maria, affascinata dal lavoro di Felice che sta verniciando di bianco un armadio, non resiste alla tentazione di avvicinarsi e di tempestare l’uomo di domande. Liberamente ispirato all’omonimo racconto di Primo Levi.

INCHIOSTRO NELL’ACQUA di Enrico Maria Orsi e Riccardo Tagliapietra (Italia, 2012, Blu-Ray, 13’)
Un figlio e un padre, due modi diversi per elaborare lo stesso dolore. È possibile riscrivere le trame del destino futuro e cambiare il corso degli eventi per scongiurarne l’irreversibilità?

VOCI BIANCHE di Francesco Ghiaccio (Italia, 2012, DVD, 17’)
Un coro di voci bianche formati da giovani adolescenti è alle prese con i cambiamenti che il passaggio all’età adulta costringe loro ad affrontare. Tra i canti del coro la vita si prende il suo spazio.

INSIDEAUT di Rocco Riccio (Italia, 2012, Blu-Ray, 8’)
Una città contenitore di entità distinte e anonime, metafora di ingressi e uscite, di transito, di movimento. Una partita di rugby. La storia di un rapporto fulmineo, improvviso e casuale, di un dialogo parallelo tra un uomo affetto da autismo e una donna.

 

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Fotogramma da DJECA di Aida Begic (Bosnia-Germania-Francia-Turchia/2012)

 

TORINOFILMLAB

Il TorinoFilmLab nasce nel 2008 dal desiderio di affiancare al Torino Film Festival un’officina dedicata ai filmmaker emergenti.
In questi cinque anni di attività ha sostenuto 20 progetti di cui 13 sono già andati o stanno per entrare in produzione. I progetti sostenuti dal TorinoFilmLab, una volta completati, sono presentati in un’apposita sezione del Torino Film Festival, che quest’anno include i seguenti titoli: Djeca /Buon anno Sarajevo, Kebun Binatang / Postcards from the zoo, Leones / Lions, Nahrani me z Besedami / Feed me with your words, Wadjda, Yek Khanévadéh-E Mohtaram / A Respectable Family.

 

DJECA / BUON ANNO SARAJEVO di Aida Begic (Bosnia/Germania/Francia/Turchia, 2012, DCP, 90’)
Una coppia di orfani di guerra nella Sarajevo di oggi. La sorella maggiore, un tempo scapestrata, deve fare i salti mortali per mantenere l’affido del fratellino che, invece, fa di tutto per mettersi nei guai. Un dramma rigoroso, che dribbla gli stereotipi del genere e racconta con calda energia la complessa realtà odierna della ex Jugoslavia. Candidato all’Oscar per il miglior film straniero.

KEBUN BINATANG / POSTCARDS FROM THE ZOO di Edwin (Indonesia, 2012, 35mm, 90’)
Lana vive nello zoo di Jakarta da quando aveva tre anni. Adolescente, esce per la prima volta da quel mondo sospeso grazie all’incontro con un affascinante mago. Lirico e materiale, incentrato su sentimenti elementari e complessi come solitudine, appartenenza, mancanza, è un mix di struggente malinconia e pacificata serenità che ti si appiccica addosso senza che tu te ne sia nemmeno accorto.

LEONES di Jazmin López (Argentina/Francia/Olanda, 2012, DCP, 77’)
Un gruppo di ragazzi vaga in un bosco facendo giochi di parole, cercando una simbiosi con la natura, parlando e confessandosi liberamente. Un’atmosfera sospesa e senza tempo, con qualcosa di misterioso nell’aria. Un film di fantasmi, quasi una riflessione lirica sulla morte. L’opera prima di Jasmin Lopez è un viaggio onirico verso l’ignoto, in cerca di un oceano che sembra non mostrarsi mai.

NAHRANI ME Z BESEDAMI / FEED ME WITH YOUR WORDS di Martin Turk (Slovenia, 2012, 35mm, 88’)
Robert è sparito a Torino. Sulle sue tracce giungono dalla Slovenia il fratello Matej e il vecchio padre. Controvoglia, Matej ha lasciato la moglie e la figlioletta nella casa isolata dove vive la madre demente. Da un lato il mistero si infittisce, mentre dall’altro la tensione sale… Raccontata secondo tre diversi punti di vista, è un’opera prima che esplora le mai facili relazioni familiari.

