CRITICA

Profondamente commovente. “Roma” di Alfonso Cuarón

Profondamente commovente. “Roma” di Alfonso Cuarón

Fuori dalle dispute commerciali – vedi alla voce Netflix, Cannes, Anica, eccetera – e dai palmarès – passati e futuri –, entrambi gli aspetti pur riguardandoci ci interessano in fondo assai poco, quel che suscita la visione di Roma è una duplice e profondissima commozione: struggimento per la vicenda narrata e per i sentimenti in essa contenuti e pure, verrebbe

La follia è la forma più pura e totale del quiproquo. Fesser, Nehari, Ferri, Selvi

La follia è la forma più pura e totale del quiproquo. Fesser, Nehari, Ferri, Selvi

Qualche considerazione su Campeones (Non ci resta che vincere) di Fesser, Don’t Forget Me di Nehari, Pierino di Ferri e Waterloo di Selvi “Ormai la follia esiste unicamente come essere visto. Questa vicinanza che s’instaura nell’asilo, e che non sarà più spezzata né dalle catene né dalle inferriate, non consentirà affatto la reciprocità: essa è semplicemente vicinanza dello sguardo che

Realismo magico italiano

Realismo magico italiano

testo scritto in occasione di Corto Dorico 2018. Realismo magico italiano Il “realismo magico”, al cinema, è in essenza da concepirsi come una forma di realismo che contenga elementi surreali. Ma, dato che il più delle volte è la realtà stessa a manifestarsi come surreale, pare inevitabile concordare con il principe Saurau del bernhardiano Perturbamento, per il quale, “Il mondo

Le avventure di Sordi ovvero Le anime morte: “Assolto per aver commesso il fatto”

Le avventure di Sordi ovvero Le anime morte: “Assolto per aver commesso il fatto”

Bistrattato dal Mereghetti (o dai suoi scagnozzi compilatori) senza esser stato visto, Assolto per aver commesso il fatto (1992) di e con Alberto Sordi (sceneggiato da Sonego) ribalta quel pregiudizio corrivo dei reazionari dagli occhi affogati nella cotenna: per i quali il decennio 1990-2000 sarebbe privo d’opere cinematografiche italiane di rilievo. Come Gogol’, attraverso la figura del nobiluccio Cicikov, ci

L’eterno ritorno. “L’albero dei frutti selvatici” di Nuri Bilge Ceylan

L’eterno ritorno. “L’albero dei frutti selvatici” di Nuri Bilge Ceylan

È un cinema di colori desaturati e ombre insinuanti, quello di Nuri Bilge Ceylan, di primi piani indagatori, di mezzibusti prolungati, di controcampi differiti, di extreme long shot e figure umane isolate nei loro penetrali. Un fenotipo che, con un ricorso al montaggio maggiore rispetto al pregresso (se poi editor e director coincidono…), contraddistingue anche L’albero dei frutti selvatici, distribuito,

I palpiti e le emozioni di “The Death and Life of John F. Donovan” by Xavier Dolan

I palpiti e le emozioni di “The Death and Life of John F. Donovan” by Xavier Dolan

@THRmovies you can kiss my narcissistic ass Xavier Dolan Un come back atteso da migliaia di ammiratori, biglietti svaniti in poche ore e i tremila fortunati ne sono, oggi, storici testimoni. L’aria elettrica della sala e lo status di “mito”, già marcato sul calendario, sono due certezze che nessuno potrà mai negare. Così come l’errore, quella singola discesa della voce

Il XVII Mille Occhi

Il XVII Mille Occhi

L’uomo di pace non c’è più e il dio dei millennials – dov’è? Possibili soluzioni: uno sguardo illuminista sul naufragio mondiale? Eckhart Schmidt, Cuore amaro in Amore verticale, 2017, p. 19.   Non distante dal Teatro Miela a Trieste, sede di quell’unicum che è il Festival dei 1000 Occhi diretto da Sergio M. Grmek Germani, sorge il palazzo abitato da

Una romantica donna inglese. “Mary Shelley” di Haifaa Al-Mansour

Una romantica donna inglese. “Mary Shelley” di Haifaa Al-Mansour

Ci voleva un(a) cineasta saudita per forgiare un film dignitoso su Mary Shelley e la genesi di Frankenstein? A comparare il period drama di Haifaa Al-Mansour e le (mal profuse) fatiche di (insigni) predecessori europei, si è tentati di rispondere sì. Come dimenticare, infatti, che, nel 1986, Ken Russell sfornava il pasticciaccio brutto di Gothic e, due anni più tardi,

Un gingillo per gonzi. “Hereditary”

Un gingillo per gonzi. “Hereditary”

Il punto essenziale è che non si capisce quasi nulla di questo film. E se ci pensi, voglio dire se metti a fuoco il concetto, non è poca cosa. Trama pasticciata, psicologia dei personaggi affogata tra eventi confusi e un finale, certo suggestivo, ma liscio come una foto della Ferragni. Hereditary mi ha ricordato il calcio saponato, come a dire