CRITICA

Ibrida Festival 2019

Ibrida Festival 2019

Giunto alla sua quarta edizione, l’Ibrida Festival di Forlì presso la Fabbrica delle Candele, conclusosi il 28 aprile, è una Wunderkammer che assembla qualcosa di postumo. O meglio: che in forma postuma assembla postume forme. Epigoni frammentati e sparati a casaccio in una scompaginata babele sospesa sull’orlo dell’abisso, Autori (e prodotti degli Autori stessi) finiscono per identificarsi. L’espressività inespressiva del

La sintassi musicale di Agnès Varda

La sintassi musicale di Agnès Varda

Accade non di rado, in grandi registi francofoni, che Mozart sia adoperato in modo notevole: dallo Chabrol di À double tour (A doppia mandata, 1959) al Dominik Moll di Harry un ami qui vous veut du bien (Harry, un amico vero, 2000). Laddove, nella turpe insonnia freudiana della borghesia di provincia, le note che esprimono la massima nostalgia dell’arte occidentale

Un blues tra gli scaffali. “In den Gängen” di Thomas Stuber

Un blues tra gli scaffali. “In den Gängen” di Thomas Stuber

Fabbricare, fabbricare, fabbricare Preferisco il rumore del mare Che dice fabbricare fare disfare Fare e disfare è tutto un lavorare Ecco quello che so fare – Dino Campana, Canti orfici Nell’ultima scena del film (Un valzer tra gli scaffali di Thomas Stuber, 2018) i protagonisti ascoltano il rumore del meccanismo che il carrello elevatore produce, mentre i suoi bracci ridiscendono

La musica de “L’amica geniale”

La musica de “L’amica geniale”

Prescindere da tutto, nel considerare il “fenomeno del momento” L’amica geniale. Prescindere dalle “identità misteriose” dell’Autrice Elena Ferrante, che ricordano quelle del “misterioso” Thomas Pynchon, con la differenza che L’arcobaleno della gravità era indecifrabile ai più. Prescindere dall’incolore italiano burocratico apparentemente esatto del testo: “Strinse gli occhi. Quando faceva così, seria, senza un sorriso, come se lasciare alle pupille solo

I segni viventi e i poeti morti. Jonas Mekas, il New American Cinema e Pier Paolo Pasolini

I segni viventi e i poeti morti. Jonas Mekas, il New American Cinema e Pier Paolo Pasolini

“Ogni inquadratura è bella non perché sia bella in sé, […] ma perché è lo splendore del vero.” (Jean-Luc Godard) In questi giorni, dopo la scomparsa di Jonas Mekas (Biržai, 24 dicembre 1922 – New York, 23 gennaio 2019), in molti hanno giustamente reso omaggio a questa figura di regista, poeta e animatore della scena artistica underground newyorkese, la cui opera

Memoria e archiviazione ne “I bambini di Rue Saint-Maur 209” di Ruth Zylberman

Memoria e archiviazione ne “I bambini di Rue Saint-Maur 209” di Ruth Zylberman

Ricchi eredi d’orrori della Storia perché capaci d’archiviarla intanto che accade, di fissarla con le immagini e con la catalogazione (non si componeva un regesto fotografico degli impalati ai tempi degli Ottomani), siamo in grado di tornare sulle tracce dei nostri abomini con approssimazioni pressoché perfette. È quanto compie Ruth Zylberman con severità apparentemente asciutta nel suo I bambini di

Il cinema breve di Francesco Selvi

Il cinema breve di Francesco Selvi

In una struggente poesia del ciclo 1797-1799 di Friedrich Hölderlin, La brevità, si legge: “Perché sei così breve? Non ami più dunque / Come una volta il canto? Da adolescente, / Quando cantavi, nei giorni della speranza, / Mai trovavi la fine!”. Chiosa se stesso, Hölderlin: il proprio occiduo. Mai si potrà apprezzare a sufficienza la brevità, nel cinema odierno.

Ogni singolo giorno. Escape at Dannemora

Ogni singolo giorno. Escape at Dannemora

Il genere Prison Drama ha sempre avuto un certo fascino. Da quel dimenticato ma potentissimo Monster’s Ball, partorito dalla mente del tedesco Marc Forster con un cast e una storia fortemente americani, Le Ali della Libertà, Prison Break, Orange is The New Black, le serie documentarie come Making a Murderer e molti altri, tutti prodotti fruibili che ormai hanno fatto

Il realismo impossibile in Roma di Cuaròn

Il realismo impossibile in Roma di Cuaròn

“Il realismo non è la storia di un rispecchiamento piatto e subalterno, ma di uno svelamento impossibile. Il realismo è una sfida alla natura e alla storia, per questo non può allontanarsene troppo; non può permettersi nessun intenzionale strappo alle leggi naturali e ai pilastri cronologici.” – Walter Siti, Il realismo è l’impossibile Qualcuno potrebbe credere che un film in