WADJDA di Haifaa al Mansour (Arabia Saudita/Germania, 2012, DCP, 98’)
Wadjda, adolescente che vive a Riyadh con la madre e il padre poco presente, ricorre a vari stratagemmi per realizzare il suo sogno: comprarsi una bicicletta. E si scontra con le rigide regole islamiche che non permettono alle donne alcuna libertà. Uno sguardo sulla società saudita dal suo interno nel debutto di Haifaa Al Mansour, anche sceneggiatrice, prima donna a realizzare un film nel suo Paese.

YEK KHANÉVADÉH-E MOHTARAM / A RESPECTABLE FAMILY di Massoud Bakhshi (Iran, 2012, DCP, 90’)
Arash, accademico che vive in Europa, torna in Iran a distanza di 22 anni su invito dell’università di Shiraz. Ritrova la madre e deve affrontare problemi familiari ed economici. Ma il rimpatrio è anche l’occasione per rievocare la guerra tra Iran e Iraq degli anni 80. Un’implacabile analisi di cosa è diventato il suo Paese nell’opera prima di Massoud Bakhshi (classe 1972).

 

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Fotogramma da THE CRIMINAL (Giungla di cemento) di Joseph Losey (Regno Unito/1960)

 

JOSEPH LOSEY

Andrea Forzano, Victor Hanbury, Joseph Walton: chi sono costoro? Tre registi che, tra il 1952 e il 1956, firmarono tre film. In realtà, tre registi falsi, inesistenti; tre nomi rubati da Joseph Losey (al figlio del padrone degli studi, a un produttore e alla bisnonna paterna) per firmare i propri film negli anni in cui, messo sotto inchiesta dalla Commissione per le attività antiamericane del senatore McCarthy, era stato bandito da Hollywood, dall’America e persino dal proprio lavoro. Esule in Inghilterra, senza un soldo, senza nome, Losey, che aveva lavorato con Brecht e iniziava ad affermarsi tra gli autori emergenti della Hollywood impegnata, riuscì a sopravvivere senza rinunciare al suo mestiere; e quando, a metà degli anni Cinquanta, riacquistò il proprio nome, firmò subito una serie di thriller di impressionante vigore: L’alibi dell’ultima ora, L’inchiesta dell’ispettore Morgan, Giungla di cemento. Come altri registi americani suoi contemporanei, Losey lavorava sui generi, amava il noir come specchio della società, usava la fantascienza per costruire favole profetiche (Hallucination) e il mélo per ritrarre rapporti senza speranza (Eva). E quando incontrò lo sceneggiatore ideale (Harold Pinter), realizzò tre capolavori del cinema moderno: Il servo, L’incidente e Messaggero d’amore. Negli anni Sessanta e Settanta veniva paragonato spesso ad Antonioni e a Bergman, per il malinconico disincanto e la lucidità con cui rappresentava il presente. Ma più che a loro, forse, andrebbe accostato a Orson Welles, per il girovagare inquieto, per i tanti (troppi) progetti non realizzati, per l’ossessione del tempo, dello spazio, degli specchi, dei doppi, che incombe sulle sue immagini e sulle sue storie. E l’ossessione dei nomi, nomi perduti o presi in prestito, come i suoi, o nomi disgraziatamente condivisi, come quello di Mr. Klein, uno dei suoi ultimi, giganteschi personaggi.

Il Torino Film Festival presenterà tutti i lungometraggi di Joseph Losey e alcuni dei film pubblicitari e dei documentari realizzati negli anni Quaranta e Cinquanta.
Saranno presenti a Torino Patricia Mohan Losey, vedova dell’autore e sua collaboratrice durante la seconda parte della sua carriera (tra l’altro, è stata cosceneggiatrice di Les routes du Sud, Don Giovanni e Steaming), e Marek Losey, il nipote, a sua volta regista, del quale viene presentato il lungometraggio d’esordio, The Hide, del 2008.

 

I film presentati

PETE ROLEUM AND HIS COUSINS (Usa, 1939, 35mm, 25’, col., anim.)
A CHILD WENT FORTH (Usa, 1941, 35mm, 18’, bn)
YOUTH GETS A BREAK (Usa, 1941, 35mm, 20’, bn)
A GUN IN HIS HAND (Usa, 1945, 35mm, 19’, bn)
THE BOY WITH GREEN HAIR / IL RAGAZZO DAI CAPELLI VERDI (Usa, 1948, 35mm, 82’, col.)
THE LAWLESS / LINCIAGGIO (Usa, 1950, 35mm, 83’, bn)
M / M (Usa, 1951, 35mm, 88’, bn)
THE PROWLER / SCIACALLI NELL’OMBRA (Usa, 1951, 35mm, 92’, bn)
THE BIG NIGHT / LA GRANDE NOTTE (Usa, 1951, 35mm, 75’, bn)
STRANGER ON THE PROWL / IMBARCO A MEZZANOTTE (Italia, 1952, 35mm, 90’, bn)
THE SLEEPING TIGER / LA TIGRE NELL’OMBRA (Regno Unito, 1954, 35mm, 89’, bn)
A MAN ON THE BEACH (Regno Unito, 1955, 35mm, 29’, col.)
FINGERS OF GUILT aka THE INTIMATE STRANGER / L’AMANTE MISTERIOSA (Regno Unito, 1956, 95’, 35mm, bn)
TIME WITHOUT PITY / L’ALIBI DELL’ULTIMA ORA (Regno Unito, 1957, 35mm, 85’, bn)
THE GYPSY AND THE GENTLEMAN / LA ZINGARA ROSSA (Regno Unito, 1958, 35mm, 103’, 35mm, col.)
BLIND DATE / L’INCHIESTA DELL’ISPETTORE MORGAN (Regno Unito, 1959, 35mm, 95’, col.)
FIRST ON THE ROAD (Regno Unito, 1959, 16mm, 12’, col.)
THE CRIMINAL / GIUNGLA D’ASFALTO (Regno Unito, 1960, 35mm, 97’, bn)
EVA / EVA (Regno Unito-Francia-Italia, 1962, 35mm, 135’, bn)
THE DAMNED (Hallucination) (Regno Unito, 1963, 35mm, 87’, col.)
THE SERVANT / IL SERVO (Regno Unito, 1963, 35mm, 112’, bn)
KING & COUNTRY / PER IL RE E PER LA PATRIA (Regno Unito, 1964, 35mm, 88’, bn)
MODESTY BLAISE / MODESTY BLAISE. LA BELLISSIMA CHE UCCIDE (Regno Unito, 1966, 35mm, 112’, bn)
ACCIDENT / L’INCIDENTE (Regno Unito, 1967, 35mm, 105’, col.)
BOOM! / LA SCOGLIERA DEI DESIDERI (Regno Unito, 1968, 35mm, 113’, col.)
SECRET CEREMONY / CERIMONIA SEGRETA (Regno Unito, 1968, 35mm, 109’, col.)
FIGURES IN A LANDSCAPE / CACCIA SADICA (Regno Unito, 1970, 35mm, 110’, col.)
THE GO-BETWEEN / MESSAGGERO D’AMORE (Regno Unito, 1970, 35mm, 118’, col.
THE ASSASSINATION OF TROTSKY / L’ASSASSINIO DI TROTSKY (Italia-Francia-Regno Unito, 1972, 35mm, 103’, col.)
A DOLL’S HOUSE / CASA DI BAMBOLA (Regno Unito-Francia, 1973, 35mm, 106’, col.)
GALILEO / GALILEO (Regno Unito-Canada, 1974, 35mm, 145’, col.)
THE ROMANTIC ENGLISHWOMAN / UNA ROMANTICA DONNA INGLESE (Regno Unito-Francia, 1975, 35mm, 116’, col.)
MR. KLEIN / MR. KLEIN (Francia-Italia, 1976, 35mm, 123’, col.)
LES ROUTES DU SUD / LE STRADE DEL SUD (Francia-Spagna, 1978, 35mm, 100’, col.)
DON GIOVANNI / DON GIOVANNI (Italia-Francia-RFT, 1979, 35mm, 184’, col.)
LA TRUITE (Francia, 1982, 35mm, 103’, col.)
STEAMING / STEAMING – AL BAGNO TURCO (Regno Unito, 1985, 35mm, 96’, col.)
THE HIDE di Marek Losey (Regno Unito, 2008, 35mm, 82’, col.)

 

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3o° Torino Film Festival
23 novembre – 1 dicembre 2012
www.torinofilmfest.org

 

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